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Le avventure inglesi di Ylenia come Au Pair

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Spesso i travel blog come il mio nascono durante un viaggio particolare o un trasferimento all’estero perché su internet possiamo confrontarci con persone con le nostre stesse esperienze. Pasta Pizza Scones è nato quando sono andata a vivere in Inghilterra ed è stato il diario di viaggio su cui ho annotato il mio stupore per la moquette e i rubinetti doppi.

Anche per Ylenia il trasferimento in Inghilterra è stato la molla che l’ha spinta ad aprire il suo blog Yleniavventure, ricco di informazioni utili sulla vita da Au Pair, l’Inghilterra e viaggi in solitaria. Di seguito la nostra lunga chiacchierata sulla vita da expat 🇬🇧

L’esperienza di Ylenia in Inghilterra come Au Pair

Il blog di Ylenia racconta molto della sua esperienza di vita all’estero come ragazza alla pari, o Au Pair, un modo pensato per i giovani che vogliono trascorrere un periodo all’estero all’interno di una famiglia locale in cambio di aiuto con i bambini.

Ylenia a Londra

Ylenia a Londra

📌 Perché hai deciso di trasferirti proprio in Inghilterra?

Ho deciso di traferirmi in Inghilterra dopo un colloquio di lavoro in inglese nel quale mi sono accorta che non ero ancora in grado di esprimere la mia personalità, i miei interessi e le mie passioni in quella lingua. Mi mancava quella fluidità nel parlare che fa di te una persona piacevole da ascoltare, non solo una parlante della lingua inglese che si esprime in modo corretto. Inoltre da tempo volevo fare un’esperienza all’estero e quello è stato proprio il segnale che mi ha portato a prendere la decisione di partire. Tempo due mesi ed ero a Londra! Sono stata otto mesi in totale e ho deciso di trasferirmi lì perché l’Inghilterra offre grandi opportunità ed era il posto giusto dove potenziare la lingua. Inizialmente volevo andare in Germania, poiché studiando anche il tedesco volevo e tuttora vorrei migliorare anche quello, ma l’inglese veniva prima.

📌 Come mai hai deciso di partire come Au Pair e non trasferirti da sola?

La scelta di partire come Au Pair e non da sola è stata data semplicemente dal fatto che volevo proprio vivere all’interno di una famiglia inglese per calarmi nella loro cultura ed essere a contatto con l’inglese puro: ho diversi amici che si sono trasferiti in Inghilterra, chi a Londra chi in altre città, ma tutti sono finiti per lavorare, condividere la casa, spendere il proprio tempo libero con altri italiani e, ad oggi, loro stessi ammettono di non parlare inglese così bene. Io, invece, sono andata principalmente per quello, quindi era la scelta migliore e la via più semplice perché come Au Pair non devi trovarti una casa e la famiglia ti aiuta se devi aprire il conto in banca o chiedere il NIN.

📌 Che differenze hai notato tra vivere in Inghilterra e visitarla come turista?

Avevo già visitato l’Inghilterra due volte prima di andare, pochissimi mesi prima. L’impressione sia prima come turista che dopo era che non mi piaceva affatto! Cielo spesso grigio, il colore delle facciate delle case anche, tante regole da seguire, la mentalità per molte cose diversa dalla nostra. Poi però ci fai l’abitudine, l’arrivo della bella stagione cambia un po’ le cose e alla fine aveva anche incominciato a piacermi.

📌 Hai vissuto al sud di Londra, cosa ti è piaciuto di più della città e qual è il tuo luogo del ♥?

Della città ho amato la sua multiculturalità, il melting pot di etnie diverse, il fatto che a Londra non sei nessuno, ti puoi confondere tra migliaia di altre persone e passare inosservato. Tutto ciò non esiste a Savona, città dove vivo e che è sempre nel mio cuore, ma dove regna la ristrettezza mentale più assoluta. Dei luoghi di Londra che amo di più invece metto in cima alla classifica il quartiere di Notting Hill con il suo mercato. Mi piace perdermi in mezzo alla folla di turisti del sabato mattina, sballottata qua e là dalla gente intenta a comprare dischi, oggetti vintage, a farsi selfie davanti ai luoghi celebri dove hanno girato il film omonimo.

