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Paola Bertoni sulla terrazza del Castello d’Albertis Museo delle Culture del Mondo

Perché visitare il Castello d’Albertis Museo delle Culture del Mondo a Genova

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Il mio museo preferito di Genova è senza dubbio il Castello d’Albertis Museo delle Culture del Mondo. Mi aveva affascinato la prima volta che avevo visitato la città da turista e ogni volta che torno rivivo le stesse sensazioni di stupore e meraviglia perché il Castello d’Albertis non è un semplice castello e neanche un classico museo etnografico, è la fantasia di quell’uomo straordinario che era Enrico d’Albertis, riadattata in chiave contemporanea.

Cosa vedere al Castello d’Albertis Museo delle Culture del Mondo

Il Castello d’Albertis non è solo la sede del Museo delle Culture del Mondo, è esso stesso parte integrante del museo. Il suo ideatore, il capitano Enrico Alberto D’Albertis, aveva già immaginato questa casa-castello come un museo, prima esponendo i suoi trofei coloniali per sé e per i suoi amici, per poi lasciarla in eredità al Comune di Genova con l’intento di aprirla al pubblico.

Il capitano Enrico d’Albertis fu un personaggio così incredibile che si merita un articolo a parte per raccontarvi la sua vita straordinaria tra esplorazioni, regate e giri del mondo. Per quanto il capitano fosse un gentiluomo dalle idee liberali e progressiste, la sua visione restava però sempre quella del suo tempo. Nell’Ottocento infatti i colonizzatori erano animati dall’intento di portare il progresso alle popolazioni selvagge, non mettevano mai le culture indigene a un livello paritario.

Se quindi l’esposizione originale di Enrico d’Albertis nelle stanze del suo appartamento ha uno sguardo totalmente eurocentrico, il Museo delle Culture del Mondo lascia invece parlare in prima persona le minoranze etniche che ancora oggi releghiamo troppo spesso a folklore locale. (Sì, sto parlando a voi wannabe-travel blogger che fate i viaggi tutto compreso con incontro con le minoranze etniche, fa molto colonizzatori 2.0).

Le mostre temporanee, in particolare, vengono pensate come un’occasione di dialogo tra le diverse popolazioni. Quella allestita durante la mia ultima visita, Paesaggi interiori con opere di Jaque Fragua, Antoinette Thompson e Delaney Keshena, alternava pittura e street art per parlare di appartenenza e identità culturale con un linguaggio contemporaneo.

Opera della mostra temporanea 2019 Paesaggi interiori al Castello d’Albertis Museo delle Culture del Mondo
Fotografia dell’opera di street art This is Indialand esposta alla mostra Paesaggi interiori al Castello d’Albertis

Il Castello D’Albertis come dimora del capitano Enrico d’Albertis

Il castello si trova in cima alla collina di Montegalletto, con una stupenda vista sulla città e sul porto. Dalle sue terrazze possiamo identificare subito il faro della Lanterna e il Bigo, oppure soffermarci a guardare le navi da crociera. Ai tempi di Enrico d’Albertis non esistevano ancora le crociere nel Mediterraneo, ma nello stesso punto attraccavano i transatlantici che portavano gli emigranti verso nord e sud America, come spiega benissimo la parte del Galata Museo del Mare sulle migrazioni.

A Enrico d’Albertis l’idea di costruirsi un castello vero e proprio venne quando il Comune di Genova mise in vendita alcuni beni del demanio, tra cui i resti di alcune fortificazioni cinquecentesche da demolire. Il capitano ci fece quindi edificare sopra un edificio in un fantasioso stile medievale, come era in voga all’epoca. La decorazione dell’edificio, pur avendo uno stile sostanzialmente neogotico, ha infatti parecchi rimandi sia a palazzi moreschi che a edifici di Genova, e pure a torri valdostane. Ovunque poi compare lo stemma di famiglia, due catene incrociate in campo azzurro.

Come tutti i collage architettonici avrebbe potuto uscirne una porcheria mostruosa, e invece l’insieme del Castello d’Albertis risulta armonioso e piacevole nonostante l’assurdità originalità della disposizione interna, con la cabina di una nave piazzata di fianco a una terrazza e un salotto-souvenir che rappresenta la cultura ottomana in modo fin troppo stereotipato.

