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Galleria sotterranea del museo Pietro Micca di Torino, foto Silvia Vaulà Plastikwombat

Il museo Pietro Micca e le gallerie sotterranee di Torino

19 commenti

Per i turisti, e per gli stessi torinesi, uno dei musei più appassionanti è sicuramente quello dedicato all’assedio di Torino del 1706 e a Pietro Micca, l’eroico soldato piemontese che si sacrificò per salvare la città durante la guerra di successione spagnola.

Il punto di maggiore interesse del museo sono le famose gallerie sotterranee, quasi totalmente originali dell’epoca. Se ci piace scoprire luoghi insoliti e curiosi questo museo è perfetto. La visita guidata infatti ci condurrà attraverso una Storia molto più interessante di quella raccontata sui libri di scuola, una Storia fatta di assedi e voltafaccia dei Savoia.

Chi era l’eroe torinese Pietro Micca

All’epoca dell’assedio francese Pietro Micca era un soldato piemontese pressoché sconosciuto. La sua storia infatti si diffuse solo durante il Risorgimento quando venne raffigurato come il prototipo dell’eroe sabaudo fedele, modesto, coraggioso e qualsiasi altra virtù vi venga in mente.

Pietro Micca deve la sua fama per aver salvato la Cittadella a difesa di Torino, e di conseguenza l’intera città. Piuttosto che lasciare entrare i francesi all’interno della fortificazione, preferì infatti farsi saltare (non così consapevolmente, specifichiamo) in aria.

La storia andò così: nel 1706 un gruppo di soldati francesi era riuscito a introdursi nel fossato che circondava la Cittadella e stava per arrivare alle scale di collegamento tra le gallerie basse e quelle alte. Pietro Micca diede fuoco alle polveri per farli saltare in aria, ma – forse per la miccia troppo corta – fu travolto dall’esplosione e il suo corpo ritrovato a ben quaranta passi di distanza, trascinato dallo spostamento d’aria.

Cosa c’è da vedere nel museo Pietro Micca di Torino

Il Museo Pietro Micca e dell’assedio di Torino del 1706 non racconta solo la storia dell’eroe torinese, ci porta anche alla scoperta delle gallerie situate sotto la città. Il percorso è sicuramente emozionante, sia perché ci ritroviamo nel sottosuolo, sia perché le guide volontarie sono così brave da farci sentire davvero ogni momento dell’assedio.

Sicuramente passeggiare lungo le gallerie, e toccare con le nostre mani i cordoli in mattoni che usavano i soldati piemontesi per orientarsi, ha un fascino non indifferente, così come vedere dal vivo la scala fatta esplodere da Pietro Micca per fermare i soldati francesi.

Oggi le guerre di secoli fa sono percepite troppo distanti per renderci davvero partecipi. Le corone di fiori a memoria dei caduti ci ricordano però quante persone sono morte per una guerra presente solo più nei libri si scuola, una guerra che all’epoca era ritenuta necessaria e che ora ci è praticamente sconosciuta.

Cordolo nella galleria del Museo Pietro Micca di Torino, foto Plastikwombat
Particolare di un cordolo in una galleria del Museo Pietro Micca di Torino, foto Silvia Vaulà Plastikwombat

La guerra di secessione spagnola e i problemi familiari del duca d’Aosta

Per capire perché i francesi assediarono la città di Torino dobbiamo tornare indietro al re di Spagna Carlo II che all’inizio del ‘700 ebbe la malaugurata idea di morire senza eredi, scatenando la competizione di Filippo d’Angiò, nipote del Re Sole Luigi XIV, dell’arciduca Carlo, figlio minore dell’imperatore austriaco, e pure del duca di Savoia Vittorio Amedeo II.

Su Wikipedia potete leggere tutta la storia della guerra di successione spagnola, non sto a raccontarvela qui. Quello che dobbiamo sapere per entrare nel vivo della visita al Museo Pietro Micca e dell’assedio di Torino del 1706 è solo che il nostro duca Vittorio Amedeo II di Savoia contava proprio poco tra le famiglie nobili europee per cui non avanzò nessuna pretesa al trono spagnolo. La moglie e la suocera però erano francesi così, per quieto vivere famigliare, il duca finì per allearsi con la Francia, un po’ come quando noi ci sentiamo in obbligo di invitare alla cena di Natale pure i parenti acquisiti.

Appena Francia e Spagna iniziarono a battibeccare tra loro, Vittorio Amedeo II decise di lasciar perdere la reale parentela per allearsi con l’Austria – a riprova di quanto i problemi familiari ce li avessero pure i nobili – ma i parenti francesi la presero così bene da invadere il suo ducato tempo zero.

L’assedio di Torino da parte dei francesi

I francesi, che non erano per niente permalosi, nel 1706 decisero di assediare Torino con 45.000 soldati e iniziarono a scavare trincee per raggiungere la Cittadella, che era la costruzione posta a difesa della città. I torinesi che erano più furbi si lanciarono però in una guerra di mine, resistendo fino all’arrivo degli alleati austriaci.

