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Cosa vedere al Museo d’Arte Orientale E. Chiossone di Genova

di Paola

Ogni appassionato di samurai e giapponesità dovrebbe dedicare almeno una mezza giornata a visitare il Museo d’Arte Orientale E. Chiossone di Genova. La collezione di arte e armature giapponesi è unica nel suo genere, e la sede del museo è un curioso edificio dagli interni asimmetrici che mischia razionalismo e architettura tradizionale giapponese. Lo stesso Edoardo Chiossone a cui è intitolato il museo era un personaggio genovese dalla storia incredibile, contemporaneo del capitano Enrico d’Albertis.

Museo Chiossone: oggetti buddisti e armature di samurai

Il percorso di visita è molto originale per via dell’edificio in cui si trova: dopo l’ingresso con la biglietteria c’è un solo grande stanzone con delle balconate in ferro e legno su cui si trovano gli oggetti esposti. Le gallerie sono collegate da due rampe di scale su diversi livelli, quasi come nelle scale di Escher, che rendono davvero unico questo museo.

Nel Museo d’Arte Orientale E. Chiossone sono esposte opere giapponesi di varie epoche, tra cui armi e armature, smalti, lacche, ceramiche e porcellane, e inquietanti maschere teatrali. Al piano terra puoi ammirare anche delle grandi sculture in bronzo provenienti da Giappone, Cina e Thailandia.

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Le sculture in bronzo al piano terra del Museo d'Arte Orientale E. Chiossone di Genova
Le sculture in bronzo al piano terra del Museo d’Arte Orientale E. Chiossone di Genova

Samurai e moda maschile giapponese

La parte di maggiore impatto del museo Museo d’Arte Orientale E. Chiossone di Genova è sicuramente la galleria dei samurai, dove puoi ammirare le loro imponenti armature. Ce n’è persino una di taglia per bambini! L’addestramento da guerriero dei samurai infatti partiva dai tre anni.

Più che la via del bushidō, l’esposizione ci spiega come le tendenze e la moda uomo nel Giappone antico riflettano l’ascesa e il declino dei samurai. La forma dell’armatura per esempio era cambiata molto nel corso dei secoli.

Le armature erano inizialmente composte da piastre smaltate unite da lacci colorati. Nei periodi di guerra furono sostituite da nuove corazze, formate da due larghe piastre di ferro rivettate, più veloci da realizzare. A partire dal Periodo Edo l’armatura divenne invece molto ornamentale, fino a perdere del tutto qualsiasi funzione pratica, seguendo il declino dei samurai come casta guerriera.

Gli elmi e le maschere avevano l’ulteriore scopo di distinguere i singoli guerrieri, che ambivano a essere immediatamente riconoscibili sui campi di battaglia. La stessa funzione l’avevano gli accessori maschili perché nel Periodo Edo si usava un unico tipo di abito stile yukata che non aveva le tasche. Per questo motivo tutti gli oggetti personali erano tenuti in un borsello da cintura chiamato inrô, su cui si sbizzarriva la fantasia di mercanti e samurai.

L’avventurosa storia della collezione di arte orientale del Museo Chiossone di Genova

Al Museo d’Arte Orientale E. Chiossone, oltre alle armature dei samurai, pupi vedere moltissimi oggetti giapponesi antichi, tra cui piatti smaltati, leoni guardiani cinesi e terrificanti maschere teatrali. Èuna collezione unica nel suo genere perché raccolta da una sola persona, l’Edoardo Chiossone di cui il museo porta il nome, nel Periodo Meiji di modernizzazione del Giappone.

Chi era Edoardo Chiossone

Intorno al 1870 il Giappone fu forzatamente invitato ad allineare le sue istituzioni a quelle occidentali. Di conseguenza iniziò una serie di riforme di modernizzazione. In realtà la diminuzione del potere dei samurai e la costituzione di un esercito regolare erano già iniziati molto prima.

Solo con la rivoluzione industriale giapponese però entrarono nel Paese consulenti occidentali per trasmettere le loro competenze. Fu un vero cambio epocale, perché furono assunte più di più di tremila persone.

Tra questi expat di fine Ottocento c’era anche Edoardo Chiossone, un professore di disegno e incisione. Arrivò in Giappone come istruttore e responsabile del reparto incisioni dell’Officina Carte e Valori del Ministero delle Finanze.

Durante gli anni trascorsi in Giappone, Edoardo Chiossone incise più di cinquecento lastre banconote, francobolli, bolli e titoli di Stato, e ritrasse in stile occidentale la famiglia imperiale e la sua corte. Per questo suo immenso lavoro, l’incisore genovese fu insignito di due Ordini Imperiali al Merito: il Sol Levante e il Sacro Tesoro.

La collezione Chiossone

Edoardo Chiossone in Giappone non si dedicò solo al lavoro, ma si appassionò anche all’arte giapponese. Collezionò opere di tutti i tipi, dai piatti alle armature dei samurai. Nel periodo della modernizzazione giapponese infatti si trovava di tutto e con molta facilità sul mercato antiquario.