La vita di un’italiana in una famiglia inglese

Trasferirsi in una famiglia locale, come ha fatto Ylenia, ci permette di conoscere dall’interno la cultura e lo stile di vita di un Paese straniero, ma ci espone anche ad un culture shock non indifferente. Abitudini normalissime in Inghilterra possono sembrare strane in Italia e viceversa, così come è totalmente opposto il nostro concetto di ordine e disordine!

📌 Com’era la casa della tua famiglia inglese?

La casa dove vivevo si trovava nel sud di Londra, in una zona residenziale piena di villette indipendenti in tipico stile inglese. Due piani, ma comunque piccina, disordine all’interno inimmaginabile, portato non tante dalle bimbe quanto dalla madre che penso sia la persona più disordinata sulla terra. Anche se per questo non c’è neanche tanto da stupirsi in realtà: in quasi tutte le case inglesi in cui io sia entrata il disordine e il caos facevano da padrone!

Devo dire che sono stata fortunata perché non c’era la moquette in casa e tantomeno nel bagno, solo un semplice parquet. Giardino sul retro dove far giocare le bambine o fare il barbecue in estate, vialetto davanti dove parcheggiare le macchine. La casa mi piaceva, ma non era per niente accogliente dato il caos indescrivibile, ma dopo un po’ che ci vivevo la sentivo comunque come casa. Era calda, avevo la mia camera (super ordinata invece) e in cucina trovavo sempre ottimo cibo.

📌 Come erano i pasti in famiglia e quali differenze hai notato rispetto a come si mangia in Italia?

Ecco per rimanere sull’argomento cibo inizio col dire che la famiglia era inglese per metà o meglio il padre inglesissimo sia come aspetto che come origini, la madre inglese perché nata e vissuta a Londra, ma la cui famiglia è originaria dello Sri Lanka. Quindi devo dire che per fortuna di pasti in stile British ne abbiamo fatti ben pochi. Inoltre la mia host mum è una cuoca divina, lei proprio ama cucinare anche se nella vita fa tutt’altro e ogni giorno preparava qualcosa di diverso. Difficilmente mangiavo due volte lo stesso piatto, se non per mia richiesta poiché avevo particolarmente apprezzato. Tu non hai idea di quanti piatti diversi io abbia assaggiato in quei mesi! Tutti piatti asiatici, cingalesi o indiani, e per un’amante della cucina asiatica come me era veramente il top. Amo sperimentare sempre gusti diversi e il periodo a Londra per me è stato veramente il massimo. Durante la nostra seconda chiamata Skype per conoscerci mi avevano chiesto se avessi delle domande e io avevo chiesto proprio cose riguardo al cibo, preoccupata di cosa sarei andata a mangiare perché l’Inghilterra non è esattamente come l’Italia in quanto a gastronomia e cultura culinaria. La madre era tipo scoppiata a ridere dicendomi che non dovevo assolutamente preoccuparmi… meno male che non mentiva!

📌 Hai iniziato anche tu a bere tè ad ogni occasione ed hai una marca preferita?

Io bevevo tè già da prima, ma proprio ne trangugiavo a litri! Infatti tutti mi prendevano in giro, mi dicevano che andavo proprio nel posto perfetto per me. E anche dopo, una volta là, se durante le chiamate Skype mi vedevano sul letto, a gambe incrociate, a sorseggiare tè come se non ci fosse un domani, mi dicevano “mamma mia, sei ancora più inglesaaaa”!

Ho una marca preferita di tè, ma l’ho scovata per caso in un ostello in Germania due anni fa ed è inglese, ma a Londra non l’ho trovata da nessuna parte e per tutta la durata del mio soggiorno mi sono chiesta come fosse possibile. Al prossimo giro in Germania farò provviste perché ho finito le scorte.

📌 Hai assaggiato e ti sono piaciuti i prodotti tipici inglesi Marmite e Chocolate Orange?

La Marmite l’ho assaggiata eccome! La prima volta ho pensato facesse piuttosto ‘anguscia’ come diciamo qui in Liguria, ma siccome va sempre data una seconda opportunità e mi piace sempre assaporare gusti diversi ho riprovato più volte. Non ho mai finito per amarla e sinceramente non ho ancora ben capito di cosa sappia, ma come mi ha detto la mia host mum due giorni dopo essere arrivata “la Marmite o la odi o la ami!”.

