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L'Appalachian Trail raccontato da Bill Bryson nel suo libro Una passeggiata nei boschi

Una passeggiata attraverso gli Appalachi con Bill Bryson

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Per sopravvivere alla calura estiva, prima di far installare i condizionatori in casa, scappavo in montagna a Bardonecchia per prendere il fresco ogni volta che mi era possibile, e mentre ero su ne approfittavo per fare anche qualche rigenerante passeggiata nei boschi. Non sono una sportiva, ho ancora in mente alcune terribili camminate con gli scout, ma passeggiare nel verde è totalmente rigenerante, soprattutto per chi di noi ha una vita molto sedentaria.

Chiacchierando con Margherita di Viaggi possibili abbiamo scoperto di aver entrambe letto il libro di Bill Bryson A walk in the Woods, lei in inglese, io la versione in italiano Una passeggiata nei boschi. Bill Bryson è famoso per essere un autore di libri di viaggio come Diario africano, Una città o l’altra, In un paese bruciato dal sole, Notizie da un’isoletta, Breve storia di (quasi) tutto. E poi per le camminate in montagna. Lascio quindi la parola a Margherita, in modo da farvi scoprire il libro che ogni cittadino dovrebbe leggere prima di avventurarsi in un cammino nella natura selvaggia.

Locandina del film A Walk in the Woods

Locandina del film A Walk in the Woods, tratto dal libro di Bill Bryson

Dal film al libro di Bill Bryson A Walk in the Woods

Inizio facendo un mea culpa grande come una casa: A Walk in the Woods è uno dei pochi libri di cui abbia visto prima il film. Ebbene sì, A spasso nel bosco (il titolo originale è, appunto, A Walk in the Woods) è un film del 2015 diretto da Ken Kwapis che vede la partecipazione di Nick Nolte, Robert Redford ed Emma Thompson, per citare solo alcuni nomi. L’ho visto nella mia casetta di Pisa, mezza morta sul letto durante un virus influenzale. È un film carino, niente da dire… ma a mio avviso non è bello nemmeno la metà di quanto lo sia il libro, acquistato online impulsivamente subito dopo la visione e che vi consiglio caldamente di leggere in lingua originale. Sì, perché la qualità di Bill Bryson che più salta all’occhio è proprio il suo stile narrativo: vivace, ironico, pungente, acuto e mai banale, pieno di giochi di parole e battute a raffica… un ritmo molto difficile da riprodurre in traduzione. Ma andiamo con ordine.

A Walk in the Woods di Bill Bryson

A Walk in the Woods di Bill Bryson, in italiano Una passeggiata nei boschi

Un giorno, poco dopo il suo trasferimento assieme alla famiglia nel New Hampshire, Bryson esce per fare una passeggiata e si ritrova davanti a un cartello, che annuncia che proprio di lì passa nientemeno che un tratto del Sentiero degli Appalachi (noto in inglese come Appalachian Trail). Lo spirito intraprendente di Bryson che ha viaggiato, in solitaria e non solo, in Europa, Australia, Stati Uniti e tanto altro ancora ne viene inevitabilmente stuzzicato, tanto che decide di raccogliere quante più informazioni possibili sul percorso, equipaggiarsi a dovere e partire. Ben presto, però, Bill inizia a comprendere appieno la difficoltà del viaggio, notorio per mietere statisticamente tre o quattro vittime ogni anno. Le fatalità sono svariate: morti per annegamento, ipotermia, omicidio, incontri poco fortunati con gli orsi… È allora che Bryson pensa di cercarsi un compagno, non fosse altro che per tranquillizzare la moglie.

Prevedibilmente, tutte le persone contattate si defilano gentilmente… tranne Stephen Katz: amico di lunga data e precedente compagno di viaggio di Bill, è ora un ex alcolizzato con problemi di salute e sovrappeso, e si offre entusiasticamente di accompagnarlo. Non sembra certo il profilo ideale per percorrere il Sentiero degli Appalachi; dopo molti tentennamenti, tuttavia, Bill accetta la proposta e i due si mettono in cammino. Il viaggio diventa così il mezzo catartico attraverso cui recuperare un’amicizia ormai appesa a un filo a causa di stili di vita completamente diversi: i due camminano insieme, si perdono nel bosco, si separano e si ritrovano, litigano e si riuniscono e, nonostante le scaramucce e le frecciatine, a ogni chilometro che si lasciano alle spalle è sempre più evidente l’affetto decennale e indissolubile che li lega.

A Walk in the Woods di Bill Bryson, o gli Appalachi a domicilio

Bill e Katz affrontano insieme sfide e inconvenienti di ogni tipo: Mary Ellen, camminatrice fastidiosa e saccente che insiste per far loro compagnia e che viene prontamente seminata, un incontro notturno ravvicinato con una coppia di orsi, numerosi momenti di crisi, le ricadute alcoliche di Katz, rovinosi tentativi di guadare torrenti e molto altro. Il tutto condito dalla brillante scrittura di Bryson, che non mancherà di farvi sganasciare dalle risate (pochissimi libri sono riusciti finora a farmi ridere di gusto, e quelli di Bill Bryson sono sicuramente fra questi). La sua capacità descrittiva dà il meglio nello sciorinare i diversi personaggi incontrati sulla Trail; oltre a Mary Ellen, memorabili sono anche i due giovani pellegrini incontrati in uno dei tanti rifugi, di cui riporto questo breve dialogo:

“Did you ever feel like giving up?”
The girl thought for a moment. “No,” she said simply.
“Really?” I found this amazing. “Did you never think, ‘Jeez, this is too much. I don’t know that I want to go through with this’?”
She thought again, with an air of encroaching panic. These were obviously questions that had never penetrated her skull.
Her partner came to her rescue. “We had a couple of low moments in the early phases,” he said, “but we put our faith in the Lord and His will prevailed.”
“Praise Jesus,” whispered the girl, almost inaudibly.
“Ah,” I said, and made a mental note to lock my door when I went to bed.
“And God bless Allah for the mashed potatoes!” said Katz happily and reached for the bowl for the third time.

