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Le peggiori disavventure delle blogger in aereo tra voli in ritardo e bagagli smarriti

di Paola

I frequent flyer e chi viaggia tanto per lavoro sono fortunati sotto moltissimi aspetti: possono vedere Paesi nuovi, sperimentare cibi introvabili in Italia e conoscere culture diverse. Statisticamente però hanno più possibilità di incorrere in disavventure quali ritardi aerei o bagagli smarriti, come ti dimostra questa incredibile raccolta di eventi vissuti dalle Travel Blogger Italiane. Preparati a leggere una serie di disavventure epiche e divertenti!

Disavventure in aereo: voli cancellati, ritardi e valigie perse

Alla partenza nessuno si aspetta bagagli smarriti, documenti persi o controlli assurdi all’aeroporto, eppure succede! A volte vengono pure cancellati i voli o ti lasciano a terra per overbooking. A me personalmente sono capitati parecchi voli in ritardo (ma nella somma di tutti i miei voli non erano così tanti, non preoccuparti!), un bagaglio smarrito per l’aeroporto di Parigi dopo uno scalo a Amsterdam, un controllo extra lungo dei miei bagagli in Israele (ma è prassi comune) e un volo cancellato.

Per fortuna non sono l’unica ad aver subito questi disguidi, come puoi leggere di seguito! Anzi, ad alcune viaggiatrici è successo ben di peggio, per fortuna sempre con un lieto fine. L’importante quando capitano questi disguidi in aeroporto è non perdersi d’animo o andare nel panico, ma restare con la mente lucida per trovare una soluzione.

In caso di volo in ritardo, cancellato o bagagli persi potresti avere addirittura diritto a un rimborso come spiego nell’articolo SOS voli: guida ai rimborsi per ritardi aerei e bagagli smarriti. Una volta, grazie al risarcimento per volo in ritardo, mi sono fatta una vacanza quasi gratis. Ora però leggi questa carrellata di disavventure in aeroporto e aggiungi la tua nei commenti!

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Volo cancellato in Bulgaria

Martina, Mamma UNESCO a fare un giro

Chiunque sia un appassionato di viaggi vive normalmente con emozione la prenotazione di un volo. Appena appare sullo schermo la conferma di aver prenotato, l’allegria ci pervade e ci sembra quasi di essere già arrivati a destinazione. Gli aeroporti poi mi piacciono particolarmente: adoro assistere agli abbracci e i baci tra le persone che aspettano e quelle appena atterrate.

A volte però il viaggio in aereo si trasforma in un vero e proprio incubo! Ho avuto diverse esperienze negative, ma mai come quella volta in Bulgaria di ritorno dalle vacanze natalizie di qualche anno fa.

Il volo era programmato per le prime ore del mattino per cui sveglia presto, colazione rapida, valigia pronta e subito diretta in aeroporto. Tutto sembra partire nel migliore dei modi: supero i controlli rapidamente, mi dirigo al gate e aspetto tranquilla che annuncino il mio volo. La tranquillità però lascia presto passo all’agitazione: fuori c’è una nebbia incredibile e tutti i voli programmati vengono cancellati.

Vari passeggeri chiedono spiegazioni ma nessuno sembra in grado di dirci niente, le ore passano lente e l’inquietudine sale. Finalmente un addetto di WizzAir ci comunica che a seguito delle condizioni metereologiche avverse il nostro volo è stato cancellato. Panico assoluto!

La compagnia ci propone due possibili soluzioni: aspettare fino a sera e prendere un volo diretto a Forlì oppure aspettare tre giorni fino al prossimo volo diretto a Milano.

Insieme ad altri passeggeri decido di prendere il volo fino a Forlì, ma come fare poi da lì per arrivare a Milano? Il volo sarebbe atterrato alle 23 sul suolo italiano, troppo tardi per prendere qualsiasi treno o mezzo pubblico per arrivare a Milano.

I miei genitori sarebbero stati anche disposti a venire fino a Forlì a prendermi ma volevo a tutti costi evitare loro questo inutile sbattimento. Uno dei passeggeri balza su e ci propone una soluzione: affittare un minipulmino con autista che ci avrebbe comodamente portato dall’Emilia a Milano. Ci saremmo divisi equamente le spese: che idea geniale! E così abbiamo fatto: alle 3 di notte eravamo arrivati in Stazione Centrale e così, quasi 24 ore dopo, sono riuscita a tornare a casa!

Aereo Wizzair
Aereo Wizzair

Un rocambolesco rientro dalla Martinica

Raffaella, Giringiro

Nel corso degli anni qualche piccola disavventura in volo mi è capitata: dal tipo nella fila dietro che si fa prendere dal panico nonostante il volo sia tranquillo e non ci siano turbolenze, al bagaglio che non ritrovo sul nastro a Torino Caselle e mi viene recapitato sul lavoro dopo un giorno, ai numerosi overbooking e ritardi.

La disavventura più rocambolesca ci è però capitata di rientro dalla vacanza in Martinica nel 2007. Il volo serale diretto Air France dall’aeroporto Fort-de-France/Le Lamentin verso Paris Orly procede in maniera piuttosto regolare. A parte una delle hostess che, ad un certo punto, scontrata da una persona che stava transitando nel corridoio, mi versa del caffè caldo sui jeans.

