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Decorazione albero di Natale

Le tradizioni natalizie del centro Italia raccontate dalle blogger

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Dopo il nostro viaggio tra le tradizioni natalizie del nord Italia, proseguiamo questo itinerario festivo attraverso le regioni centrali, prima di proseguire verso il sud Italia e le isole. Anche questa volta le Travel Blogger Italiane ci condurranno alla scoperta di tanti diversi Natali, tra tortellini in brodo, dolci da leccarci i baffi e zampognari, mentre proseguiamo il nostro viaggio virtuale verso sud.

Come si festeggia il Natale in Emilia-Romagna

Tradizioni natalizie dell’Emilia Romagna (Bologna) raccontate da Margherita del blog Viaggi Possibili


In una delle mie canzoni natalizie preferite, la morbida voce di Ella Fitzgerald ammonisce: “May I suggest the secret of Christmas/ It’s not the things you do/ At Christmas time but the Christmas things you do/ All year through”. Ecco, nonostante ami quella canzone, io non sono d’accordo. Credo che il segreto del Natale siano tutte le piccole cose che si fanno mentre il Natale lo si aspetta.

Il Natale a Bologna, in Emilia Romagna

A Bologna, per me il Natale è incontrarsi sotto il gigantesco albero in Piazza Maggiore, o andare a caccia delle luminarie più belle (quelle di via Oberdan e via D’Azeglio sono sempre dei must). Ma il vero cuore del Natale bolognese è la Fiera di Santa Lucia, un mercatino che si svolge da metà dicembre fino a Santo Stefano sotto il portico di Strada Maggiore ed è aperto tutto il giorno. In vendita troverete soprattutto decorazioni, dolciumi e statuine del presepe.

Natale a Bologna, in Emilia Romagna

Natale a Bologna, in Emilia Romagna

Sapevate che due figure del presepe sono nate proprio qui a Bologna? Sono la Meraviglia, incantata dalla Natività, e il Dormiglione, che al contrario non si accorge di nulla. E a proposito di presepi, vi consiglio caldamente di fare una visita a quello di terracotta nella basilica di Santo Stefano, il più antico presepe a tutto tondo esistente.

Dulcis in fundo… che Natale sarebbe qui senza i mitici tortellini in brodo, acquistati rigorosamente dalle sfogline, le cuoche che lavorano a mano la sfoglia della pasta? Solitamente ai tortellini seguono il bollito e il panone, dolce tradizionale a base di farina, latte, zucchero, uva sultanina, cioccolato, mostarda, miele vino, scorza d’arancia e frutta secca. Insomma: una volta provato il Natale a Bologna, non ne potrete più fare a meno!

Come si festeggia il Natale in Toscana

Tradizioni natalizie della Toscana (Siena) raccontate da Francesca del blog Chicks and trips

Per il post sulle tradizioni natalizie senesi, potrei parlarvi della tradizione dei presepi di contrada o delle feste in costume che a Natale si moltiplicano di anno in anno in tutti i paesini della provincia. Ho scelto però di parlarvi di una cosa diversa. Una tradizione culinaria, che a Siena fa subito Natale. Sono i dolci senesi natalizi.

Immagino che ogni città abbia i propri ma noi a Siena, abbiamo ben tre dolci tipici, anzi forse quattro, e scusate se è poco. Sono dolci particolari, dal sapore squisitamente medioevale, fatti con ingredienti poveri: albumi d’uovo, zucchero, mandorle. E contaminati dalle spezie che le carovane dei mercanti portavano di ritorno da Oriente. Sono i cavallucci, i ricciarelli e sua maestà il panforte.

Siena, in Toscana

Vista panoramica sulla città di Siena, in Toscana

Cavallucci

I cavallucci venivano fatti all’inizio di dicembre. Si conservano a lungo e hanno una naturale consistenza medio-dura. Sono fatti con farina, miele, zucchero, noci e anice. Al posto di quest’ultimo ci sono varianti con la cannella e altre spezie. Non troverete un cavalluccio uguale all’altro. Sono fatti a mano, inderogabilmente! Hanno origini antichissime, venivano infornati già quando a Firenze regnava Lorenzo il Magnifico. Avevano perfino un altro nome, ma iniziarono a chiamarsi ‘cavallucci’ perché serviti nelle osterie dove si fermavano le diligenze trainate da cavalli.