Discorso ben diverso per la Chocolate Orange che ho letteralmente A-M-A-T-O fin dal primissimo assaggio! Erano le feste di Natale e alle bambine era stato concesso il cioccolato, perché di solito in casa era quasi bandito. Una di loro me ne diede un pezzo e mi innamorai all’istante di quello spicchio cioccolatoso dal sapore di arancia! Sembravo più bimba io di loro, ti giuro!

📌 Nella tua esperienza di Au Pair hai notato differenze tra l’educazione dei bambini italiani e quelli inglesi?

Ho trovato parecchie differenze nell’educazione dei bambini inglesi che ho avuto modo di conoscere rispetto a quella italiana. Ero partita con l’idea (e la speranza, aggiungo) che i bambini in Inghilterra, così come o forse soprattutto in Germania, Svizzera o comunque nei paesi nel nord diciamo, fossero ben educati, studiosi, tutti perfettini con le loro uniformi eleganti. I classici stereotipi di chi non ha avuto esperienze dirette sul posto: bambini italiani scalmanati, bambini inglesi, tedeschi o quello che vogliamo calmi e posati. In realtà non è proprio così. È chiaro che il tipo di famiglia dalla quale provengono incida veramente tanto sulla loro educazione, come normale che sia.

Posso dire che le ‘mie’ due bimbe così come altri bambini che ho conosciuto, cioè quelli seguite dalle mie altre amiche Au Pair, erano abbastanza vivaci. Non sono mancati episodi pesanti di maleducazione, di disubbidienza, ma anche gravi e pericolosi. Secondo me è la mancanza di regole che porta a situazioni tali: il problema più grande che ho riscontrato è stata propria la mancanza dei genitori in tante cose sia relative alla scuola, alle varie attività sportive, e ai sentimenti.

I miei host parents così come quelli delle altre ragazze o forse gli inglesi in generale passano le loro giornate al lavoro: dal mattino alle 7:00 quando escono di casa alle 20:00 quando rientrano. I bimbi a quell’ora sono già a dormire, perché in Inghilterra si cena alle 18:00 e alle 18:30 via, subito a letto! Non li vedono mai. E la domenica sono stanchi, quindi chiaramente stanno nel letto fino all’ora di pranzo e il pomeriggio fanno fare loro ciò che vogliono. In sostanza il punto è questo: fanno quello che vogliono, perché tanto non vi è nessuno a dare loro una guida, se non la ragazza alla pari.

Io ovviamente posso parlare solo per i casi che ho visto, ma era cosa diffusa. Poi all’uscita da scuola c’erano anche tante mamme che invece non lavoravano e seguivano i figli, quindi in quei casi è facile che la situazione fosse diversa. Per concludere ciò che saltava all’occhio era la mancanza di punizioni, il non essere severi, il non rimproverare i figli anche quando commettevano gesti veramente gravi. Queste le differenze che ho notato maggiormente. Penso che noi in Italia tendiamo, o magari bisogna usare il passato, non so, ad essere un pochino più severi e presenti, per questo dicono che siamo mammoni. Per il resto cosa vuoi, i bambini sono bambini… giocano, anche passando il tempo attaccati al cellulare già a sette anni, non si fanno problemi, sorridono. E penso che questo sia il bello che accumuna tutti i bambini del mondo!

Il ritorno a casa dopo un’esperienza all’estero

Io sono tornata da poco in Italia e mi manca terribilmente l’ordine e il rispetto della proprietà pubblica degli inglesi. Ylenia che invece è molto più giovane di me ha dato una risposta totalmente diversa!

📌 Ora che sei tornata, ti manca qualcosa dell’Inghilterra?

Mi manca l’indipendenza che avevo. Ero ospite in casa d’altri, ma la mia host mum non era la mia vera mamma. A loro di me importava e non importava, potevo fare ciò che volevo, all’ora che volevo. Non dovevo rendere conto a nessuno, il che per uno spirito libero come me vuol dire tutto. Nessuno per la strada guardava come fossi vestita o quanto perfetti fossero i miei capelli. Questo è ciò che mi manca dell’Inghilterra.

📌 Quali sono i souvenir che hai portato a casa per amici e parenti?

Ci credi che non sono riuscita a portare mica niente? In quei mesi ho capito che si può vivere con veramente poche cose, solo con l’essenziale. Quindi non avevo bisogno di chissà quanti bagagli, uno era più che sufficiente. Il problema è che era comunque pieno fino all’orlo e c’era zero spazio per regali vari. Ma torno a Londra tra poche settimane, quindi mi farò perdonare. A pensarci, però, qualcosa ho portato, dei pensierini fatti dalle bimbe con le loro manine, disegni, letterine o creazioni varie, che penso siano souvenir ancora più graditi.

