Home DestinazioniItaliaLazio Il Museo della Shoah di Roma per non dimenticare lo sterminio degli ebrei

Il Museo della Shoah di Roma per non dimenticare lo sterminio degli ebrei

Cosa vedere e come prepararti per visitare l'intenso e toccante Museo della Shoah di Roma

di Paola
2 commenti

Il Museo della Shoah a Roma è nato per ricordare e trasmettere alle generazioni più giovani la storia della Shoah. La Fondazione è un centro di documentazione, mostre temporanee e attività educative. Ho avuto la possibilità di visitare il museo durante il blogtour #RomaTBI2023 delle Travel Blogger Italiane a Roma ed è stata un’esperienza molto toccante, come ti racconto in questo articolo.

Cosa vedere al Museo della Shoah di Roma

Il Museo della Shoah di Roma è un luogo dedicato alla storia e alla memoria della Shoah. Le mostre che ospita e promuove hanno l’obiettivo di far conoscere e non dimenticare questa triste pagina di storia. Durante la mia visita ho potuto vedere l’Inferno Nazista, un allestimento sui campi di sterminio installati nella Polonia occupata.

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Le mostre permanenti durano circa un anno, sono realizzate grazie a un minuzioso lavoro di ricerca ed espongono documenti e oggetti originali, fotografie e testimonianze della Shoah in Italia e all’estero. Sono molto intense, ma ora che i testimoni oculari stanno scomparendo è sempre più importante ricordare questi avvenimenti.

Il museo realizza anche mostre itineranti ed eventi. Trovi il calendario aggiornato delle mostre, delle attività e degli eventi sul sito Fondazione Museo della Shoah di Roma.

L’Inferno Nazista: mostra sui campi della morte di Belzec, Sobibor e Treblinka

Durante la mia visita al Museo della Shoah era allestita L’Inferno Nazista, una mostra sui campi della morte di Belzec, Sobibor e Treblinka che resterà attiva per circa un anno. L’esposizione è stata realizzata in occasione dell’ottantesimo anniversario della sollevazione del ghetto di Varsavia e delle rivolte avvenute nei campi di Sobibor e Treblinka.

Il mio gruppo di Travel Blogger Italiane è stato accompagnato nel museo da Sara, una bravissima studentessa formata come guida che partecipa a un progetto del museo rivolto alle scuole. La nostra guida ci ha spiegato innanzitutto la differenza tra campi di concentramento e campi di sterminio, spesso usati come sinonimi.

Nonostante la maggior parte dei fatti narrati nella mostra sia avvenuta nella Polonia occupata dai nazisti, c’è un rapporto molto stretto con l’Italia. Il personale che ha partecipato all’Aktion Reinhardt, ovvero l’uccisione programmata della popolazione ebraica concentrata nei ghetti del Governatorato Generale, venne poi mandato nell’Italia occupata dopo l’8 settembre a continuare le deportazioni.

La nostra guida Sara ci illustra la mostra l'Inferno Nazista al Museo della Shoah di Roma
La nostra guida Sara ci illustra la mostra l’Inferno Nazista al Museo della Shoah di Roma

Il contesto dell’Aktion Reinhardt

L’Aktion Reinhardt è qualcosa di incomprensibile e inspiegabile per qualsiasi persona con un minimo di umanità. Foto, filmati e ricostruzioni raccontano come questo evento venne preceduto dall’Action T4, ovvero uccisione dei disabili in Germania nei Gaswagen. Ovvero camioncini senza finestre trasformati in camere a gas per soffocare le vittime con i gas di scarico.

I condannati ai Gaswagen morivano lentamente e all’esterno si sentivano le loro urla. L’unico motivo per cui vennero sostituiti con le camere a gas, alimentate dal motore di un carro armato o dal gas Zyklon B, quando venne il turno degli ebrei e degli altri prigionieri, fu solo perché non erano abbastanza efficienti per il progetto di sterminio delle persone non gradite ai nazisti.

La mostra l’Inferno Nazista è davvero molto forte, come avrai capito se hai letto tutto fino qui. Sono rimasta senza parole immaginando per quale motivo delle persone abbiano potuto lavorare volontariamente nei campi di sterminio. Esposti in ordine puoi vedere fotografie e nomi delle persone che, dopo aver lavorato all’eliminazione dei disabili, vennero reclutate per lavorare nei campi della morte di Belzec, Sobibor e Treblinka.

Campi di sterminio nati per risolvere il “problema” degli ebrei in Germania e nei territori occupati con la deportazione di massa avvenuta tra il marzo del 1942 e l’ottobre del 1943. Luoghi in cui non c’erano baracche perché i prigionieri non arrivavano per lavorare forzatamente, solo per morire.

