First they killed my father su Netflix e recensione del libro

Perché dovreste leggere o vedere First they killed my father prima di un viaggio in Cambogia

Il mio primo viaggio in Asia è stato in Cambogia, più di dieci anni fa. All’epoca non era una meta molto popolare e non conoscevo nessuno che ci fosse stato prima di me. La Cambogia era un Paese avvolto da una nube di mistero e per prepararmi alla partenza avevo visto tutti i documentari e letto tutti i libri possibili per scoprire che era uno dei Paesi più minati al mondo, c’era stato un genocidio in un passato non troppo distante e che Angkor Wat era il complesso di templi più bello del mondo.

Monaci di fronte ad Angkor Wat

La storia tragica e crudele della Cambogia

Il primo libro che mi aveva introdotto alla storia della Cambogia era stato In Asia, di Tiziano Terzani, e in seguito il suo Fantasmi. Dispacci dalla Cambogia, attraverso i quali ho scoperto come un Paese dalla cultura pacifica e millenaria sia diventato un luogo di campi minati, esecuzioni sommarie, torture e carestie, come conseguenza della politica attuata da Pol Pot e compari, senza nessuna influenza esterna.

Nel 1975 gli Khmer Rossi erano un partito rurale della Cambogia ed avevano conquistato il potere dopo essersi alleati con i Viet Cong per cacciare gli americani. Per una distorta idea di ‘purificazione della Cambogia’ avevano deportato la popolazione delle città nelle campagne, eliminato tutte le persone con un minimo di cultura e professionalità e cercato di ottenere un’assoluta autosufficienza. Le conseguenze sono state la cancellazione di una cultura millenaria, una diffusa carestia per via di riforme agrarie senza senso e migliaia di persone morte per malattie facilmente curabili con medicinali stranieri, per non parlare del clima di terrore respirato in quegli anni.

Se pensate agli Khmer Rossi come un gruppo di ignoranti con l’obiettivo di distruggere gli intellettuali e la cultura straniera, vi stupirà sapere che i loro capi si erano conosciuti all’università a Parigi. Un’altra contraddizione è che finito il periodo di chiusura della Cambogia e ripresa una parvenza di democrazia, i responsabili del genocidio hanno continuato a vivere e fare attività politica per parecchi anni prima che qualcuno si decidesse a processarli.

Sembra inimmaginabile, ma è successo davvero, quindi una volta scoperchiato questo vaso di Pandora ho iniziato a cercare libri che raccontassero questa storia in prima persona.

L'ingresso degli Khmer Rossi a Phnom Penh nel 1975
L’ingresso degli Khmer Rossi a Phnom Penh nel 1975

Il racconto autobiografico di Loung Ung

First They Killed My Father: A Daughter of Cambodia Remembers è forse il libro autobiografico più famoso sul genocidio cambogiano. In italiano è stato tradotto con il titolo Per primo hanno ucciso mio padre e racconta come Loung Ung, che era figlia di un funzionario governativo e che all’epoca aveva solo cinque anni, sia sopravvissuta alla deportazione e al regime dei Khmer Rossi.

Oggi Luong Ung è un’attivista per i diritti umani naturalizzata americana che si è battuta anche per la messa al bando delle mine terrestri. Sulla sua esperienza di sopravvissuta al genocidio cambogiano ha scritto anche un secondo libro Lucky Child: A Daughter of Cambodia Reunites with the Sister She Left Behind tradotto in italiano come Il lungo nastro rosso in cui racconta l’emigrazione negli Stati Uniti, la nostalgia di casa e la riunificazione con la sorella Chou rimasta in Cambogia.

La storia che racconta nel primo libro, Per primo hanno ucciso mio padre (First they killed my father), inizia nell’aprile del 1975 quando l’armata degli Khmer Rossi arriva a Phnom Penh e la sua famiglia si sposta in vari villaggi durante il grande esodo di massa dalle città alle campagne. Dal suo racconto emerge chiaramente come la lotta per sopravvivere sia stata portata avanti tentando di nascondere l’identità, l’educazione e lo stile di vita precedente della sua famiglia, ma racconta anche la sua terribile esperienza di bambina soldato.