Forse in quel momento avrei dovuto capire che il viaggio sarebbe stato un po’ più avventuroso dell’andata. Arrivati a Parigi di prima mattina, dopo oltre 8 ore di volo, ci imbarchiamo sulla navetta e raggiungiamo l’aeroporto Charles de Gaulle da dove avrebbe dovuto partire il nostro volo verso Genova.

Sul tabellone compare il numero del gate di partenza, ci spostiamo in quella zona ed attendiamo l’avviso di inizio delle operazioni di controllo documenti ed imbarco. Passa però il tempo senza che l’hostess del gate dia inizio alle operazioni.

Qualcuno comincia a chiedere informazioni e l’hostess imbarazzata inizia a telefonare più volte e poi ci comunica un ritardo di quasi due ore della partenza. Alla fine arriva invece il famigerato annuncio della cancellazione del volo su Genova per problemi tecnici e della riprogrammazione su Torino Caselle.

Il trasferimento da Torino verso Genova sarà poi effettuato su un pullman noleggiato da Air France. Andrea ed io siamo un po’ increduli per tutte queste variazioni e cominciamo anche ad essere un po’ stanchi perché eravamo partiti dalla Martinica alle 18:00 del giorno precedente. Se tutto andrà per il verso giusto, arriveremo a casa 24 ore dopo.

Anche il volo da CDG verso Torino si fa un po’ attendere e non parte puntuale. Arrivati a Caselle ritroviamo i bagagli sui nastri, cosa non del tutto scontata visti tutti i pasticci occorsi all’aeroporto francese, saliamo sul pullman e ci informiamo con l’autista su quale tragitto percorrerà.

Lui ci conferma che seguirà le autostrade A21 e poi A26 preferendola alla A7 che è molto più tortuosa. Abitando ad Ovada, provvista di casello autostradale sulla A26, gli chiediamo cortesemente di poterci lasciare subito fuori dal casello in modo che i miei genitori possano recuperarci senza dover andare fino a Genova. Tra l’altro davanti al casello di Ovada c’è una rotatoria dove il pullman potrebbe fare velocemente inversione e riprendere il viaggio verso Genova.

Inizialmente l’autista non ne vuole sapere di fare questa minima deviazione poi ci conferma che ci farà scendere ad Ovada. Arrivati in prossimità dello svincolo con il cartello che segnala l’uscita autostradale di Ovada il simpatico autista ci fa scendere, recuperare i bagagli e poi riparte.

Noi ci ritroviamo così di tarda sera nella corsia di emergenza della A26, proseguiamo a piedi lungo lo svincolo sperando che dietro non arrivi qualcuno troppo veloce, oltrepassiamo il casello e finalmente saliamo sull’auto di mio padre per poter arrivare a casa stremati da un viaggio di ritorno infinitamente lungo ed un pizzico avventuroso.

Bus Autostradale
Bus Autostradale: sarà quello che ha fatto la deviazione a Ovada per Raffaella?

Bagagli smarriti a New York City

Barbara, Wanderlust in travel

A tutti noi sarà già capitato di vivere disavventure in viaggio. Sono quelle storie che racconti agli amici ridendo e esclamando “Non puoi capire cosa mi è successo”. A me poi, sfortunata di natura, diciamo che capita abbastanza spesso, ma mai come quella volta a New York City.

Ve la faccio breve: inguaribile romantica quale sono, guardo tutti i film che escono su Netflix verso fine anno, che raccontano di coppie che passano l’ultimo dell’anno a Times Square, aspettando la gigantesca palla che ogni 31 dicembre viene calata per salutare il nuovo anno.

Ovviamente, fantastico sempre di vivere quell’atmosfera, di visitare NYC durante il periodo natalizio e vivere un’esperienza unica nella vita! L’ho fatto: ho prenotato il volo con arrivo nella Grande Mela il 30 Dicembre del 2017. Subito ho iniziato a prenotare tutte le attività a cui non volevo rinunciare, soprattutto la serata di gala in un rooftop super cool con vista esclusiva sulla città.

L’unica cosa era il dresscode: rigorosamente elegante. Per l’occasione mi sono comprata un vestito lungo nero, con le paillettes e uno spacco sulla coscia destra (sì, esatto… stile Belen Rodriguez!), davvero spettacolare. Per completare il look tacchi a spillo neri e pochette in abbinamento!

Forse mai nella vita mi sarei aspettata di sfruttare un outfit come questo, ma siccome sarei stata a NYC nella notte di capodanno, ho voluto osare! Parto con la British Airways, tranquilla e rilassata. Il volo è andato liscio e sono atterrata in suolo americano come da programma.

Scendo dall’aereo e vado a ritirare i bagagli; sul nastro vedo arrivare tutto, tranne la mia valigia. All’inizio ho riso pensando: “ma figurati se me l’hanno persa”, ma quando sono rimasta da sola a fissare il nastro vuoto, ho capito che qualcosa non andava.

