Il castello di Framlingham tra impressionanti mura fortificate e un pizzico di Storia

Castello di Framlingham

L’approccio verso la Storia è molto diverso da Italia a Inghilterra. Da noi qualsiasi vecchio edificio è sommerso da divieti di toccare i muri, fotografare, calpestare le aiuole, per cui sostanzialmente all’interno di un palazzo, castello o museo non si può fare nulla se non guardare gli oggetti esposti. In Inghilterra invece sono molto più permissivi, e se da un lato sento la mancanza di musei particolarmente curati o interessanti fuori dalle grandi città, dall’altro mi sento molto più leggera a visitare i siti dell’English Heritage Trust senza dover mostrare il solito rispetto forzoso verso i monumenti.

Tempo fa, quando sono venuti a trovarci uno dei fratelli di MyLove con moglie e figli, siamo andati a visitare il castello di Framlingham, vicino a casa nostra in Suffolk. Questo sito è perfetto per passare la giornata in compagnia senza stressarsi per la presenza dei bambini perché sono quasi sempre presenti delle animazioni pensate apposta per loro. Gli attori sono così convincenti che, fingendo di tenere d’occhio i nipotini, siamo finiti anche noi con il fiato sospeso per la storia di un povero fantasma intrappolato.

Giusto per chiarire, in Inghilterra “andare a vedere un castello” significa fare un picnic all’aperto nel giardino all’interno delle mura più che passare ore in un museo. A Framlingham il museo comunque c’era, ma davvero molto essenziale.

Anatomia del castello di Framlingham

Il wall walk, ovvero la passeggiata sulle mura, è l’attrazione principale del castello, e la vista mozzafiato sulla campagna del Suffolk è davvero emozionante. Il giro panoramico passa per le tredici torri di pietra del 1190 collegate in cerchio. Si sale su per una scala a chiocciola e poi si gira in cerchio fino a tornare al punto di partenza.

Vista dalle mura di Framlingham

Dal lato esterno delle mura si vedono un grande lago paludoso ed ettari di campagna con pecore e qualche drago. I draghi non ci sono davvero, stavo solo lasciando correre l’immaginazione, ma su quel muro ti senti davvero un cavaliere di re Artù intento a scrutare l’arrivo dei nemici. D’altra parte tutta la struttura è nata a scopo difensivo e l’altezza delle mura serviva per individuare eventuali aggressori a miglia di distanza.

La maggior parte degli edifici medievali interni invece sono scomparsi, lasciando solo una palazzina di fine ‘700 nata come casa per i poveri ed oggi adibita a museo. Il complesso è quindi surreale, enormi mura fortificate con un interno completamente spoglio e tenuto a prato inglese, con i tavolini su cui mangiare i paninis (proprio paninis, perché gli inglesi ahimè li pluralizzano).

Antichi edifici scomparsi

L’unico edifico presente all’interno delle mura del castello di Framlingham è la Poor House, costruita sulle fondamenta della Sala Grande medievale. Nel corso degli anni il castello è infatti passato da essere una residenza nobiliare ad un centro dove vivevano e lavoravano i poveri provenienti dai villaggi circostanti.

Sembra comunque che nel periodo di maggior prestigio di Framlingham, i Tudor abbiano ingrandito la cucina e le stalle originali del 1300, ma non resta nulla per confermarlo, se non delle nicchie e dei fori sul lato interno delle mura che dovevano essere stati caminetti o finestre.

Il periodo Tudor ha lasciato solo i caratteristici camini di mattoni rossi in cima alla maggior parte delle torri del castello, ognuno con uno stile e un disegno differente. Sembra che questi camini siano stati stati aggiunti solo per modernizzare e dare un tocco fashion al castello perché curiosamente nessuno ha mai funzionato come condotto di fumi o vapori.

Maria bloody Tudor e il momento di fama del castello di Framlingham

I Tudor comunque non si interessavano solo di design, erano anche ben immanicati nella storia inglese, ed il castello di Framlingham ha avuto il suo momento di gloria proprio grazie alla Maria famosa per gli spargimenti di sangue e per il cocktail Bloody Mary.

Alla morte di Edoardo VI nel 1553 infatti si aprì una complicata questione di diritti di successione mischiata a questioni religiose. Maria, non avendo raggiunto Londra in tempo per far valere le sue ragioni, si ritrovò a scappare dai suoi rivali prima a Ipswich e poi proprio al castello di Framlingham che nei vari passaggi di proprietà era nel frattempo arrivato alla dinastia Tudor. Sorprendentemente, nonostante Maria fosse cattolica, il popolo d’Inghilterra aveva deciso di sostenerla e così passò da fuggitiva a prima regina d’Inghilterra nel luglio dello stesso anno.

Costi ed info utili per la visita

Il castello di Framlingham non è adatto se siete attratti dai musei con millemila pezzi esposti. Il museo che racconta la storia del castello dal medioevo ai giorni nostri è composto da un paio di cartelloni espositivi e due postazioni con mattoni di spugna per far costruire i caminetti Tudor ai bambini. È invece perfetto se volete divertirvi in famiglia facendo un picnic nell’area interna alle mura. Se siete amanti delle passeggiate a piedi o in bicicletta dal castello parte un percorso molto facile carino che si snoda nei dintorni ed è ben visibile dalle mura.