Il Sentiero degli Appalachi è probabilmente uno dei percorsi escursionistici più ardui di tutti gli Stati Uniti, per non dire del mondo; una vera sfida per appassionati di trekking e avventurieri. Il tracciato si estende lungo la catena degli Appalachi per circa 3510 chilometri, sulla costa orientale degli USA; collega il Monte Springer al Monte Katahdin e attraversa ben quattordici stati (Georgia, Carolina del Nord, Tennessee, Virginia, Virginia Occidentale, Maryland, Pennsylvania, New Jersey, New York, Connecticut, Massachusetts, Vermont, New Hampshire e Maine). Vero e proprio Everest dell’escursionismo, l’AT – come viene spesso abbreviata – è stata ideata da Benton McKaye nel 1921 e inaugurata nell’ottobre del 1923. Da allora richiama ogni anno migliaia di aspiranti thru-hikers (termine che sta a indicare chi percorre il sentiero dall’inizio alla fine), di cui un buon 25% composto da donne. Secondo Zach Davis del Co-op Journal, inoltre, i thru-hikers arrivano a perdere in media 30 chili durante l’impresa e a spendere circa 10.000 dollari fra equipaggiamento iniziale e vitto e alloggio durante il percorso, per un totale di circa 165 giorni di viaggio. I pericoli rappresentati da un itinerario del genere, che si snoda perlopiù nella natura selvaggia statunitense, sono molteplici, non ultimi quelli costituiti dalla fauna locale (come l’orso nero e i numerosi serpenti velenosi).

Indicazione del sentiero Appalachian Trail

Indicazione lungo il sentiero Appalachian Trail, foto di David Paul Fulmer

In ogni caso, il sentiero conta più di 250 rifugi disseminati lungo la via (a circa una giornata di marcia l’uno dall’altro), spesso gestiti da volontari e a servizio libero. È certamente un viaggio non per tutti, e uno dei particolari più liberatori di tutto il libro è proprio la totale assenza di rigidità nell’atteggiamento dei due amici in questo senso. Da qualche parte sulle Smoky Mountains, i compagni si rendono più o meno serenamente conto di non essere in grado di percorrere l’AT in tutta la sua lunghezza… e invece di disperarsi, iniziano a rilassarsi e a godersi davvero il cammino.

Inoltre, dopo una pausa durante l’estate, Bill continuerà il viaggio in solitudine, poiché Katz lo raggiungerà solo in un secondo momento. È proprio dopo aver raggiunto il Maine che i due si rendono conto di aver voglia di tornare a casa. Ciononostante, il libro finisce con toni decisamente positivi, ricordando al lettore che la frase trita e ritrita “l’importante non è la meta ma il viaggio” ha in realtà un significato ben più profondo di quanto spesso si creda.

Fatemi sapere nei commenti se questa bellissima recensione di Margherita di Viaggi possibili vi ha convinto a intraprendere un cammino a piedi, o almeno a leggere il libro di Bill Bryson!

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8 commenti

silviamaggionisilvia 08/09/2018 - 16:16

hum ammetto di non averlo letto, ne di averlo visto in giro! ora grazie a te rimedierò e tornerò con un commento su cosa penso del libro! grazieeee!

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Paola 09/09/2018 - 7:56

Yeah! Contentissima di averti dato un’idea di lettura 🙂 io ho scoperto questo autore per caso e l’ho apprezzato tantissimo!

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Francesca | Chicks and Trips 15/08/2018 - 15:24

io Bill Bryson lo adoro! Ha uno humor tutto inglese, per essere americano XD non conoscevo questo libro e non ho neanche visto il film, devo assolutamente rimediare! Comunque ti dico… no, non mi ha convinta a intraprendere un cammino del genere a piedi XD

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Paola 15/08/2018 - 15:30

Ahahah se non ti ha convinto lui ho in programma per il blog un’intervista a una blogger camminatrice per il prossimo mese 😉

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Simona 22/07/2018 - 13:35

Grazie ad entrambe per avermelo fatto scoprire perché ahimè io non lo conoscevo! Sembra davvero una bella lettura e l’autore un tipetto niente male! 😉

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Paola 23/07/2018 - 20:11

Il libro su questo percorso mi è piaciuto molto, ora sono curiosa di leggere qualcosa in lingua originale, devo solo trovare il tempo 😉

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Elizabeth Sunday 17/07/2018 - 11:25

Che bell’articolo! Proprio in questo momento sto leggendo dello steso autore “The lost continent”, sul suo viaggio in solitaria per le piccole e sonnolente città americane. Scoprii Bill Bryson entrando per caso in una libreria che vendeva libri di seconda mano in Inghilterra: iniziai a leggere il prologo, scoppiai a ridere e me ne innamorai. Il suo senso dell’umorismo è un ottimo compagno di viaggio per chi ama le avventure in solitaria.

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Paola 17/07/2018 - 12:04

Pensa che Bill l’ho scoperto per caso anche io, ma in un locale che offre un servizio di book crossing: ogni tanto faccio pulizia di libri a casa e l’orso dalla copertina verde mi ha fatto troppa simpatia quindi l’ho preso in scambio! Sicuramente il prossimo obiettivo sarà leggerlo in inglese 😉

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