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Il cancello di accesso al campo di concentramento di Dachau in Baviera con il motto Arbeit Macht Frei, il lavoro rende liberi

Il campo di concentramento di Dachau

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Di solito viaggio da sola e scelgo le mie destinazioni in base all’offerta culturale ed enogastronomica delle città, e infatti non avrei mai pensato di visitare il campo di concentramento di Dachau. Durante il mio viaggio a Monaco di Baviera il mio compagno di viaggio aveva però insistito per visitare Dachau così mi sono ritrovata a vivere un’esperienza molto toccante non pianificata.

Perché visitare il campo di concentramento di Dachau

Ho impiegato parecchio tempo per radunare i miei appunti e scrivere questo post, per lo stesso motivo per cui avrei evitato volentieri di visitare il campo di concentramento di Dachau. L’impatto emotivo che lascia questa visita infatti è davvero molto forte. Come il carcere Tuol Sleng in Cambogia, anche Dachau ci lascia senza parole per l’orrore che il genere umano è in grado di generare.

Non sono un’appassionata del turismo del dolore, eppure certi luoghi vanno visitati per non dimenticare. Il campo di concentramento di Dachau è forse ancora più d’impatto di altri perché ci coinvolge quasi direttamente: rientra infatti in quella parte di Storia recente vissuta dai nostri nonni giusto due generazioni prima di noi.

Dachau non è un luogo turistico, e non dovrebbe venire considerato tale. Ancora oggi nazionalismo e populismo sono parte trainante della comunicazione politica, e Dachau è un monito silenzioso a ricordarci cosa potrebbe succedere quando non riusciamo a frenare le correnti di odio verso il diverso.

Sguardo d'insieme sugli edifici che ospitano l'esposizione permanente al campo di concentramento di Dachau
Durante la mia visita al campo di concentramento di Dachau a un certo punto è salito su un fumo nerissimo (da qualche edificio al di fuori del memoriale), come a voler sottolineare ancora di più la sensazione di disagio che si prova a visitare questo luogo tragico

La visita al memoriale del campo di concentramento di Dachau

La visita al campo di concentramento di Dachau inizia dalla scritta “Arbeit macht frei” sulla cancellata d’ingresso, “Il lavoro rende liberi”. Vederla dal vivo e non in film e documentari è davvero spiazzante, ci ricorda che questa orribile parte di Storia è successa davvero.

Il memoriale di Dachau comprende un esposizione principale nell’ex edificio dell’economato e una visita all’area dell’ex campo di concentramento che tocca l’ex carcere del campo, una baracca ricostruita e l’ex forno crematorio. Io avevo seguito il percorso in autonomia perché non era stata una visita pianificata, ma vi suggerisco di seguire un percorso guidato per approfondire gli avvenimenti storici legati al campo di concentramento di Dachau.

L’esposizione principale nell’ex edificio dell‘economato

Il filo conduttore della visita al memoriale di Dachau è il destino dei prigionieri che vi furono rinchiusi, dal loro arrivo al campo fino alla morte (o liberazione). Nell’esposizione principale troviamo dei pannelli che raccontano il contesto storico, la biografia di singoli detenuti e dei diversi gruppi di prigionieri.

La prima parte dell’esposizione racconta come nel periodo dal 1933 al 1939 il campo di concentramento venne utilizzato principalmente per eliminare l’opposizione politica e perseguitare le persone “estranee alla comunità”. Durante la guerra invece, nel periodo dal 1939 al 1941, il lager diventò un vero e proprio campo di sterminio in cui eliminare i prigionieri di guerra e quelli provenienti dalle aree occupate dai nazisti tramite i lavori forzati.

La sala successiva racconta invece una particolarità del campo di concentramento di Dachau, ovvero il suo ruolo di campo principale rispetto ai campi secondari. Negli anni tra il 1942 e 1945 infatti i prigionieri di Dachau venivano smistati in vari campi secondari in Germania e Austria per lavorare nell’industria degli armamenti. Infine, l’ultima parte dell’esposizione nell’ex edificio dell’economato documenta i fatti storici del dopoguerra nel campo e come si è giunti alla costruzione del memoriale.

