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Facciata del Palazzo delle Poste di via Cordusio dove ha sede la Starbucks Reserve Roastery di Milano

Perché visitare la Starbucks Reserve Roastery di Milano

8 commenti

Alla sua apertura la Starbucks Reserve Roastery di Milano aveva suscitato un po’ di polemiche perché in Italia il caffè è qualcosa di sacro e guai a chi ce lo tocca. Io invece ero molto curiosa di vederla perché ero abituata a Starbucks in UK dove è una delle peggiori catene di caffetterie. Sorpresa, sorpresa, la Reserve Roastery è invece qualcosa di unico che ci fa vivere un’esperienza totalizzante in un ambiente curato nei minimi dettagli.

Le differenze tra Reserve Roastery e Starbucks classici

Prima di raccontarvi la mia visita alla Starbucks Reserve Roastery di Milano vi anticipo subito che si tratta di un locale completamente diverso rispetto ai classici Starbucks dove andiamo per il frappuccino e per il Wi-Fi.

Le caffetterie Starbucks classiche sono pensate come un posto dove rifugiarsi a bere qualcosa di caldo mentre lavoriamo al computer e rispondono perfettamente a questo scopo. I baristi probabilmente sbagliano a scrivere il nome di proposito così possiamo instagrammare la nostra tazzona fumante sentendoci un po’ newyorkesi pure noi.

In Inghilterra, fuori dalle grandi città, devo confessarvi che gli Starbucks tradizionali non sono niente di speciale: solito format, ma personale composto per lo più da studenti annoiati che non sanno schiumare a dovere un latte di soia. Il più triste che ho provato è quello sul traghetto tra Dover e Calais dove si salva solo il muffin al limone e semi di sesamo.

Gli Starbucks cittadini (a oggi ho provato quelli di Londra, Singapore e Parigi) invece sono perfetti per lavorare al caldo o per una sosta tra un giro turistico e l’altro, con il Wi-Fi sempre disponibile e nessuno che ti caccia via. Certo i prezzi sono un po’ alti, ma ho sempre considerato un frappuccino come un investimento sul co-working. Ora ha aperto anche a Torino e se fosse più vicino credo ci passerei le giornate.

Le Starbucks Reserve Roastery invece sono strutturate in modo completamente diverso, come un omaggio alla cultura del caffè. I clienti sono prima di tutto visitatori a cui viene offerta un’esperienza immersiva per mostrare loro il dietro le quinte della produzione del caffè, a partire dalla torrefazione e magazzino a vista.

Interni della Starbucks Reserve Roastery di Milano
Gli interni (affollatissimi) curati in ogni dettaglio della Starbucks Reserve Roastery di Milano

Cosa aspettarci da una visita alla Starbucks Reserve Roastery

Consapevole delle code folli che c’erano state i primi mesi dall’apertura della Starbucks Reserve Roastery di Milano ho aspettato più di anno prima di andarci, ma era ancora super affollato con lunghe code per ordinare un caffè nonostante fosse un pomeriggio lavorativo. Accantonata l’idea del caffè filtrato visto che Torino dove vivo è pieno di torrefazioni che offrono un servizio simile mi sono quindi limitata a guardarmi intorno e ad apprezzare la particolare ristrutturazione del Palazzo delle Poste di via Cordusio.

Forse lo sapete già, ma è bene ribadirlo: alla Starbucks Reserve Roastery non ci sono il frappuccino e gli altri classici di Starbucks. Qui viene offerto un percorso esperienziale nel mondo del caffè con caffè monorigine serviti in tutti i modi possibili.

Le aree bar della Starbucks Reserve Roastery

L’interno della Starbucks Reserve Roastery è suddiviso in diverse aree, e persino la parte di caffetteria è organizzata secondo le specialità. Non pensiamo di poter arrivare e ordinare un normale caffè, qui ci sono diverse aree legate alle diverse specialità.

Il Main Bar è stato concepito come punto d’incontro tra l’espresso tradizionale e la sperimentazione con le varie tecniche di estrazione, mentre lo Scooping Bar con il suo iconico tabellone da aeroporto è una specie di take away del caffè appena tostato.

La Starbucks Reserve Roastery è famosa anche per l’accordo commerciale che la lega a Princi, considerato dai milanesi una sorta di Armani delle panetterie, e al Princi Bar possiamo trovare la caffetteria classica affiancata a dolci, pizza e pane artigianale prodotti nel forno a legna interno. Infine, nell’area soppalcata, l’Arriviamo Bar propone cocktail classici rivisitati e cold brew, ovvero caffè freddo.

