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Interno della cappella Sansevero a Napoli

Perché visitare la cappella Sansevero a Napoli

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Nel cuore del centro storico di Napoli possiamo visitare la cappella Sansevero, famosa per la statua del Cristo velato e per la vita e le leggende del suo ideatore-finanziatore il principe Raimondo di Sangro. Con il suo carico d’arte, massoneria e leggende, la cappella Sansevero è un racconto da scoprire attraverso le sue statue, dipinti e architettura. Vedere dal vivo il misterioso pavimento a labirinto, l’affresco sulla volta dai colori accesi e delle sculture tanto dettagliate da sembrare vive è stata una vera emozione, difficile da descrivere a parole.

La statua del Cristo velato

Inizio subito a parlarvi della statua del Cristo velato perché sono sicura che molte di voi vorranno sapere se è davvero così bello come dichiaravano i nostri noiosissimi libri di storia dell’arte a scuola. Ebbene sì, ve lo confermo, il Cristo velato è davvero un’opera così bella da togliere il fiato.

La statua del Cristo velato rappresenta il corpo di Cristo immobile senza vita, coperto dal suo sudario, con accanto ai suoi piedi gli strumenti della Passione: la corona di spine e le tenaglie.

Il Cristo velato scolpito da Giuseppe Sanmartino nel Settecento è considerato un capolavoro della scultura perché il velo che ricopre il corpo di Cristo sembra quasi vero per come è stato realizzato. Pensate che per come il velo si appoggia sul corpo di Cristo, sembra quasi liquido. Proprio per questo motivo all’epoca della sua realizzazione circolava la leggenda su come il sudario della statua fosse stato ottenuto da un processo alchemico di marmorizzazione. Nonostante la suggestione, il velo che copre il corpo di Cristo è stato ricavato da un unico blocco di pietra insieme al resto della statua, provato anche da analisi contemporanee.

La leggenda del velo però è comprensibilissima talmente la scultura è curata nei dettagli. Lo stesso principe di Sansevero Raimondo di Sangro aveva constatato che il velo di marmo era

“fatto con tanta arte da lasciare stupiti i più abili osservatori”.

Persino lo scultore Antonio Canova ne rimase incantato, tanto da provare prima a comprarlo e poi a raccontare che avrebbe volentieri dato dieci anni di vita per essere lo scultore del Cristo velato. Il marchese de Sade – proprio quella personcina elegante da cui deriva la parola sadismo – esaltò

“il drappeggio, la finezza del velo (…) la bellezza, la regolarità delle proporzioni dell’insieme”

mentre in tempi più recenti il compositore Riccardo Muti scelse proprio il volto del Cristo velato per la copertina del suo Requiem di Mozart.

A me il Cristo velato ha colpito molto, è indubbiamente una statua bellissima che merita tutta la sua fama, eppure le statue delle Virtù nella stessa cappella Sansevero sono pari in bellezza e cura dei dettagli. La cappella Sansevero infatti mi ha stupito proprio perché non è solo il Cristo velato, bensì perché il Cristo velato è solo uno dei tanti dettagli magistralmente uniti dal principe di Sansevero Raimondo di Sangro nella sua cappella.

Il Cristo velato nella cappella Sansevero di Napoli
La famosa statua del Cristo velato vista per intero. Per apprezzarla in pieno però dobbiamo avvicinarci e vedere tutti i particolari della sua incredibile lavorazione

Cosa vedere alla cappella Sansevero oltre al Cristo velato

Se vi state chiedendo cosa c’è da vedere nella cappella Sansevero oltre al Cristo velato preparatevi a restare davvero a bocca aperta perché sia la struttura stessa della cappella che le altre statue esposte sono di una bellezza incredibile, mentre la cavea sotterranea ospita due inquietanti macchine anatomiche che non sfigurerebbero affatto nel Museo di Anatomia Umana di Torino.

Io sono entrata e per un attimo ho dovuto mettere in pausa l’audioguida per guardare e riguardare la volta affrescata cercando di cogliere tutti i suoi dettagli. Mi sono poi soffermata sull’incredibile pavimento a labirinto e sulle statue, perché a ogni sguardo la cappella Sansevero regala nuove prospettive.

