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Tiziano Terzani

Un’idea di destino, i diari di Tiziano Terzani

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Leggendo i libri di Tiziano Terzani ho iniziato a viaggiare in Asia prima con la mente e poi con valigie al seguito. Con Terzani mi sono innamorata di tradizioni millenarie, ho preso parte alla caduta del comunismo e mi sono interrogata sulla validità del modello occidentale.

Dai libri pensati per la pubblicazione però filtra solo una parte della personalità del suo autore che invece emerge prepotentemente da appunti e diari scritti per sé stesso. Quelli di Tiziano Terzani sono stati raccolti postumi in Un’idea di destino, regalatomi da Giorgia del carinissimo blog Love is an owl – correte a scoprirlo! – durante uno scambio di libri organizzato dal gruppo Facebook Exploreading per gli amanti della letteratura di viaggio.

Perché leggere Un’idea di destino di Tiziano Terzani

Un’idea di destino è un libro molto particolare, a tratti scomodo e difficile da leggere. Sapevate che Terzani ha sofferto di depressione? In alcune parti del libro ci trascina giù con lui. In altre invece ci fa sentire inadeguate perché noi siamo qui a casa a lamentarci del nostro lavoro e lui invece il lavoro dei sogni se l’è inventato.

Se noi ci sentiamo perse e intrappolate tra i nostri sogni e il lavoro sicuro, la ricerca di Terzani era invece di natura spirituale, per domare la sua irrequietezza. Un’idea di destino ci fa anche sognare una storia d’amore come la sua con Angela, con grandi presenze e grandi assenze, un amore che resiste negli anni, con un suo equilibrio fatto di famiglia e avventure.

Leggendo i suoi diari scopriamo che alla fine Terzani è come noi, pieno di dubbi, solo più coraggioso da lasciarsi alle spalle tutto prendendosi i suoi spazi per andare a cercare le risposte. Infine non dimentichiamo che tutta questa ricerca e a tratti pesantezza viene stemperata da una personalità ironica e irriverente. Terzani infatti è anche la stessa persona che il 1 maggio nell’ashram ha voglia di cantare l’internazionale e si chiede se sarà mai un credente!

Chi era Tiziano Terzani

Non sono un’intellettuale, sono solo un aspirapolvere: giro per il mondo raccogliendo storie.

Tiziano Terzani è stato un giornalista e scrittore italiano di grande prestigio a livello internazionale. Scriveva per un giornale tedesco, a volte aveva opinioni controverse, ed era uno dei maggiori conoscitori del continente asiatico. A Bangkok avevo visitato la sua Turtle House appena prima della demolizione e mi ero immersa nella sua vita da corrispondente, ma conoscevo appena la sua vita privata e sua ricerca spirituale che emerge invece prepotentemente in Un’idea di destino.

Nei suoi diari Terzani racconta la sofferenza dell’espulsione dalla Cina, un Paese che aveva cercato e amato moltissimo, accenna alla caduta del comunismo, meglio raccontata in Buonanotte Signor Lenin, e si interroga sul senso della vita, prima accompagnato dalla depressione e poi curioso di scoprire il mondo spirituale di indovini e medici orientali.

La Cina proibita di Tiziano Terzani

Tiziano Terzani aveva studiato cinese a New York e iniziato a lavorare come giornalista in Asia proprio con l’obiettivo di andare in Cina. Credeva nella rivoluzione comunista, si immaginava una società egualitaria e invece scoprì una cultura millenaria deturpata dalla rivoluzione culturale.

I suoi diari iniziano al suo arrivo in Cina nel 1980. Tiziano è uno dei primi giornalisti stranieri e cerca di vivere come un cinese. Si fa chiamare con un nome cinese, Deng Tiannuo, iscrive i figli alla scuola pubblica e frequenta amici cinesi.

Quando si rende conto che la rivoluzione culturale sta ironicamente facendo scomparire la cultura, inizia a scriverne nei suoi reportage per Der Spiegel e mette in allarme i funzionari del governo. Tiziano Terzani viene quindi prima incriminato e poi espulso.

Questa prima parte dei diari raccontano la fine della sua vita cinese, le preoccupazioni per il suo futuro e la sua rieducazione. Qui troviamo la parte privata di La porta proibita, quella delle emozioni, dei dubbi e della tristezza legata all’espulsione dalla Cina.