La caffetteria principale Main Bar della Starbucks Reserve Roastery di Milano
La preparazione del caffè al Main Bar della Starbucks Reserve Roastery di Milano è un evento curato in ogni dettaglio

L’area di vendita della Starbucks Reserve Roastery

All’ingresso, di fronte al Princi Bar, troviamo un’area dedicata alla vendita di marchandising e prodotti per la caffetteria. Ho trovato molto interessante l’assortimento di sifoni, caraffe, aeropress e altri strumenti per preparare il caffè in ogni modo possibile.

L’area di vendita di Starbucks Reserve Roastery è così completa che è un altro modo diffondere la cultura del caffè. I collezionisti comunque potranno trovare anche le iconiche tazze di Starbucks per portarsi a casa il souvenir più classico.

La torrefazione della Starbucks Reserve Roastery

Il cuore della Starbucks Reserve Roastery è l’area di tostatura a vista, con la torrefazione in funzione 24 ore su 24 per rifornire i punti vendita europei. L’apertura della Starbucks Reserve Roastery ha infatti portato a un aggiornamento della logistica di Starbucks che ora non importa più il suo caffè dal nord America, ma distribuisce quello tostato a Milano. Per questo motivo la Starbucks Reserve Roastery affianca alla torrefazione anche delle aree di confezionamento, stoccaggio e distribuzione di caffè.

Mettere a vista il processo industriale di torrefazione è stato davvero brillante perché dimostra agli scettici consumatori italiani la dedizione che il marchio Starbucks impiega per produrre caffè di alta qualità, lo stesso che possiamo acquistare allo Scooping Bar.

Torrefazione e magazzino della Starbucks Reserve Roastery di Milano
Alla Starbucks Reserve Roastery di Milano possiamo dare una sbirciatina alla parte di torrefazione e magazzino lasciate volutamente a vista

La ristrutturazione di Starbucks del Palazzo delle Poste di via Cordusio

Della Starbucks Reserve Roastery di Milano, a parte la torrefazione a vista e la preparazione di caffè con metodi inusuali in Italia, mi ha colpito molto la ristrutturazione del Palazzo delle Poste. Gli architetti di Starbucks infatti hanno posto particolare attenzione nel rispettare il contesto urbano e la storia dell’edificio.

Il grande salone della Borsa di Milano è stato lasciato aperto, con un’illuminazione di luce naturale che filtra dal lucernario con i vetri piombati, esattamente come era stato progettato in origine. Neanche il pavimento passa inosservato, riflette la luce alla perfezione ed è realizzato con scaglie di marmo posate alla palladiana provenienti da cave italiane.

Il tabellone a palette realizzato dall’azienda Solari è uguale a quello usato in tutti gli aeroporti dal 1956, ma circondato da una cornice verde brillante. Il bancone dell’Arriviamo Bar invece è realizzato a partire da un’unica lastra di marmo di Carrara lunga dodici metri. Infine l’ingresso è decorato dalla statua di una sirena, anch’essa in marmo di Carrara, realizzata dallo scultore Giovanni Balderi.

Tutti gli elementi inseriti nell’ambiente della Starbucks Reserve Roastery sono studiati nei minimi dettagli per valorizzare lo stile e la tradizione artigianale dell’Italia. Potrebbe essere anche solo una lusinga studiata a tavolino per corteggiare i consumatori italiani, ma l’effetto d’insieme è davvero spettacolare.

Soffitto della Starbucks Reserve Roastery di Milano
La spettacolare decorazione del soffitto della Starbucks Reserve Roastery di Milano

L’obiettivo di Starbucks di creare un luogo iconico per gli amanti del caffè e del design secondo me è stato pienamente raggiunto nella Reserve Roastery di Milano. La prossima volta spero solo di trovare meno coda e concedermi qualche caffè particolare.

📌 Starbucks Reserve Roastery
Via Cordusio, 1
20123 Milano

Paola Bertoni alla Starbucks Reserve Roastery di Milano
Qui sono davanti all’ingresso della Starbucks Reserve Roastery mentre cerco di farmi un selfino nell’unico angolo libero dalla folla. Forse avrei dovuto chiedere a un passante o a un commesso di scattarmi una foto, ma sapete che non parlo quasi mai con gli sconosciuti, quindi eccomi nel mio miglior selfie milanese barbon-style

Cosa ne pensate del concept Starbucks Reserve Roastery, dove il frappuccino è stato sostituito alla cultura del caffè? A me non dispiace, ma la folla è sempre troppa per apprezzare davvero questo luogo. Forse sono solo asociale, ma preferisco bere un normalissimo caffè in un bar più tranquillo piuttosto che stare in fila per almeno un quarto d’ora e rischiare di non trovare posto a sedere. Raccontatemi le vostre impressioni nei commenti ⬇

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8 commenti

LaZiaRo 01/03/2020 - 18:54

Siccome non bevo caffè che non sia espresso senza latte, ho sempre evitato Starbucks come la morte, ovunque e un po’ a priori. E in quanto milanese in trasferta, ho anche pensato “ma chi ci va da Starbucks in Italia???” per poi sorprendermi delle code indecenti all’apertura e dopo ancora sorprendermi un po’ meno a scoprire che, almeno inizialmente, erano tutti stranieri. Ma ammetto che sì, sono andata a visitarlo! E dico “visitarlo” proprio perché sono andata a vedere com’era, questo famigerato negozio, gironzolando per un po’, commentando quel che vedevo e uscendone a mani vuote, senza aver comprato nulla sia per i prezzi sia per la fila. Ammetto anche che ne sono rimasta molto sorpresa, almeno da un punto di vista architettonico!!!