Sulla pagina web del castello di Framlingham dell’English Heritage Trust trovate un calendario con gli eventi aggiornati, mentre se siete affamati di dettagli storici e architettonici in biglietteria c’è la completissima guida in vendita. Il biglietto di ingresso per un adulto costa £ 7,60 e ci sono riduzioni per bambini e studenti, mentre i soci dell’English Heritage Trust e gli accompagnatori di persone con disabilità entrano gratis. Se prevedete di visitare tanti castelli in un anno potrebbe essere una buona idea fare la tessera dell’English Heritage Trust perché funziona come gli abbonamenti musei con tutti gli ingressi del circuito gratuiti.

Ode ai fast-food. Come il McDonald’s può salvarti la vita in viaggio

fast-food

Quando lavoravo come impiegata in una finanziaria consideravo i fast-food come McDonald’s il male assoluto e non capivo assolutamente come qualcuno potesse andarci a mangiare anche solo saltuariamente. Compravo solo cibi freschi, meglio ancora se biologici, ed ero una vegetariana convinta. Per un periodo ero quasi riuscita a veganizzarmi. Mi piaceva, e mi piace tuttora mangiare al ristorante, ma sceglievo solo locali che avessero scelta senza carne e prodotti locali. L’unica eccezione era il sushi settimanale in pausa pranzo, perché il pesce fa bene mi piaceva troppo e non riuscivo a rinunciarci.

La mia scelta di nutrirmi di cibo sano e vegetariano era dettata principalmente da motivi ecologici e, in secondo luogo, salutistici. Se si mangia bene, si sta anche bene. Poi c’era anche la questione etica dello sfruttamento dei lavoratori nelle multinazionali, e la possibilità di contribuire allo sviluppo di una società diversa comprando i biscotti fatti in carcere dalla Banda Biscotti, piuttosto che la pasta di Libera, che la coltiva sui terreni sottratti alla mafia. O ancora l’olio prodotto localmente dalla famiglia calabrese di una collega.

Il passaggio da Italia a Inghilterra

Ecologia, salute ed etica sono tutti motivi validissimi in cui credo tutt’ora, solo che non ci sono più le condizioni per riuscire a mangiare sempre in modo ottimale. Innanzitutto mi sono trasferita in Inghilterra e poco dopo ho iniziato a viaggiare in tutta Europa per lavoro. I supermercati del Regno Unito sono un tripudio di burro e zucchero, e alimentarsi in modo sano richiede una certa attenzione. Si trovano anche frutta e verdura, ma chi riesce a resistere al curry indiano da scaldare al microonde per solo cinque sterline? Io no, sono pigra. E nel creepy flat mi mancano spazio, voglia e strumenti per cucinare come si deve.

Trovare posti in cui fermarsi a pranzo in viaggio

In viaggio poi mangi dove capita. A Reims ho mangiato cibi ottimi nei migliori ristoranti, nelle banlieues parigine invece facevo fatica a trovare un locale pulito in cui sedermi senza sentirmi addosso sguardi malintenzionati. Quando sono in giro per lavoro non posso pianificare gli spostamenti secondo i ristoranti, devo organizzarmi al meglio per svolgere la mia attività nel modo più efficiente possibile. Non sempre quindi ho la fortuna di capitare davanti À l’Escargot d’Or a mezzogiorno, a volte gli unici negozi di cibo nei dintorni sono dei kebabbari frequentati da persone poco raccomandabili.

In Francia nessun bar ti fa andare in bagno se non consumi e nessuno accetta la carte bleu per pagare un caffè. E ovviamente se il pavimento del bar è ricoperto da bustine di zucchero vuote e gratta e vinci usati mentre il tizio dall’altra parte del bancone puzza di alcol e sigarette, rischiare il colera per un cibo preparato in quel locale non ne vale la pena.

Fast-food, bagni, junk food e Wi-Fi gratis

Avevo sempre sostenuto la necessità di visitare posti locali quando si viaggia, ora ho cambiato idea. In viaggio le necessità primarie sono cibo, Wi-Fi e pipì. Se è vero che i menù dei fast-food sono in genere poco salutari e sembrano fotocopiati da un punto vendita all’altro, offrono anche la sicurezza di trovare un determinato standard in qualsiasi ristorante.

Nello saggio Golden Arches East: McDonald’s in East Asia, di James L. Watson, viene suggerito come questa multinazionale avrebbe incentivato la crescita dello standard qualitativo in Asia Orientale. I suoi punti vendita puliti avrebbero portato i clienti a pretendere lo stesso dagli altri ristoranti. Nel nord di Parigi invece non è avvenuto, e i bagni di McDonald’s restano i più puliti nel raggio di chilometri.