Vado nel panico, cerco disperatamente il bancone della compagnia aerea e provo a capire cosa possa esser successo. Per fortuna, trovo un ragazzo che parla italiano, che mi spiega che probabilmente la valigia non era partita nel mio volo, ma che sarebbe arrivata “da lì a giorni con un altro aereo”!

Ero scioccata! Nella testa pensavo a tutti i programmi e soprattutto a Capodanno! Avevo solo i vestiti del giorno e giusto un pigiama e il cambio di mutande (che per fortuna tengo sempre nel bagaglio a mano). Il ragazzo mi saluta dicendomi che gli spiace e che potrei provare a chiedere un rimborso appena tornata in Italia. Esco dall’aeroporto devastata, avevo un solo giorno per risolvere la questione senza dover far saltare tutto.

Avete presente Julia Roberts in Pretty Woman con il suo shopping sfrenato sulla Fifth Avenue? Beh, ecco…! Ho girato tutti i negozi alla ricerca del lungo perfetto! Uscivo da una boutique ed entravo in un’altra, finché alla Guess Store ho trovato quello che volevo: un nero a sirena che mi andava a pennello!

Ho completato il look con borsa, tacchi a spillo neri alti e calze color nude, salvando così la mia serata! Ora vi starete chiedendo: e la valigia? Beh, è arrivata due giorni dopo, esattamente il due gennaio direttamente nella mia camera d’albergo!

Che dire? Almeno ho avuto l’occasione di vivere una giornata da vera ricca a New York City!

New York, foto Barbara Wanderlust in Travel
New York dall’alto, foto Barbara Wanderlust in Travel

Documenti persi a Chicago

Carmen, Viaggiatrice da grande

Estate 2018. Viaggio a New York. Io e la mia fidata e pluriapprovata compagna di viaggio. Per risparmiare (euro ma non tempo) l’agenzia ci propone di fare scalo a Chicago e poi da lì ripartire per la Grande Mela. Accettiamo.

Roma-Chicago tutto ok se non che il volo fa un po’ di ritardo e per un pelo perdiamo la coincidenza. In realtà saremmo anche riuscite a prendere l’aereo ma ci sarebbero stati disguidi per i bagagli. Ci mettono quindi in lista d’attesa e ci spiegano che ad ogni volo in partenza per New York ci saremmo dovute avvicinare al gate e sentire se ci avessero messe in coda e ci davano la possibilità di imbarcarci.

E così inizia il nostro peregrinare avanti e indietro dal desk. Anzi dai desk dato che i voli non partivano tutti dallo stesso gate. Al sesto o settimo volo partito senza di noi, tornate alle nostre panchine, la mia amica si accorge di non avere più il suo borsello blu con all’interno documenti, biglietti e cellulare. Panico. Riattraversiamo il terminal di corsa. Nulla.

Attiviamo sul mio telefono la modalità “trova il mio iPhone” per cercare il suo cellulare e il segnale ci arriva da molto vicino.Cerchiamo ovunque: sotto le sedie, nei cestini della spazzatura… A un certo punto una signora coglie la nostra concitazione ed il nostro panico e ci chiede se stiamo cercando “A blue bag”.

Nel momento di ansia non avevamo nemmeno sentito l’annuncio dato dall’hostess del penultimo desk che chiamava per nome la mia amica dicendo che aveva dimenticato lì la borsa. Annuncio dato al microfono. Figura memorabile. Partite col volo successivo. Tutto è bene quel che finisce bene. Sipario.

Cellulare in aeroporto, foto Oleg Magni
Trova il tuo iPhone in aeroporto, foto Oleg Magni

Zurigo-Cancun con ritardo e inversione di rotta

Laura, Viaggi Fuori Rotta

Era una fredda mattina di Febbraio, ma finalmente stavamo lasciano le nebbiose pianure venete per dirigerci al caldo: direzione Cancun. Prima però un veloce scalo a Zurigo… o almeno così doveva essere! Dico doveva perché, una volta giunti in aeroporto, sulle tabelle delle partenze, accanto al nostro volo dapprima comparve la scritta “Volo in ritardo”, per poi passare dopo due interminabili ore a “Volo cancellato”.

Vi lascio immaginare il nostro stato d’animo… panico! Attendiamo che qualcuno ci comunichi qualcosa. Dopo lunghi interminabili minuti una gentile assistente di volo ci rassicura che di li a poco sarebbe stato messo a disposizione un nuovo aeromobile. Attendiamo e finalmente il nostro aereo è pronto. Ci imbarchiamo e ci rilassiamo pensando di essercela scampata bella!

All’improvviso però, all’altezza del Portogallo, poco prima d’iniziare la traversata dell’Atlantico, vediamo sugli schermi che proiettano l’itinerario di volo, il nostro aereo invertire la direzione di marcia. Un comunicato in inglese ci avvisa che stiamo rientrando a Zurigo senza precisarne chiaramente il motivo.

Ci guardiamo tutti sconvolti, cala il silenzio, pensiamo al peggio… un dirottamento, un grave guasto … ogni minima turbolenza sbianchiamo. Atterriamo indenni. Scoprimmo poi che il nostro volo aveva avuto un problema al motore e il pilota aveva deciso di rientrare.