Paola Bertoni legge Tiziano Terzani ai Giardini Reali di Torino, foto Virginia Barinaga Ʌir Fotografía

Adoro portarmi da leggere nella mia passeggiata quotidiana con il bimbo. Qui sto leggendo Un’idea di destino ai Giardini Reali di Torino, un luogo davvero suggestivo. Foto Virginia Barinaga Ʌir Fotografía in stage presso Plastikwombat

I giorni giapponesi della famiglia Terzani

Se siete tra gli appassionati di Giappone saltate questi paragrafi a piè pari.

La famiglia Terzani ha odiato il Giappone. Tiziano Terzani entrò addirittura in depressione, triturato dall’efficienza e dalla smania di successo dei giapponesi.

Il contrasto tra il vissuto di Tiziano Terzani e della sua famiglia rispetto ai racconti dei conoscenti appassionati di sushi o manga che hanno trascorso quindici giorni di vacanze in Giappone è spaventoso.

In questo periodo i diari raccontano di giapponesi super omologati e ossessionati dal lavoro lavoro lavoro per arrivare al primato industriale. L’Occidente li vede come dei concorrenti, ma Tiziano Terzani pensa invece che:

(…) dobbiamo smetterla di essere compiacenti nei confronti dei giapponesi, dobbiamo aver chiaro che cosa ci interessa. Il punto è che non dobbiamo diventare giapponesi noi stessi per tenere testa a loro. Al contrario, dobbiamo trovare un modo, qualunque esso sia, di difendere il nostro modo di vivere, dobbiamo difenderci dalla giapponesità e dobbiamo difendere i nostri weekend, dobbiamo lasciare che la gente vada a sciare, che scii anzi di più, che la domenica dipinga, che faccia cattedrali, che scriva poesie. Dobbiamo insegnare loro che possono vivere senza i frullatori giapponesi, senza troppa tv.

La stessa idea di un Giappone senza anima è quello che emerge dai Giorni giapponesi, il bellissimo libro scritto dalla moglie Angela Terzani Staude. Per superare la depressione causata anche dal moderno ed efficientissimo Giappone, Tiziano Terzani si ritirò a Daigo in solitudine:

La grande scoperta che ho fatto a Daigo è che si hanno dentro ancora (certo un bel giorno poi no!) tante e tante risorse che basta mettersi nelle condizioni per farle venir fuori. La solitudine, il prendere distanza dal mondo, lo star lontano dalle gabbie in uno per necessità o per malriposto senso del dovere si mette, servono enormemente. Se ci aggiungi la natura, la formula mi pare infallibile. Lo è stata con me.

Per me queste parole sono state illuminanti. Quando lavoravo in ufficio mi sentivo davvero parte di un ingranaggio. Forse per riprenderci dallo stress del quotidiano dobbiamo semplicemente sceglierci una nostra Daigo in mezzo alla natura e isolarci per ricaricarci:

Pensa alle cose che hai dentro, alla forza, alla fantasia, al potenziale di felicità che hai ancora da scoprire solo dando al tutto l’occasione di venir fuori. Quell’occasione bisogna dargliela perché è triste pensare alla gente che quell’occasione non se l’è mai data e alla fine se ne va credendo di non aver mai potuto essere nient’altro.

La caduta del comunismo e la magia dell’Asia

Per scappare al vuoto del Giappone la famiglia Terzani si trasferisce in Thailandia. Per combattere la depressione Tiziano Terzani si rimette in discussione e scrive Un indovino mi disse seguendo alla lettera la profezia di un indovino di Hong Kong del 1976. Non prendere aerei è la scusa con sé stesso per indagare un’Asia magica e misteriosa, dove le decisioni vengono prese dietro al consulto degli indovini.

Per tutto il 1991 si sposta in auto, treno o nave, e in questo modo assiste ai grandi eventi storici da una prospettiva unica. Sono gli anni della caduta dell’Unione Sovietica e dopo il golpe contro Michael Gorvaciov, Tiziano Terzani attraversa, in treno, buona parte delle ex Repubbliche Socialiste Sovietiche e scrive Buonanotte Signor Lenin.

