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Toscana Charme Resort colonia marina Vittorio Emanuele Calambrone

Guida alle colonie marine di Tirrenia e Calambrone

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Quest’estate sono andata al mare con l’obiettivo di rilassarmi in una vacanza ignorante sole e spiaggia, ma sono finita a fare la Piero Angela della situazione pure della sonnacchiosa Tirrenia. Alla fine le mie nuotate in piscina sono state accompagnate dalla visione futurista degli archistar di primo Novecento perché l’area tra Tirrenia e Calambrone è piena di colonie marine in stile razionalista, edifici squadratissimi che mixano lo stile littorio con le idee di Le Corbusier.

Come è nata Tirrenia, città di fondazione

Per prima cosa ho scoperto che l’area costiera intorno a Pisa e Livorno secoli fa era solo una squallidissima palude, la costa toscana tutta ombrelloni e villaggi vacanze non se la immaginava proprio nessuno. I Medici avevano iniziato varie opere di bonifica senza troppo successo, e l’area fu sistemata definitivamente solo durante il fascismo. Nel frattempo erano infatti migliorate notevolmente le tecniche di risanamento, e poi c’era una precisa volontà politica di sfoggiare la grandiosità del regime (da leggere in senso ironico, eh).

Uno strumento di propaganda molto utilizzato era proprio quello delle città di fondazione e la costa pisana offriva la possibilità di acquisire una vasta area a basso costo, stile offerta 3×2 dei supermercati. Nel 1932 venne quindi costituito l’EAT, l’Ente Autonomo Tirrenia, con lo scopo di promuovere la costruzione di villini, alberghi e stabilimenti balneari come contorno dello stabilimento cinematografico Pisorno, chiamato così perché tra Pisa e Livorno (sic).

Logo EAT Ente Autonomo Tirrenia

Pieno di entusiasmo, l’anno successivo alla sua nascita, l’EAT lanciò un bando per sviluppare il territorio. Lasciava molta libertà progettuale agli architetti, a parte il vincolo di utilizzare uno stile approvato dal fascismo. Purtroppo, come sappiamo, lo stile littorio si ispirava più alle fonderie industriali che alla leggerezza della natura.

L’idea di impiantare dei teatri di posa a Tirrenia inoltre non fu brillantissima perché negli stessi anni vennero realizzati gli studi di Cinecittà, con più mezzi a disposizione e migliori prospettive di sviluppo. Il fallimento dello stabilimento cinematografico Pisorno di conseguenza arrestò la costruzione di una Tirrenia turistica, ma non fermò la determinazione nel realizzare una “città dell’infanzia” a Calambrone, visto che tanto la palude era già stata bonificata.

Cosa sono le colonie marine

L’idea delle colonie marine nacque a fine Ottocento come cura e prevenzione delle malattie respiratorie. All’estero si trasformarono presto in una specie di ospedale estivo, mentre in Italia il regime fascista ne cambiò in parte lo scopo per sfruttare il potenziale di indottrinamento.

Per la storia della palude ormai bonificata e dei lavori mezzi iniziati a Tirrenia, negli anni ’30 del secolo scorso, la vicina Calambrone fu destinata a diventare la sede delle colonie-caserme per i figli degli italiani all’estero e dei dipendenti pubblici. Sfortunatamente per i fanciulli dell’epoca, queste colonie non avevano nulla a che vedere con gli odierni centri estivi o summer camp perché assomigliavano più a campi di rieducazione. Invece di giochi e relax, l’animazione di regime offriva infatti divertentissime giornate scandite da disciplina e esercizio fisico.

Targa all'ingresso della colonia marina di Calambrone di proprietà delle Ferrovie dello Stato
Alcune colonie marine di Calambrone sono ancora gestite come strutture di vacanza degli Enti Pubblici. Nella foto la targa della colonia delle Ferrovie dello Stato

Com’erano scandite le giornate nelle colonie marine

Tra l’ora della sveglia e quella del silenzio, le attività proposte nelle colonie marine erano lavori di cucito, costruzione di giocattoli o ginnastica (“esercizi ginnici” per dirla con il linguaggio dell’epoca). Quando non erano impegnati in queste divertentissime occupazioni, i bambini venivano pure sottoposti a sessioni di propaganda politica per imparare i miti ideologici del fascismo.

Nelle colonie bambini e ragazzi conducevano una vita molto rigida, costantemente sorvegliati e indotti a rispettare meticolosamente i regolamenti. All’arrivo in colonia ogni bambino poteva già intuire la vita da caserma che avrebbe fatto, a partire dalla consegna dei suoi vestiti, sostituiti da una divisa per la parata e una per le ore di “svago”. Dopo una visita medica che comprendeva infinite misurazioni, i bambini venivano poi smistati a una squadra assegnata in base alla loro età, allo sviluppo fisico o al luogo di provenienza.