Il carcere del campo di concentramento

Dietro l’edificio dell’economato si trova il carcere del campo di Dachau, utilizzato dalla SS per le punizioni più severe, tanto da venire ribattezzato “Bunker” dai prigionieri. Qui venivano rinchiusi i “detenuti speciali” come oppositori politici importanti. Una parte delle celle è dedicata ai detenuti speciali religiosi e al fallito attentato a Hitler nella birreria Bürgerbräukeller di Monaco a opera di Georg Elser che fu incarcerato qui.

Il corridoio della prigione del campo di concentramento di Dachau
Il corridoio della prigione del campo di concentramento di Dachau

Il dormitorio ricostruito

Durante la visita al campo di concentramento di Dachau è possibile entrare in un dormitorio ricostruito. Le baracche originali furono abbattute negli anni Sessanta, ma oggi la struttura del campo riprende quella originaria, con una strada centrale in mezzo a dove si trovavano i dormitori, riconoscibili dai basamenti di cemento.

In seguito alla riconversione in memoriale dell’ex campo di concentramento di Dachau furono ricostruite due baracche per raccontare le condizioni di vita dei detenuti. Ogni “Block”, come venivano chiamate le baracche, era diviso in quattro camerate composte da soggiorno con tavoli e sgabelli e dormitorio con letti a castello.

Per quanto possiamo vedere con i nostri occhi gli spartani letti a castello senza materassi, la ricostruzione non rende l’idea delle condizioni di sovraffollamento e vessazioni in cui erano costretti a vivere i prigionieri. I dormitori infatti erano stati progettati per ospitare 200 persone per baracca, mentre verso la fine della guerra ogni edificio ospitava più di 2.000 detenuti.

L’area degli ex forni crematori

L’area dei crematori si trova all’esterno del perimetro rettangolare che racchiudeva le baracche. Oggi possiamo raggiungerla passando sopra un punte costruito dopo la liberazione, ma questo spazio era un’area nettamente separata dal resto del campo concentramento di Dachau e potevano accedervi solo i detenuti addetti alla cremazione dei cadaveri e i responsabili delle SS.

I forni crematori di Dachau sono due: una prima struttura costruita nel 1940 non visitabile e la “Baracca X” costruita nel 1944 perché la prima era diventata insufficiente rispetto al numero di morti. La “Baracca X” era suddivisa in stanze per la disinfestazione, una camera a gas mascherata da doccia e quattro forni crematori.

La lapide posta davanti all'area dei forni crematori del campo di concentramento di Dachau
La lapide posta davanti all’area dei forni crematori del campo di concentramento di Dachau

I luoghi di culto del memoriale di Dachau

Ognuno di noi vive la visita in modo diverso, tuttavia nel memoriale di Dachau il tempo sembra sospeso. L’orrore del campo di concentramento spinge tutti, non credenti compresi, a raccogliersi e a riflettere.

All’interno della struttura sono presenti quattro simboli religiosi, situati al fondo del campo di concentramento, in rappresentanza delle confessioni dei prigionieri. Il primo edificio religioso costruito nel memoriale di Dachau fu la cappella cattolica dell’Agonia di Cristo, iniziativa partita da Johannes Neuhäusler, vescovo di Monaco che fu imprigionato in questo campo. La cappella ha una forma a cilindro e rappresenta la liberazione dalla prigionia grazie all’aiuto di Cristo.

Il monumento commemorativo ebraico è un edificio progettato da Zvi Guttmann con una struttura seminterrata, sormontata da una menorah, che simboleggia lo sterminio degli ebrei. La chiesa protestante della Riconciliazione, progettata da Helmut Striffler, fu voluta dai sopravvissuti dei Paesi Bassi, con il sostegno della Chiesa Evangelica tedesca, e ha una forma asimmetrica per differenziarsi dalla struttura geometrica del campo di concentramento.

