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Sylvie di Viaggiare zaino in spalla

Cammini zaino in spalla per sfidare noi stesse e riscoprire la lentezza del viaggio

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Il mio modo di viaggiare negli anni è passato da selvaggi low cost zaino in spalla con voli alle sette del mattino a orari comodi con le migliori compagnie di linea e soggiorni nelle lounge aeroportuali, ed infatti la tagline di Pasta Pizza Scones indica ‘avventure chic’ invece di ‘viaggi stancanti’. Pur essendo parecchio distante dalla mia idea di viaggio però mi ha sempre affascinato l’idea di percorrere un cammino a piedi, probabilmente perché sono cresciuta lungo la Via Francigena, ma soprattutto perché amo le sfide. Ho quindi posto a Sylvié di Viaggiare zaino in spalla tutte le domande che mi passavano per la testa su percorsi e cammini e ne è uscita una splendida intervista sui viaggi e sui nostri limiti, oltre alla voglia di fare lo zaino e partire!

Santiago, il cammino dei pellegrini più conosciuto in Europa

Se pensiamo a un cammino ci viene in mente subito quello di Santiago, organizzato con ostelli e ripari lungo la strada e conchiglie a dimostrare il nostro passaggio. Sicuramente conosciamo anche qualcuno che ne ha percorso qualche chilometro a piedi o in bicicletta, e la stessa Sylvié ha iniziato a camminare proprio per raggiungere Santiago de Compostela.

🐚 I cammini devono essere necessariamente legati alla fede? Il primo che mi viene in mente è il cammino di Santiago, strettamente connesso alla religione cattolica.

Credo ci sia un po’ di confusione nella definizione di cammino. Non tutti i cammini sono pellegrinaggi religiosi. Lo stesso cammino di Santiago, chiamato un tempo la Via delle Stelle e nato molto tempo prima dell’avvenuta del cristianesimo, può essere intrapreso sia a fini religiosi che spirituali o semplicemente perché uno vuole mettersi alla prova. In ogni caso il cammino diventa sempre qualcosa di più profondo di una semplice attività fisica perché, in un modo o null’altro, è un’esperienza che lascia dentro qualcosa di forte, importante, che alimenta la nostra anima.

Sul Cammino di Santiago ogni anno passano migliaia e migliaia di persone, di ogni credo, religione e nazionalità. Io per prima non mi considero cristiana, poiché da anni pratico una filosofia di vita molto giù vicina alla religione buddista, ma il cammino l’ho intrapreso senza mettermi troppi problemi sul perché. Molti pellegrini ne capiscono il senso solo dopo che lo hanno concluso. Io, ad esempio, mi sono emozionata più all’arrivo a Finisterre che a Santiago. Finisterre, anticamente conosciuta come la fine del mondo, è il chilometro 0 ed è considerato simbolicamente il luogo “dove tutto finisce e tutto comincia”.

Camminando ho ritrovato una parte importante di me che avevo dimenticato per strada e questo mi ha permesso di sentirmi finalmente completa quindi al di la del credo è sicuramente un cammino che ti rimette in contatto con la tua anima.

🐚 Per te iniziare a camminare è stato un percorso di rinascita, ci puoi raccontare come mai hai deciso proprio per il cammino di Santiago?

Ne sentii parlare per la prima volta tanti anni fa, intorno al 2003/2005, da una mia carissima amica che aveva sentito i racconti di un suo parente che l’aveva fatto. Ricordo come fosse ieri l’enfasi e l’entusiasmo con cui lei me ne parlò. Lo descriveva come una grande avventura che ti cambia la vita. Non so spiegarti cosa successe quel giorno, eravamo in un bosco e credo che la natura in quel momento ci abbia messo un po’ della sua magia. Sta di fatto che quel seme è germogliato ed è cresciuto sempre di più. Inizialmente fu come un sogno ad occhi aperti che pensavo impossibile da realizzare, considerata anche la mia situazione di salute e la totale mancanza di attività fisica.