La volta della cappella Sansevero

Nella cappella Sansevero è sufficiente alzare lo sguardo verso l’alto per rimanere letteralmente a bocca aperta per i colori così vivi e intensi dell’affresco della volta. La cosa incredibile è che non si tratta di un restauro recente bensì dei colori originali, creati con una formula chimica inventata proprio da Raimondo di Sangro principe di Sansevero che commissionò l’affresco.

Lo stile della volta è quello di un’architettura illusionistica, molti degli elementi architettonici presenti non sono reali, solo dipinti in modo da sembrare veri, così come le persone ritratte, così realistiche che sembrano uscire dall’affresco e prendere vita.

Nonostante questa esplosione di colori Raimondo di Sangro principe di Sansevero rimase così insoddisfatto del dipinto del pittore Francesco Maria Russo da lasciar scritto nel testamento la raccomandazione di rifare completamente l’affresco, richiesta totalmente ignorata dagli eredi.

L’affresco sul soffitto della cappella Sansevero ha anche un valore fortemente simbolico oltre all’aspetto puramente decorativo. Gli angeli e gli altri personaggi dipinti sulla volta convergono infatti verso il centro della scena nella quale si trova una colomba in una nuvola di luce, con un triangolo nel becco.

Il triangolo significa sia la trinità cattolica che la lettera maiuscola delta Δ, simbolo della nascita cosmica per i pitagorici, mentre per la massoneria è il segno distintivo del Maestro Venerabile, carica ricoperta proprio da Raimondo di Sangro principe di Sansevero.

La volta della cappella Sansevero a Napoli
La colomba con il triangolo cattolico/massonico/pitagorico si trova nella nuvola a sinistra della volta affrescata

Il pavimento a labirinto della cappella Sansevero

Se l’affresco magnifico della volta non aveva soddisfatto Raimondo di Sangro principe di Sansevero c’è da chiederci quanto possa aver stressato il piastrellista per il pavimento della cappella. Non c’è da stupirci quindi che la normalissima pavimentazione in cotto napoletano è in realtà una ripavimentazione dell’originale, troppo complicato da restaurare dopo un crollo subito nel 1889.

Il pavimento originale realizzato da Francesco Celebrano riportava infatti un complicatissimo motivo a labirinto realizzato a intarsio, all’interno delle quali era incastrata una linea ininterrotta in marmo bianco, senza alcuna giuntura. Ho controllato le parti superstiti della pavimentazioni originali e davvero il marmo bianco non ha giunture. Pare che anche questa fosse un’altra delle invenzioni incredibili del principe di Sansevero.

Oggi del pavimento originale sono rimasti solo pochi pezzi davanti alla tomba di Raimondo di Sangro e nella cavea sotterranea. Il disegno originale prevedeva un’alternanza di svastiche a quadrati concentrici, con tutti gli elementi collocati in prospettiva.

Il motivo a labirinto sembra rappresentare l’immagine alchemica della Grande Opera così come la difficoltà dell’iniziato per approdare alla conoscenza. Tutte le opere d’arte presenti nella cappella Sansevero si possono leggere in questo duplice modo, dando a ognuna un significato massonico.

Le statue delle virtù

Le dieci statue delle Virtù che popolano la cappella Sansevero rappresentano invece il percorso spirituale degli iniziati alla massoneria deve compiere per perfezionare se stesso e riuscire a scoprire la verità. Delle statue delle Virtù le più importanti sono la Pudicizia e il Disinganno, rispettivamente dedicate alla madre e al padre del principe di Sansevero Raimondo di Sangro.

La Pudicizia è una sensuale donna velata, accanto a una lapide spezzata che rappresenta l’impossibilità di contatto tra la vita e la morte, il dramma di una vita spezzata troppo presto. Sul suo piedistallo lo stesso concetto viene raccontato dalla scena biblica di Maddalena che cerca di toccare Gesù risorto, ma viene da lui allontanata.

Il Disinganno è invece un uomo che cerca di districarsi da una rete, simbolo di inganno e peccato, con a fianco un globo che rappresenta le passioni mondane di cui liberarsi. La corrispondente scena biblica sul piedistallo è Gesu che dona la vista al cieco, anche in questo caso un chiaro riferimento massonico.

