Colloquio di lavoro

Patatine & Carriera, ovvero come mandare curriculum nella ristorazione non serve se hai alle spalle una carriera da bancaria

colloquio

Appena ho realizzato che la vita da hippie squattrinata non fosse per nulla adatta alla anima materialista, ho abbandonato i progetti di mettermi in proprio, lavorare da casa, scrivere sul blog, fare la copywriter e diventare una nomade digitale, e ho iniziato a cercarmi un lavoro vero per tornare a far girare l’economia con uno stipendio regolare. E spendere tanti pounds in vestiti, of course. (Continuo a fare la copywriter saltuariamente, comunque).

Perché non perdere tempo a mandare curriculum nei fast food

Nel cercare lavoro ho seguito lo stereotipo della brava immigrata, cercando subito un posto infimo nelle catene di ristorazione. Pur avendo consegnato parecchi curriculum porta a porta e compilando form on line in cui dichiaro il mio amore per il pollo fritto, nessun pub, caffetteria o fast food mi ha contattata, preferendo impreparati adolescenti brufolosi alla mia esperienza decennale nel credito al consumo. E hanno fatto bene perché difficilmente sarei rimasta servire cibo in un qualsiasi posto più a lungo di un mese. Parallelamente alla ristorazione, ho seguito le mie ambizioni, mettendo a tacere il senso di inadeguatezza per il mio inglese non perfetto, e le offerte di lavoro qualificato come Italian speakers non sono tardate ad arrivare.

I siti internet migliori dove mandare il curriculum per cercare lavoro in Inghilterra

Per due settimane ho battuto a tappeto LinkedIn e Reed che mi hanno portato tre colloqui telefonici con agenzie di selezione del personale. A un certo punto ero convintissima di avere in mano un contratto di recupero crediti a Sheffield e poco mancava che iniziassi a fare le valigie, quando mi hanno scartata per qualcuno già residente in loco perché non volevano aspettare le due settimane necessarie a trasferirmi. Due settimane mi sembravano un tempo ragionevolmente breve per spostarsi di 180 miglia, trovare una stanza e poi un appartamento vero, questi invece avevano così fretta di iniziare che hanno assunto un tizio a caso residente in zona. Adesso vorrei tanto sentirlo parlare al telefono con le società insolventi italiane e vedere cosa ne ricava; sospettosi verso gli stranieri come siamo noi, avrà davvero vita dura.

Dalla tristezza al lavoro dei sogni

Essendo capace di accettare i rifiuti con classe (ironia) ho quindi passato mezza giornata a piagnucolare immaginandomi a friggere patatine al freddo in un greesy spoon lungo l’autostrada, perché neanche il nonnetto del Kentucky mi voleva nella sua cucina. Non è che mi dispiacesse tanto per il tipo di lavoro in sé, una mansione che so fare bene senza amarla particolarmente, quando di dover passare ancora altro tempo in ristrettezze economiche nel creepy flat. Più tardi nello stesso giorno mi ha invece richiamato un altro recruiter, con una fretta terribile di fissarmi un colloquio direttamente con il manager a capo del progetto proposto. Accetto e finisce che dopo un Hangout (lo Skype di Google) quasi immediato in cui non capisco metà di quello che mi dice, ricevo la conferma di essere stata assunta per lavorare per Big G tramite agenzia.

Tra un lavoro d’ufficio classico e uno più dinamico in cui seguire progetti in autonomia io avrei scelto il primo più che altro per avere più tempo libero da spendere in coppia, anche se condividere tutto il tempo libero con MyLove ci stava portando risultati disastrosi. Per fortuna il caso ha scelto per me e ora non sto facendo altro che saltellare all’idea di fare la valigia per una settimana di formazione a Londra prima di venire spedita da qualche parte in Europa per la Multinazionale Migliore In Cui Lavorare. Felicità!

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