Ancora oggi la dinamica di quella giornata ci appare poco chiara, una cosa è certa… dopo due interminabili notti a Zurigo con la valigia estiva e –2° gradi, siamo riusciti a raggiungere finalmente il Messico, goderci la vacanza e ritornare sani e salvi per raccontarvela facendoci pure mezza risata!

Interno dell'aeroporto di Zurigo
L’atrio dell’aeroporto di Zurigo in cui Laura ha aspettato speranzosa il suo volo per il Messico

Fargo: Airport Security

Silvia, The Food Traveler

Fino a qualche anno fa, per me dire Fargo equivaleva a dire: sicari, rapimenti, riscatti e campi innevati. Però questa città di centomila abitanti nel bel mezzo del nulla al confine tra North Dakota e Minnesota è molto di più. Ma andiamo con ordine. Come sono finita a casa di Grimsrud e Showalter?

Per lavoro devo visitare la riserva di nativi White Earth, e quello di Fargo è l’aeroporto più vicino. Tutto fila liscio durante gli scali di Amsterdam e Chicago, ma i problemi arrivano quando atterro a Fargo insieme a pochi altri passeggeri.

Probabilmente loro hanno passato senza problemi i controlli e saranno già in macchina quando io vengo fermata dall’addetto alla sicurezza. L’uomo mi guarda con sospetto. Forse ho un aspetto diverso dagli altri? Non mi sembra. Sicuramente il mio passaporto bordeaux, diverso da quelli blu che è abituato a vedere, attira la sua attenzione. Inizia a sfogliarlo pagina dopo pagina, controllando ogni timbro. Vuole sapere con quale volo sia arrivata e, dopo aver esaminato la carta d’imbarco, mi rivolge un’altra domanda.

“Where are you from?” Ha imparato a memoria il passaporto e non ha capito che sono italiana?  “Italy” rispondo.

Mi dice di aspettare e sparisce dietro una porta. Torna dopo un’eternità, insieme ad altri cinque colleghi, a cui spiega che io sono “quella italiana”. Tutti iniziano a osservarmi da vicino, come se fossi una bestia rara. Mi sento al circo, e spero che la loro attenzione venga attirata da qualche altro passeggero esotico. Quando ormai spero che sia tutto finito, la donna poliziotto ha un’idea: special security check!

Come in una puntata di Airport Security, ma senza la droga. La tizia mi porta in una stanza senza finestre, dove mi perquisisce e mi scannerizza con l’apparecchio per rilevare la presenza di bombe. Mi chiede di togliermi la giacca e le scarpe e temo di rimanere in mutande. Per fortuna si limita al trolley, facendomi togliere tutto quello che c’è dentro.

Alla fine dell’ispezione sono libera di andare. Quando supero i tornelli, i poliziotti sono tutti dietro di me: “See you soon, Italian lady!”.

Arrivederci? Ma anche no!

Aeroporto di Fargo, USA
Aeroporto di Fargo, USA

Aeroporto fantasma in Oman

Claudia, Travel with the wind

Più viaggiamo e più crediamo di essere preparati ai possibili imprevisti di viaggio ma non avremmo mai immaginato la situazione surreale che ci è capitata in Oman.

Era dicembre 2017, ci trovavamo a Muscat in procinto di tornare in Italia ed eravamo abbastanza tranquilli perché il nostro alloggio distava solo 11 minuti dall’aeroporto. Almeno così diceva Google Maps. Tutto era andato secondo i nostri piani fino all’arrivo in aeroporto, dovevamo solo cercare il parcheggio in cui lasciare l’auto noleggiata.

L’area aeroportuale era semi-deserta, un po’ strano, ma visto che era l’alba non ci avevamo fatto troppo caso. Abbiamo continuato le nostre ricerche finché, a fatica, siamo riusciti a trovare quello che sembrava il nostro parcheggio. Non c’era però anima viva. Sembrava un aeroporto fantasma.

Finalmente, a forza di girare, incontriamo qualcuno a cui chiedere informazioni. Quasi dispiaciuto per ciò che stava per dire, il nostro interlocutore, ci ha spiegato che, non solo quello non era il parcheggio giusto, ma non lo era nemmeno l’aeroporto. Quello in cui ci trovavamo era il nuovissimo terminal ancora in costruzione. Panico! Ma come? Ci aveva portato Google Maps lì!

Dovevamo tornare indietro e cercare il terminal in funzione. Ma non solo, dopo averlo trovato, anche velocemente perché eravamo già in ritardo, avremmo dovuto ancora riconsegnare l’auto e fare il check-in perché non eravamo riusciti a farlo online.

La parte più complicata è stata trovare il terminal da cui partire. Non potevamo seguire le indicazioni stradali perché qualsiasi cartello seguissimo tornavamo sempre nell’aeroporto ancora in costruzione e nemmeno farci guidare dal navigatore perché, per lui, eravamo già arrivati. 