Ricciarelli

Anche questi biscotti dalla forma di un chicco di riso sono antichissimi e, a dispetto degli ingredienti poveri, hanno nobili origini. Pare che addirittura siano stati importati da uno dei principi Della Gherardesca (sì, un antenato di Costantino!!!) al ritorno dalle crociate. Sono fatti con albume d’uovo, zucchero e mandorle tritate. Nella tradizione hanno sopra una sottilissima ostia, ma in tempi moderni sono serviti anche ricoperti di cioccolato.

Panforte

Confesso: il mio preferito! Un meraviglioso impasto appiccicoso e molto lavorato con zucchero, canditi e mandorle. Una cosa ipercalorica che fa ingrassare solo a guardarla e viene pure ricoperto di zucchero a velo. Questa è la versione moderna, le prime testimonianze che si hanno del panforte, allora chiamato panpepato, risalgono all’XI secolo. Avete capito bene, siamo nell’anno Mille. La sua preparazione era a esclusivo appannaggio della Corporazione dei Medici e Speziali di Siena e solo i nobili potevano permettersi di acquistarlo. Era infatti pieno di spezie, saporitissimo (anche troppo per me, in questa versione) e molto costoso.

Il panpepato è stato preparato così fino al 1879, anno della visita a Siena della regina Margherita. In quell’occasione venne fatta una variante più delicata e adatta alle labbra della sovrana d’Italia. Una variante con meno spezie e più canditi, ricoperta di zucchero a velo, ed è la versione che oggi ha preso il sopravvento rispetto al più antico panpepato. Nei forni senesi però, potete trovarle entrambe. Allora, vi è venuta l’acquolina in bocca?

Panpepato

Panpepato, uno dei tipici dolci natalizi di Siena, in Toscana

Come si festeggia il Natale in Umbria

Tradizioni natalizie raccontate da Marica del blog Bambini Giramondo

Ogni stagione è buona per visitare l’Umbria, per scoprire la sua storia ed assaporare la sua cucina. Ma è durante il periodo natalizio che questa regione mostra il suo lato più accogliente e tradizionale. Tantissime le iniziative legate al Natale in tutto il territorio.

A Gubbio, ad esempio, si può ammirare l’albero di Natale più grande del mondo. Centinaia di luci abbracciano la montagna e disegnano il profilo di un abete alto 650 metri che ha permesso al borgo medievale di entrare nel libro del Guinness dei Primati.

Dal ponte dell’Immacolata all’Epifania, invece, Perugia ospita il suggestivo mercatino di Rocca Paolina. Un percorso nei sotterranei all’insegna di luci soffuse, profumi, colori e un’atmosfera medievale memorabile.

Natale in Umbria

Natale in Umbria

Il Natale nei borghi dell’Umbria

Il Natale rende tutto più bello e i borghi umbri non fanno eccezione. In questo periodo infatti l’odore di caldarroste e cannella invade i vicoli di Orvieto, Todi, Narni e Spoleto. E le canzoni natalizie sono il sottofondo perfetto per visitare queste località nel momento più magico dell’anno.

Tra i simboli natalizi più ricorrenti c’è sicuramente il presepe. Impossibile non citare quello di Assisi, città di San Francesco, con personaggi in terracotta a grandezza naturale. Segnaliamo anche il presepe vivente alla Cascata delle Marmore, una manifestazione coinvolgente quest’anno giunta alla settima edizione. Infine, per gli appassionati, a Massa Martana, in provincia di Perugia, torna Presepi d’Italia, la rassegna sulle rappresentazioni della natività che ospita artisti da tutto il Paese.

Natale in Umbria vuol dire anche ricette tradizionali e piatti tipici natalizi. Accanto a grandi classici come gli agnolotti al sugo o le salsicce in umido e lenticchie, i veri protagonisti sono i dolci. I panpepati, a base di cioccolato, frutta secca e appunto pepe; i maccheroni dolci che vengono conditi con cacao e cannella; la rocciata, molto famosa nel perugino e nel folignate, che è una sfoglia simile allo strudel ripiena di mele, cioccolato, uvetta e frutta secca.