Gli anni successivi mi dimenticai persino della sua esistenza, ero presa da tanti progetti. Poi, un giorno, qualcosa in me scattò. A causa di alcune esperienze negative cominciai a rivalutare molte cose compreso il fatto di poter realizzare i miei sogni. Sin da adolescente ho sempre percorso cammini introspettivi e spirituali che mi hanno aiutata a superare traumi, paure e limiti. Era però arrivato il momento di intraprendere anche un cammino più fisico e mettermi così alla prova anche sul mio lato più fragile ovvero la salute. Così ho ricominciato a pensare a quel famoso cammino di cui avevo sentito parlare e ho cercato tutte le informazioni utili.

Mi sono data un anno di tempo per prepararmi, sia fisicamente che mentalmente. In questa fase di preparazione ho anche capito che dovevo fare questa esperienza da sola, proprio per comprendere fino in fondo il mio potenziale. Mi allenai duramente, camminando anche sulla neve, visualizzando quel sogno sempre più vicino. Infine presi coraggio e feci finalmente il biglietto, di sola andata: partii il 24 Aprile 2017 e dai Pirenei riuscii a percorrere cinquecento chilometri. Dovetti interrompere per via di una improvvisa tendinite ma non mi sono comunque data per vinta e quest’anno ho ripreso da dove avevo lasciato. Sono arrivata a Santiago e poi finalmente a Finisterre. È stata davvero una grande rinascita.

Sylvié di Viaggiare zaino in spalla a Finisterre

L’arrivo a Finisterre di Sylvié di Viaggiare zaino in spalla

Il cammino come una sfida per i viaggiatori

Se per Sylvié il suo primo cammino è stato un modo per mettersi alla prova e lo stesso vale per molti altri camminatori, alcuni con disabilità tali da farci ammirare la loro forza d’animo, ci sono anche viaggiatori che partono cercando sé stessi e il loro equilibrio, ma anche famiglie con bambini. Se siete curiose come me di scoprire il tipo di persona che parte zaino in spalla, proseguite a leggere questa intervista per capire se un cammino è davvero adatto a tutti come sembra!

🐚 Un cammino è un viaggio introspettivo oltre a essere un percorso a piedi, a chi lo consigli?

Camminare, soprattutto se fatto a stretto contatto con la natura e per lunghi chilometri, ci permette di riuscire ad entrare con più facilità dentro di noi. Il ritmo dei nostri passi e la bellezza dei paesaggi, infatti, smorzano il rumore assordante delle nostre vite frenetiche. La mente pian piano si alleggerisce, la fretta si placa e tutto riacquista un ritmo più equilibrato. Cambia persino la prospettiva di come osserviamo le cose. Possiamo dire quindi che camminare è come un mantra, una meditazione per la nostra mente e il nostro spirito.

Oltretutto la camminata ha anche tantissimi effetti benefici per la nostra salute e il nostro fisico e consiglio questa pratica a tutti poiché è come una boccata di ossigeno mentale, fisico e spirituale. Ognuno naturalmente con i propri tempi, il proprio passo, imparando ad ascoltare il proprio corpo. Non c’è fretta. L’importante è andare. Anche senza una meta precisa. Perché, come dicono i pellegrini di Santiago, “il cammino è la meta”. Nel mio caso, avendo diverse patologie, ho dovuto spazzare le tappe e imparare a capire i segnali del mio corpo. Ho deciso di fare l’intero cammino francese, ma ognuno può scegliere in base a come si sente e percorrere anche solo gli ultimi cento chilometri. Non si è meno pellegrini per questo, non sono il numero di chilometri che rendono un cammino speciale. Ogni cammino è personale e unico.

🐚 Sulla tua pagina Facebook Viaggiare zaino in spalla hai dato spazio al cammino di due amici di cui uno in sedia a rotelle. Credi che un percorso del genere sia adatto anche a chi ha una disabilità?