Dal libro al film di Angelina Jolie passando per Hollywood

First They Killed My Father: A Daughter of Cambodia Remembers è ora diventato un film prodotto da Angelina Jolie disponibile su Netflix che riporta fedelmente tutti i passaggi del libro.

L’amore di Angelina Jolie per la Cambogia è nato durante le riprese di Lara Croft: Tomb Raider, svolte appunto in Cambogia, quando aveva scoperto un mondo totalmente diverso da quello nel quale era abituata a vivere. L’incredibile accoglienza dei cambogiani, nonostante la loro povertà, l’avevano spinta a voler conoscere di più questo Paese, mentre il libro di Luong, comprato per $ 2,00 su una bancarella a Siem Reap, le aveva aperto gli occhi sul genocidio, le mine e l’influenza americana sulla politica del sud est asiatico, argomenti totalmente ignorati nei programmi delle scuole americane.

Per le amanti del gossip è proprio in Cambogia che avviene il cambio di carriera di Angelina Jolie, da attrice ribelle a super-mamma impegnata per i diritti umani, quindi ambasciatrice di buona volontà per l’Alto Commissario per i Rifugiati. Proprio durante una delle sue prime missioni UN, Angelina Jolie conosce e diventa amica di Luong Ung, con la quale inizia ad abbozzare il progetto di un film sul suo libro.

Nella lunga intervista a Vanity Fair America, tradotta integralmente in italiano solo sul Vanity Fair cartaceo, Angelina Jolie racconta come ha adottato Maddox in Cambogia e di come l’idea del film sul libro di Luong Ung è stato accantonata per anni prima di vedere la luce.

Angelina Jolie e Luong Ung alla conferenza stampa per la presentazione del film First they killed my father - Photo Reuters/Samrang Pring, fonte Newsweek
Angelina Jolie e Luong Ung alla conferenza stampa per la presentazione del film First they killed my father
– Photo Reuters/Samrang Pring, fonte Newsweek

First they killed my father, un film corale in lingua khmer

Angelina Jolie spiega che “Il cuore del film è la storia di Loung. È la storia di una guerra vista attraverso gli occhi di una bambina, ma è anche la storia di un paese” ed infatti First They Killed My Father è un film corale nel quale recitano solo attori cambogiani che parlano khmer, la loro lingua madre. Ammetto che questa scelta di girare in lingua khmer mi aveva fatto venire subito in mente Mel Gibson e i suoi deliri cristiano-intellettuali in aramaico, ma dopo aver visto il film di Angelina Jolie ho dovuto ricredermi.

Da ogni scena emerge la Cambogia vera, quella che si riesce a respirare solo visitandola davvero e incontrando i suoi abitanti e probabilmente non avrebbe reso allo stesso modo un film girato in una lingua diversa e con attori non cambogiani. A proposito di lingua, su Netflix italiano non è disponibile la versione in inglese quindi ho visto quella francese che rendeva comunque meglio rispetto al doppiaggio in italiano. Lo so che è snobbissimo, ma da quando ho iniziato a vedere solo film in lingua originale trovo che il doppiaggio italiano sia spesso terribile.

Nel complesso First They Killed My Father è un film bellissimo e coinvolgente, forse solo con qualche flashback o ripresa dall’alto di troppo. Il film segue fedelmente la storia di Luong Ung in ordine cronologico e ci commuove anche nella scena finale nella quale i fratelli sopravvissuti, emigrati negli USA e rimasti in Cambogia, si ritrovano per commemorare i familiari scomparsi.

Se state per partire o vi siete già innamorate della Cambogia, il libro di Luong Ung vi farà ripercorrere una delle sue pagine di storia più tragiche mentre il film vi farà (ri)vedere Battambang e Phnom Penh con delle spettacolari riprese aeree.

Fatemi sapere cosa ne pensate con un commento :)