L’abitazione genovese del capitano Enrico d’Albertis

Il percorso del Castello d’Albertis Museo delle Culture del Mondo parte dall’abitazione del capitano, iniziando dal grande scalone di marmo decorato con trofei di armi di popolazioni africane e orientali, raccolte dal capitano nei suoi viaggi intorno al mondo. La parte degli appartamenti di Enrico d’Albertis è stata volutamente ricostruita e lasciata il più originale possibile, proprio per far vivere a noi visitatori lo stupore che dovevano provare gli amici del capitano in visita.

La casa-castello-museo di Enrico d’Albertis era stata infatti concepita come un enorme raccoglitore di souvenir, alcuni addirittura veri esempi di kitsch ante-litteram visto che da un viaggio il capitano aveva riportato a casa uno dei primi modellini della Statua della Libertà venduti ai turisti. Immaginatevi il d’Albertis che di ritorno da un viaggio invitava i suoi amici a cena solo per darsi delle arie e far vedere loro la sua collezione di cianfrusaglie raccattate in giro per il mondo. In pratica, era l’antenato di quel tipo di turista che dopo ogni viaggio ti invita a casa sua solo per farti vedere millemila foto.

Souvenir della Statua della Libertà al Castello d’Albertis Museo delle Culture del Mondo
Enrico d’Albertis fu probabilmente uno dei primi turisti a lanciare la moda dei souvenir kitsch, con questa Statua della Libertà prodotta appena subito dopo l’installazione della statua originale

Al piano nobile del castello, l’equivalente del primo piano, si trovano la sala colombiana, la sala delle meridiane, la cabina del capitano e il salottino turco. A me è sembrato di passeggiare dentro un libro di Salgari o Verne perché riflette tutto il fascino per l’esotico che si respirava a fine Ottocento, con uno sguardo eurocentrico e l’ansia della conquista coloniale.

Nonostante le sale interne e le collezioni del castello siano state smantellate durante la seconda guerra mondiale, alla riapertura del museo i mobili e gli oggetti raccolti dal capitano sono stati ricollocati nelle posizioni originali grazie alle fotografie storiche.

Olio cinese per curare il mal di testa esposto al Castello d’Albertis Museo delle Culture del Mondo
Le etichette dei souvenir raccolti da Enrico d’Albertis in giro per il mondo venivano accuratamente scritte dal suo maggiordomo perché pare avesse una migliore calligrafia

Le armi appese alle pareti

Salendo per le scale e passeggiando per i corridoi del Castello d’Albertis è impossibile non notare i suoi trofei coloniali appesi alle pareti. Sono infatti esposte diverse composizioni di scudi, archi e frecce, lance, scimitarre e coltelli con delle scritte dipinte su alluminio che ne identificano l’origine: Eritrea, Sudan, Abissinia, Borneo, Nuova Guinea, Cina, Giappone, Nord America e Persia. Allo stesso modo Enrico d’Albertis aveva acquistato e messo in mostra pure delle antiche alabarde e armature europee per dare al suo castello un’ambientazione cavalleresca.

La sala delle meridiane

La sala da pranzo del Castello d’Albertis era anche quella in cui il capitano disegnava le meridiane, un’altra sua grande passione. Il nome ‘sala delle meridiane’ pare sia stato inventato da Edmondo De Amicis quando la definì lo “studio di un girovago pintor di meridiane”. Si tratta di una stanza molto originale perché con due lati di finestre per poter seguire il movimento del sole e una decorazione di piastrelle copiate dall’Alhambra di Granada, ma realizzate in vetro per riflettere meglio la luce.

Il salotto turco

Alla fine dell’Ottocento la fascinazione per l’esotico della nobiltà europea aveva lanciato la moda dei salotti orientaleggianti e pure il capitano Enrico d’Albertis doveva farsi costruire il suo salotto turco. Ovviamente, visto il personaggio, non si tratta di un piccolo accenno all’Oriente, ma di una stanza strabordante di oggetti di ogni genere provenienti da Cina, India, Giappone, Turchia e Persia, con una tenda berbera come soffitto. Il termine ‘turco’ infatti a fine Ottocento veniva utilizzato come rimando all’Impero Ottomano e tutti i suoi confini, in pratica per gli europei dell’epoca tutto ciò che aveva un’aria vagamente esotica era turco!

