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Ode ai fast-food. Come il McDonald’s può salvarti la vita in viaggio

Quando lavoravo come impiegata in una finanziaria consideravo i fast-food come McDonald’s il male assoluto e non capivo assolutamente come qualcuno potesse andarci a mangiare anche solo saltuariamente. Compravo solo cibi freschi, meglio ancora se biologici, ed ero una vegetariana convinta. Per un periodo ero quasi riuscita a veganizzarmi. Mi piaceva, e mi piace tuttora mangiare al ristorante, ma sceglievo solo locali che avessero scelta senza carne e prodotti locali. L’unica eccezione era il sushi settimanale in pausa pranzo, perché il pesce fa bene mi piaceva troppo e non riuscivo a rinunciarci.

La mia scelta di nutrirmi di cibo sano e vegetariano era dettata principalmente da motivi ecologici e, in secondo luogo, salutistici. Se si mangia bene, si sta anche bene. Poi c’era anche la questione etica dello sfruttamento dei lavoratori nelle multinazionali, e la possibilità di contribuire allo sviluppo di una società diversa comprando i biscotti fatti in carcere dalla Banda Biscotti, piuttosto che la pasta di Libera, che la coltiva sui terreni sottratti alla mafia. O ancora l’olio prodotto localmente dalla famiglia calabrese di una collega.

Il passaggio da Italia a Inghilterra

Ecologia, salute ed etica sono tutti motivi validissimi in cui credo tutt’ora, solo che non ci sono più le condizioni per riuscire a mangiare sempre in modo ottimale. Innanzitutto mi sono trasferita in Inghilterra e poco dopo ho iniziato a viaggiare in tutta Europa per lavoro. I supermercati del Regno Unito sono un tripudio di burro e zucchero, e alimentarsi in modo sano richiede una certa attenzione. Si trovano anche frutta e verdura, ma chi riesce a resistere al curry indiano da scaldare al microonde per solo cinque sterline? Io no, sono pigra. E nel creepy flat mi mancano spazio, voglia e strumenti per cucinare come si deve.

Trovare posti in cui fermarsi a pranzo in viaggio

In viaggio poi mangi dove capita. A Reims ho mangiato cibi ottimi nei migliori ristoranti, nelle banlieues parigine invece facevo fatica a trovare un locale pulito in cui sedermi senza sentirmi addosso sguardi malintenzionati. Quando sono in giro per lavoro non posso pianificare gli spostamenti secondo i ristoranti, devo organizzarmi al meglio per svolgere la mia attività nel modo più efficiente possibile. Non sempre quindi ho la fortuna di capitare davanti a ristoranti ottimi come À l’Escargot d’Or a Coubert a mezzogiorno, a volte gli unici negozi di cibo nei dintorni sono dei kebabbari frequentati da persone poco raccomandabili.

In Francia nessun bar ti fa andare in bagno se non consumi e nessuno accetta la carte bleu per pagare un caffè. E ovviamente se il pavimento del bar è ricoperto da bustine di zucchero vuote e gratta e vinci usati mentre il tizio dall’altra parte del bancone puzza di alcol e sigarette, rischiare il colera per un cibo preparato in quel locale non ne vale la pena.

Fast-food, bagni, junk food e Wi-Fi gratis

Avevo sempre sostenuto la necessità di visitare posti locali quando si viaggia, ora ho cambiato idea. In viaggio le necessità primarie sono cibo, Wi-Fi e pipì. Se è vero che i menù dei fast-food sono in genere poco salutari e sembrano fotocopiati da un punto vendita all’altro, offrono anche la sicurezza di trovare un determinato standard in qualsiasi ristorante.

Nello saggio Golden Arches East: McDonald’s in East Asia, di James L. Watson, viene suggerito come questa multinazionale avrebbe incentivato la crescita dello standard qualitativo in Asia Orientale. I suoi punti vendita puliti avrebbero portato i clienti a pretendere lo stesso dagli altri ristoranti. Nel nord di Parigi invece non è avvenuto, e i bagni di McDonald’s restano i più puliti nel raggio di chilometri.

Oltre a cibo non a rischio malattie o contaminazione chimica, un bagno decente e un posto caldo e pulito in cui mangiare, le catene di fast-food offrono anche qualcosa di preziosissimo per tutti i viaggiatori: una connessione Wi-Fi stabile e veloce. Messaggi, videochiamate, lettura posta, tutto è possibile. Non succede solo da McDonald’s come diceva il jingle anni fa, anche in altri fast-food simili come Burger King e nelle catene di caffetterie come Costa Coffee e Starbucks.

Mi piacerebbe trovare un’alternativa sana al pranzare con pollo fritto e patatine quando sono in aree periferiche e degradate, purtroppo ho ancora trovato nulla che proponga cibo vegetariano offrendo allo stesso tempo Wi-Fi gratis e bagni puliti. Forse perché i poveri sono destinati a mangiare schifezze? Speriamo che qualche super manager da qualche parte si accorga che in giro ci sono anche dei nomadi digitali come me bisognosi di mangiare sano!

3 Replies to “Ode ai fast-food. Come il McDonald’s può salvarti la vita in viaggio

    1. Pret a manger è ottimo, anche se difficile da trovare fuori dalle grandi città!
      In Inghilterra il problema dei bagni per fortuna non si pone perché ti lasciano andare ovunque mentre il Wi-Fi è onnipresente 🙂

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