Il Cammino di Santiago è talmente ben strutturato che ti da la possibilità di organizzare le tappe come se stessi creando un vestito su misura. Ci sono tante testimonianze di pellegrini, anche italiani, che pur avendo svariate disabilità hanno intrapreso il cammino. Tra di loro c’è per esempio Ivan che, in carrozzina e assieme all’amico Nicola, ha percorso più di cinquecento chilometri della Via francese. Oppure mi viene in mente Paolo che, sempre in sedia a rotelle, ha percorso trecentocinquanta chilometri con cinque amici che a turno hanno spinto la sua carrozzina per promuovere un progetto di solidarietà.

Io ho camminato con Michele, un pellegrino italiano che non ha l’uso della mano ma che questo non gli ha impedito di intraprendere il suo cammino. E sia chiaro, non voleva mai aiuto per caricarsi lo zaino, allacciarlo o quant’altro. Ci sono poi anche persone che hanno intrapreso il cammino con malattie come il cancro o la sclerosi multipla, ad esempio Andrea Spinelli che ha percorso l’intero cammino di Santiago, dai Pirenei fino a Finistrerre, pur avendo un cancro al pancreas e che da allora non si è più fermato arrivando a percorrere più di novemilacinquecento chilometri. A proposito, a breve uscirà anche il suo bellissimo libro Se cammino, vivo che consiglio vivamente.

Per quanto mi riguarda invece ho voluto intraprendere il cammino di Santiago nonostante le mie diverse patologie croniche come ad esempio la forte insufficienza epatica ed una osteoporosi precoce, entrambi dovute da una vita di trasfusioni fatte prima del trapianto di midollo osseo. In passato queste patologie mi hanno limitata tanto ma, proprio grazie al cammino, ho capito che la maggior parte dei limiti erano solo nella mia testa. Sul cammino infatti ho imparato ad ascoltare il mio corpo e realizzare tutto con i miei tempi senza però doverci rinunciare.

🐚 E alle famiglie con bambini?

Anche in questo caso il Cammino di Santiago è forse uno dei cammini dove si possono più facilmente incontrare famiglie con bambini al seguito, anche molto piccoli. Io per esempio incontrai sia un papà italiano che faceva il cammino assieme alla figlia di tre anni sia una mamma e papà con due bimbi di cinque e otto anni. In caso si voglia percorrere il cammino con bambini si deve tenere conto dei chilometri totali da intraprendere poiché saranno proporzionati al potenziale dei più piccoli. Ad ogni modo è consigliato spezzare le tappe giornaliere in modo da non farli stancare troppo. Sulla Via francese è possibile trovare albergues che, su prenotazione, possono offrire anche camere private in modo da non far dormire i bambini nelle camerate. Sempre sulla Via francese si può usufruire di molti servizi come farmacie, market, mezzi pubblici e trasporto zaino che non si sa mai potrebbero essere utili.

Gli altri cammini nel mondo oltre a quello di Santiago

Il cammino di Santiago è sicuramente il più conosciuto, ma in Europa e nel resto del mondo ce ne sono parecchi altri, alcuni dei quali strutturati con mappe e rifugi. La nostra esperta di cammini zaino in spalla Sylvié di seguito cita qualche percorso interessante negli USA, in Francia, in Italia, in Inghilterra e persino in Giappone!

🐚 Esistono cammini ‘laici’ strutturati come il cammino di Santiago?

Il mondo è pieno di cammini più o meno organizzati. Mi viene in mente, per esempio, il noto sentiero degli Appalachi diventato ormai famoso anche grazie al Film con Robert Redford, ma anche l’Europa ha i suoi bei cammini, spesso vecchie mulattiere e sentieri rivalorizzati grazie agli enti del turismo e ai fondi europei. The Wicklow Way, in Irlanda, è un cammino che mi piacerebbe percorrere.

