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Perché Io sono Malala è un brutto libro e perché leggerlo lo stesso

29 commenti

In quest’ultimo periodo anziché viaggiare all’avventura sto passando il mio tempo libero spiaggiata sul divano e mi consolo leggendo e-book ambientati in destinazioni esotiche. Il Pakistan non è proprio nella mia top ten delle mete da sogno, ma il fatto che sia una destinazione difficile e poco battuta mi affascina.

Il libro più famoso che parla della situazione pakistana è Io sono Malala, scritto da questa ragazzina premio Nobel, attivista dei diritti femminili, ecc. che mi piaceva molto di più prima di aver letto la sua presentazione super supponente. Nel caso non si fosse capito la trovo insopportabile, quindi vi racconterò perché secondo me vale comunque la pena leggere il suo libro anche se è scritto in modo terribile.

Ho letto la traduzione italiana di Io sono Malala, quindi potrei sempre scoprire la versione originale in lingua inglese è un capolavoro anche se ho seri dubbi. Le recensioni erano tutte ottime, sull’onda emotiva della povera ragazzina aggredita dai talebani, ma il libro è davvero lungo e noioso. Per finirlo ho impiegato più tempo del solito ed è stato davvero una fatica.

Chi è Malala Yousafzai

Io sono Malala racconta la storia autobiografica della sua autrice Malala Yousafzai, una ragazzina pakistana, e parte dalla sua passione per la scuola per arrivare all’attacco talebano da lei subìto, un evento che ha scosso l’opinione pubblica mondiale portando l’attenzione sulla situazione degli estremisti in Pakistan.

Malala inizia il suo percorso di attivista per l’istruzione dei bambini a undici anni quando scrive su un blog in urdu della BBC con un nome falso, quindi inizia a parlare in pubblico alla radio e alla televisione rivolgendosi a giornalisti e politici per denunciare l’oppressione talebana nello Swat, la regione del Pakistan in cui vive.

Malala è un’anomalia in un paese musulmano e maschilista in cui i talebani vorrebbero le donne rinchiuse in casa a cucinare e sfornare figli, quindi questi estremisti religiosi decidono di eliminarla sparandole in faccia mentre torna a casa da scuola. Malala però si salva e diventa famosa in tutto il mondo, portando la sua attività di attivista a vincere il premio Nobel per la pace. Come ulteriore conseguenza noi occidentali abbiamo scoperto che il Pakistan non esporta solo venditori di rose e gestori di minimarket, ma anche persone colte e innovatrici.

L’altro aspetto di Malala

Adesso che vi ho raccontato la storia patinata di Malala e ci siamo commosse, riflettiamo un attimo sulla sua situazione. Sicuramente Malala avrà fatto la sua parte di attivista, ma quante di noi a undici anni volevano salvare il mondo? Io volevo fare la pediatra in Africa per Medici Senza Frontiere o roba simile, ma nel frattempo venivo bullizzata alla scuola pubblica e al massimo avevo letto un paio di volte il settimanale locale con la pubblicità della ferramenta, altro che la BBC.

Malala è davvero un caso particolare perché proviene da una famiglia pakistana che ha sempre incentivato i figli a studiare, femmina compresa, in un ambiente dove la povertà e l’analfabetismo hanno delle percentuali altissime e la nascita di una figlia non merita neanche festeggiamenti. Suo padre Ziauddin Yousafzai aveva fondato una scuola privata ed era il portavoce di varie associazioni dello Swat. Per quanto intelligente, Malala senza le idee progressiste e i contatti della sua famiglia probabilmente non sarebbe neanche riuscita a fare un anno di scuola.

Malala con il padre Ziauddin

Malala con il padre Ziauddin (foto The Sunday Times, credits Laura Pannack)

Perché Io sono Malala è un brutto libro

Confermato che la storia di Malala è eccezionale e commovente nonostante questa ragazzina abbia avuto molte più possibilità rispetto ai suoi coetanei pakistani, io ho comunque trovato il libro noioso, scritto male e davvero troppo autoreferenziale.

Troppe pagine raccontano della sua fissa di vincere la coppa di prima della classe e delle periodiche liti con la migliore amica Moniba, troppe pagine la descrivono talmente buona da suonare falsa, troppe pagine rimarcano continuamente il suo estremo altruismo.