Per approfondire invece l’argomento Au Pair vi consiglio di seguire Ylenia sul suo blog Yleniavventure perché ha scritto vari articoli ricchi di suggerimenti per chi desidera intraprendere questa esperienza. Se invece volete raccontare anche voi la vostra avventura in Inghilterra su Pasta Pizza Scones scrivetemi 📩

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30 commenti

ELEONORA TROVATO 31/01/2018 - 14:44

Ho 21 anni e spero anche io di fare prima o poi un esperienza simile, credo ti accresca sotto ogni punto di vista.. il mio problema purtroppo è la mancanza di coraggio ora come ora! Soprattutto avere a che fare con bambini piccoli. Un altro problema è la laurea imminente ahahah, chissà forse dopo, il coraggio mi verrà tutto insieme e allora partirò.

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Paola 01/02/2018 - 10:36

Puoi anche solo iniziare con una vacanza studio di un paio di settimane e soggiorno in famiglia, è più costoso però ti permette di vivere un’esperienza simile senza guardare i bambini 😉

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Giulia M. 30/01/2018 - 14:57

Quella della ragazza Au Pair non è una stata tra le mie esperienze, però ogni tanto mi capita di leggere articoli come questo perché m’incuriosiscono molto! Sia tu che Ylenia avete avuto modo di vivere “a metà” tra il mondo italiano e quello inglese, e mi è sempre sembrato un punto di vista potenzialmente molto interessante ^^

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Paola 30/01/2018 - 20:11

Impari un sacco della cultura locale in famiglia 🙂

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pasqualeeclaudia 24/01/2018 - 17:23

è un’esperienza che mi ha sempre incuriosita!! come il woofing e l’house keeping! chissà che prima o poi non riusciamo a provarne una!

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Paola 24/01/2018 - 20:38

Io avevo soggiornato in un appartamento in centro a Tel Aviv facendo la cat sitter, sono esperienze fantastiche anche quelle!

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pasqualeeclaudia 24/01/2018 - 22:00

❤❤❤

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drunkintravel 19/01/2018 - 16:13

Io ho deciso di partire prima dell’età giusta per poter lavorare, proprio come Ylenia avevo le stesse necessità di poter esprimermi e farmi capire in inglese. All’età di 16 anni sono andata un anno negli USA alla ricerca non solo di una conoscenza della lingua e della cultura. Quando ho finito la mia esperienza ho realizzato che ero andata alla ricerca di me stessa. È da tempo che penso di intraprendere il percorso che ha fatto Ylenia, e quindi di diventare una Ai pair, e questo articolo ha solo rafforzato la mia volontà! Grazie Paola, per aver condiviso l’esperienza di Ylenia, che ritengo molto utile per tantissime persone!

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Paola 19/01/2018 - 22:38

Anche la tua esperienza di un anno all’estero deve essere stata molto forte, specialmente a 16 anni!

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Lara C 05/01/2018 - 20:23

é stato davvero interessante leggere dell’esperienza all’estero di Ylenia! Se potessi tornare indietro nel tempo la farei sicuramente. E poi è proprio vero che è uno dei modi migliori per confrontarsi con le abitudini di un altro luogo e per imparare una nuova lingua. Molto bella l’idea dell’intervista per confrontarsi anche su come si vive diversamente un espatrio 😉

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Paola 05/01/2018 - 22:10

Per l’au pair molto dipende dalla famiglia in cui ti trovi, Ylenia si è trovata una splendida famiglia 🙂
Mi piace intervistare altri expat per raccontarci le nostre (dis)avventure all’estero!

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Dani 01/01/2018 - 14:28

Che bella esperienza di vita e che bella intervista

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Paola 04/01/2018 - 23:05

Ylenia poi è una ragazza davvero avventurosa, vale la pena seguirla sul suo blog per scoprire le sue prossime destinazioni 🙂

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Elisa 31/12/2017 - 19:47

Molto bello sapere di questa esperienza! Non ho mai pensato di fare l’au pair perché non amo i bambini ma credo sia molto interessante poter entrare in una famiglia e vivere veramente come le persone del posto. Brava!!