Soffitto realizzato con una tenda berbera nel salotto turco del Castello d’Albertis Museo delle Culture del Mondo
Lo stile minimale del capitano d’Albertis si riflette anche dalla tenda berbera usata come soffitto del suo salotto turco e dal discreto lampadario

La cabina del capitano

Abbiamo già detto che al capitano d’Albertis piaceva vantarsi con i suoi amici dei suoi viaggi per mare? Non contento di coinvolgerli in spartanissime crociere nel Mediterraneo aveva deciso di ricostruire la sua cabina pure in una stanza del castello. Durante la visita al Museo delle Culture del Mondo possiamo sbirciare dentro la cabina da una finestrella o direttamente dalla porta.

Il Museo delle Culture del Mondo al Castello d’Albertis di Genova

Se nella prima parte della visita è la personalità del capitano d’Albertis a condurci alla scoperta del mondo con un esotismo molto ottocentesco, la seconda parte del Museo delle Culture del Mondo è invece un moderno museo etnologico in cui sono esposti manufatti di popolazioni estinte, come le civiltà precolombiane, e di minoranze etniche contemporanee che hanno contribuito in prima persona all’allestimento del museo.

Lo spazio dedicato agli indiani Hopi per esempio è stato scelto da Ursula Roach, un’indigena Hopi che ha partecipato all’allestimento dell’area, perché più adatto a rappresentare la sua cultura. Anche le didascalie degli oggetti esposti sono state scritte da un indigeno, il Sacerdote dei Serpenti Alph Secakuku in collaborazione del museo, proprio per restituire alle popolazioni rappresentate la loro voce.

Il Museo delle Culture del Mondo del Castello d’Albertis ha anche una sezione molto interessante dedicata alla medicina tradizionale che esplora tecniche, storia e filosofie delle medicine di India, Cina, Tibet e del mondo Arabo-islamico. Se nei nostri viaggi verso est ci siamo stupiti di come un massaggio o una lezione di yoga abbia potuto rimetterci a nuovo questa è l’area giusta per approfondire!

Infine, una parte del museo è dedicata anche alla musica dei popoli, con strumenti musicali per suonare sia musica colta che popolare. A questo punto del museo mi si è scaricata la batteria della macchina fotografica per cui assicuratevi di partire con la batteria super carica perché al Museo delle Culture del Mondo ci sono tantissimi oggetti interessanti da vedere (e fotografare).

Vasi indigeni al Castello d’Albertis Museo delle Culture del Mondo
Vasi indigeni esposti nella parte del Castello d’Albertis dedicata alle culture del mondo. Ovviamente io ho fatto la foto ai vasi e non alla didascalia quindi riesco più a risalire alla cultura di appartenenza

Il parco del Castello d’Albertis

Purtroppo a causa della mia disavventura non troverete fotografie del parco, ma sappiate che il capitano Enrico d’Albertis aveva pure progettato il giardino del suo castello come un parco con tunnel, ponte levatoio e mura merlate. Aveva pure provato a tenere un cucciolo di tigre come animale domestico che però non aveva particolarmente gradito la sistemazione. In compenso molte specie botaniche esotiche riportate dai suoi viaggi si sono invece ambientate senza problemi e possiamo divertirci a scoprirle nel parco dopo la visita al museo.

La Venere di Milo del Castello d’Albertis

Prima di iniziare al visita al Castello d’Albertis Museo delle Culture del Mondo però è impossibile non notare la Venere di Milo all’ingresso. Quando era stato scoperto l’originale il capitano ne aveva voluta una copia da mettere in giardino (probabilmente i nani non andavano ancora di moda) e l’aveva fatta realizzare in pietra artificiale e cemento, un materiale decisamente innovativo per l’epoca. La scritta sulla base riporta la scritta in latino

“quid facies facies Veneris si Veneris ante?”

è un gioco di parole ottocentesco che si traduce come “che cosa faresti se ti trovassi davanti al volto di Venere?” e continua con

“non sedeam sed eam ne peream per eam”

ovvero “non mi sederei, ma me ne andrei per non morire per essa” che riflette bene l’idea del capitano Enrico d’Albertis nei confronti delle relazioni.