La statua del Disinganno nella cappella Sansevero a Napoli
Questa è la statua del Disinganno, una delle diverse sculture della cappella Sansevero che possiamo leggere anche in chiave massonica

Le altre sculture nella cappella Sansevero

La Deposizione sull’altare maggiore è l’unica scultura ad altorilievo in un altare principale a Napoli. Nella scultura di Francesco Celebrano e Paolo Persico non ho trovato riferimenti mistici o massonici, neanche scavando a fondo su internet, solo i soliti personaggi classici della deposizione, ovvero Maria, Maddalena e puttini in quantità, compreso uno che espone un volto metallico di Cristo rimasto stampato sul sudario. Anche qui però mi ha impressionato il realismo della composizione, con corpi, volti e dettagli ricavati dal marmo, ma così precisi da sembrare che possano prendere vita da un momento all’altro.

Sopra la porta di ingresso della cappella si trova anche una scultura che raffigura Cecco di Sangro nell’atto di uscire da una cassa, evento realmente accaduto. L’antenato di Raimondo di Sangro si era infatti nascosto lì per poter sorprendere i nemici e conquistare la rocca di Amiens, nelle Fiandre.

Le macchine anatomiche nella cavea sotterranea

Sotto la cappella Sansevero si trova la cavea sotterranea, una stanza interrata che ospita le due inquietanti macchine anatomiche e una parte della pavimentazione originale a labirinto. La cavea è molto più piccola di quanto possiamo immaginare guardando le foto sul sito della cappella, ci stanno poche persone in piedi davanti alle macchine anatomiche.

Dalla prima idea di Raimondo di Sangro la cavea sotterranea doveva essere una specie di tempio destinato a ospitare le tombe dei suoi discendenti insieme alla statua del Cristo velato, illuminata da lampade a luce perpetua da lui inventate. Questo progetto però non fu mai realizzato e non si sa nemmeno se la statua del Cristo velato sia ma stata spostata nella cavea.

Oggi l’attrazione principale della cavea della cappella Sansevero sono le macchine anatomiche di Giuseppe Salerno, ovvero due scheletri di un uomo e una donna con il sistema circolatorio esploso, non nel senso di scoppiato e sparpagliato in giro, bensì cristallizzato in bella vista con tutte le vene e le arterie al posto giusto. Per aggiungere repulsione e disgusto all’insieme fino a pochi decenni fa ai piedi della donna era esposto anche un feto con tanto di placenta collegata con il cordone ombelicale. Oggi non sono più visibili solo perché furono trafugati (e probabilmente adesso vi state chiedendo anche voi chi cavolo possa avere interesse a esporre in casa un feto mummificato).

Per spiegare perché venivano realizzati oggetti che oggi ci sembrano così raccapriccianti vi consiglio di rileggere il mio post sul Museo di Anatomia Umana di Torino in cui racconto come modellini e preparati anatomici venivano utilizzati a scopo didattico dagli studenti di medicina.

Le macchine anatomiche esposte nella cavea della cappella Sansevero furono realizzate entrambe dal medico palermitano Giuseppe Salerno. La macchina anatomica maschile fu acquistata nel 1756 da Raimondo di Sangro principe di Sansevero dopo averla vista a un evento a Napoli, mentre quella femminile fu realizzata su sua commissione.

Il sistema circolatorio delle macchine anatomiche della cappella Sansevero è stato ricostruito con materiali vari come coloranti e cera d’api, eppure la fama di alchimista del principe contribuì a diffondere una leggenda nera. Si diceva infatti che Raimondo di Sangro uccise a due servi a questo scopo per poi iniettare loro una sostanza di sua invenzione per trasformare il sangue in metallo (!).

Le macchine anatomiche sono una curiosità che si trovava in origine nell’Appartamento della Fenice, una stanza della residenza di Raimondo di Sangro. Furono spostate nella cavea della cappella Sansevero solo parecchio tempo dopo la morte del principe per salvarle dalla dispersione o distruzione.

Particolare della macchina anatomica maschile esposta nella cavea della cappella Sansevero a Napoli
Un particolare della macchina anatomica maschile esposta nella cavea della cappella Sansevero. Meglio il Cristo velato e le altre statue, eh

L’incredibile vita di Raimondo di Sangro principe di Sansevero

Probabilmente leggendo della mia visita nella cappella Sansevero vi sarete incuriosite anche voi sulla vita del principe Raimondo di Sangro. Questo nobile napoletano del Settecento fu un militare, inventore, esoterista, anatomista, alchimista, mecenate, massone, scrittore e tante altre cose ancora.