Siamo allora tornati indietro. Poi, una volta trovate le indicazioni, è stata una corsa contro il tempo ma ce l’abbiamo fatta: siamo arrivati all’imbarco pochi secondi prima della chiusura. È stato un rientro adrenalinico ma per fortuna con lieto fine. Solo in seguito abbiamo saputo che, a marzo 2018, è stato inaugurato il nuovo aeroporto di Muscat. Google però già lo sapeva, anzi, era in anticipo di tre mesi!

Muscat, Oman
Niente aeroporto in costruzione, ma una splendida immagine di Muscat, Oman, foto di Claudia Travel with the wind

Sumatra: andata senza ritorno

Bru, Indonesia con Bru

Viaggio a Sumatra andata (quasi )senza ritorno. A giugno 2021 a Bali si registrano pochissimi casi di Covid, il piacevole vento della stagione secca ha portato un’aria che sa di apertura e di libertà. I sogni di viaggio affiorano, nel cassetto dei desideri ho il bellissimo tour che avrei dovuto fare ad agosto 2020.

Un viaggio a Sumatra per andare alla ricerca degli oranghi nel loro ambiente naturale, abbinato alla verdissima zona di montagna di Berastagi. Qualche giorno nell’incredibile atmosfera sulle rive del più grande lago vulcanico del mondo, Il Toba lake, dove ammirare l’antica cultura batak.

Mi piace terminare un viaggio con qualche giorno di mare. La mia scelta per questo viaggio è Belitung, un’isola con uno dei mari più belli del paese. Eppure questo viaggio a Sumatra inizia con un nuovo lockdown.

È il 1 luglio, manca un giorno alla partenza, ma improvvisamente il governo emana un nuovo lockdown per Bali. Sono amareggiata ma decido di partire lo stesso, penserò in viaggio cosa devo fare per tornare a casa. Il 4 luglio un nuovo grave peggioramento, anche Giava e altre isole entrano in lockdown.

Malgrado le brutte notizie giornaliere, il viaggio scorre benissimo tra mille meraviglie. È arrivato il momento di lasciare la selvaggia Sumatra per andare a Belitung dove passare gli ultimi giorni del mio viaggio. Ma in aeroporto a Medan mi attende una nuova sorpresa, i voli per tutte le destinazioni sono cancellati. Forse partirà un volo per Bali via Jakarta, tra un giorno, due, tre… potrebbe partire in ogni momento, chissà, non rimane che soggiornare in aeroporto in attesa.

Rimango due notti e tre giorni in aeroporto a Medan. Passo il tempo andando su e giù dalle scale mobili per fare un po’ di movimento, in un aeroporto deserto e quasi spettale. Ho dovuto rinunciare a una parte del viaggio e passare tre giorni in un aeroporto chiuso, invece che al sole di un’isola tropicale. Malgrado questo giuro, non mi sono pentita nemmeno un secondo di aver fatto questo viaggio, è stato davvero bellissimo e lo ricorderò per sempre.

Bru in attesa all'aeroporto di Medan, Indonesia
Bru in attesa all’aeroporto di Medan, Indonesia

Bagagli smarriti a Ibiza

Blerina, Two trolley

Era l’estate del 2014, avevo aspettato le vacanze estive impazientemente, non vedevo l’ora di scoprire lbiza e successivamente Formentera, detta anche La Isla de Ops. Avevo preparato la valigia con tanta cura, non solo perché avevo in programma di scattare foto wow, ma anche per poter sfoggiare quei mini abitini e bikini che durante l’anno non indosso.

Arriva finalmente agosto, sveglia presto la mattina, colazione e partenza. Diciamo che il viaggio è stato già difficile durante il volo: nonostante la colazione, ho avuto un calo di zuccheri, un mezzo svenimento ed una sensazione di debolezza che mi ha accompagnata per tutto il giorno.

Finalmente l’ora e mezza di volo è terminata. Nonostante il mio stato di salute non fosse dei migliori, ero pronta ad esplorare l’isola del divertimento. Scendiamo dall’aereo e ci portiamo ad aspettare il bagagli imbarcato. Il nastro inizia a girare, le valige fluttuano e vengono afferrate al volo, tranne la mia.

Ricordo ancora la mia valigia color lilla, alquanto insolita per un uomo, per questo sono corsa dietro ad un signore pensando che erroneamente avesse preso la mia. Mi avvicino e rimango delusa, quella non era la mia valigia. Apetto ancora un pochino e nel momento stesso in cui ho realizzato che non sarebbe più sbarcata, mi avvio al box bagagli smarriti.

L’adetta in maniera alquanto sgarbata controlla e scopriamo che la mia valigia era volata a Mahón, una destinazione che ancora non ho visitato. Ci viene detto di tornare l’indomani che avremmo trovato il tutto. Scoraggiata salgo sul taxi e raggiungiamo l’hotel, quel giorno mi sono fata il bagno in intimo… tanto eravamo ad Ibiza, un posto dove si può tutto o quasi.

L’indomani di primo mattino ci portiamo in aeroporto per prendere la valigia, ma ci viene detto che non è ancora rientrata. Bene, ma non benissimo. Ci dicono di ritornare nel pomeriggio; non avendo molta fiducia in quello che ci era stato comunicato decidiamo di ritornare il giorno seguente. Intanto, lasciato l’aeroporto sono andata a fare shopping, avevo bisogno di vestiti puliti e almeno un bikini ed un paio di infradito.