Come si festeggia il Natale nelle Marche

Tradizioni natalizie raccontate da Maria Alessandra del blog Mondo Low Cost

Le Marche, l’unica regione italiana con il nome al plurale, hanno anche tante tradizioni natalizie da scoprire e raccontare: dalla provincia di Pesaro a quella di Ascoli Piceno, ogni territorio ha le sue peculiarità. Molte famiglie hanno la tradizione di fare i cappelletti a casa per il giorno di Natale, da gustare con il brodo fatto con il cappone o la gallina. Tutta la famiglia viene coinvolta, anche i più piccoli, che possono dare il loro contributo chiudendo ogni cappelletto.

La vigilia di Natale, invece, il re della tavola è il pesce, tra i quali spicca il capitone: cotto al forno, deve essere presente in ogni menu. La tradizione dolciaria si lega anche a prodotti locali: oltre al pandoro e al panettone, il pranzo di Natale marchigiano si conclude con il frustingo (dolce realizzato con la frutta secca e fichi) e con il torrone di Camerino, a base di mandorle e zucchero.

Chiesa di San Domenico ad Ancona, nelle Marche

La chiesa di San Domenico nel periodo natalizio ad Ancona, nelle Marche

La spiritualità del Natale nelle Marche

La magia del Natale vuol dire, soprattutto, spiritualità: per questo, molte famiglie, hanno la tradizione di visitare mostre e musei dedicati ai presepi. Dal mare alla montagna, ci sono infinite occasioni per scoprire i tanti volti della religione e le tradizioni marinare: molte chiese della costa allestiscono, fino all’Epifania, presepi marinari molto suggestivi.

In questo modo ci si rende conto che, anche se le tradizioni sono diverse, il motivo profondo che unisce le persone è uno solo, cioè la fede. Per questo, alcuni paesi come Potenza Picena organizzano dei presepi viventi che coinvolgono tutto il borgo: uno spettacolo per gli occhi e per il cuore!

Infine, tra le tante iniziative dell’Avvento, merita una particolare attenzione Candelara, in provincia di Pesaro: ogni fine settimana di dicembre il paese si trasforma e diventa il borgo delle candele, affascinando grandi e piccini.

Come si festeggia il Natale in Lazio

Tradizioni natalizie raccontate da Annalisa del blog Tre valigie


“Udii tra il sonno le ciaramelle, ho udito un suono di ninne nanne” così Giovanni Pascoli ricorda gli inconfondibili suoni che accompagnano da sempre le feste natalizie nel Lazio. Le ciaramelle, questi antichi e rudimentali strumenti  che gli zampognari, con i loro pantaloni alla zuava e le ciocie ai piedi, tenevano poggiate sulle spalle, tra il mantello a ruota  e il cappello pesante, facendole suonare di famiglia in famiglia.

Venivano dalla Ciociaria, e spesso suonavano per pochi spicci, o si accontentavano di riempire le bisacce di salumi, fichi secchi, legumi e dolci di Natale. Il necessario per superare l’inverno tra le montagne. Ancora oggi i suoni delle zampogne si diffondono nell’aria durante il periodo natalizio, scaldando le case e animando le piazze di tutta la regione.

Li troviamo anche nei presepi viventi sparsi nel territorio, vere e proprie rappresentazioni della natività messe a in scena dalla passione delle pro loco e della gente del luogo. I piccoli borghi laziali si trasformano in palcoscenici a cielo aperto, tra costumi d’epoca sapientemente fatti a mano, delizie gastronomiche cucinate dalle massaie locali, e l’inconfondibile odore delle castagne arrostite accompagnate dal vino contadino.

Gli zampognari dipinti da Giovanni Segantini

Gli zampognari dipinti da Giovanni Segantini

I piatti tipici di Natale in Lazio

I sapori caratteristici delle ricette che da sempre si preparano nel Lazio durante il periodo natalizio sono conosciuti e apprezzati in tutta la penisola. La tradizione vuole che la vigilia abbia una cena magra, esclusivamente a base di pesce, soprattutto anguilla e polpo, accompagnati da verdure in pastella, carciofi alla romana e baccalà fritto.

Per il pranzo del 25 invece, primeggiano i piatti a base di carne, come la minestra di broccoli e cotenna, i cappelletti in brodo di cappone e i pomodori ripieni di riso. I protagonisti tra i secondi piatti sono l’abbacchio al forno con patate, il bollito misto e il tacchino ripieno.