Anche l’Italia non è da meno, si pensi per esempio alla nota Via Francigena, cammino religioso che portava i pellegrini europei a Roma e ora percorso da tutti gli appassionati di trekking. La Via degli Dei, la Via del Sale, il Cammino delle cento torri sono altri esempi di cammini laici ben organizzati. Certo va comunque detto che, quanto a organizzazione, il cammino di Santiago (sopratutto la Via francese) non la batte nessuno poiché ha tanti servizi e una rete capillare di strutture ricettive a prezzi davvero bassi. Ad ogni modo i sentieri dei cammini che ho citato sono tutti ben segnalati e mappati.

🐚 Cosa ne pensi dei trail inglesi? Ho visto che ce ne sono parecchi lungo la costa, pensi di farli?

Ho sentito parlare del South Coast Path ma è parecchio lungo, mille chilometri, però volendo si potrebbe decidere di farne anche solo un pezzo. Un altro cammino che mi sembra interessante da percorrere è la Via Francigena. Quella che si trova in Inghilterra è un tratto piccino, da Canterbury a Dover, poi da lì, saltato il mare, questo cammino porta fino in Italia tramite l’antica via di pellegrinaggio che conduceva a Roma. Purtroppo non sono molto informata dei cammini inglesi quindi non me ne vengono in mente altri, ma sarebbe bello scoprirli.

🐚 Ti stai preparando ad un cammino in Giappone, cosa cambia rispetto ai cammini europei?

Quello che andrò ad intraprendere è un piccolo cammino, chiamato Kumano Kodo, che per me ha un grande valore simbolico visto che si tratta di un trail gemellato con il Cammino di Santiago. L’organizzazione dell’intero percorso non ha nulla da invidiare a quello Spagnolo, sia per quanto riguarda la segnaletica sia per i servizi presenti. Sul fronte ricettivo, per esempio, si hanno diverse possibilità tra cui quella di alloggiare a stretto contatto con le famiglie del posto. Sarà sicuramente un’esperienza bellissima.

Una grande differenza ci sarà invece per quanto riguarda le tappe giornaliere che, in Giappone, si concludono sempre ai piedi di un tempio buddista o scintoista. L’usanza è quella di fermarsi lì per una breve cerimonia di meditazione prima di recarsi agli alloggi. Per me questa sarà una grande occasione spirituale perché finalmente potrò fare la mia solita meditazione in un tempio sacro e nella terra che ho sempre sognato di vedere.

Anche i paesaggi saranno sicuramente molto diversi da quelli europei: ci troveremo a camminare in foreste di bambù, attraversare ponti tibetani, scarpinare tra sentieri e salite immersi nel verde che si aprono su panorami mozzafiato e percorrere gradini ricavati dalle radici di alberi secolari. Saremo avvolti dall’energia mistica di una terra che spiritualmente è molto più evoluta della nostra. L’ospitalità e la cordialità dei Giapponesi, poi, è conosciuta in tutto il mondo quindi credo che sarà un’esperienza molto profonda anche a livello umano.

Sylvié di Viaggiare zaino in spalla a Møns Klint in Danimarca

Sylvié di Viaggiare zaino in spalla a Møns Klint in Danimarca

I preparativi per la partenza: chi e cosa portare con noi prima di affrontare questa sfida

Una volta scelto il nostro cammino, quello su cui sudare e meditare a ogni passo, arriva il momento di scegliere con chi e cosa partire. Io da neofita assoluta non saprei neanche dirvi se i cammini zaino in spalla sono percorsi da fare da soli o in compagnia, ma per fortuna anche in questo caso arriva in mio soccorso Sylvié che ci racconta sia di compagni di viaggio speciali che di una solitudine impossibile nel ritrovare gli stessi viaggiatori a ogni tappa, così come ci illumina su cosa serve davvero in viaggio.

🐚 Di solito con chi viaggi? I cammini sono dei viaggi da fare in solitaria o in compagnia?

Sono partita per il Cammino di Santiago da sola e lo consiglio a tutti ma ti dirò, da sola non sono mai stata veramente. Lungo la via si incontrano spesso pellegrini di ogni nazionalità ed è molto facile stringere amicizie o conversazioni più o meno profonde. Poi magari ci si perde del tutto o ci si ritrova in ostello a fine tappa o dopo qualche tempo, nelle tappa più avanti.