Ad Ibiza il soggiorno era prevvisto per soli tre giorni e ne era già passato uno e mezzo. Ritorniamo in aeroporto quel stesso tardo pomeriggio, più arrabiati che mai. Ci hanno fatto aspettare due ore, per poi dirci che la valigia era in aeroporto già dal giorno precedente, ma non erano riusciti a smistare i bagagli e pertanto non ci era stata consegnata.

Potete ben immaginare la mia rabbia per la perdita di tempo, oltre che i soldi per i vari spostamenti. Tutto bene quel che finisce bene, felice di aver recuperato la mia valigia, ci siamo diretti verso l’hotel.

Aeroporto di Ibiza, Spagna
Aeroporto di Ibiza, Spagna

Bagagli e volo in ritardo negli USA

Michela, Everywhere on the road

Finalmente ci siamo! Milano Malpensa, pronti per la nostra vacanza on the road nella west coast americana. Prima meta: San Francisco. Entusiasti prendiamo il nostro volo da Milano a San Francisco con scalo a New York. Prima tratta transoceanica, tutto perfetto. Saliamo poi sul volo interno per San Francisco e anche qui tutto perfetto. Arrivati a destinazione raccogliamo i bagagli, prendiamo l’auto a noleggio e via all’Hilton.

Cenetta veloce e poi serata. Saliamo in camera, ci cambiamo d’abito e scarpe, ma ci accorgiamo di non avere la valigia. “Dove le abbiamo messe? Vuoi vedere che le abbiamo lasciate in aeroporto?” Come facciamo? Proviamo ripetutamente a chiamare il desk aereoportuale ma niente, quindi prendiamo l’auto e andiamo di persona.

Scopriamo che la valigia non è mai stata caricata dopo lo scalo e ci consigliano di tornare il giorno successivo verso l’ora di pranzo. E così facciamo. Ci rechiamo in aereporto ed eccola lì tra i bagagli arrivati con il volo notturno. Meno male, ci è andata bene.

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Dopo qualche giorno e decine di migliaia di chilometri percorsi in California prendiamo il volo interno da Los Angeles per New Orleans. Passati tre giorni, ci prepariamo all’ultima meta di viaggio, Chicago, che dovremmo raggiungere con American Airlines. Tutto perfetto, ci imbarchiamo in orario e siamo pronti sulla pista per partire.

Un messaggio dalla cabina ci informa che partiremo tra 30 minuti, attendiamo, altro annuncio altri 40 minuti, sempre con segnale di cinture allacciate acceso. Aspettiamo ancora e decidono di spegnere il condizionatore dell’aereo e a New Orleans il clima è caldo e secco.

Iniziamo a boccheggiare e a spazientirci. Un nostro compagno di viaggio, Daniele, inizia a chiedere alle hostess di togliere la cintura e fare due passi. Le hostess gli intimano di no, stiamo per partire, altra mezz’ora e poi annuncio “Si parte tra due ore! Su Chicago c’è troppo vento e non si può atterrare”.

Dopo ben due ore bloccati sull’aereo ci fanno scendere e torniamo in aeroporto in attesa del decollo. Rimaniamo al gate altre due ore e poi partiamo alla volta di Chicago. L’atterraggio non è stato dei migliori, c’era molto vento che ci sballottolava avanti e indietro ma alla fine siamo arrivati.

Un viaggio di tre settimane tranquillo direi, se non che, già nel primo volo intercontinentale da Milano a San Francisco, io non avevo il paracadute sotto il sedile!

Aeroporto di Chicago, USA
Aeroporto di Chicago, USA

Bagagli smarriti in Canada

Daniela, The DAZ Box

Quella di non trovare il proprio bagaglio sul nastro trasportatore è una paura comune a tutti i viaggiatori abituali. A me è successo all’aeroporto di Vancouver. Avevo con me solo un cambio di biancheria, ma tutto il resto era ovviamente nella valigia che avevo imbarcato. E mi aspettavano tre settimane di itinerario nel Canada occidentale!

In un primo momento mi dissero che il bagaglio sarebbe arrivato nei giorni successivi e mi venne suggerito di chiamare l’aeroporto ogni giorno per verificare la situazione. Dopo cinque giorni, il mio bagaglio fu definitivamente dichiarato disperso. Disperazione totale.

Acquistai subito alcuni oggetti e indumenti di prima necessità, ma lo sconforto era comunque tanto. Soprattutto all’idea di aver perso per sempre tutto il contenuto della mia valigia. Non mi era mai successa una cosa simile, dunque non avevo idea di che rimborso avrei ottenuto e con quali tempistiche. In ogni caso, affrontai le tre settimane successive arrangiandomi con quanto acquistato in loco, cercando di non perdere l’entusiasmo per il viaggio (che in effetti fu meraviglioso!).