Gli interessi di Raimondo di Sangro principe di Sansevero furono davvero molteplici e contribuirono a far fiorire tantissime leggende popolari su di lui. Benedetto Croce racconta come per i suoi concittadini il principe era

“l’incarnazione napoletana del dottor Faust (…) che ha fatto il patto col diavolo, ed è divenuto un quasi diavolo esso stesso, per padroneggiare i più riposti segreti della natura”.

Oltre alla storia dell’uccisione dei suoi servi per creare le macchine anatomiche, si raccontava che avesse ucciso sette cardinali per costruire delle sedie con le loro ossa, e accecato Giuseppe Sanmartino per evitare che potesse realizzare un’altra scultura come il Cristo velato. Insomma, veniva ritratto proprio come una persona a modo.

Nella realtà Raimondo di Sangro principe di Sansevero si limitò a sperimentare in vari campi scientifici e a raggiungere discreti risultati che però apparivano prodigiosi e inspiegabili ai suoi contemporanei. L’iscrizione sulla sua lapide – realizzata con un processo di sua invenzione per incidere le lettere in rilievo – lo descrive come

“Uomo straordinario predisposto a tutte le cose che osava intraprendere (…) celebre indagatore dei più reconditi misteri della Natura”.

Tra le sue invenzioni più note ci furono un palco pieghevole per rappresentazioni teatrali, un archibugio funzionante sia a polvere che ad aria compressa, un cannone leggero con una gittata più ampia, una carrozza marittima a pale, diverse medicine, un sistema per colorare il vetro e uno per creare delle gemme artificiali, la creazione di fuochi pirotecnici di diversi colori, una sostanza in grado di bruciare per tre mesi ininterrottamente con la quale voleva illuminare il Cristo velato, una macchina idraulica per deviare il flusso delle acque, un sistema di stampa a colori, e infine tentò pure di riprodurre il miracolo di San Gennaro attirandosi così le ire della Chiesa.

Il suo stesso libro più famoso, la Lettera Apologetica fu inserito nell’Index librorum prohibitorum, ovvero l’Indice dei libri proibiti della Chiesa cattolica, elenco soppresso solo nel 1966.

La vita di Raimondo di Sangro principe di Sansevero mi ha affascinato davvero molto, soprattutto come inventore e scienziato, oltre che come mecenate. La cappella appartiene ancora ai suoi discendenti, fieri di un casato così ricco di imprese artistiche ed eroiche.

Raimondo di Sangro principe di Sansevero
Dopo aver letto tutta la pappardella delle sue imprese, Raimondo di Sangro principe di Sansevero me lo aspettavo con un aspetto decisamente più eroico e virile

Info pratiche per visitare la cappella Sansevero

Se vi siete lette tutto il mio articolone (uno dei più lunghi che ho scritto!) avrete intuito che secondo me la cappella Sansevero merita una visita non solo per il Cristo velato, una scultura da lasciarci a bocca aperta, ma per tutto l’insieme, incredibile e ricco di dettagli.

Dove acquistare i biglietti per la cappella Sansevero

Possiamo acquistare i biglietti per la cappella Sansevero sia in biglietteria che online. Acquistandoli sul momento in biglietteria rischiamo però di dover fare parecchia fila mentre online possiamo scegliere il giorno e l’orario della visita e accodarci nella fila rapida per i prenotati.

Io non amo molto organizzare le visite ai musei con largo anticipo quando mi trovo in una città nuova perché non so mai quanto tempo impiegherò tra un’attività e la successiva. Per la cappella Sansevero però vale assolutamente la pena acquistare il biglietto in anticipo perché la coda per vedere il Cristo velato è sempre molto lunga visto che la capienza del museo è limitata.

Possiamo avere uno sconto sul biglietto grazie alla Artecard Campania. Se non vogliamo acquistarla ai punti Artecard Point, possiamo saltare la coda anche in questo caso acquistando l’Artecard Napoli su Musement che ci garantirà anche l’accesso gratuito a cinque musei di Napoli e provincia.

