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Parte del Deposito Giudiziario Comunale della Galleria Borbonica di Napoli

Cosa vedere nella Via delle Memorie della Galleria Borbonica di Napoli

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La Galleria Borbonica è una tra le visite guidate di Napoli più suggestive: una discesa nel sottosuolo attraverso un tunnel scavato a mano nel tufo, la pietra nella quale sono costruiti i palazzi della città. Tra i vari percorsi proposti la Via delle Memorie è certamente il più intenso, attraverso la Storia recente di Napoli, passando per i rifugi antiaerei e le auto sequestrate nel dopoguerra.

Cos’è la Galleria Borbonica di Napoli

Napoli è una città costruita a strati e il suo sottosuolo è pieno di sorprese: tra chiese sotterranee, catacombe e tunnel non basta un solo viaggio per scoprire il livello inferiore della città. La Galleria Borbonica è giusto una piccola parte della Napoli sotterranea, un tunnel lungo 431 metri interamente realizzato a mano per conto del re Ferdinando II di Borbone che nel 1853 decise di collegare il Palazzo Reale con Piazza Vittoria. Il suo scopo era poter scappare in caso di pericolo e arrivare mare protetto dalle caserme del suo esercito.

I lavori della Galleria Borbonica furono però interrotti e il tunnel rimase incompleto senza uscita. In compenso, durante la seconda guerra mondiale fu riconvertito in rifugio antiaereo e successivamente, fino al 1970, i suoi spazi utilizzati come Deposito Giudiziale Comunale, riempiendolo con moto e auto sequestrate ai napoletani.

Paola Bertoni nel Deposito Giudiziale Comunale della Galleria Borbonica di Napoli
Qui sono nella parte finale del percorso Via delle Memorie della Galleria Borbonica, dove si trovano le auto e moto truccate (o inventate di sana pianta!) sequestrate dal dopoguerra agli anni Settanta e poi rimaste lì abbandonate

Le visite guidate alla Galleria Borbonica

Durante il nostro viaggio a Napoli possiamo visitare le parti della Galleria Borbonica aperte al pubblico con l’Associazione Culturale Borbonica Sotterranea. I loro percorsi variano dalla visita classica ai percorsi più avventurosi con tanto di caschetto da speleologo. Per la mia prima visita alla Galleria Borbonica ho scelto la Via delle Memorie, una suggestiva passeggiata nella Storia recente di Napoli.

Il Palazzo Serra di Cassano nella Via delle Memorie

La Via delle Memorie della Galleria Borbonica parte dal Palazzo Serra di Cassano, un elegante palazzo storico nel centro di Napoli, ricco di fascino, curiosità e aneddoti per appassionati di storia come me. Anche se fremiamo dalla voglia di vedere la Napoli sotterranea, la prima tappa del percorso è in superficie, proprio nel palazzo stesso.

Se siamo viaggiatrici consumate (o snobbissime cittadine che ormai hanno fatto l’abitudine ai palazzi storici) a prima vista il Palazzo Serra di Cassano non ci dirà nulla di nuovo. Vi assicuro però che vi innamorerete della sua storia e architettura appena la guida inizierà a parlare: il suo metodo di costruzione e la triste fine del nobile rivoluzionario vi lasceranno a bocca aperta.

L’architettura del Palazzo Serra di Cassano

Palazzo Serra di Cassano si trova sulla collina di Pizzofalcone ed è un edificio storico costruito con il tufo del sottosuolo, come quasi tutti i palazzi napoletani. Il tufo è infatti una pietra molto resistente che si può estrarre dal sottosuolo per costruire in superficie senza creare problemi di stabilità. I vuoti rimasti dall’estrazione del tufo sono poi stati utilizzati negli anni nei modi più disparati, come rifugi antiaerei, pozzi e cisterne. Nello stesso cortile del palazzo c’è un pozzo, e lo stesso viene visto dal basso, dalla sua cisterna, durante la visita della Via delle Memorie della Galleria Borbonica.

Gli amanti dell’architettura rimarranno stupiti dall’imponente scalone monumentale del Palazzo Serra di Cassano progettato dall’architetto Ferdinando Sanfelice. Lo scalone è infatti composto da due scale diverse, suddivise in tre rampe ciascuna, che si riuniscono sul pianerottolo da cui si accedeva all’appartamento padronale. Gli interni del palazzo, suddivisi in enormi saloni, sono decorati con stucchi rococò, affreschi, dipinti, mobili neoclassici. Di solito non è possibile accedere agli interni, ma con il mio gruppo sono riuscita a dare un’occhiata perché stavano allestendo un evento e quindi le porte erano aperte. Oggi infatti il Palazzo Serra di Cassano non è più un’abitazione privata, bensì ospita l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e la sua imponente biblioteca.