Cronache dall’India, spiritualità e medicina

Negli anni successivi Tiziano Terzani e la sua famiglia di trasferiscono in India e i suoi diari affrontano il peso dell’Islam nel Kashmir e in Pakistan, i premi letterari, lo scetticismo verso le religioni, un desiderio di dialogo con l’Islam.

Inizia qui la parte per me più faticosa da leggere perché è un continuo interrogarsi e scavare sul senso della vita. Nel 1997 gli viene diagnosticato un cancro e i suoi diari raccontano il suo modo di affrontare la malattia, la curiosità verso una medicina alternativa che curi l’anima prima della malattia, ma anche il bisogno pressante di isolarsi dal mondo, famiglia compresa.

Nell’ultima parte di Un’idea di destino torna più volte il rifiuto del consumismo e di un mondo occidentale (o giapponese) privo di valori. Secondo Tiziano Terzani però il misticismo asiatico, indiano in particolare, non è la soluzione. Prova ogni gruppo di meditazione, si chiude negli ashram e analizza tutto con lucidità e cinismo. Negli occidentali rifugiati negli ashram infatti vede più una religione prêt-à-porter che dell’autentica spiritualità:

(…) ho sentito che inizio a puzzare di quell’odore dei monaci: odore di castità, di cibo senza piacere, di negazione della carne (…) Oggi, come vedi: giorno di crisi ideologica, ma ugualmente bello e sereno.

Alla fine trova il suo rifugio a Binsar, davanti alle montagne dell’Himalaya, dove fa le riflessioni più profonde prima di capire che dentro di lui resta comunque un autentico fiorentino scettico su tutto.

Un'idea di destino di Tiziano Terzani

Un’idea di destino, libro postumo di Tiziano Terzani, con manine piccole e carine acchiappa-like

La riflessione sul viaggiare di Un’idea di destino

Se abbiamo amato gli altri libri di Tiziano Terzani, Un’idea di destino chiude perfettamente il ciclo del nostro autore preferito. Ecco una sua bellissima riflessione sul viaggiare:

(…) perché si viaggia? Per me è un modo di scappare dal conosciuto in cerca di qualcosa che non conosco… un modo per scappare da casa per cercare casa. “La strada è casa”, dice Chatwin, che pure, nonostante il suo “nomadismo”, a sentire la malalingua della sua editor restava volentieri e a lungo nelle belle case degli altri.
Di solito i viaggiatori scrivono di sé, come Naipaul, del mondo che si sono lasciati dietro o di quello che hanno davanti. Io viaggio perché mi rendo conto di non avere granché dentro di me e mi sarebbe impossibile voyager autour de ma chambre
Viaggiare è un’arte. Il problema è che oggi viaggiano tutti e con ciò si rovina il mondo, si inviliscono i veri viaggiatori. Ancora all’inizio del secolo si viaggiava senza passaporto, ma con un biglietto da visita, una lettera di presentazione. Anche l’utilità del viaggiare è scaduta. (…) Oggi coi satelliti non c’è più bisogno di viaggiatori.
Eppure i viaggiatori continuano a esistere perché, profondo nella psiche, si cela l’archetipo di tutta la mitologia: Gesù che sempre viaggia; il figliol prodigo, l’eroe delle leggende, è il figlio degli dei che si perde e che ritorna dopo un lungo peregrinare.
Il sogno di ogni viaggiatore è quello di arrivare là dove nessuno è stato.
Le valigie con cui si parte sono diverse da quelle con cui si torna.
Le grandi gioie del viaggiatore: quelle del partire e quelle del tornare.

E ancora quest’altra citazione che mi fa chiedere cosa avrebbe potuto pensare Tiziano Terzani di noi travel blogger:

I grandi viaggiatori seguono regole loro, spesso non scritte. Evitano gli altri, ma lasciano a volte tracce come per ingelosire chi passerà dopo, come i cani che marcano gli alberi per delimitare il loro territorio per dire: “Qui ci sono già stato”.

Ci sarebbe ancora molto da scrivere su Un’idea di destino, ma lascio a voi la scoperta di questo Tiziano Terzani così complesso e spirituale. Io mando pubblicamente un grande grazie a Giorgia di Love is an owl per questo regalo così pieno di riflessioni. Voi invece fatemi sapere nei commenti se avete letto questo libro o altri saggi di Terzani ⬇︎L

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