Alla sua morte, avvenuta a Tokio a sessantacinque anni, quando era già in pensione, la sua grande collezione fu lasciata interamente all’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova, in cui aveva studiato, perché venissero esposte al pubblico in un museo a lui intitolato.

Pareti mobili in legno del Museo d'Arte Orientale E. Chiossone di Genova
L’esterno del Museo d’Arte Orientale E. Chiossone è realizzato con delle pareti mobili in legno ispirate all’architettura tradizionale del Giappone

La storia del Museo d’Arte Orientale E. Chiossone di Genova

L’intera collezione di Chiossone venne inviata a Genova nel 1905, qualche anno dopo la sua morte, e fu esposta in un museo a lui intitolato, secondo quanto richiesto dal testamento, nel palazzo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti. Come successe a molti altri musei genovesi allo scoppio della seconda guerra mondiale tutte le opere furono imballate e sfollate dal Comune di Genova che le recuperò alla fine della guerra.

Visto che dopo i bombardamenti navali americani non era rimasto nulla del Villino Di Negro, il Comune di Genova fece costruire al suo posto l’attuale Museo d’Arte Orientale E. Chiossone. L’architetto Mario Labò che curò il progetto si ispirò sia all’architettura tradizionale giapponese che all’architettura razionalista.

Incredibilmente ne uscì un edificio arioso e suggestivo. L’esterno della costruzione è decorato con grandi pareti scorrevoli in legno, molto d’impatto. All’interno invece il pavimento del salone al piano terra è in cemento armato e parquet a incastro. Per salire ai piani superiori invece ci sono balconate in legno e ferro, collegate da scale alternate che formano un percorso continuo.

Il nuovo Museo d’Arte Orientale E. Chiossone fu inaugurato nel 1971 e da allora ebbe poche modifiche nell’esposizione. Il percorso museale infatti è tutt’ora molto attuale come stile, così come l’edificio che lo ospita. Lo stesso parco cittadino è molto suggestivo e sembra uscito da un libro di fiabe.

Le gallerie del Museo d'Arte Orientale E. Chiossone di Genova
Le gallerie del Museo Chiossone sono delle curiose balconate a sbalzo asimmetriche

Informazioni per visitare il Museo Chiossone di Genova

Il museo si trova nel centro cittadino ed è raggiungibile sia con i mezzi pubblici che a piedi dal centro. Ti consiglio di dedicare del tempo extra al tuo programma di viaggio per esplorare il parco Villetta di Negro perché è davvero incantevole, con le sue piccole cascate nascoste nel verde.

Se vuoi vedere più musei nello stesso giorno ti consiglio di acquistare la Card turistica dei musei e del trasporto di Genova perché il Museo Chiossone è compreso negli ingressi. L’unico difetto di questo museo è la sua non accessibilità perché è organizzato su scale e non sono installati montacarichi o ascensori.

📌 Museo d’Arte Orientale E. Chiossone
Piazzale Giuseppe Mazzini, 4
16122 Genova

Scrivimi nei commenti se conoscevi già il Museo Chiossone a Genova e se ti sei innamorato anche tu della sua incredibile collezione di arte giapponese.

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6 commenti

Raffaella Martini 26/01/2020 - 18:55

Non conoscevo questo museo, sembra molto interessante! Peccato per la non accessibilità e la lingua: la cultura deve essere accessibile a tutti!

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Paola 26/01/2020 - 20:21

Questo museo è spettacolare! Spero che prendano atto di queste osservazioni perché davvero può dare lustro alla città

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topodibiblioteca 26/01/2020 - 11:35

Non sapevo dell’esistenza di questo museo, che sembra molto interessante, ma rimango parecchio perplessa dal fatto che non sia accessibile quando basterebbe poco per renderlo tale.

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Paola 26/01/2020 - 15:53

Purtroppo il problema dell’accessibilità non riguarda solo i singoli musei, ma una sensibilità generale che in Italia ancora manca. Per esempio quante volte vediamo macchine parcheggiate davanti alle strisce pedonali o alle rampe? I musei dovrebbero dare il buon esempio – e spero che in futuro questo museo venga reso accessibile perché è davvero stupendo – sta però anche a noi farci portavoce di questo diritto 😉

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Stefania 26/01/2020 - 09:40

Pensa che non l’ho mai visitato eppure amo l’arte orientale così diversa dalla nostra. Nei miei viaggi ho visto un interessante museo a Roma e a Cracovia altri pregevoli reperti portati anche lì da uno studioso.

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Paola 26/01/2020 - 15:51

Io invece amo proprio i musei d’arte orientale 🙂 Dopo il viaggio in Cambogia però i nostri musei mi sembrano tutti piccoli! In compenso in Italia abbiamo dei musei di straordinario valore per le loro raccolte e per come riescono a fare divulgazione, come nel caso del Chiossone appunto, ma anche del MAO di Torino per citarne due al volo

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