Cosa mettere in valigia

Cosa sto mettendo in valigia per trasferirmi in Inghilterra per un anno

Parto tra appena venti giorni con l’idea di trascorrere un intero anno all’estero e ho solo preparato una valigia di maglioni. Sono terrorizzata dal freddo inglese, lo so. Ogni volta che apro l’armadio seleziono qualche capo da portare con me e lo metto nel mucchio pre-valigia. Poi sospiro guardando i vestiti estivi che resteranno a vivere in Italia. Tanto sono convintissima che gli shorts non li metterò neanche ad agosto per via del freddo.

Se in Inghilterra le temperature sono più basse che in Italia, per peggiorare la situazione il clima del Suffolk è allietato da un costante venticello gelido che proviene dal mare del nord. MyLove e io poi vivremo direttamente sul mare quindi la mia selezione di vestiti si basa su cosa avrebbe scelto l’esploratore norvegese Roald Amundsen per il suo zaino.

Poi tanto mi immagino giù a buttare in valigia tutti gli altri capi all’ultimo momento, mentre sembro posseduta dal demonio e grido in modo isterico che così non avrò niente da mettermi. A questo punto vi starete chiedendo perché allora gli inglesi utilizzano i vestiti estivi. Credo che non patiscano il freddo. E comunque anche le ragazze nel weekend bevono così tanto che si dimenticano dove vivono per cui possono anche uscire di casa con la minigonna.

La scoperta degli oggetti accumulati negli anni

Posto che la roba estiva resta imballata da qualche parte in Italia, i capi invernali sono ancora tantissimi. Per il momento ho programmato di portarmi tre valigie di medie dimensioni e uno zaino, e ancora ho capi che restano fuori. Un borsone è stato riempito solo di scarpe. E quante scarpe! Senza contare i vestiti estivi che non sono stati proprio considerati.

Ironicamente mi sono sempre considerata molto spartana e non ho conservato quasi nessun ricordo scolastico o regali di ex fidanzati. Tutto è sempre stato riciclato, venduto o regalato alla fine del suo scopo. Non ho neanche nessun nessun ciapa puer, ovvero soprammobile come si dice a Torino per enfatizzare il suo ruolo di prendi polvere. Ho sempre amato gli spazi vuoti e leggeri nell’arredamento. Anni fa scrivevo anche su un blog che diffondeva l’idea di minimalismo e downshifting felice vivendo in un monolocale. Ah – ah, guardatemi ora.

Quante scarpe mettere in valigia?

Sono quindi giunta alla conclusione di avere troppe scarpe. E troppe altre cose che non posso mettere in valigia. Minimalista un cavolo, mi prendevo in giro da sola. Quindi sto organizzando un viaggio della speranza con l’auto a distanza di un mese per recuperare gatti, macchina del caffè e il resto del bagaglio, scarpe comprese. Mi verrebbe in mente l’hashtag #nonunadimeno, ma verrei fustigata dalle femministe.

Devo ammettere però che vedere fuori dall’armadio le mie scarpe invernali tutte insieme mi ha turbato parecchio, avevano un volume notevole! Non mi consola molto sapere che qualsiasi altra ragazza mi confermerebbe che non sono troppe, se devi partire devi scegliere, non ci sono eccezioni. Ero giunta alla conclusione di portare con me un paio di stivali marroni, un paio neri, un paio di Ugg imbottiti, uno stivaletto stile anfibi, un ankle boot nero, una scarpa stringata bordeaux, una nera più sportiva, una ballerina grigia e una blu, un paio di stivali di gomma (se vogliamo rispettare gli stereotipi in Inghilterra piove sempre) più qualche scarpa con il tacco perché non si sa mai, metti che una sera andiamo a teatro. Alla fine ho ridotto ulteriormente il numero e non riesco a scendere sotto le dodici paia invernali che ho selezionato come indispensabili.

Poi ho pianto in perfetto stile pre-ciclo e ho organizzato una conference call di supporto con le amiche viaggiatrici via WhatsApp. Le tre possibili soluzioni rimaste su come salvare le scarpe dall’oblio sono:

  • buttare via le scatole di cartone
  • buttare via le scarpe e non pensarci più
  • lasciare un po’ di scarpe in Italia e rimandare il problema

La prima è un’eresia perché vorrebbe dire vedere le mie scarpine schiacciate in una scarpiera condivisa con, orrore orrore, qualche altra scarpa vicino che potrebbe sporcarle. Mi sento male solo a pensarci, io sono quella che ordina le cose per gradazione di colore mentre MyLove lascia tutto a caso. E poi c’è da dire che questo è solo un anno di aspettativa, tra dodici mesi dovrò affrontare un nuovo trasloco per rientrare in Italia o per trasferirmi in una casa più stabile in Inghilterra. Non avrebbe quindi senso buttare via il loro imballaggio, e riporre le scarpe in una scatola diversa dalla loro mi fa stare male solo a pensarci.

La seconda soluzione è così estrema che mi stava tentando, ma i negozi inglesi sono pieni di scarpe di finta pelle ed io sono la stessa persona che quando mi si erano rotte le scarpe da ginnastica a Bangkok mi sono rifiutata di comprare un infradito qualsiasi perché troppo kitsch e ho zoppicato per tre giorni fino a quando non ho trovato delle Converse rosa.

Alla fine ho optato per l’opzione tre.

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