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Paola 31/12/2017 - 20:33

Alcuni bambini sanno essere davvero impegnativi, credo che trovare la famiglia giusta vada anche a fortuna, ma sentiamo Ylenia cosa ne pensa 😉

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Oltre le parole 30/12/2017 - 8:37

Vivere in famiglia è sempre il modo migliore per imparare al meglio la lingua e calarsi totalmente nella cultura e negli usi del luogo. Non ho mai fatto la ragazza alla pari ma quando andai in spagna per seguire un corso di lingua, scelsi di vivere in famiglia invece che in appartamento con altri studenti, proprio per avere un contatto maggiore con lo spagnolo vero! Bellissimo articolo, ci avete raccontato una bellissima esperienza!

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Paola 30/12/2017 - 9:44

Aspetto di leggere la tua avventura spagnola, quando sono andata in Spagna (giusto una settimana di vacanza) avevo apprezzato tantissimo la cordialità e gentilezza degli spagnoli

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robisceri 29/12/2017 - 16:56

Che intervista carina! Ylenia sembra una ragazza davvero matura e, a dire la verità, a me manca un’esperienza del genere. Non che mi sia fatta mancare l’estero ma si tratta di situazioni di cui, anche se vissute, si ha una certa nostalgia. Forse perché coincidono con il periodo dell’indipendenza, della libertà… Chissà. Comunque non è mai troppo tardi, no?

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Paola 29/12/2017 - 18:41

Forse per fare l’Au Pair c’è un limite di età, ma puoi sempre affittare una camera per vivere in famiglia e fare esperienza di volontariato 😉

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travelholicsouls 29/12/2017 - 15:04

La questione “au pair” la conosco da relativamente poco. Una mia amica, suggerito da una sua amica (che al mercato mio padre comprò) aveva deciso di partire alla volta di Monaco.
Io, reduce dalla maturità ed indecisa su cosa fare del mio destino avevo deciso di informarmi e capirne di più.
Mi piaceva (e mi piace) un mondo l’idea di entrare a contatto così stretto con persone di cultura così diversa dalla tua.. poi per motivi vari non son partita ma penso che Ylenia abbia fatto una scelta saggissima e sicuramente il suo inglese non zoppicherà più 🙂

Grazie per aver condiviso con noi quest’esperienza!

Un abbraccio.

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Paola 29/12/2017 - 15:54

Se non riesci più a partire come Au Pair puoi sempre affittare una camera in famiglia per vivere da vera inglese 😉

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Marta Sailis 22/12/2017 - 12:48

Quanti ricordi che mi vengono in mente leggendo questo articolo. A 22 anni mi sono trasferita a Londra con l’inglese piu’ maccheronico dei maccheroni stessi, inizialmente ho cercato lavoro come Au Pair solo che ero incappata in delle famiglie stranissime quindi nonostante l’ottima paga avevo optato per la ristorazione!

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Paola 22/12/2017 - 23:27

Ora però ci devi raccontare di queste famiglie stranissime!!!

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panannablogdiviaggi 18/12/2017 - 7:04

Che bella questa intervista! Conoscevo già Ylenia e ne hai colto pienamente lo spirito!

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Paola 18/12/2017 - 7:58

Grazie 🙂 mi è piaciuto molto raccontare la sua storia, Ylenia è simpaticissima e piena di energia positiva!

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claireinsicily 16/12/2017 - 15:13

è un’esperienza molto interessante. Mia sorella l’ha fatto negli Stati Uniti, vicino Chicago. Purtroppo per lei ha avuto un pò di difficoltà con la famiglia che la ospitava. Ma in generale è un’esperienza davvero formativa

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Paola 16/12/2017 - 16:44

Sicuramente in questo modo vedi davvero com’è vivere all’estero dall’interno e devi per forza di cose abbandonare le tue abitudini

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Cassandra - Viaggiando A Testa Alta 15/12/2017 - 15:02

Che esperienza veramente interessante! E’ stata sicuramente un grande momento di crescita! Sarai tornata diversa e più matura rispetto a quando sei partita!

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Sandra 15/12/2017 - 11:59

Molto interessante questo articolo, ora vado a vedermi il blog di Yle! Anche a me sarebbe piaciuto fare la ragazza alla pari, ma sono vecchia e non mi vogliono più :-p

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Paola 15/12/2017 - 19:51

Idem per me! Possiamo sempre fare le viaggiatrici solitarie all’avventura!!!

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