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Come scrivere post comprensibili

Scrivere davvero in italiano per migliorare la comprensione e la leggibilità dei nostri post

29 commenti

Sui blog o sui giornali ogni tanto finisco su articoli che non capisco per nulla. Ci ho messo anni a capire cos’erano e perché dovevo usare blush e concealer, poi sono arrivate le sneakers quando volevo solo indossare un paio di banalissime scarpe da ginnastica, mentre al lavoro mi dovevo subire asset e cash flow. Infine mi sono trasferita in Inghilterra e ho pure scoperto che buona parte dei termini inglesi li usiamo totalmente a caso.

Il grande dubbio se usare parole straniere nei nostri blog

Come blogger su Pasta Pizza Scones ho fatto la precisa scelta di stile di limitare al massimo le parole straniere, anche se vi racconto spesso di cultura inglese. Il fatto è che la maggior parte delle parole che usiamo in inglese hanno un preciso significato a seconda del contesto e inserendole a caso ne possono uscire degli strafalcioni di proporzioni cosmiche.

Nel mondo delle traduzioni le uniche parole che non vengono mai tradotte sono i termini tecnici; spread per esempio ha un significato ben preciso nel mondo finanziario mentre fuori da questo contesto viene tranquillamente spalmato sul pane. Ora immaginatevi il livello di assurdità che potrebbero raggiungere alcuni miei post sulla cucina inglese se non avessi scelto di tradurre tutto il possibile in italiano.

I differenti significati di spread

I differenti significati di spread

Molte blogger hanno però una visione diversa dell’evoluzione della lingua e accettano parole come location che a me fanno chiamare subito Van Helsing. Altre invece evidenziano come me gli eventuali termini stranieri in corsivo, mentre altre ancora amano mischiare le lingue (detto fra noi questo non fa troppo bene alla SEO). Provo quindi a spiegarvi perché per me è invece fondamentale usare l’italiano.

Riflessioni semi serie su scrittura e leggibilità dei nostri post

Quando ho iniziato a lavorare nel mondo finanziario non esistevano ancora tutte le norme sulla trasparenza bancaria e un grosso problema era spiegare ai clienti inferociti cosa avevano firmato. Dove lavoravo avevano quindi organizzato un corso di comunicazione nel quale ci avevano spiegato che il punto fondamentale della comunicazione è farci capire dai nostri destinatari e non far vedere quanto siamo bravi a sapere tutto.

Anche il blogging è comunicazione per cui possiamo fare lo stesso ragionamento. Se per spiegare ai clienti come viene calcolato il tasso di interesse delle carte di credito non uso paroloni, per raccontare ai miei lettori che ho fatto uno scalo durante il volo evito il termine stop over. Anche se molte blogger più conosciute di me inseriscono termini inglesi, colloquialismi o parole inventate nei loro post, preferisco avere la certezza che i miei racconti di viaggio arrivino al maggior numero di persone possibili, non solo a quelle che hanno il mio stesso retroterra culturale (background).

Ogni volta che leggo di sneakers infatti il mio cervello mi rimanda all’immagine degli snickers e finisco quindi a immaginarmi una tizia che corre con delle merendine ai piedi. Non voglio ottenere questo effetto con i miei post, voglio che arrivino ai lettori proprio come me li sono immaginati, senza trasformarsi in qualcosa di ridicolo.

Sneakers o snickers

Sneakers o snickers: problemi di pronuncia e associazioni di idee

Quanto l’inglese è davvero parlato in Italia

Un’altro problema sul farci capire riguarda il fatto che l’inglese in Italia è in realtà davvero poco conosciuto. Il mio British boyfriend è tutt’ora sconvolto dai cartelli sgrammaticati scritti in pseudo-inglese sui mezzi pubblici e gli amici stranieri che vengono a trovarmi in Italia si stupiscono ogni volta di quanto sia difficile trovare qualcuno che parli inglese a cui chiedere un’indicazione.

Se siamo bilingue o comunque conosciamo bene un’altra lingua abbiamo una marcia in più nei viaggi e nel lavoro, ma anche se sappiamo usare i vari termini a proposito rischiamo di perdere per strada una fetta di quei lettori che invece non hanno idea di cosa stiamo scrivendo.