Ero una brava ragazza che nel suo cuore aveva solo il desiderio di aiutare gli altri. A interessarmi non erano premi o soldi. Ho sempre chiesto a Dio: Ti prego, voglio aiutare gli altri, aiutami a farlo!

LOL. A leggere come si descrive, Malala è la nuova Madre Teresa versione musulmana. Il suo unico sbaglio in diciassette anni di vita è stato rubare dei giocattoli ad un’amica, poi ovviamente restituiti con tanto di pentimento. Io speravo di leggere almeno di jeans stracciati sotto l’abito tradizionale e sigarette fumate di nascosto come in Persepolis, ma niente, solo tanta tanta bontà.

La mia impressione è che la ripetizione costante di essere una buona musulmana e credere fermamente nella protezione di dio sia più legata all’immagine di una ragazzina modello che a un reale tratto della sua personalità. Capisco che in un paese musulmano non abbia avuto la possibilità di organizzare feste leggendarie con la vodka del discount, ma è possibile che sia davvero così buona?

Perché leggere lo stesso la storia di Malala

Vale comunque la pena leggere il libro anche solo per farsi un’idea della storia del Pakistan e dello Swat, la regione da cui proviene Malala, praticamente sconosciute a noi europei. Il pregio principale di questo libro è spiegarci in parole chiare come è stato diffuso il ‘credo’ dei talebani in Pakistan dal confinante Afganistan: forte presenza sul territorio durante i periodi difficili durante la latitanza del governo e un certo tipo di eloquenza che fa molta presa sulle classi sociali più povere e ignoranti.

I talebani vogliono rendere le donne dipendenti dagli uomini in tutto e per tutto, e Malala rende chiaro come l’analfabetismo venga quasi incentivato dalla chiusura delle scuole moderne e dalla contemporanea diffusione delle madrase, le scuole coraniche da cui escono i nuovi talebani.

In linea con la citazione di Francesco De Sanctis

Un popolo ignorante non ragiona, ma ubbidisce.

il messaggio sull’istruzione che Malala cerca di trasmetterci in tutte le sue pagine è

Prendiamo in mano i nostri libri e le nostre penne. Sono le nostre armi più potenti. Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo.

Un pensiero decisamente valido e condivisibile nonostante la spocchiosità di Malala.

Malala Yousafzai con la sua famigliaMalala Yousafzai con la sua famiglia

La famiglia Yousafzai a Birmingham: Khushal, Ziauddin, Malala, Atal e Tor Pekai (foto Community Table, credits Antonio Olmos)

Cosa fa Malala oggi

Se siete preoccupata che l’attentato dei talebani abbia rovinato la vita di Malala, state tranquille. Malala si è trasferita a Birmingham con la sua famiglia, ha vinto diversi premi internazionali per il suo impegno civile, ha fondato con il padre Ziauddin il Malala Fund, un’associazione per il diritto allo studio delle bambine, è diventata messenger of peace per le Nazioni Unite e infine è stata ammessa all’università di Oxford.

Ad essere brutalmente onesta mi viene in mente solo che se non fosse stata presa di mira dai talebani probabilmente sarebbe rimasta solo una ragazza pakistana di famiglia benestante, con un futuro indirizzato al matrimonio uguale a quello delle sue compagne di classe. Voi cosa ne pensate? Fatemelo sapere nei commenti ⬇︎