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Paola 01/03/2020 - 22:38

Se ti capiterà di provarlo secondo me rimarrai anche sorpresa dal sapore del caffè “italiano” di Starbucks! Da quando ha aperto anche a Torino, ci vado ogni tanto e resto sempre stupita da quanto sia buono, a livello di caffetterie più rinomate.

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Elena 24/02/2020 - 12:14

Sono completamente d’accordo con te: abbasso le assurde code ed anche i prezzi folli…ma è un’esperienza entrare in quel posto, e a me é piaciuta! Come visita…per trascorrere mezz’oretta, non certo per gustarsi in pace e silenzio un caffettino, o un mega frappuccino che, sarò ingenua e sognatrice, ma per me dopo tanti anni di viaggi, ancora è sinonimo di grande città, di libertà, ancora mi regala quel brivido lungo la schiena così newyorkese che mi fa stare bene!

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Paola 24/02/2020 - 23:33

La Starbucks Reserve Roastery è un’esperienza interessante, il caffè da gustare con calma – almeno a Torino – è nello Starbucks classico! Credo ci scriverò un articolo perché sono riusciti a mixare il meglio dello stile americano e italiano 🙂

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Katja 22/02/2020 - 20:05

Credo che aver aperto una sede in Italia, Starbucks doveva adattarsi alla cultura italiana o comunque cambiare la sua formula. Quando ha aperto, ho visto un servizio che parlava proprio della torrefazione e della relativa esperienza di bere un caffè: mi sembra una bella idea! Ma ti devo dire che l’ultima volta che ci hanno provato con me, li ho insultati: stanca morta, ho ordinato un caffè macchiato e il tipo s’è rifiutato di darmelo, così come lo zucchero. Così mi sembra esagerato!

Io ho conosciuto Starbucks in Germania e tutte le volte che ci sono andata era per accompagnare studenti americani o che avevano studiato negli States. Loro ne andavano matti e al mondo c’era solo Starbucks e nessun altro e non me ne sono più meravigliata da quanto ho scoperto che gli studenti americani avevano sconti e buon pasti se andavano a mangiare lì. Dall’altra parte, non sono mai riuscita a capire come riuscissero a bersi un cappuccino extra large (un ragazzo americano che ho conosciuto se ne beveva 3 di fila!!).

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Paola 22/02/2020 - 23:10

Aiutooooo! Allo Starbucks di Milano ci sono andata solo in “modalità turista”, ma quello di Torino lo considero un posticino un po’ posh dove andare quando cerco prodotti di qualità in un ambiente rilassante. Dello stile originale c’è solo il modo di fare la coda con l’attesa per nome dall’altra parte del bancone e mi ha piacevolmente stupita. Ci andiamo insieme quando torni?
Pensa che dopo aver vissuto in Inghilterra per me Starbucks era l’ultimo posto dove prendere un caffè perché fuori dalle grandi città il servizio era spesso appena sufficiente. In Francia meglio, ma sempre abbastanza caro per la qualità offerta. In Italia il miracolo 😀 (immagina i canti di gloria alle mie spalle ahaahah).
PS: secondo me il cappuccino extralarge serve come pasto completo, io se ne bevo uno al mattino sono a posto fino all’ora di cena ahahahah

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helen meneghello 21/02/2020 - 13:58

Io vivo in Inghilterra – anche perche’ sono inglese – e quando vado in Italia voglio prendere il caffe’ in un bar tradizionale, milanese o altro. Voglio solo ordinare un caffe’ – non un ‘espresso’, come e’ diventata la norma in Inghilterra quando vuoi un caffe italiano. Che Starbucks o Costa – o Macdonalds – siano parte dell’esperienza italiana mi riempia di orrore!

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Paola 22/02/2020 - 11:35

Gli Starbucks italiani sono moooolto meglio di quelli inglesi! Ogni tanto vado con il bimbo in quello nuovo di Torino perché l’ambiente è piacevole, e cibo e bevande – caffè compreso – sono di ottima qualità! Mi piacerebbe avere il tuo parere sugli Starbucks italiani la prossima volta che verrai in Italia, sono persino meglio di molti bar tradizionali 🙂

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