Spesso chi mischia più lingue però non le conosce affatto, spera solo di ottenere un risultato più interessante. Mi vengono in mente la canzone ‘Parla come mangi’ di Elio e le Storie Tese e un collega con il vizio di infarcire le email di briefing e day by day. Quest’ultimo aveva perso ogni credibilità quando se n’era invece uscito su Facebook con un terribile “see the TV” e nella stessa settimana aveva rinominato una cartella condivisa “correzzioni”. Sono sicura che ne avete uno così anche nel vostro ufficio.

Cosa ne pensate dell’utilizzo di parole straniere in un testo italiano? Vi infastidiscono o le usate anche voi? Fatemi sapere nei commenti ⬇︎ cosa ne pensate.

29 commenti

Il Miraggio - consigli di viaggio e di arte 03/11/2018 - 20:12

Paola, ho riso come una matta a leggere il tuo post e mi trovo d’accordo con al 1.000%! La lingua italiana è bella e abbiamo davvero tanti vocabili che possiamo usare al posto di quelli inglesi.

Dall’altra,io sono la prima ad essere negata con le lingue: ci hanno provato in diversi modi ma nulla. Dall’altra parte spezzo una spada a nostro favore: io vivo in una zona in cui anche il tedesco è molto richiesto e ben pochi parlano e quindi ho pensato a buttuarmi su questa lingua, piuttosto che sull’inglese (anche se sono dell’idea che l’inglese dovremmo saperlo come l’italiano, indipendentemente dove abitiamo). Dall’altra, io ho studiato tedesco dalla 3 elementare in poi ma l’ho imparto sul serio a 19 anni quando sono andata in Germania per 7 mesi e ho fatto un corso di tedesco in loco. Hanno un altro metodo e un’altra didattica: io pensavo di essere negata ma ogni volta che vado in Germania, mi redo conto che non è così ma piuttosto è sbagliato il modo in cui vengono insegnate le lingue in Italia … io mi annoio da morire!

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Paola 04/11/2018 - 23:31

Idem per me con l’inglese, l’ho studiato al liceo, ma finita la scuola non sapevo parlarlo affatto. Ho dovuto iniziare a viaggiare per impararlo e apprezzarlo!

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Lucy the Wombat 02/11/2018 - 12:58

Questo post va riletto di tanto in tanto, per restare vigili! 🙂 Mi hai fatto rendere conto che io uso spesso parole inglesi, in corsivo, per metterne in risalto la bizzarria o comunque il mio senso di straniamento rispetto ad essi, ma è anche vero che potrebbe essere così solo nella mia testa e un lettore invece potrebbe non percepirlo . Altre volte, al contrario, uso parole inglesi o francesi perché dopo anni all’estero magari per me una certa parola si dice in una certa lingua e basta, e voglio condividere quel senso di mix soggettivo (fermo restando che il mio è un blog personale, se scrivessi per altri farei altre scelte). Comunque la cosa principale è che ci sia consapevolezza, e ti ringrazio anche di aver portato l’attenzione sulla grave piaga dei refusi che affligge il web, e che prima o poi mi farà venire l’ulcera, lo so!

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Paola 04/11/2018 - 23:26

Giusto qualche giorno fa ho riso tantissimo leggendo un post fesciòn che aveva usato hells al posto di heels… quando le scarpe fanno davvero troppo male!!!
Comunque anche a me usando tanto l’inglese ogni tanto mi sfugge la parola straniera, ma alla seconda lettura cerco di eliminarla senza pietà 😉

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Lucy the Wombat 04/11/2018 - 23:42

Guarda, leggendo sono morta perché tra gli esempi che citi tu, io una volta ho davvero usato “spread”, per parlare di come fanno i panini in Australia… Mi ero chiesta se dovessi mettere la traduzione e avevo deciso di no, perché nella mia mente la conoscevano già tutti tranne me! Intendevo quello per “restare vigili”… Mai dare troppo per scontato! (Notare inoltre che qui sopra mi accanivo conto i refusi ma ne ho fatto uno pure io… Mi ritiro in un angolino ). Comunque Hells vince su tutto!