La difesa della città di Torino consisteva principalmente nella sua Cittadella che era circondata da mura e fossati, e comprendeva ben 21 km di gallerie, di cui 14 km sotto la cittadella e 7 km rivolti verso la campagna circostante. I francesi per cercare di penetrare nella Cittadella ne bombardavano le mura per creare delle brecce e/o ammassare le macerie da usare come rampe, mentre i torinesi rispondevano usando le loro gallerie per far saltare in aria le truppe nemiche.

Come funzionava la guerra di mine e la rete di gallerie torinesi

Per capire meglio la strategia bellica di entrambe le fazioni dobbiamo però fare un passo indietro e parlare brevemente di architettura. La Cittadella di Torino era una fortezza pentagonale situata fuori dalle antiche mura cittadine a scopo difensivo. Al suo esterno era circondata da un ampio fossato, mentre dal suo centro partivano delle gallerie su due livelli, le gallerie capitali alte e basse. Dalle gallerie capitali si diramavano poi una galleria magistrale che collegava tutte le capitali alte e i rami di contromina, ovvero delle piccole gallerie scavate sotto le truppe francesi.

Per far saltare in aria i francesi l’esercito piemontese scavava i rami di contromina con una stanzetta finale chiamata fornello nel quale venivano messi i barili di polvere da sparo. La galleria veniva poi riempita di terra facendo scorrere una lunga miccia in un’apposita canalina di per dare fuoco alle polveri a distanza e far esplodere tutto verso l’alto, dove sostavano gli ignari francesi.

Il Museo Pietro Micca e la Torino sotterranea

Visitare il Museo Pietro Micca e dell’assedio di Torino del 1706 è un’esperienza da non perdere tra le cose da vedere a Torino. Le gallerie della Cittadella percorribili sono poche perché sono interrotte in più punti dalle fondamenta delle case costruite successivamente, ma rimangono estremamente suggestive.

Tuttavia a Torino sono presenti anche altri ambienti sotterranei parte della storia cittadina, come le ghiacciaie e le gallerie infernotti nate per stoccare alimenti e poi usate come via di fuga tra chiese e palazzi. Alcune di queste strutture sono oggi visitabili esclusivamente attraverso visite guidate organizzate.

Informazioni utili per visitare il museo Pietro Micca e dell’assedio di Torino del 1706

Vi segnalo alcune informazioni pratiche da conoscere prima di organizzare una visita:

  • il museo è aperto tutti i giorni, esclusi i lunedì e 1 gennaio, 1 maggio, Pasqua e Natale
  • l’orario di visita 10:00-18:00 (ultimo ingresso alle ore 17:00) con visite guidate alle ore 10:30, 14:30, 16:30 (domenica anche alle 15:30)
  • il costo del biglietto singolo è € 3,00, ridotto € 2,00 per studenti, over 65 anni e gruppi di oltre 15 persone, accesso gratuito per minori di 10 anni
  • per maggiori informazioni e prenotazioni potete contattare il museo tramite il sito Museo Pietro Micca, l’email mpm@biblioteche.reteunitaria.piemonte.it o il numero di telefono 011 546317.

Il percorso di visita non è completamente accessibile perché è disposto su tre livelli uniti da scale. Inoltre le gallerie originali settecentesche hanno il pavimento non perfettamente liscio. Per visitare il museo Pietro Micca e dell’assedio di Torino del 1706 con un bambino piccolo, come ho fatto io, dobbiamo quindi munirci di fascia o marsupio.

Premesso che il museo non è accessibile in carrozzina, alle persone con disabilità motoria lieve suggerisco comunque di telefonare e spiegare se/quanto riescono a camminare. La mia prima visita al museo è stata in compagnia di una persona che aveva difficoltà a camminare e la guida era stata così gentile da adattare la velocità del gruppo in modo da rendere la visita piacevole e fruibile da tutti.

Se però avete difficoltà ad accedere alle gallerie per disabilità motorie e/o fobie potete comunque visitare il museo attraverso un sistema di visita virtuale guidata delle gallerie ideato con realismo da TIM. La visita virtuale è disponibile su prenotazione.

Tutte le domeniche pomeriggio dalle ore 15:00 alle 18:00 è inoltre possibile visitare il Rivellino degli Invalidi, l’area archeologica collegata al museo con accesso da corso Galileo Ferraris 14.

📌 Museo Pietro Micca e dell’assedio di Torino del 1706
Via Guicciardini 7/A, Torino

Fatemi sapere nei commenti se conoscevate già la storia di Pietro Micca e delle gallerie sotterranee a difesa di Torino. La visita di questo museo non può mancare nel vostro prossimo itinerario torinese!

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19 commenti

Federica 23/03/2019 - 10:05

Mi aveva parlato di questo museo mio padre.. e adesso anche tu mi hai ufficialmente convinta a visitarlo!
Non mi resta che tornare a Torino per visitare il museo e tutto quello che non sono riuscita a vedere nei giorni del nostro ultimo viaggio 🙂
Grazie per le preziose informazioni!