L'area della mostra Inferno Nazista al Museo della Shoah di Roma che illustra il funzionamento dei Gaswagen
L’area della mostra Inferno Nazista al Museo della Shoah di Roma che illustra il funzionamento dei Gaswagen

Differenze tra campi di sterminio e campi di concentramento

La mostra l’Inferno Nazista ospita anche oggetti originali, come il cartello della stazione ferroviaria di Sobibor. Sapere da dove arriva, dopo aver appreso che i campi di sterminio erano composti solo da una stazione ferroviaria, uno spiazzo dove lasciare effetti personali, una baracca in cui si spogliavano donne e bambini (gli uomini si spogliavano all’esterno) e camere a gas, è stato un vero colpo.

Spesso campi di concentramento e campi di sterminio si usano come sinonimi, ma sono molto diversi. I campi di concentramento erano luoghi in cui i prigionieri erano tenuti in vita per lavorare e avevano tanti sotto campi vicino ai luoghi di “lavoro”. Per esempio potevano essere anche solo un gruppo di poche baracche vicino a una miniera.

I campi di sterminio invece nascono con uno scopo ben diverso, per eliminare subito tutte le persone considerate diverse, che per i nazisti rappresentano un pericolo per lo Stato. Luogo in cui principalmente gli ebrei, ma anche altre categorie di persone non gradite, arrivano e venivano uccisi subito.

Siamo rimaste senza parole per l’orrore dei campi di sterminio. Non avevamo nulla da dire, noi blogger che di solito facciamo moltissime domande per scrivere i nostri articoli.

Il campo di sterminio di Treblinka

La penultima sala è dedicata al campo di Treblinka, con una mappa del campo e dei video che raccontano le deportazioni, dove si trovavano le fosse comuni e come venivano bruciati i cadaveri dopo averli spogliati dei denti d’oro per non lasciare nulla di identificabile.

Se hai già visitato un campo di concentramento, come quello di Dachau, sai quanto può essere pesante l’impatto reale con fatti prima letti solo nei libri di storia. I campi di sterminio sono ancora più crudi. La fine del filmato propone un gerarca nazista che canta la canzone dei prigionieri di Treblinka, ironicamente dispiaciuto che non siano rimasti ebrei a conoscerla.

I processi ai criminali nazisti

L’ultima sala riassume i processi ai criminali nazisti negli anni Cinquanta del secolo scorso. L’Aktion Reinhardt doveva essere gestita in modo “pulito”, senza testimoni scomodi, ma è venuta allo scoperto grazie ai pochi testimoni sopravvissuti, ebrei che lavoravano fissi nei campi di sterminio per non dover formare ogni giorno nuovo personale addetto allo spostamento e cremazione dei cadaveri.

Alla fine dell’Aktion Reinhardt i campi di sterminio in Polonia vennero smantellati e piantati alberi nei luoghi in cui si trovavano per nascondere al mondo l’eliminazione degli ebrei. Eppure, nonostante tutte queste precauzioni, sopravvissero alcune persone che raccontarono quello che era davvero successo.

Nella mostra puoi vedere alcune foto ad alto impatto, come quella di una donna sopravvissuta che indica i suoi aguzzini e un gruppo di nazisti che si coprono il volto per non farsi riconoscere durante il processo. Purtroppo non tutti i criminali furono condannati a pene esemplari. Dalla lista esposta puoi scoprire che ci fu anche qualche assolto. Probabilmente solo un efficiente ingranaggio nella macchina di sterminio nazista.

Perché visitare il Museo della Shoah a Roma

Una visita al Museo della Shoah ti offre l’opportunità di comprendere meglio la storia che ha portato alla deportazione e alla persecuzione degli ebrei. Ma soprattutto di riflettere sui valori della tolleranza e della pace che troppo spesso diamo per scontati.

L’intolleranza verso il “diverso” è stato il primo passo che ha portato all’istituzionalizzazione dell’odio verso il diverso del Reich nazista. L’antisemitismo esisteva già, il nazismo lo aveva solo politicizzato e giustificato, normalizzando l’odio verso gli “altri”.

Se pensi che ancora oggi vengono tollerati comportamenti di discriminazione verso le minoranze c’è davvero bisogno di tornare su questi temi. Non solo per non dimenticare la sofferenza patita da migliaia di persone, ma soprattutto perché sia un monito per la società attuale, per ricordare che questi orrori sono nati dalla giustificazione politica di intolleranza e discriminazione.

Per quanto possa sembrare una visita “difficile” è importante tornare sul tema della Shoah, ancora di più oggi che sono rimasti pochissimi testimoni oculari in vita. Il museo vuole essere uno strumento vivo per sensibilizzare sul tema, grazie al coinvolgimento di studenti come la nostra guida Sara. Sul sito della Fondazione Museo della Shoah trovi moltissime informazioni e risorse utili per la didattica. Compresi libri e film utili a comprendere come questi terribili eventi siano potuti accadere.