La storia del portone chiuso del Palazzo Serra di Cassano

La parte più curiosa, e forse più intima e significativa della storia del Palazzo Serra di Cassano a Napoli è quella che riguarda il portone d’ingresso chiuso. L’accesso all’edificio avviene infatti dall’ingresso sul retro attraverso i vicoli mentre il portone principale è sbarrato da secoli.

Gennaro Serra di Cassano, figlio del duca Luigi Serra di Cassano e di Giulia Carafa, fu condannato e decapitato nella piazza Mercato per aver partecipato alla rivoluzione della Repubblica napoletana del 1799. Dopo la sua morte, il padre fece chiudere l’ingresso principale sul palazzo reale di Napoli, per chiudere metaforicamente la porta in faccia al re che gli aveva ucciso un figlio. Da quel momento, e per oltre due secoli, il portone non è più stato aperto.

Il portone principale chiuso in faccia al re del palazzo Serra di Cassano visto dall'interno
Il portone principale chiuso in faccia al re del palazzo Serra di Cassano visto dall’interno (al fondo, dietro la vetrata)

La Napoli sotterranea nella Via delle Memorie

Dopo il Palazzo Serra di Cassano, la visita alla Galleria Borbonica prosegue attraverso le fondamenta dell’edificio, per scoprire la parte ‘svuotata’ dal tufo utilizzato nella costruzione dell’edificio. Per tutti i palazzi partenopei alla struttura esterna corrisponde infatti un vuoto sotterraneo dello stesso volume.

La prima stanza sotterranea che incontriamo nel percorso guidato della Galleria Borbonica è la vecchia falegnameria del Palazzo, oggi utilizzata per esporre opere d’arte e ritrovamenti del sottosuolo. Durante la mia visita erano esposte toccanti fotografie della Liberazione del 1945 e le super fotografate motociclette sequestrate dal Deposito Giudiziale Comunale.

I rifugi antiaerei della seconda guerra mondiale

Nella seconda stanza, dove iniziano le scale che portano ai rifugi antiaerei sono invece esposti nelle vetrinette oggetti più intimi e personali, come scarpine da bambino e boccette di profumo, insieme a una sirena antiaerea a funzionamento manuale. Siccome gli odori nel rifugio colmo di gente con le latrine aperte non era dei migliori, i napoletani per resistere fino alla fine degli attacchi portavano con sé dei profumi da annusare per scacciare via la puzza.

La visita inizia ascoltando il rumore della sirena antiaerea, che alla mia generazione non dice niente, ma ci permette di provare sulla nostra pelle la sensazione di pericolo che vivevano continuamente nella Napoli della seconda guerra mondiale. Con il rumore della sirena in testa, i napoletani del quartiere dovevano correre lungo 115 stretti gradini per arrivare in tempo al loro rifugio antiaereo.

Immaginarsi la folla e il caos di 2600 persone tutte insieme in quegli stanzoni enormi dai soffitti altissimi è difficile, ma la mia guida è riuscita nell’intento di portarci davvero indietro nel tempo, raccontandoci storie e aneddoti della gente del quartiere, compresa la nascita di una bambina sotto le bombe.

Lungo la parte della Galleria Borbonica adibita a rifugio possiamo ancora vedere le linee telefoniche utilizzate dai soldati, i graffiti dei numeri da chiamare in caso di necessità, e i cavi elettrici ora scollegati che corrono lungo le pareti.

I corridoi dei rifugi antiaerei ricavati nella Galleria Borbonica di Napoli
Gli stretti corridoi dei rifugi antiaerei ricavati nella Galleria Borbonica: immaginatevi spaventate a scendere giù di corsa in mezzo allo folla

La cisterna e le cave di tufo della Galleria Borbonica

Un’altra area sotterranea della Galleria Borbonica che possiamo vedere nel percorso della Via delle Memorie è quella delle cave di tufo, la parte del sottosuolo svuotata per costruire i palazzi sovrastanti. Proseguendo nella visita, le scalinate ci portano sempre più in profondità, e i soffitti della Napoli sotterranea si fanno sempre più alti, mentre la guida ci spiega come abili artigiani si calavano nelle buche per staccare i blocchi di tufo uno per uno.