Lo sfoggio del mio latino però non è solo per darmi delle arie, ma anche per attirare la vostra attenzione sul bisogno di restauro di questa Venere. Periodicamente il Castello d’Albertis Museo delle Culture del Mondo propone delle campagne di crowdfunding per restaurare alcuni reperti. Ora sulla Rete del dono è attivo Briciole di Venere per salvarla dallo sbriciolamento della pietra artificiale. Se davanti al volto di Venere non vogliamo vederla sgretolarsi possiamo contribuire anche noi a salvare la sua bellezza. L’hashtag per diffondere questa iniziativa infatti è proprio #salviamolabellezza!

Paola Bertoni davanti alla copia della Venere di Milo del Castello d’Albertis Museo delle Culture del Mondo
Quid facies… ecc.? Davanti alla copia della Venere di Milo del Castello d’Albertis io mi atteggio a consumata travel blogger

Il Castello d’Albertis di Genova è un museo per tutti

Sono rimasta davvero colpita in modo positivo quando ho scoperto che il Castello d’Albertis Museo delle Culture del Mondo è davvero un museo accessibile a tutti, indipendentemente da lingua, età o condizione fisica.

Il percorso per bambini del Castello d’Albertis

Il Castello d’Albertis ha infatti un bellissimo percorso per bambini basato sulle avventure del capitano, ben integrato nell’esposizione e assolutamente non invasivo.

Le didascalie e i disegni di Giulia Pastorino sono tutte ad altezza bambino e riportano i fatti più interessanti della vita di Enrico d’Albertis. Sono pensate per bambini, ma sono fatte così con cura che risultano interessanti anche per noi grandi.

Gli stessi disegni e le didascalie sono poi stati poi raccolti nel libro Il Capitano D’Albertis e le sue entusiasmanti imprese, in vendita al bookshop del museo. Io l’ho comprato anche se il Britalian baby è ancora troppo piccolo per apprezzarlo davvero, non è mai troppo presto per iniziare a trasmettere attraverso i libri la passione per i viaggi ai nostri bambini. Tra l’altro vi suggerisco di non saltarlo, ma fare un giro con calma anche nel bookshop del museo perché ha molti libri e giochi educativi per bambini, proprio come nei musei inglesi.

Illustrazione di Giulia Pastorino che segnala il percorso per bambini al Castello d’Albertis Museo delle Culture del Mondo
Il percorso per bambini al Castello d’Albertis è segnalato dalle illustrazioni di Giulia Pastorino installate alla loro altezza. Questa in particolare racconta di quando il capitano d’Albertis si portò a casa una tigre come souvenir…

Accessibilità del Castello d’Albertis per le persone con disabilità

Il Castello D’Albertis è un esempio virtuoso nel campo dell’accessibilità perché è visitabile senza problemi anche dalle persone con disabilità. Sono infatti presenti ascensori e rampe, e sono disponibili percorsi e materiali specifici come modellini tattili, tablet con video in LIS e sottotitoli in inglese, francese e spagnolo, e una panchina sensoriale al termine del percorso di visita.

Dove si trova a Genova il Castello d’Albertis Museo delle Culture del Mondo

Il Castello d’Albertis Museo delle Culture del Mondo si trova in cima alla collina di Montegalletto e possiamo arrivarci dal centro di Genova sia con un bus che con l’ascensore Montegalletto – Castello d’Albertis, l’unico ad avere un impianto integrato metà ascensore e metà funicolare orizzontale per percorrere la galleria di trecento metri un tempo pedonale. Se vogliamo visitare altri musei può essere quindi conveniente acquistare Card dei musei e del trasporto di Genova su Musement.

📌 Castello d’Albertis Museo delle Culture del Mondo
Corso Dogali, 18
16136 Genova

La mia opinione sul Castello d’Albertis Museo delle Culture del Mondo

Credo che da questo articolo sia emerso chiaramente quanto ami il Castello d’Albertis Museo delle Culture del Mondo. Il castello nasce come raccoglitore di souvenir di Enrico d’Albertis, un personaggio avventuroso la cui figura di esploratore è ancora incredibilmente affascinante. Già solo per questo, e per lo splendido parco con vista su Genova, vale la pena passarci mezza giornata. In più la parte di museo dedicata alle culture del mondo riporta le voci delle minoranze etniche in un modo praticamente unico e le mostre temporanee sono incredibilmente belle e coinvolgenti.

Avete avuto anche voi la stessa impressione sul Castello d’Albertis Museo delle Culture del Mondo? Scrivetemelo nei commenti ⬇︎

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