Immancabili i dolci della tradizione, come il pan pepato e il pan giallo, un pane speziato farcito con uvetta, frutta secca e cioccolato. In Ciociaria si producono i torroncini di Alvito, fatti con mandorle, nocciole, miele e zucchero caramellato, mentre nel territorio pontino troviamo preparazioni più domestiche, come la ciambella scotolata di Priverno, con anice e limone grattugiato.

Nel basso Lazio invece si consumano dolci ispirati alla tradizione dolciaria partenopea, come i susamiegli, dolci al miele a forma di S di origini molto antiche,  e le sciuscelle, biscotti ricoperti di cioccolato che richiamano la forma delle carrube, che in tempi di carestia erano l’unico sostentamento di questa zona.

Come si festeggia il Natale in Abruzzo

Tradizioni natalizie dell’Abruzzo raccontate da Valentina del blog Travelling with Valentina

Come tutte le regioni italiane, anche l’Abruzzo vanta una serie di tradizioni natalizie che si tramandano di generazione in generazione: dalle usanze legate ad alcune leggende popolari ai piatti tipici che ancora oggi vengono preparati durante le festività.

Vi parlo quindi di alcuni usi e costumi legati al Natale tipici di questa regione del centro Italia. Uno fra tutti è il famoso rito del ceppo, chiamato tecchia in dialetto, che consiste nel bruciare la notte della vigilia di Natale un ceppo e lasciarlo ardere nel camino fino al giorno di Capodanno. Il ceppo, che arde lentamente durante gli ultimi sette giorni dell’anno, simboleggia proprio l’anno che sta per terminare. La mattina del primo gennaio la cenere, considerata sacra, viene raccolta e sparsa per le terre coltivate per renderle più fertili.

Un’altra usanza tutt’ora molto diffusa in Abruzzo è la sfilata degli zampognari, i suonatori della zampogna, uno strumento simile a una cornamusa, tipico delle regioni italiane centro-meridionali. Questi musicisti, normalmente sono pastori o contadini, durante le festività natalizie, indossando gli abiti tipici abruzzesi, percorrono le vie principali delle città suonando musiche natalizie tradizionali, come la famosa canzone Tu scendi dalle stelle.

Natale a Pescara, in Abruzzo

Natale a Pescara, in Abruzzo

La cucina natalizia mari e monti dell’Abruzzo

Per quanto riguarda invece i piatti tipici natalizi, occorre prima di tutto ricordare che l’Abruzzo è una regione conosciuta non solo per le sue località marittime, ma anche per i suoi borghi nell’entroterra e per le sue montagne, quali l’imponente Gran Sasso. La cucina abruzzese spazia quindi dalle pietanze a base di pesce a quelle di carne.

Stilare una lista di tutte queste prelibatezze sarebbe quasi impossibile, quindi vi riporto i piatti più comuni. Si inizia con il cardo in brodo, un antipasto molto diffuso in tutto l’Abruzzo che ha per protagonista questo grande ortaggio appartenente alla famiglia del carciofo. Questa minestra viene spesso servita con le famose pallottine di carne (simili a delle polpette) preparate con del maiale macinato, delle uova e del pecorino grattugiato.

Un primo piatto molto diffuso su tutto il territorio abruzzese è il timballo, che potrebbe essere paragonato alla classica lasagna emiliana. Si tratta, infatti, di un piatto a base di crespelle (le crêpes francesi), di sugo di pomodoro e di piccole polpette di carne. Un pasticcio molto gustoso che negli anni è stato rielaborato in vari modi: il timballo vegetariano, in cui la carne viene sostituita dalle verdure, e il timballo in bianco, dove la besciamella prende il posto del sugo.

Per quanto riguarda i secondi invece vi propongo un piatto a base di pesce: si tratta del baccalà fritto in pastella, che difficilmente manca in una tavola abruzzese il giorno di Natale.

I dolci natalizi abruzzesi e Gabriele D’Annunzio

Per i dolci c’è davvero l’imbarazzo della scelta, i due più famosi sono il parrozzo e i caggionetti, chiamati anche calcionetti. Il parrozzo è il dolce tipico della città di Pescara e fu chiamato così da Gabriele D’Annunzio che lo assaggiò nel 1920 per volere dell’amico pasticcere che lo aveva creato. Si tratta di un dolce dalla forma sferica a base di mandorle e ricoperto da una glassa di cioccolato fondente. I caggionetti, invece, sono dei dolci a forma di raviolo ripieni di marmellata d’uva, di ceci o di castagne e ricoperti di zucchero a velo. Si è soliti prepararli qualche giorno prima di Natale e regalarli come pensierino natalizio ad amici e vicini.