Oltre a cibo non a rischio malattie o contaminazione chimica, un bagno decente e un posto caldo e pulito in cui mangiare, le catene di fast-food offrono anche qualcosa di preziosissimo per tutti i viaggiatori: una connessione Wi-Fi stabile e veloce. Messaggi, videochiamate, lettura posta, tutto è possibile. Non succede solo da McDonald’s come diceva il jingle anni fa, anche in altri fast-food simili come Burger King e nelle catene di caffetterie come Costa Coffee e Starbucks.

Mi piacerebbe trovare un’alternativa sana al pranzare con pollo fritto e patatine quando sono in aree periferiche e degradate, purtroppo ho ancora trovato nulla che proponga cibo vegetariano offrendo allo stesso tempo Wi-Fi gratis e bagni puliti. Forse perché i poveri sono destinati a mangiare schifezze? Speriamo che qualche super manager da qualche parte si accorga che in giro ci sono anche dei nomadi digitali come me bisognosi di mangiare sano!

Norwich, il capoluogo del Norfolk

Qui in Inghilterra vivo in una graziosa cittadina nel Suffolk, distante circa un’ora da Norwich, capoluogo nel Norfolk. Questa città merita davvero una visita perché oltre ad essere molto graziosa dal punto di vista architettonico, ha anche un centro storico pedonale pieno di negozi uno più bello dell’altro, e una magnifica galleria commerciale in stile vittoriano.

La storia di Norwich

Norwich è famosa per la sua lunghissima storia, che parte dal VI secolo per attraversare un periodo danese ed uno, ben più importante, normanno. Poi una vita normale da città inglese fino ai giorni nostri con l’unica curiosità che Rupert Everett è nato qui. Il boss del locale ufficio del turismo probabilmente non è un suo fan perché a differenza di quanto è successo a Liverpool con i Beatles, qui nessuno ne ha fatto un’attrazione.

Attori famosi o meno, i locals frequentano Norwich principalmente per il lavoro e l’università, oltre che per la brillante vita notturna, i negozi e il super cinema in 3D, mentre i turisti si soffermano su castello e cattedrale. Il cinema è molto più costoso della media, però è l’unico in zona che offre spettacoli con i sottotitoli, indispensabili a chi come me fa ancora fatica a seguire un film in lingua originale. E poi volete mettere vedere le astronavi di Star Wars venirvi direttamente addosso in 3D?

Girare il centro storico a piedi tra l’altro è semplicissimo e molto molto più comodo che dover cercare parcheggio. Io e MyLove, a seguito un paio di litigate sui sensi unici non considerati da Google Maps, quando andiamo a Norwich ci siamo convertiti al treno e la nostra relazione è migliorata moltissimo. Dalla stazione alla zona pedonale è una breve passeggiata, e se siete troppo pigri, potete prendere il bus che vi porta in centro in un paio di fermate.

IL CASTELLO NORMANNO

Castello di Norwich

Castello di Norwich, foto da Wikipedia

Il castello è considerato un’ottimo esempio dell’architettura normanna, anche se è stato quasi interamente ricostruito tra il 1834 e il 1839. Un tempo era adibito a prigione ed ora è stato riconvertito in museo e galleria d’arte. Dall’esterno è stupendo e molto ben tenuto, anche se confesso di non averne ancora visitato l’interno. La curiosità c’è, solo che la collezione esposta sembra veramente noiosa e non voglio spendere un pomeriggio intero per vedere centinaia di tazze da tè per farmi una cultura sulla storia del Norfolk. Per me andare a Norwich è essenzialmente svago, shopping e cena da Wagamama, una catena inglese di ristoranti fusion giapponese assolutamente da provare.

La famosa cattedrale

Cattedrale di Norwich

Cattedrale di Norwich, foto da Wikipedia

La mia tradizionale impostazione delle gite a Norwich però è stata brutalmente modificata quando è venuta a trovarmi la mia amica di Birmingham, la quale ha l’abitudine di voler vedere tutto quello che è indicato sulla guida turistica. Facevo anche io così fino a qualche anno fa e vi confermo che è davvero super stressante come sembra. Non volendo perdere un’amica e sembrare super ignorante proponendole di vederci direttamente da Costa Coffee, ho finto un incredibile entusiasmo per visitare la cattedrale.

Per me, cresciuta in Italia, le chiese sono qualcosa di terribilmente noioso, e le trovo tutte uguali. Ho provato qualche raro interesse solo durante alcune visite guidate fatte bene, di solito gli affreschi non mi danno nessuna emozione e non noto differenze nell’architettura. L’interno di questa cattedrale invece mi ha stupito per l’altezza vertiginosa del soffitto e per la bellezza del chiostro interno, uno dei più grandi d’Inghilterra. Anche girandola da soli non si rimane delusi, perché è piena di angoli suggestivi. L’ingresso è gratuito, in modalità ”offerta libera particolarmente gradita”, e anche se nessuno vi dirà nulla se farete un giro all’interno, i soldi lasciati servono per mantenere in buono stato l’edificio quindi non andranno sprecati.