Infine, fuori dal recinto del campo di Dachau e nell’area dei forni crematori, si trova la cappella ortodossa russa, costruita dopo la caduta del muro di Berlino, che ricorda i prigionieri sovietici, il terzo gruppo di vittime del campo di Dachau in ordine di grandezza. La cappella in legno a pianta ottagonale è stata progettata da Valentin Utkin e si trova su un rialzo di terreno composto in parte da della terra proveniente dalle diverse Repubbliche dell’ex Unione Sovietica, così come il legname dello stesso edificio.

Come organizzare una visita a Dachau

Raggiungere Dachau da Monaco di Baviera è molto semplice anche se non parliamo tedesco perché i percorsi dei mezzi pubblici, treno e bus, sono segnalati molto bene. In alternativa possiamo prenotare una visita guidata che comprenda anche il trasporto da Monaco come quelle offerte da Musement o Civitatis.

Se decidete di organizzarvi in autonomia considerate almeno mezza giornata per vedere per intero l’area dell’ex campo di concentramento e le esposizioni. L’ingresso al memoriale di Dachau è gratuito, e tutti i testi delle esposizioni sono in tedesco e inglese. Le visite guidate sono in varie lingue e partono a orari prestabiliti; in alternativa è comunque sempre possibile visitare tutto l’area da soli o con audioguida.

Visitare Dachau con bambini

Tra i tanti posti in cui porterei mio figlio non figura sicuramente Dachau, e lo stesso sito del memoriale lo sconsiglia. Nel campo di concentramento non c’è infatti nessuna esposizione per bambini e alcuni contenuti potrebbero non essere appropriati. Tutte le attività didattiche sono infatti previste esclusivamente per i ragazzi con più di dodici anni.

📌 KZ-Gedenkstätte Dachau
Alte Römerstraße 75
85221 Dachau, Germania

Dopo la visita all’ex campo di concentramento di Dachau mi sono sentita molto triste. Non ci tornerei, eppure credo che almeno una volta nella vita sia necessario visitare un memoriale come questo, anche solo per vedere con i nostri occhi che quei fatti terribili studiati sui libri di scuola sono successi davvero.

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3 commenti

Carlotta 23/05/2020 - 06:26

Questo genere di viaggi sono fondamentali, a mio avviso. Servono per capire tanti aspetti dell’umanità, anche quelli negativi. Immagino sia stata un’esperienza forte percorrere questi luoghi della memoria. Io ho sperimentato sulla mia pelle la visita di Hiroshima, ma nonostante l’esperienza forte, sarei pronta a rifarla. Da madre, penso che sia fondamentale condividere con i propri di figli questo genere di visite, accompagnandoli nel migliore dei modi, perché questi viaggi nel tempo e nello spazio siano un monito per il loro futuro.

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Alessia 22/05/2020 - 15:03

Non credo avrei il coraggio di fare un’esperienza del genere. Sono un po’ vigliacca per queste cose, per me sarebbe troppo forte, nonostante comprenda l’enorme importanza storica, culturale e umana. Ciao Paola!

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Miss Polette 22/05/2020 - 13:34

Mi hai ricordato il viaggio a Cracovia. Ero indecisa se visitare o meno Auschwitz ma alla fine mi ero convinta, e avevo fatto bene. Certo come dici tu, è stata una visita sofferta, molto impressionante, il tutto sottolineato dal caldo afoso del giorno, che mi aveva fatto immedesimare ancora di più nella situazione, perché sopravvivere in quelle condizioni col gelo invernale e il caldo estivo deve essere stato tremendo. Comunque consiglio a tutti di vedere anche questi posti, perché una cosa è studiare dai libri e vedere dei filmati, ben altra guardare con i propri occhi e rendersi conto di quell’orrore.

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