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29 commenti

rossella kohler 29/01/2019 - 12:30

Non ho letto il libro e non ho conosciuto Malala, anche se naturalmente conosco bene la sua storia. Ma, anche se concordo con alcuni commenti che in ogni paese ci vorrebbero molte Malala, non mi stupisce che il libro sia brutto e autoreferenziato, probabilmente lo troverei anch’io così. Le persone, e ancor più le giovani donne, che passano attraverso un boom mediatico sono incoraggiate a fare dei loro discorsi e dei loro scritti degli slogan che devono corrispondere al personaggio. Se la cosa è accettabile nelle comunicazioni orali, che comunque possono trasmettere forti emozioni e compartecipazione, diventa quasi inaccettabile nei loro libri, spesso poi scritti non benissimo, da loro o dai ghost, poco importa. Sono quasi certa che se anche Greta, la ragazzina svedese che si batte per l’ambiente, scrivesse un libro sarebbe costruito su una serie di slogan, certamente positivi, ma slogan. Ho conosciuto abbastanza bene Malalai Joya, intrepida donna afghana, e Shirin Ebadi, avvocata iraniana, entrambe perseguitate nei loro paesi e ho parlato di loro nel mio blog. In entrambi i casi le ho trovate intelligenti, preparate, coraggiose, emotivamente coinvolgenti di persona, ma i loro scritti non mi sono altrettanto piaciuti, per le ragioni di cui dicevo prima. Purtroppo in molti casi i messaggi sono una cosa e saper scrivere buoni libri un’altra. Per esempio, se posso dare un suggerimento, ho trovato molto piacevole il libro, di tutt’altro tipo ma che tocca temi politici nodali, scritto da una giornalista italiana, Lucia Vastano, che parla della vita di una famiglia afghana profuga in Pakistan, vista con gli occhi della figlia adolescente (e il libro è in effetti indirizzato principalmente ai ragazzi) ‘Tutta un’altra musica in casa Buz’, fiction ma basato su storie vere. Paola, scusa il commento fiume, ma mi sono fatta prendere 😉

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Paola 06/02/2019 - 23:12

Ho apprezzato tantissimo il tuo commento e la spiegazione sul perché questi libri escono terribilmente autoreferenziali. Probabilmente la vera Malala è sicuramente più interessante dal vivo, così come le vere Malalai e Shirin che hai citato. Visto la sua giovane età c’è ancora tempo per un libro sincero e coinvolgente (speriamo!)

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Sylvié Zaino in Spalla 01/06/2018 - 17:24

Ho letto questo libro tempo fa e devo dire che su certi aspetti hai colto alla grande perché come sappiamo nella vita non è mai tutto bianco o tutto nero e soprattutto quando si tratta di personaggi di spicco che hanno un forte peso sulla società o sull’opinione pubblica il marketing gioca un ruolo fondamentale che va oltre la realtà dei fatti. Che sia stato creato un personaggio ad ok è indiscutibile. Ciò non toglie che come hai fatto ben notare il libro vale la pena leggerlo perché è una testimonianza importante su una situazione inconcepibile che prima di quel libro molti non conoscevano.
È sempre un piacere leggerti ❤️ Sylvié

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Paola 01/06/2018 - 17:46

Grazie! La mia recensione è particolarmente critica forse proprio perché mi aspettavo di trovare più umanità nel personaggio-Malala, ma come hai notato tu forse non avrebbe fatto bene al marketing!

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Miss Polette 21/05/2018 - 7:38

Non avevo mai sentito parlare di questo libro, mea culpa, ma le autocelebrazioni mi urtano parecchio e mi fido del tuo parere. Già solo leggere la frase in cui prega Dio di aiutarla ad aiutare gli altri mi basta.

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Paola 21/05/2018 - 10:16

Ahahahah sei cinica come me!

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Simona Genovali 18/05/2018 - 16:37

Ciao Paola, ho sempre sentito parlare di questo libro ma sai che non l’ho mai letto. è incredibile che ancora oggi le donne siano così maltrattate e tenute volutamente nell’ignoranza! Comunque mi hai fatto venire voglia di leggerlo! 🙂

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Paola 18/05/2018 - 17:13

Infatti è terribile che in alcuni Paesi del mondo le donne non abbiano lo stesso accesso all’istruzione degli uomini! La storia di Malala da questo punto di vista è un esempio positivo, mi piacerebbe invece sapere cosa ne pensi del libro dal punto di vista letterario, per me davvero scritto male!

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Raffaella 17/05/2018 - 8:17

Con un titolo così non potevo non entrare a leggere il resto dell’articolo. Ho iniziato la lettura proprio dai commenti per poi passare a leggere il tuo testo in modo da avere una visione più ampia. Devo dire che nonostante conosca la storia solo dalla stampa, questo non è il genere di libri che amo. Sicuramente i punti di debolezza che metti in luce sono condivisibili. Non posso non vedere un intervento della famiglia nel veicolare la storia di questa ragazzina al mondo intero con un fine senza dubbio nobilissimo, quello della denuncia e della condanna.

