Home Appunti di viaggio Riflessioni sulla Francia contemporanea tra burqa e burkini con tanto di “Sottomissione” a Houellebecq
Michel Houellebecq, foto Andreu Dalmau per Lapresse

Riflessioni sulla Francia contemporanea tra burqa e burkini con tanto di “Sottomissione” a Houellebecq

4 commenti

Uno dei miei autori preferiti è Michel Houellebecq, irritante come solo le migliori penne della letteratura sanno essere. Lo leggo in francese, la lingua originale, per non perdere la musicalità della lingua nella traduzione italiana. Vi parlo di lui perché ho ritrovato la recensione che avevo scritto quando era uscito Soumission – in italiano uscito come Sottomissione – e l’ho trovata ancora attuale.

Sottomissione è ambientato in quartieri di Parigi che conosco e, dopo aver lavorato e vissuto negli stessi posti del protagonista François, ho trovato questo libro ancora più attuale e geniale di prima. Vi ripresento quindi questo articolo, aggiornato ad oggi ed integrato con una presentazione sul suo autore, sperando vi piaccia e vi dia un nuovo sguardo sulla Francia contemporanea.

Michel Houellebecq

Michel Houellebecq in tutto il suo sdegno per la deriva della società

Chi è lo scrittore Michel Houellebecq

La prima impressione su Michel Houellebecq è quasi sempre pessima, sia per i temi controversi dei suoi libri, sicuramente peggiorati dalla traduzione, che per il suo aspetto viscido. La sua vita è fatta di spostamenti, instabilità familiare e culture diverse quindi ci sta che sia acidino con tutti. In Francia poi è considerato decisamente poco simpatico per le sue prese di posizione contro la religione islamica.

Michel Houellebecq è nato con il nome Michel Thomas nel dipartimento francese d’oltremare di Réunion nel 1956, ma fino a sei anni è vissuto in Algeria con i nonni materni per poi andare a vivere a Parigi con la nonna paterna, dalla quale ha preso il cognome Houellebecq. Dopo il liceo si è diplomato in agraria e ha studiato cinema per un breve periodo senza mai diplomarsi.

Nel frattempo si è sposato e ha avuto un figlio, seguito da un periodo di disoccupazione, divorzio e depressione. Nel 1983 si è ripreso e ha iniziato una carriera nel settore informatico che gli ha dato la tranquillità economica per dedicarsi alla scrittura. Le polemiche sulla misoginia e l’oggettivazione delle donne suscitate dai suoi primi libri lo hanno invece fatto auto-esiliare in Irlanda per qualche anno con la sua seconda moglie. Houellebecq ha davvero scritto delle scene abbastanza disgustose e le polemiche avevano perfettamente senso, ma secondo me la sua genialità sta proprio nel descrivere la realtà sporca e cattiva come si presenta, senza edulcorarla.

Poco dopo comunque si è trasferito in Spagna per poi tornare in Francia proprio nel momento in cui era uscito lo scandalo dei personaggi famosi che avevano preso la residenza all’estero per evitare le tasse. Houellebecq in un’intervista ha giustificato questa scelta controcorrente per la stanchezza che gli causavano le lingue straniere.

Per quanto riguarda i suoi libri, la critica lo ha spesso paragonato a Zola con il suo naturalismo, a Céline, a Ellis e addirittura a Baudelaire. Nella sua scrittura si sente anche l’influenza di Schopenhauer, da Houellebecq stesso indicato come suo maestro spirituale. I temi trattati sono tanti e diversi tra loro, dal liberismo economico al confronto tra uomo e animale, passando per la religione, tema di cui tratta Sottomissione.

Recensione del libro Sottomissione, sull’invasione islamica in Francia

In Francia il tema dell’immigrazione e islamizzazione è sempre scottante per via degli attentati, in molti casi organizzati da persone che appartengono alla seconda generazione di immigrati dalle ex colonie, e per le ricorrenti polemiche estive sui burkini in spiaggia. A differenza dell’Italia che è un pasticcio e dell’Inghilterra nella quale mettere un velo è considerata una scelta normalissima, la Francia si considera uno stato laico e non prevede l’ostentazione di simboli religiosi da nessuna parta. Il laicismo francese però funziona bene solo sulla carta perché in pratica gli immigrati vengono ghettizzati in quartieri periferici e questo porta spesso alla radicalizzazione.

La copertina di Charlie Hebdo su Sottomissione di Michel Houellebecq

La copertina di Charlie Hebdo su Sottomissione di Michel Houellebecq

Sottomissione di Michel Houellebecq si insinua in questi argomenti di attualità e si immagina una Francia che viene trasformata in uno stato islamico. Il protagonista è il decadente accademico François, con una vita monotona e una certa notorietà legata ad un saggio su Huysmans pubblicato parecchi anni prima e Sottomissione porta avanti in modo parallelo le vicende del protagonista, della politica e la biografia del naturalista cristiano, facendoci trovare analogie e collegamenti.