Nel cammino francese ho stretto tante belle amicizie con italiani e stranieri, persone speciali che tuttora sento anche grazie a internet. Il mio prossimo cammino in Giappone invece lo intraprenderò assieme ad un gruppo di pellegrini che ho conosciuto virtualmente nei social network, su dei gruppi dedicati proprio ai cammini. Altri viaggi zaino in spalla li ho intrapresi sia in solitaria, come quello in Irlanda, che in compagnia. Con mio marito, per esempio, abbiamo fatto diversi viaggi in cui la camminata a piedi è stata determinante. L’ultimo l’anno scorso a New York, dove ogni giorno percorrevamo dai quindici ai diciassette chilometri al giorno a piedi. Aver visto Manhattan in lentezza ci ha permesso di conoscere molto della quotidianità di una metropoli già frenetica e veloce di suo.

L’ultimo viaggio zaino in spalla che ho fatto quest’anno è stato invece a Bruxelles, con mia sorella, nel mese di Giugno. Anche in questo caso i chilometri a piedi, ogni giorno, superavano i quindici e questo camminare continuo ci ha fatto scoprire scorci nascosti che con i mezzi non avremmo mai visto. Luoghi lontani dallo sguardo disattento dei turisti. Come ad esempio i parchi urbani e la periferia, ricchi di murales e di urban art.

Ad ogni modo, che sia su sentieri immersi nella natura, nelle vie di grandi città o sui vicoli di piccoli borghi, da soli o in compagni, l’importante è ricominciare a viaggiare in lentezza. Perché camminando si vede ciò che solitamente sfugge. Si prende nuovamente contatto con noi stessi, con il battito del nostro cuore e con il ritmo cadente dei nostri passi, senza fretta. Lo zaino diventa il nostro vero compagno di viaggio, la nostra casa, che ci insegna a tener fuori il superfluo e dare un nuovo valore alle cose, facendoci capire ciò che è veramente importante. Viaggiare senza l’attaccamento alle comodità e alle cose superflue è una tra le cose più belle che si impara viaggiando zaino in spalla.

🐚 Cosa non deve mancare nello zaino quando si parte per un cammino o un’avventura zaino in spalla come le tue?

A tal proposito vorrei fare io una domanda a voi: cosa sareste disposti a rinunciare e lasciare a casa? Questa lotta all’attaccamento è il concetto principale per chi decide di viaggiare con lo zaino. Essendo la nostra nuova casa per tutto il viaggio dovrà essere anche il più leggero possibile (solitamente si cerca di non superare mai una percentuale che va dal 10% al 20% del proprio peso corporeo) quindi è indispensabile portare solo ciò che davvero useremo.

La prima regola di un pellegrino è fare una cernita di tutto ciò che vorrebbe portare con se e dividerla in tre categorie: cose vitali, cose importanti e cose utili. Consideriamo il fatto che solitamente in un viaggio del genere si dormirà spesso in ostello e quindi tra le cose vitali e importanti dovremo portare anche l’asciugamano e il sacco a pelo. Detto questo cominciamo a inserire nello zaino le cose classificate come vitali. Secondo me in questo gruppo non devono mai mancare l’acqua, alcune barrette energetiche da avere sempre appresso per ogni evenienza, il sacco a pelo, un asciugamano leggero in microfibra, il kit del primo soccorso che comprende anche la cura dei piedi, uno o massimo due cambi di indumenti, il kit lavanderia che comprende sapone, mollette e cordoncino per lavare la nostra roba ogni giorno, un copri zaino per tenere asciutto lo zaino se piove, il kit per l’igiene personale con davvero l’essenziale (spazzolino e dentifricio da viaggio, qualche cotton fioc, un docciaschiuma da viaggio, un deodorante e una piccola spazzola pieghevole con specchietto), lo smartphone (che io utilizzo anche come macchina fotografica, guida e con cui faccio le mie prenotazioni varie), una batteria extra per il cellulare.