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Jessica 22/07/2018 - 12:07

Aiuto! Io non sopporto chi utilizza termini stranieri ogni tre per due. Ho visto anche sui giornali che leggo da anni questo “peggioramento”… talvolta devo rileggere le frasi per capirci qualcosa! Va bene utilizzarli, ma con moderazione (e attenzione!).

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Paola 23/07/2018 - 20:10

Infatti io pur conoscendo l’inglese un sacco di volte mi devo fermare a riflettere sul significato degli articoli… terribile!!

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Simona Genovali 15/05/2018 - 14:58

Ciao Paola, forse utilizziamo spesso parole inglesi perchè non ci ricordiamo più l’italiano ? 🙂 Mentre scrivo mi ritrovo “sometimes” a cercare sinonimi e a controllare se ho davvero scritto bene quella parola piuttosto che quell’altra. Insomma, il dizionario è accanto a me. Ma dici che tutti fanno così ? Ahimè, mi sa proprio di no. Grazie per la bella riflessione!

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Paola 15/05/2018 - 16:14

Anche a me ogni tanto capita di pensare in inglese perché alcuni termini sono più immediati, poi mi ricordo che in italiano possiamo esprimere sfumature diverse e allora ci provo. Mi piacciono gli esercizi di stile e ogni lingua racconta qualcosa di diverso quindi faccio proprio come te la ricerca di sinonimi sul vocabolario e ogni tanto riscopro termini dimenticati. La cosa positiva è che per noi blogger Google premia una SEO fatta di sinonimi nella nostra lingua 🙂

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Giordana Querceto Bartels 25/04/2018 - 21:49

gia sai come la penso. Sono una gran tifosa della lingua italiana, anche se a volte faccio degli scivoloni assurdi. Ma proprio perché vivo all´estero e cerco di trasmettere l´italiano ai miei figli, mi sforzo per parlarlo in modo sempre meno contaminato da parole straniere.

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Paola 26/04/2018 - 14:17

Vivendo all’estero è sempre più difficile! Dopo una decina di giorni in Inghilterra mi accorgo che quando parlo con il mio compagno inizio a mischiare le due lingue… dobbiamo tenere sempre alta l’attenzione 😉

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Giulia Limbrici 25/04/2018 - 10:48

Personalmente mi vedo all’antica e non credo che dovremmo usare così tante parole inglesi, soprattutto se verbi coniugati, in italiano. Purtroppo però capisco l’utilità e il fascino che portano e quindi non posso evitarle quanto voglio.

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Paola 25/04/2018 - 17:54

Alcune parole ormai sono entrate nell’uso comune, altre le trovo pesantemente fuori luogo… il mio trucco quando rileggo i post, se trovo un termine straniero provo a pensare se è traducibile in italiano e quindi lo riporto all’ordine!

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Simona 24/04/2018 - 20:03

Anche io cerco di limitare l’uso di termini stranieri e se proprio mi capita cerco di metterli sempre in corsivo. Però ammetto che spesso uso “street food” e “location”, questi due mi rendo conto che ogni tanto appaiono ma il bello è che me ne rendo conto sempre quando ormai è tardi per cambiare! 😉

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Paola 25/04/2018 - 17:50

Cibo da strada non è molto bello da sentire infatti! Ma anche take away è quasi intraducibile 🙂

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Francesca | Chicks and Trips 24/04/2018 - 17:27

Sono d’accordo con te e anche io uso il corsivo per evidenziare certi termini. Mi spingo ancora più in là: leggo alcuni blog con errori di grammagrammatica italiana o con uso scorretto della punteggiatura. E non mi riferisco al classico refuso o all’errore di battitura o al correttore automatico o alla “d” eufonica messa in ogniddóve (che anche io faccio). Mi riferisco a tempi sbagliati, congiuntivi inesistenti e all’italiano preso a calci. Che mestizia

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Paola 24/04/2018 - 17:42

E vogliamo parlare degli accenti? A me viene il mal di testa a leggere post con gli accenti acuti al posto dei gravi e viceversa. Mi passa davvero la voglia di leggere questi post per quanto interessanti possano essere.