François è un professore universitario molto solo, a parte brevi storie con le sue studentesse. Come quasi tutti i personaggi di Houellebecq, anche lui è un uomo senza nessun ottimismo che nasconde l’inutilità della sua vita con il sesso o relazioni con donne più giovani. La sua storia inizia quando in Francia l’Islam sta avanzando ad ogni livello sociale e si vocifera di un prossimo presidente musulmano. Quando la sua ultima fiamma Myriam emigra in Israele con la famiglia per paura di un nuovo governo antisemita, François inizia a riflettere sul significato della sua vita:

I miei articoli erano netti, incisivi, brillanti; erano generalmente apprezzati, specialmente perché non avevo mai ritardi sulle date di scadenza. Ma era sufficiente a giustificare una vita?

Se alcuni cittadini sono spaventati e scelgono di fuggire, quando si svolgono le elezioni presidenziali François invece si descrive con queste parole, comuni a molti di noi:

Mi sentivo politicizzato come un asciugamano

Vuole dire che l’alternarsi di destra e sinistra sono inutili perché non cambia mai nulla. Houellebecq riesce ad essere incredibilmente urticante proprio perché inserisce in un romanzo di fantasia la parte più fastidiosa della nostra realtà.

Il romanzo prosegue con la vittoria del candidato del partito musulmano e poco dopo la sua università viene acquistata da un gruppo di sauditi che congeda con grazia François e molti suoi colleghi che non si sottomettono all’Islam. François non la prende malissimo e l’unica sua preoccupazione è non riuscire più a provare piacere, gestire la corrispondenza e scaldare piatti pronti al microonde.

In Sottomissione il laicismo della Francia soccombe in silenzio, sia per l’irresponsabilità degli intellettuali che per la mancanza di domande dei giornalisti, mentre le donne spariscono dalla vita pubblica e le studentesse in burqa si muovono per l’università

come se fossero già le padrone della terra

A me questo passaggio fa paura, mi fa venire in mente scene che ho davvero visto a Parigi e in altre città europee. François invece, nonostante la sua indolenza, prova pure ad avvicinarsi alla fede ispirato dalla conversione di Huysmans, ma alla fine si lascia trascinare dalla corrente verso un finale particolare che non vi svelo per non rovinarvi la lettura.

La storia si basa sulla contrapposizione della sottomissione all’Islam con lo stile di vita occidentale libero, ma privo di valori. L’ideale di famiglia musulmana diffuso dal nuovo governo prevede un ruolo prestabilito per ogni individuo che risulta quasi rassicurante rispetto all’unica alternativa possibile:

gli uomini di Cro-Magnon cacciavano i mammut e le renne, quelli di oggi hanno la scelta tra un Auchan et un Leclerc, entrambi situati a Souillac.

Di Sottomissione non mi sono piaciuti solo alcuni passaggi quasi promozionali nei quali venivano elencati tutti gli optional di un fuoristrada piuttosto che altre marche indicate senza motivo apparente. Sembravano solo degli sponsor paganti finiti per caso nel libro. A parte questo, Sottomissione è un libro intelligente, originale e ben scritto, ottimo per avere un argomento di conversazione in grado di farci sembrare delle intellettuali da salotto.

Se anche voi avete letto Sottomissione fatemi sapere se vi è piaciuto nei commenti ⬇︎ Houellebecq è un autore così controverso che non lo conosce quasi nessuno e non vedo l’ora di parlarne! Se invece questa recensione vi ha incuriosito e volete saperne di più, potete leggere un estratto del libro su Amazon.

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4 commenti

Giulia 04/04/2018 - 7:36

Sarò sincera: ho abbandonato il libro a metà. Non mi piaceva il protagonista, mi irritava parecchio il suo personaggio e non sono riuscita a proseguire. Magari proverò a dargli una seconda possibilità! 🙂

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Paola 04/04/2018 - 9:07

Credo che la forza di Houellebecq siano proprio i suoi protagonisti irritanti. A volte pure noi “persone per bene” abbiamo dei pensieri orrendi e mai li mettiamo in pratica. I personaggi di H. invece si lasciano andare senza ritegno giù per tutto quello che è moralmente inaccettabile. Io dopo un suo libro mi sento una persona decisamente migliore 🙂 Se riesci a leggere in francese è sicuramente meglio, in italiano alcuni passaggi suonano molto alla 50 sfumature di grigio e perdono la profondità della decadenza del protagonista. Pure per me il primo libro con H. è stato un disastro, poi l’ho ripreso in mano e mi ha lasciato senza parole per i vari livelli di lettura che puoi dargli!

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panannablogdiviaggi 29/03/2018 - 8:19

Davvero una splendida analisi Paola, complimenti! Non è certo una lettura leggera, ma un approfondimento sulla Francia moderna degno di nota, lo segnalerò anche a mia sorella che abita a Parigi e quindi lo potrà valutare da insider.

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Paola 29/03/2018 - 13:25

Io l’ho trovato davvero geniale perché quando ho lavorato nella periferia di Parigi, fuori dal circuito turistico, mi sono proprio ritrovata in alcune delle situazioni descritte da Houellebecq. Mi farebbe davvero piacere conoscere anche l’opinione di tua sorella, vivendo lì stabilmente ha sotto gli occhi la situazione tutti i giorni a differenza di me che ci ho solo passato qualche mese.

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