Le cave di tufo vanno assolutamente viste dal vivo perché raccontarle non rende l’idea della maestria necessaria a realizzarle. I soffitti sono degli imbuti al contrario e sembra quasi impossibile che tutta quella roccia sia stata scavata a mano e senza materiali.

Anche se avete già visto prima altre città sotterranee preparatevi perché il sottosuolo di Napoli è completamente diverso: le cave di tufo sono infatti degli ambienti spaziosi dai soffitti altissimi, a differenza degli stretti corridoi della Torino sotterranea di Pietro Micca o del Museo delle Fogne parigino.

Nel tempo le cave di tufo di Napoli sono state utilizzate anche come cisterne, e lungo la Via delle Memorie passiamo davanti a una di queste ristrutturata a beneficio dei turisti, da cui in origine veniva presa l’acqua del pozzo nel cortile del Palazzo Serra di Cassano.

Le scale che collegano le cave di tufo della Galleria Borbonica di Napoli
Le grandi scale che collegano le cave di tufo. Dalle foto non si capisce bene, ma i soffitti in questo punto della Galleria Borbonica sono davvero altissimi

Il deposito giudiziario nel sottosuolo di Napoli

Il percorso Via delle Memorie della Galleria Borbonica finisce nell’iconico Deposito Giudiziale Comunale, dove possiamo vedere ogni genere di veicolo sequestrato nel dopoguerra. Dalle moto truccate alle automobili create partendo dai pezzi più disparati, questi veicoli mostrano tutto l’ingegno e la creatività dei napoletani!

La visita guidata Via delle Memorie tocca solo di sfuggita questo aspetto che viene invece approfondito in percorsi diversi. Possiamo comunque vedere lo stesso alcune auto e scattarci una foto in mezzo ai rottami polverosi.

Alla fine della visita, l’uscita della Galleria Borbonica è in tutt’altro quartiere rispetto a quello in cui siamo entrati e ci lascia disorientati. Tutto questo scendere gradino dopo gradino ci ha portato nella parta bassa di Napoli, vicino al mare ed è davvero una sensazione unica realizzare di aver attraversato la città senza accorgercene.

Rottami di auto nel Deposito Giudiziale Comunale della Galleria Borbonica di Napoli
Nella parte della Galleria Borbonica che era adibita a Deposito Giudiziale Comunale possiamo vedere anche alcuni rottami di auto così

Informazioni utili sulla visita guidata della Galleria Borbonica

Le visite guidate della Galleria Borbonica partono da punti diversi della città per cui il mio consiglio è di verificare sempre il punto di ritrovo esatto. Io ero arrivata con largo anticipo al punto di partenza del “percorso standard” per poi accorgermi che era l’ingresso sbagliato, correre come una velocista al Palazzo Serra di Cassano e scoprire di essere ancora in anticipo dopo aver rischiato mezzo infarto.

Se volete portarvi a casa un souvenir unico che non sia il classico cornetto di plastica rossa, alla fine della visita della Galleria Borbonica è possibile ammirare alcuni oggetti risalenti alla seconda guerra mondiale donati dai residenti del quartiere all’Associazione Culturale Borbonica Sotterranea. Il ricavato viene utilizzato dall’associazione per mantenere viva questa parte di Napoli sotterranea.

📌 Galleria Borbonica – Via delle Memorie
Palazzo Serra di Cassano
Via Monte di Dio, 14
80132 Napoli

Souvenir bellici come i telefoni da campo italiani e inglesi acquistabili alla fine della visita guidata alla Galleria Borbonica
Alla fine della visita guidata alla Galleria Borbonica possiamo dedicarci allo shopping di souvenir bellici come questi telefoni da campo italiani e inglesi

Se a questo punto vi state chiedendo se la Galleria Borbonica vale la visita, la mia risposta è un sì senza alcun dubbio. Il percorso sotterraneo della Via delle Memorie è davvero suggestivo, perfetto per i viaggiatori alla ricerca di un’esperienza unica in grado di unire storia e architettura. Scrivetemi nei commenti ⬇︎ se siete d’accordo con me e se avete altri percorsi sotterranei di Napoli da suggerire per la mia prossima visita.

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