Il cartello originale della stazione ferroviaria del campo di sterminio di Sobibor esposto nella mostra Inferno Nazista al Museo della Shoah di Roma
Il cartello originale della stazione ferroviaria del campo di sterminio di Sobibor esposto nella mostra Inferno Nazista al Museo della Shoah di Roma

Informazioni utili per visitare il Museo della Shoah di Roma

La mia visita al Museo della Shoah è avvenuta durante il blogtour #TBIRoma2023 ed è stata organizzata per le partecipanti da Claudia Pettinari, blogger e guida turistica (su ArtWanderlust puoi prenotare un tour personalizzato con lei al Ghetto di Roma). Ti consiglio di partecipare a un tour guidato perché ti permette di avere molte più informazioni e contesto culturale rispetto a una visita in autonomia.

L’esposizione permanente l’Inferno Nazista è molto toccante, ma può essere decisamente “difficile” in alcuni punti. Ti consiglio di approcciarti con lo stesso rispetto che avresti per visitare un campo di concentramento perché il tema trattato è molto simile, se non più pesante visto che i campi di sterminio erano nati per l’eliminazione diretta dei prigionieri.

Per questo motivo la visita al Museo della Shoah secondo me non è assolutamente adatta ai bambini, almeno con questa mostra in corso. Tuttavia le risorse della Fondazione sono sicuramente molto utili per gli studenti più grandi delle superiori che vogliono approfondire l’argomento. Sul sito web della Fondazione trovi moltissimi materiali sull’argomento e progetti avviati con le scuole di Roma e provincia.

Quali sono gli orari di apertura

Il museo è aperto da domenica a giovedì dalle 10:00 alle 17:00, mentre il venerdì dalle 10:00 alle 13:00. Il sabato è chiuso perché per la comunità ebraica è festivo. Secondo il calendario ebraico, lo Shabbat, שבת, celebrato ogni sabato è la festa del riposo.

Quanto costa l’ingresso al museo

L’ingresso al Museo della Shoah è sempre gratuito per tutti. Puoi comunque lasciare un’offerta libera a sostegno per finanziare le prossime attività e iniziative di sensibilizzazione sul tema organizzate dalla Fondazione.

Dove si trova il Museo della Shoah di Roma

Il Museo della Shoah si trova nel Ghetto di Roma, il quartiere ebraico della capitale, di fronte al Museo Ebraico e alla grande sinagoga monumentale chiamata Tempio Maggiore, a due passi dal Portico d’Ottavia.

Per orientarti, Via del Portico d’Ottavia è dove si concentrano i ristoranti più famosi di cucina giudaico-romanesca, raggiungibile in pochi minuti a piedi da Piazza Venezia e dai Fori Imperiali.

Se il tuo hotel o la struttura in cui soggiorni si trova distante dal centro verifica su Google Maps quale bus prendere e considera di muoverti con largo anticipo. Per la sua posizione centrale il Museo della Shoah è ben servito dai mezzi pubblici della capitale che però, esclusa la metropolitana, sono spesso inefficienti a causa dell’intenso traffico romano.

Fondazione Museo della Shoah
Via del Portico d’Ottavia, 29
00186 Roma

Dove dormire a Roma

A Roma ho provato diversi hotel nel corso dei miei viaggi e ti consiglio di soggiornare nel centro città per evitare il traffico caotico della capitale. Tra le strutture che ti suggerisco, l’elegante Roma Suites Navona dispone di camere famigliari e si trova in una splendida posizione a pochi passi da Piazza Navona.

Se preferisci un hotel con colazione a buffet, puoi scegliere il Bloom Hotel Rome, vicinissimo alla Basilica di San Pietro, mentre se arrivi in treno, la scelta migliore vicino alla stazione Termini è l’hotel DoubleTree By Hilton Rome Monti con camere doppie e famigliari.

Scrivimi nei commenti se conoscevi già la Fondazione Museo della Shoah e se hai già visto alcune delle mostre organizzate o se lo hai inserito tra i musei da visitare nel tuo prossimo viaggio a Roma dopo aver letto questo articolo.

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2 commenti

marina 20/03/2023 - 17:16

Quella al Museo della Shoah è stata una visita davvero importante, formativa, anche emozionante nel senso che non è stata soltanto didascalica, ma ha parlato davvero al nostro cuore facendoci suscitare emozioni di puro orrore e rabbia, almeno nel mio caso.

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Paola 20/03/2023 - 19:29

Davvero! A me ha colpito moltissimo, anche grazie alla bravura della nostra guida Sara, motivata e preparata nonostante la giovane età

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