La giornata in colonia iniziava con il rito dell’alzabandiera, seguito da esercizi fisici e, solo dopo la ginnastica, dalla colazione. A pancia piena veniva poi concessa un’ora di “libertà” in cui veniva impartita la dottrina politica prima di andare in spiaggia. Seguivano quindi il pranzo e il riposo pomeridiano prima di un’altra piacevolissima ora di indottrinamento, prima di terminare la giornata con una divertentissima marcia in spiaggia.

Le fotografie d’epoca mostrano bambini intenti a fare ginnastica inquadrati in forme geometriche, come squadroni di soldati. La ginnastica offerta dagli animatori delle colonie marine doveva servire per aumentare peso e muscolatura, in modo da trasformare i bambini in degni esemplari della “razza” italica. In contrasto con la propaganda però le colonie diurne ospitavano principalmente bambini con problemi di denutrizione che almeno in vacanza potevano mangiare tre volte al giorno, perché l’Italia dell’epoca non era uno Stato né ricco né particolarmente sviluppato!

Colonia marina Firenze di Calambrone abbandonata
Colonia marina Firenze di Calambrone abbandonata e in evidente stato di degrado

Com’erano costruite le colonie marine

Il filo conduttore della propaganda di regime si rifletteva anche nello stile architettonico adottato a Tirrenia e Calambrone. L’architettura fascista doveva infatti mettere in luce gli ideali di grandezza del fascismo, ispirati allo splendore del passato romano (sic).

Il risultato dello stile littorio sono costruzioni che non sempre quasi mai spiccano per bellezza e armonia di forme. Oggi le colonie marine di Calambrone ci sembrano per lo più dei palazzi costruiti in fretta e furia con lo stile dell’abuso edilizio, eppure le riviste di architettura dell’epoca come Architettura, Rassegna di architettura e L’Architecture d’Aujourd’hui ne elogiarono le forme razionaliste, l’utilizzo di materiali innovativi e gli impianti moderni!

Regina Elena colonia marina Calambrone
Ex colonia marina di Calambrone Regina Elena, ora omonimo residence suddiviso in appartamenti

Lo stile architettonico delle colonie marine di Calambrone

Le sette colonie “storiche” vennero costruite in sequenza nel giro di pochi anni e anche se hanno una struttura comune, sono tutte diverse tra loro. Alcune sono infatti più semplici e squadrate, mentre altre presentano più decorazioni o imponenti scale a elica.

Le colonie marine di Calambrone sono così differenti tra loro perché erano tutti edifici con uno scopo nuovo e non c’era nessun precedente riferimento stilistico. Per gli architetti dell’epoca era una manna perché potevano inventarsi quello che volevano, seguendo solo lo stile fascista.

Alla fine lo stile delle colonie marine di Calambrone è quindi un gran calderone che mischia futurismo, scale elicoidali, intonaci bianchi, idee di Le Corbusier, strutture portanti in cemento armato, coperture piane, vetrate e finestre a nastro.

Colonia marina di Calambrone Fasci Italiani all'Estero
Particolare architettonico della colonia marina di Calambrone Fasci Italiani all’Estero

Come erano suddivisi gli spazi interni delle colonie

Riguardo alla suddivisione degli spazi interni, le colonie marine di Calambrone si ispiravano direttamente agli ospedali e ai primi ospizi marini. L’ingresso consisteva infatti in un padiglione destinato a visite mediche, deposito dei vestiti da viaggio e consegna delle divise della colonia.

I dormitori erano invece degli edifici isolati, o comunque nettamente separati, per dividere maschi e femmine. Le camerate offrivano 25-30 posti letto, con uno scomparto vetrato per il sorvegliante.

Le colonie marine erano poi strutturate con ulteriori padiglioni di servizio, come quello dell’amministrazione destinato a uffici, la sala d’aspetto per i genitori, la lavanderia, la cucina e l’infermeria, oltre a una serie di servizi per la spiaggia come spogliatoi o tettoie.

Nelle colonie più grande era presente anche un padiglione di isolamento carico di allegria, dotato di forno crematorio e circondato da una rete metallica per imprigionare i bambini in quarantena. Infine non poteva mancare uno spazio religioso e la spianata per la cerimonia dell’alzabandiera.

Come soggiornare in una colonia marina

Nelle mie vacanze a Tirrenia ho sempre soggiornato nella colonia marina Santa Barbara, l’ultima colonia costruita prima della guerra. Questa struttura fu commissionata dall’Opera Nazionale Assistenza al Personale dei Servizi Antincendi per ospitare gli orfani dei Vigili del Fuoco e fu inaugurata nel 1939.

Colonia marina Santa Barbara
Vista laterale della colonia marina Santa Barbara, gestita oggi dall’Opera Nazionale Assistenza Vigili del Fuoco

Oggi la colonia Santa Barbara è ancora in funzione come villaggio vacanze per le famiglie dei Vigili del Fuoco. Negli anni sono state fatte parecchie migliorie, come la costruzione di due piscine per adulti e bambini, e l’installazione dell’aria condizionata nelle camere e nelle parti comuni.