Qualche giorno dopo il mio rientro in Italia, quindi a distanza di un mese dall’accaduto, ricevetti una chiamata dall’aeroporto di Venezia. La mia valigia venne finalmente rintracciata, a Tenerife! Incredibile, no? Me la spedirono direttamente a casa, integra e con tutto il contenuto ancora ben piegato. Nel frattempo, avevo già ricevuto conferma di rimborso da parte della compagnia aerea per quanto acquistato durante il viaggio!

Quindi, cosa fare in caso di bagaglio in ritardo o smarrito? Conserva il PIR, il documento che ti daranno al banco bagagli smarriti in aeroporto, acquista ciò che ti serve in loco (senza esagerare, parliamo di beni di prima necessità), conserva le ricevute, invia tutto alla compagnia aerea!

Valigie in aeroporto
Valigie solitarie rimaste in aeroporto

Sciopero all’aeroporto di Londra Heathrow e valigie perse in Canada

Arianna, Tropical Spirit

Gli imprevisti, i ritardi, le situazioni in cui occorre spirito di adattamento sono piuttosto frequenti in viaggio. Viaggiando però entriamo nello spirito di problem solving: l’obiettivo è quello di goderci comunque la vacanza, di reagire in modo positivo all’imprevisto. La mia più grande disavventura in volo è stata in un viaggio on the road nel Canada occidentale con una bimba di quattro anni, a distanza di tempo mi vengono ancora i brividi a pensarci.

La nostra prima tappa programmata era Vancouver che avremmo dovuto raggiungere con un volo da Londra. Arrivati regolarmente a Heathrow dopo le operazioni di atterraggio non venivamo sbarcati dall’aeromobile e rimanevano “intrappolati” in aereo per circa tre ore ricevendo informazioni molto sommarie sul problema.

Una volta sbarcati davanti a noi una scena indescrivibile, ci rendemmo subito conto della gravità assoluta della situazione: l’area arrivi era completamente invasa da gente urlante, code chilometriche si snodavano per poter conferire con gli interlocutori del banco British Airways. Apprendevamo che tutti i voli programmati della giornata erano soppressi a causa di uno sciopero improvviso di tutti i servizi aeroportuali.

Dopo tre ore di attesa riuscivamo a parlare con un addetto che ci invitava a tornare il giorno dopo per la riprotezione dei voli.  A fronte delle mie insistenze mi offriva la sistemazione presso l’albergo Sheraton dell’aeroporto, cosa non da poco visto che la maggioranza delle persone dormì in aeroporto.

Capendo la gravità della situazione, visto il numero delle persone (70.000 persone a terra) e trovandoci in pieno agosto, mi attivavo subito per la ricerca di un volo alternativo e verificavo che il mattino successivo c’era un volo per Vancouver. Ci svegliammo di buon mattino, alle ore 4.30 per arrivare in tempo in aeroporto e cercare di prendere quei voli tanto sospirati.

Dopo una coda infinita di altre tre ore che, vi devo confessare siamo riusciti un po’ a dribblare per non perdere il volo, arrivavamo al sospirato banco e riuscivamo ad ottenere gli ultimi tre posti sul volo da me individuato. Raggiungevamo pertanto Vancouver con un giorno di ritardo perdendo ovviamente l’importo della prenotazione in hotel nonché un giorno di noleggio auto già riservata.

In tutto ciò ovviamente i bagagli al nostro seguito non furono imbarcati sullo stesso aeromobile, ma ci vennero recapitati con ben dieci giorni di ritardo. Non vi dico i disagi affrontati, praticamente abbiamo dovuto comprarci tutto un nuovo guardaroba, abbiamo perso tanto tempo in telefonate e acquisti ma siamo riusciti ad apprezzare un Paese stupendo come il Canada adattandoci alla situazione.

Vancouver, Canada
Panorama di Vancouver, Canada

Ritardi in aeroporto e passeggeri complottisti

Carlotta, Piccole avventure di famiglia

Vi è mai successo di rimanere bloccati in aereo, sulla pista, per quattro ore, totalmente ignari di quanto stesse accadendo? Ovviamente, la compagnia, una low cost, si è limitata ad offrire solo una bottiglia d’acqua. Che ci fosse una grande nevicata in corso, era di dominio pubblico, ma niente che giustificasse quelle ore d’attesa e una coincidenza quasi mancata a Malpensa. Non ho mai saltato la fila al check-in e ai controlli, per poter prendere un secondo volo, come quella volta. Non rimpiango più gli anni in cui con le low cost si potevano acquistare solo voli unici e per prendere una coincidenza occorreva recuperare i bagagli e ripresentarsi al check-in…

Vi è mai successo di rimanere bloccati ad un gate per dodici ore, senza ricevere alcun tipo d’informazione sulle ragioni del ritardo, mentre il soffitto si riempiva d’acqua e crollava tra i passeggeri? Un’esperienza ai confini della realtà… Nessuna scusa da parte di nessuno, nessun buono pasto né una bottiglia d’acqua. In aeroporto, la decisione è stata quella di circoscrivere la parte pericolosa, rimpicciolendo ancora di più la zona, chiaramente poco adatta ad ospitare i passeggeri di un aereo completo. Una volta sull’aereo, seppur irritati, abbiamo festeggiato.