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Paola 17/05/2018 - 8:27

Hai colto perfettamente il punto della mia recensione, probabilmente il libro mi avrebbe fatto un’impressione migliore se avesse messo maggiormente in risalto i legami famigliari, punto di forza e sostegno di tutta questa storia

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Silvia 16/05/2018 - 23:19

Beh diciamo che la sua disgrazia è diventata la sua fortuna.. suona un pò cattivo ma sembra la verità!beh di bimbe o bimbi perfetti non ce ne sono e farla apparire come una «santa» mi sembra eccessivo anche se non.conosco bene la storia..il Pakistan è decisamente un paese che non conosco..e sicuramente questo libro l’avrà messo in luce..

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Paola 16/05/2018 - 23:22

Infatti è proprio questo modello di ragazzina perfetta che mi ha reso indigesto tutto il libro!

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sowmyasofia 16/05/2018 - 21:21

Mi sorprende come tu dia per scontato che non possa essere un’altra madre Teresa. Cosa lo impedirebbe? È stata fortunata? Credo avrebbe preferito non finire in coma, ma nonostante la sua vita benestante era diventata già prima di scrivere il libro una persona scomoda. Perché appunto studiava e studiando sapeva e denunciava. Questo prima che tutti ne parlassero perché attaccata e aggredita e ridotta in fin di vita. Ci vorrebbero molte più Malala.

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Paola 16/05/2018 - 21:46

Nel libro Malala è di una piattezza imbarazzante, c’è solo il lato positivo della ragazzina perfetta e studiosa. Non esiste nessun dubbio, nessun turbamento, nessuna domanda sulle differenze culturali che qualsiasi adolescente si porrebbe. Malala è il simbolo di un Pakistan colto che non si sottomette all’imbarbarimento, ma come tutti i simboli rimane un po’ finto. Sulla stessa Madre Teresa ho letto critiche, la perfezione non esiste (per fortuna) e ben venga lo spirito critico su qualsiasi argomento

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Sproloqui e Ri-partenze 15/05/2018 - 17:27

Ero curiosa di leggere questo libro, una storia molto toccante e addirittura eroica considerata la situazione storica in cui ci troviamo. Non mi sorprende quello che dici. Il rischio di banalizzare il racconto é sempre molto alto, specialmente quando se ne vuole fare un prodotto di marketing, a larga diffusione. Peccato. Quello che mi interessa particolarmente è il tipo di narrazione storica, sociale e politica che se ne può trarre, considerato che noi diamo sempre un’interpretazione occidentale dei fatti in corso. Mi é un po’ scaduta la cosa ma a questo punto voglio leggerlo!

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Paola 15/05/2018 - 21:17

Anche io ero partita con questa idea in testa e invece mi sono ritrovata a sopportare per pagine e pagine questa spocchiosa ragazzina perfetta. Appena l’hai letto fammi sapere se anche a te il libro ha fatto questa impressione.

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raffigarofalo 15/05/2018 - 16:10

Premetto che non ho letto il libro, ma immagino che qualche adulto sia “entrato” nell’autobiografia e abbia sforbiciato le normali pulsioni di una ragazzina (era successo anche con il Diario di Anna Frank, ricordi?). Dobbiamo considerare che deve parlare non solo alla nostra cultura, ma anche a quella delle sue connazionali. Il rischio di farne un libro agiografico sarebbe stato comunque alto e da quello che leggo non ci sono andati molto lontani.
Lo leggerò. Mi hai incuriosito.