Come si festeggia il Natale in Molise

Ops, il Molise non esiste! Se vuoi raccontarci tu le tradizioni natalizie di questa regione scrivimi.

Se avete amato le tradizioni natalizie del nord e del centro Italia, dovete assolutamente proseguire il nostro viaggio in compagnia delle blogger fino al sud e alle isole. Per scoprire come si festeggia il Natale all’estero Anna del blog La tartaruga volante ha invece raccolto le tradizioni natalizie dell’Europa continentale delle Travel Blogger Italiane expat.

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15 commenti

VALERIA CASTIELLO 12/01/2019 - 13:33

Molto interessante, adoro scoprire le differenze tra le regioni italiane, ognuna con il suo microcosmo!

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Paola 13/01/2019 - 0:05

Merito delle fantastiche blogger che hanno partecipato a questa iniziativa 🙂

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ViaggiPossibili 02/01/2019 - 16:07

Paola, nel delirio natalizio mi ero completamente persa il post!! Grazie mille ancora per l’opportunità, ora lo condivido a dovere! Un bacione <3
Margherita

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Paola 03/01/2019 - 0:34

Grazie mille per il tuo contributo 🙂

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Serena Marigliano 18/12/2018 - 9:17

Il panpepato lo adoro. Noi qui abbiamo altri dolci natalizi, ma quello…mmmm mi fa venire l’acquolina in bocca ogni volta che ripenso alla prima volta che lo ho assaggiato (tanti, troppi anni fa).

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Paola 19/12/2018 - 1:23

Mai mangiato il panpepato, ma in compenso mi abbuffo di cantuccini ogni volta che torno in Toscana 🙂

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Martina Bressan 13/12/2018 - 10:23

Anni fa con la famiglia abbiamo trascorso il Natale in Toscana, e i dolci senesi mi hanno conquistata i Ricciarelli in particolare.. mi sono abbuffata di quelli per tutto il pranzo ! Allo stesso tempo trovo molto belle anche tutte le tradizioni di queste regioni del centro Italia, soprattutto la tradizione del presepe, sarà perché da me non l’ho mai fatto, ma la trovo una tradizione bellissima !

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Paola 17/12/2018 - 23:37

Della Toscana amo alla follia i cantuccini, ma sono di parte perché ho parenti in zona che mi guidano tra le prelibatezze locali! Del presepe quando ero bambina adoravo far camminare i re magi un passo alla volta fino alla capanna, dall’8 dicembre al 6 gennaio 🙂

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Valentina 13/12/2018 - 7:54

Sai Paola che è stata una bella emozione leggere un mio scritto su un altro blog! Ti ringrazio per questa iniziativa 🙂 ora condivido questo post… sicuramente sarà una gioia leggerlo per le amiche abruzzesi di mia mamma che mi hanno aiutato a scriverlo 🙂

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Paola 17/12/2018 - 16:37

Grazie a te! Per me è stato un piacere ospitarti e scoprire qualcosa di più sulle tradizioni natalizie in giro per l’Italia ♥

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anna di 12/12/2018 - 10:43

Ormai sto facendo il giro d’Italia con i tuoi racconti. E’ curioso vedere come ormai i mercatini ci sono ovunque ma soprattutto il cibo è il collante di tutta Italia, non oso pensare a cosa leggerò in Italia del Sud. Fra tutte le regioni, mi piacerebbe tanto essere a Natale in Umbria o Abbruzzo, non ci sono mai stata in quel periodo e credo siano molto affascinanti!

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Francesca 13/12/2018 - 14:35

Come ha detto Anna, il cibo è quello che distingue l’Italia e le sue regioni, anche in occasione del Natale. Magari nel 3000 dai blog si potranno anche scaricare i dolci, che figata sarebbe eh?

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Paola 17/12/2018 - 23:38

Ahahah dove devo prenotarli per farli uscire già pronti solo da mangiare???

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Paola 17/12/2018 - 16:36

Non leggere il post sul sud Italia a stomaco vuoto, a me ha fatto venire una fame incredibile solo impaginarlo 😉

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Francesca 31/01/2019 - 15:32

troppo tardi

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