La colonia marina Santa Barbara continua a venire gestita direttamente dall’Opera Nazionale Assistenza Vigili del Fuoco, quindi non credo sia possibile soggiornarvi se non siete amici o parenti di qualche pompiere, o fate parte delle associazioni sportive che periodicamente si ritirano per gli allenamenti. Lo stesso avviene per le colonie marine tutt’ora di proprietà di enti pubblici, come quella delle Ferrovie dello Stato.

In compenso altre colonie marine di Calambrone sono state state trasformate in hotel e residence aperti a tutti, come il Toscana Charme Resort, il club resort Regina del Mare, il Tuscany Resort, o in appartamenti per i turisti, come quelli delle strutture Regina Elena e Tirreno. Soggiornare in una di queste strutture ha sicuramente molto più fascino di dormire in un hotel qualunque, quindi ve lo consiglio senza dubbio.

Tuscany Resort colonia marina Calambrone
Ex colonia marina di Calambrone Rosa Maltoni Mussolini, ora Tuscany Resort

Percorsi per scoprire le colonie marine

Nonostante la loro importanza storica e architettonica, le colonie marine di Calambrone e l’architettura razionalista di Tirrenia non sono per nulla valorizzate, probabilmente per una sorta di vergogna riguardo al periodo storico in cui sono nate. Secondo me, conoscere la Storia – qualsiasi essa sia – è fondamentale per evitare il ripetersi di eventi negativi.

Rendere difficile reperire informazioni, o non valorizzare il proprio patrimonio culturale, non serve a cambiare il passato, meglio (ri)scoprirlo per evitare la ripetizione di simili castronerie. Al momento non esistono percorsi segnalati né visite guidate che contestualizzino lo stile di Tirrenia e Calambrone.

Residence Tirreno ex colonia marina Calambrone
Ex colonia marina di Calambrone Principi Umberto e Maria Josè di Piemonte, ora residence Tirreno

Il libro sulle colonie marine di Calambrone

Per comprendere il fascino di questi edifici, a prima vista poco interessanti, è necessario scavare nella loro storia e l’unica risorsa sull’argomento che ho trovato è il libro Colonie marine a Calambrone: le origini, la storia, l’architettura delle Edizioni Il Campano. Potete trovarlo nelle librerie locali o ordinarlo direttamente all’editore, non si trova nelle librerie online.

Questo libro probabilmente è destinato più ad architetti o a storici che ai turisti perché esamina il fenomeno delle colonie marine in modo super preciso e dettagliato. Lo stile dell’autore Riccardo Cerasa è infatti ricco di parole tecniche. Sono però presenti tantissime foto d’epoca che ci permettono di confrontare lo stato attuale delle colonie di Calambrone con il loro aspetto originario.

Il mio consiglio è utilizzare il libro Colonie marine a Calambrone come guida per una passeggiata lungo viale del Tirreno, la strada che costeggia le colonie affacciate sul mare, perché forse è il modo migliore per scoprire questa zona.

Libro Colonie marine a Calambrone: le origini, la storia e l'architettura, edizioni Il Campano
La mia copia del libro Colonie marine a Calambrone: le origini, la storia e l’architettura, edizioni Il Campano

Fatemi sapere nei commenti se conoscevate già la storia e lo stile architettonico delle colonie marine e del litorale pisano, e se volete maggiori informazioni. Probabilmente tornerò anche il prossimo anno perché mio figlio si è divertito moltissimo a Tirrenia!

Libro Colonie marine a Calambrone: le origini, la storia e l’architettura fornito da edizioni Il Campano

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2 commenti

Alessandra 11/10/2019 - 13:17

Ho apprezzato molto il tuo post perché ho letto alcuni libri in merito a quel periodo storico e all’impatto che ha avuto sull’architettura e sulla vita quotidiana. E’ stato molto interessante leggere la tua descrizione di come si svolgesse la giornata dei bambini in colonia (che differenza con i Summer Camp di oggi!) Io sono stata qualche tempo fa a Tresigallo, unica città di fondazione considerata ‘città d’arte’, ma mi piacerebbe molto anche visitare la provincia di Latina, famosa per la bonifica attuata durante il periodo fascista. A livello storico e artistico sono molto interessanti queste zone, ma, purtroppo, poco considerate.

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Paola 13/10/2019 - 19:52

Anche Bolzano è una città che ha subito importanti rimaneggiamenti con costruzioni razionaliste, se ci pensi è incredibile quanti significati nascosti può avere la costruzione di un edificio! Avevo letto il tuo post su Tresigallo, prima non la conoscevo e credo sia una di quelle cittadine che meritano una visita

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