Sul gruppo delle cose importanti ci faremo stare tutte quelle cose che non sono vitali, ma che ci possono veramente servire a seconda del tipo di viaggio intrapreso, come ad esempio una scarpa extra (solitamente un paio di sandali da trekking) per fare riposare il piede dalla solita scarpa se intraprendiamo lunghi cammini, i bastoncini da Nordic Walking a seconda del tipo di viaggio e se sono previsti dislivelli importanti, un poncho se prevediamo di andare in luoghi piovosi. In questa categoria consiglio di non farvi mai mancare una piccola torcia, un gancio o dei moschettoni e tutta l’attrezzatura che ritenete opportuno per documentare il vostro viaggio. Io personalmente ho optato per una action cam piccola e leggera da alternare al mio smartphone.

Solitamente questo è il gruppo delle cose utili è quello di cui possiamo fare a meno quindi valutiamo, in base al peso dello zaino raggiunto con gli altri gruppi, cosa lasciare a casa e cosa invece portare. Io in questo gruppo valuto di volta in volta se portarmi per esempio la crema solare che comunque posso facilmente reperire in giro, oppure un quadernino su cui annotare gli appunti che solitamente scrivo nel mio cellulare per risparmiare peso. Oppure se portare i tappi in caso dovessimo dormire in ostello e abbiamo il sonno leggero. Infine potremmo valutare se infilare nello zaino degli oggetti simbolici che ci ricordano casa e che ci terranno compagnia nei momenti di solitudine o nostalgia, l’importante è che siano piccoli e leggeri.

Ringrazio Sylvié per tutte le informazioni che ci ha dato e vi invito a seguirla sul suo blog Viaggiare zaino in spalla, pieno di informazioni utili per chiunque voglia intraprendere questa avventura. Scrivetemi nei commenti se anche voi avete percorso un cammino oppure se questo genere di viaggio è nella vostra bucket list!

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6 commenti

Eleonora - Avventure Ovunque 11/01/2019 - 23:25

Di tanto in tanto penso anche io al cammino di Santiago, è un’esperienza che mi piacerebbe davvero fare un giorno. Invece di molti altri cammini, come di quello in Giappone, non sapevo proprio nulla… ma ora mi sono incuriosita moltissimo!

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Paola 12/01/2019 - 1:39

Dopo aver impaginato l’intervista a Sylvié mi sono messa a cercare i passeggini da trekking per bambini anche se probabilmente non sarà un’esperienza che farò a breve 😉

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Valentina 02/11/2018 - 8:06

Molto interessante Paola questo post!!! I cammini mi attirano molto, soprattutto quello di Santiago, ma alla fine ho sempre optato per altre destinazioni! Non conoscevo il cammino in Giappone – me lo segno – e soprattutto non ho mai fatto un viaggio con solo uno zaino. Quando viaggio sono solita portarmi la casa… dovrei imparare da Silvie a portarmi l’essenziale!

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Paola 04/11/2018 - 23:23

Io sono molto essenziale come bagaglio, ma non ho ancora fatto nessun cammino… Silvia però ci ha raccontato di pellegrini con bimbo & passeggino quindi mai dire mai!

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Sylvié 13/10/2018 - 20:50

Grazie per l’opportunità che mi hai dato di poter raccontare un modo di viaggiare alternativo che mi ha cambiato la vita e grazie anche per la tua gentilezza e solarità, è stato un piacere essere tua ospite nel tuo bellissimo blog. ❤️Sylvié

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Paola 14/10/2018 - 18:34

Grazie Sylvié! Sono felicissima di poter contribuire con il mio blog a far conoscere la tua fantastica storia. Come ha appassionato me, sicuramente farà appassionare le mie lettrici ♥ e magari un giorno riusciremo anche a fare un pezzo di cammino insieme, sarebbe davvero bellissimo!

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