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Paola 23/03/2019 - 15:28

Allora ti aspetto presto a Torino!

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raffigarofalo 21/03/2019 - 15:10

Quello che hai narrato è un pezzo della storia italiana che non ricordavo. Mi piacerebbe visitare questo museo: sarebbe un’esperienza diversa dal solito.

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Paola 21/03/2019 - 15:44

Il Museo Pietro Micca è davvero coinvolgente, finisci per imparare la storia senza neanche accorgertene!

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raffigarofalo 21/03/2019 - 15:55

Significa che è un ottimo museo, allora! mi hai fatto venire voglia di visitarlo. Ho salvato il link di questo post. Lo tirerò fuori appena pianificherò un viaggio a Torino. Spero presto. 🙂

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Dani 21/03/2019 - 9:38

Non sono molto ferrata su questa parte della storia italiana… forse dovrei fare un giro in quel museo per rinfrescarmi un po’ la memoria

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Paola 21/03/2019 - 15:43

Io mi sto rinfrescando la memoria proprio grazie a questi giri per musei 🙂

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Francesca 21/03/2019 - 8:44

‘Il voltafaccia dei Savoia’, chissà perché non mi giunge nuova, per me non hanno mai brillato per coerenza e simpatia 🙂 Un museo da vedere, soprattutto perché la visita comprende il percorso sotterraneo. Sono stata a Torino e non ho mai visitato il museo, dovrò recuperare presto!

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Paola 21/03/2019 - 15:43

Eh sì, la storia d’Italia è piena di colpi di scena! Il museo è davvero bello e ben gestito comunque

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Giovy Malfiori 21/03/2019 - 7:58

Torino è una città che apprezzo tantissimo e non conoscevo questo percorso sotterraneo. Da un po’ penso di tornare a Torino per qualche giorno (ti avverto se capito) e mi sa che terrò conto di questo tuo suggerimento.

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Paola 21/03/2019 - 15:41

Spero davvero di vederti presto. E ovviamente contami come guida turistica 😉

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Lucy 20/03/2019 - 7:05

Adoro tante cose di questo post: il luogo in se’ (scusa, tastiera straniera!), il plastico, la morte a decine di metri di distanza (una fine col botto!!), il tuo cappotto (!!!!*_*) e il nome di colei che ti ha fatto le foto: un vombato in plastica? Ma davvero? *_* 🙂

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Paola 21/03/2019 - 15:38

Finalmente qualcuno che ama il mio cappotto quanto me ahahah
1000 punti amicizia solo per questo! E lo studio fotografico è davvero ispirato ai vombati, logo compreso. Non a caso anche i miei amici fotografi sono davvero cool

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anna di 20/03/2019 - 3:38

Omg, mi rendo conto di non sapere nulla e di non ricordare più quanto studiato a scuola! La storia non era la mia materia preferita. Io adoro questi posti,dove tocchi la storia con le tue mani. Le gallerie sotterranee, mi fanno un po’ paura, ma mi emozionano sempre. A parte tutto, penso a quanto sia bello che ti porti il piccolino, quanti bei ricordi avrà, quanto sta già imparando!

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Paola 21/03/2019 - 15:36

Il piccolo ha appena compiuto sei mesi e ha già visto parecchi musei! Si guarda in giro e anche se non capisce ancora tutto quello che succede sembra curioso. Credo che il mio compito di mamma in questo periodo sia proprio quello di assecondare la sua curiosità portandolo in tanti posti diversi in modo che da più grandicello apprezzerà davvero l’esperienza delle visite ai musei 🙂
Le gallerie del Museo Pietro Micca sono molto suggestive e non troppo claustrofobiche perché la visita prevede qualche fermata in aree più ampie

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Samanta 19/03/2019 - 12:42

Purtroppo non sono ancora riuscita a visitarlo ma questo museo è nella mia lista da parecchio tempo. È decisamente un’ottima occasione per imparare frammenti di storia che altrimenti finirebbero nel dimenticatoio.

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Paola 21/03/2019 - 15:30

Le guide secondo me sono davvero brave a farci capire questo pezzo di storia, tra matrimoni, alleanze e voltafaccia sarebbe davvero difficile orientarci e capirci qualcosa da sole!

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Simona 19/03/2019 - 11:09

Da ignorante quale sono non conoscevo affatto la storia tragica di Pietro Micca. Immagino quanto toccante sia stato passare attraverso le gallerie e rivivere la storia. Anche se sono un po’ claustrofobica mi ripropongo di visitare questo museo se dovessi passare per Torino proprio secondo il tuo consiglio!

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Paola 21/03/2019 - 15:27

Anche io non amo i luoghi chiusi, ma la visita guidata è fatta veramente bene. Partono con piccoli gruppi e ci sono fermate nelle aree più spaziose delle gallerie quindi non dovresti avere problemi 🙂

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