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raffigarofalo 24/04/2018 - 16:41

Ahahahaha! che articolo divertente. Un po’ di anni fa lavoravo con uno che invece di scrivere “ad hoc” scriveva “ad ok”.
Pensava che fosse inglese!!!
Ho detto tutto. Mi ribalto ancora dal ridere ogni volta che ci penso.

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Paola 24/04/2018 - 17:20

Mi sto rotolando dalle risate!!! Effettivamente il latino è un illustre sconosciuto 🙂

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Valeria 20/04/2018 - 20:35

Ciao Paola, concordo con tutto quello che hai scritto. Proprio l’altro giorno ho letto la recensione di un libro che parla proprio di questo, si intitola “Diciamolo in italiano” e fa riflettere sul fatto che sempre di più evitiamo di trovare una traduzione a certi termini inglesi, con il risultato di impoverire il nostro italiano e di fare un uso improprio di termini che il più delle volte non comprendiamo davvero.
Ovviamente trovare questa confusione linguistica nei siti non aiuta, è uno sfoggio inutile e poco efficace. Anche io cerco di evitare troppi termini inglesi, se ci sono li metto in corsivo.
Aggiungo che soprattutto in ambito lavorativo si abusa troppo dei termini inglesi, io ho lavorato in albergo per anni e non ti dico che forzatura inutile.. Anche perché i dipendenti molte volte non capivano niente ma erano obbligati a utilizzare parole straniere anche in ufficio e con i capi.
Stiamo un po’ perdendo la bussola qui in Italia! ^^”

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Paola 20/04/2018 - 22:58

Sul lavoro è un incubo anche nel settore bancario e la cosa buffa è che pur avendo vissuto in Inghilterra io stessa non capisco cosa mi stiano dicendo quando (ab)usano termini inglesi 🙂 E poi non parliamo della pronuncia, a volte il nostro inglese lavorativo crea dei neologismi che farebbero accapponare la pelle a dei veri anglofoni!
Come blogger invece sono davvero contenta di leggere che non sono l’unica a combattere questa battaglia e scoprire nuovi sinonimi fa bene anche alla nostra SEO (ops, altro termine inglese…)

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Silvia - The Food Traveler 20/04/2018 - 10:10

A parte che lo spread e le merendine ai piedi mi hanno fatto morire
Sono d’accordo con te su tutta la linea: se esiste la parola italiana preferisco usarla, anche perché mi infastidiscono parecchio quelle persone che vogliono “update-arti” sulla situazione o “debriefarti” – da pelle d’oca. Se proprio non posso farne a meno, allora come te uso il corsivo, nonostante molti dei miei post, soprattutto quelli legati al mio vecchio lavoro, erano in un contesto anglosassone.
Buona giornata!

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Silvia - The Food Traveler 20/04/2018 - 10:11

*nonostante i miei post FOSSERO – forse avrei fatto meglio a scrivere in inglese 😉

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Paola 20/04/2018 - 12:13

Ahahah capita a tutti il refuso 🙂 Pensa che io in inglese piuttosto che usare congiuntivi & condizionali su cui ho millemila dubbi faccio dei giri di parole assurdi

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Paola 20/04/2018 - 12:11

Sono contenta di non essere l’unica a pensarla così, per fortuna non mi hanno ancora “debriefata” in ufficio, questa parola mi fa troppa paura 🙂

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Giulia M. 20/04/2018 - 9:52

Io la penso e faccio proprio come te, pochissimi inglesismi e sempre in corsivo! Proprio perché i miscugli esagerati non mi piacciono e so bene che molte persone non ci si ritrovano minimamente.

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Paola 20/04/2018 - 9:58

I tuoi testi saranno più chiari e i lettori ringrazieranno!

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Giulia 20/04/2018 - 8:57

Ahaha gli snickers ai piedi sono fantastici! Per non parlare poi dei mix terribili tipo meeting schedulato o cose simili 😀

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Paola 20/04/2018 - 9:57

E mecciare i files? A me fa ancora rabbrividire ahahah

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