Quanto dura una visita alla cappella Sansevero di Napoli

La durata di visita nei musei è un’informazione che vorrei sempre sapere prima di partire, ma che allo stesso tempo è molto suggestiva. Prima di visitare la cappella Sansevero avevo letto che alcuni visitatori ci stavano pochi minuti mentre altri oltre un’ora. Una buona indicazione poteva essere la durata di venticinque minuti dell’audioguida. Alla fine io ci sono stata un’ora intera, tra audioguida e pause per ammirare con calma le opere più interessanti.

Le mie impressioni sulla cappella Sansevero di Napoli

A me la cappella Sansevero è piaciuta moltissimo. Non sembra una chiesa, quanto una raccolta di opere d’arte. La cavea sotterranea invece mi ha stupido per le sue piccole dimensioni, me la immaginavo molto più grande. Le sculture, il pavimento a labirinto e l’affresco sulla volta sono tutti elementi incredibilmente scenografici, mi hanno stupito positivamente, lasciandomi incantata davanti alla loro bellezza.

Al termine della visita è presente un piccolo bookshop con diversi libri sulle opere e la storia della cappella Sansevero e del suo principe-progettista.

Le fotografie che vedete in questo articolo sono invece le stesse pubblicate sul sito del museo in quanto non è possibile scattare fotografie per questioni di decoro e rispetto. Devo dire che nonostante non abbia potuto fornirvi materiale originale non mi è dispiaciuto non dovermi accalcare con altri visitatori per una fotografia in un ambiente così piccolo.

📌 Museo Cappella Sansevero
Via Francesco de Sanctis, 19/21
80134 Napoli

Dopo la mia gita a Napoli, vi confermo che la cappella Sansevero è davvero un’attrazione da non perdere. Vi consiglio anche l’audioguida, ricca di dettagli interessanti, alcuni dei quali ve li ho riportati proprio in questo articolo, altri da scoprire in loco. Scrivetemi nei commenti se avete avuto le mie stesse impressioni sulla cappella Sansevero oppure se questo articolo vi ha fatto venire voglia di visitare la città di Napoli.

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8 commenti

Rossella 19/02/2020 - 01:06

Il tuo articolo mi ha interessato molto: la prossima settimana sarò infatti a Napoli per lavoro e con i colleghi e i clienti è stata organizzata una visita proprio del Cristo Velato e della Cappella. Parto così con maggiori informazioni per riuscire da subito a cogliere i dettagli e gli aspetti salienti.

Rispondi
Paola 19/02/2020 - 19:08

Anche io quando viaggiavo molto per lavoro ne approfittavo per visitare qualche museo locale, è molto bello che sia la stessa azienda a organizzare la visita per il vostro gruppo, sono sicura ti piacerà moltissimo 🙂

Rispondi
Valentina 16/02/2020 - 20:32

Conosco il Cristo Velato di fama ma ammetto che non mi ricordavo fosse a Napoli! La Cappella Sansevero sembra davvero fantastica, grazie per questa guida dettagliata, spero di visitarla presto

Rispondi
Paola 17/02/2020 - 08:48

Ne vale assolutamente la pena! Il Cristo Velato è davvero magnifico, ma le altre statue e i dettagli non sono da meno!

Rispondi
Cristina 16/02/2020 - 13:35

Ho visitato la Cappella anni fa e queste foto mi hanno fatto ricordare quell’esperienza molto forte e singolare. Bellissimo post!

Rispondi
Paola 16/02/2020 - 15:15

Davvero un luogo unico nel cuore di Napoli. Vederla dal vivo è decisamente un must quando si visita la città!

Rispondi
Stefania 16/02/2020 - 11:12

Avevo visitato la Cappella proprio per vedere il Cristo velato ma ero rimasta incantata anche dalla bellezza delle altre opere. Secondo me le macchine anatomiche sono realmente due persone, avranno fatto analisi per appurarlo?

Rispondi
Paola 16/02/2020 - 15:14

Le macchine anatomiche sono veramente realistiche, ma a parte le ossa – purtroppo vere – la parte del sistema circolatorio è una riproduzione eseguita alla perfezione. Nell’Ottocento infatti l’anatomia si studiava in questo modo e l’arte si è legata alla scienza per creare dei modelli come ho scoperto nel Museo di Anatomia Umana di Torino.

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