Vi è mai successo durante l’attesa di un ritardo di incontrare viaggiatori complottisti? Questi si riconoscono facilmente: cercano di familiarizzare con tutti, non fanno che imporre la propria opione: gli scenari peggiori possibili e hanno l’innato potere di spaventare anche i più assidui viaggiatori. Ritardo di tre ore a Charles de Gaulles, volo con coincidenza a Rimini. Una signora ha letteralmente messo in giro dicerie tali per cui quasi tutti avrebbero perso le proprie coincidenze. Ricordo solo di aver chiamato il mio fidanzato in lacrime, che viveva da quelle parti, perché venisse a prendermi in aeroporto e mi ospitasse per una notte. In realtà, avendo comprato una tratta, a Rimini, il volo successivo ha aspettato che arrivassimo. E il complotto è stato messo a tacere dal personale di terra… a Parigi.

Vi è mai successo di pensare che una disavventura fosse solo una disavventura? A me sì. E nonostante questo, non ho mai smesso di viaggiare.

Aereo Ryanair in aeroporto
Aereo Ryanair sulla pista in attesa della partenza

Cosa fare in caso di ritardo aereo o bagagli persi

Questo elenco di disavventure aeree capitate alle blogger della mia community non deve spaventarti. Come hai visto, anche nei casi peggiori, puoi sempre modificare il tuo programma di viaggio e adattarti a vivere un viaggio non esattamente come pianificato.

Potresti addirittura scoprire una destinazione diversa da quella che volevi visitare, come è successo a Sylvié. Oppure innamorarti di uno stile di viaggio minimalista dopo una vacanza senza bagagli, come è successo a Daniela. Nei racconti delle Travel Blogger Italiane c’è sempre una nuova avventura dietro valigie perse e voli cancellati.

Infine, in caso di imprevisto in aeroporto, non deprimerti subito. Potresti avere diritto a un rimborso fino a € 600 per un volo in ritardo o cancellato. Oppure fino a € 1.200 per un bagaglio smarrito, come spiego nel mio articolo SOS voli: guida ai rimborsi per ritardi aerei e bagagli smarriti. Un risarcimento non potrà ridarti il tuo viaggio esattamente come lo avevi programmato, ma renderà sicuramente meno amara la tua disavventura.

Ora però racconta nei commenti le tue peggiori disavventure in aereo. Ti è capitato qualcosa di simile o hai sempre preso voli perfettamente puntuali?

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8 commenti

Raffaella M. 28/03/2022 - 17:50

Questo articolo è proprio divertente, soprattutto perchè adesso sappiamo che c’è stato un lieto fine per ciascuna disavventura in volo. Sicuramente sul momento ciascuna di noi non si è particolarmente divertita. Grazie per avermi ospitata sul tuo blog

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Babi| Wanderlust in Travel 28/03/2022 - 08:54

hahahahahha Grazie Silvia!!! anch’io mi ero immaginata alla cena con la felpa o in pigiama…
il lato positivo è stato il shopping sfrenato, mi sono sentita in un film!!

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Silvia The Food Traveler 26/03/2022 - 18:58

Dimenticavo: grazie per avermi ospitata

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Silvia The Food Traveler 26/03/2022 - 18:57

In tanti anni me ne sono capitate tante: voli in ritardo, aerei rotti, bagagli smarriti. Ma l’esperienza di Barbara mi ha fatto sorridere perché la immaginavo alla cena di gala in pigiama e con le ciabatte! Per fortuna è riuscita a risolvere cogliendo l’occasione per fare un po’ di shopping.
La cosa peggiore mai sentita è successa a una mia ex collega in volo da New York a Londra: un passeggero è morto e l’aereo è stato dirottato in Canada, dove tutti sono stati trattenuti per due notti, senza poter uscire dall’albergo. Davvero uno scenario da film dell’orrore.

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Arianna 26/03/2022 - 09:59

Disavventure di tutti i tipi, siamo in buona compagnia. D’altronde fa parte del gioco ma si è sempre ripagati dalla bellezza del viaggio. Certo mantenere la calma in certe situazioni non è sempre facile però poi si dimentica il nervoso

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Carlotta 25/03/2022 - 13:58

Ed io che credevo di avere un curriculum piuttosto ricco di disavventure di viaggio, leggendo quelle delle altre bloggers, mi sono sentita confortata. Eppure, tutte queste storie dimostrano che, nonostante le disavventure, ogni viaggio ci insegna qualcosa, temprandonci e rendendoci più resilienti.

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Martina Currà 25/03/2022 - 10:54

Mamma mia, certo che sono in buona compagnia! quante disavventure aeree! Con il senno di poi, ci si fa una risata su ma sul momento l’arrabbiatura è garantita!

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Babi | Wanderlust in Travel 25/03/2022 - 10:26

Non ci posso credere hahaha quante sventure…pure tante come la mia!! Mi da un po di conforto pensare che “non sono l’unica sfigata”.
Alcune situazioni sono inverosimili…altre come ritardi o voli cancellati sono ormai all’ordine del giorno e se ci pensi noi paghiamo (a volte tanti soldini) per dei servizi precari, dove ti lasciano senza informazioni o assistenza.

Beh, non ci resta che riderci su…

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