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Paola 15/05/2018 - 16:19

Questo libro è nato per il mercato occidentale infatti è stato scritto in inglese. Il Diario di Anna Frank appartiene a un’altra epoca, oggi tagliare così di brutto emozioni normali di una ragazzina mi sembra una forzatura quindi per me è stata una vera e propria bocciatura… Fammi sapere cosa ne pensi dopo aver letto il libro 🙂

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Francesca | Chicks and Trips 15/05/2018 - 13:25

Sei tremenda!!! XDDD non avevo letto il libro e ora no ho alcuna intenzione di farlo! Come hai detto, l’unica cosa che potrebbe salvarlo è la lingua originale, sempre che sia in inglese…

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Paola 15/05/2018 - 16:02

È inglese, confermo, ma non mi è piaciuto così tanto da rileggerlo in lingua originale ahahah

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anna 15/05/2018 - 11:49

Non ho letto il libro su Malala, ma avevo letto molte recensioni, fra l’altro positive sullo stesso. Non mi piace questo genere di libri, soprattutto mi sembra molto poco credibile la storia di questa ragazzina prodigio. Non sono quanto sia vera del tutto, non so se il racconto siano parole sue o del padre. Il Pakistan non lo conosco, anche se ho conosciuto una famiglia pakistana che ci ha invitati a casa loro… potrebbe essere venuto il momento di fare un viaggio li. Comunque complimenti per l’ironia del tuo racconto, mi sono divertita a leggerlo.

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Paola 15/05/2018 - 13:18

Grazie, anche a me le storie delle ragazzine prodigio ‘puzzano’ sempre

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Elizabeth Sunday 15/05/2018 - 17:24

Anna leggere il tuo commento mi ha messo molta tristezza: poco credibile Malala? Nobel per la Pace nel 2014, è stata colpita alla testa da un colpo di pistola perché anni prima aveva raccontato la verità su ciò che facevano i talebani, compresi i roghi nelle scuole femminili. Informiamoci prima di scrivere certe cose!

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Elizabeth Sunday 15/05/2018 - 17:25

PS. A me invece le storie delle ragazze che si battono per far sentire la verità al mondo non puzzano per niente, e non sono ragazzine: sono eroine del nostro tempo. Ce ne fossero di più di ragazze così.

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Paola 15/05/2018 - 21:15

A 11 anni una è una ragazzina 🙂 La storia di Malala è sicuramente molto ispirazionale, ma quanto c’è di vero in questa bambina prodigio, poi ragazzina perfetta? In questo senso è una storia che ‘puzza’, perché non è possibile che non abbia mai avuto un dubbio, non si sia mai sentita diversa, non abbia mai pensato di mollare tutto. Nel libro non ci sono sentimenti umani, solo autocelebrazione ed è per questo che l’ho trovato terribile

Anna 18/05/2018 - 14:26

Elisabeth, forse mi hai fraintesa, o mi sono espressa io male. non intendevo dire che la sua storia è falsa volevo solo dire che avevo dubbi sul fatto che il racconto nel libro era troppo perfetto! Credo siamo tutte d accordo su fatto che di persone che mettono a rischio la loro vita per migliorare la vita dell essere umano, ovunque sia, sono eroine. Scusa, ma ci tenevo a chiarire.

Elizabeth Sunday 18/05/2018 - 15:18

Grazie per la precisazione, Anna! Dalla tua frase si evinceva che trovavi poco credibile la sua storia di vita, non ciò che veniva raccontato nel libro, e ne ero rimasta stranita. Scusami tu!!

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Elizabeth Sunday 15/05/2018 - 11:13

Personalmente non amo leggere questi tipi di autobiografie, ne lessi qualcuna in passato e non mi sono mai piaciute, anche perché c’è sempre qualcuno che gliele scrive e spesso sono banali. Non ho letto quella su Malala ma conosco la sua storia. Da fidanzata con un pachistano conosco bene la situazione del paese e mi permetto di correggere solo una cosa: i talebani (Tehrik-i-taliban Pakistan – Ttp) sono una coalizione di gruppi jihadisti attivi nelle zone tribali semiautonome nel nordovest del Pakistan, al confine con l’Afghanistan. Non sono quindi presenti nel resto del paese, ma questo ovviamente non vuol dire che sia un paese facile per le donne da ogni punto di vista.

Una autobiografia che invece mi era piaciuta molto è “Fiore del deserto” di Waris Dirie, modella somala che racconta la sua storia toccante di bambina che ha vissuto l’infibulazione.

Rispondi
Paola 15/05/2018 - 11:39

Ti ringrazio della precisazione, nel libro questa presenza dei talebani non era spiegata in modo così chiaro. La storia di Waris Dirie non la conoscevo, ho guardato adesso online e merita davvero di essere letta!

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