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I miei peggiori viaggi da incubo in Europa, Asia e Africa

9 commenti

Tutte noi abbiamo sicuramente una o più storie di viaggi da incubo che tiriamo fuori nel bel mezzo di una conversazione legata a dove andare in vacanza. Più viaggiamo e più disavventure abbiamo da raccontare, magari pure una per ogni continente.

Personalmente credo di aver avuto abbastanza inconvenienti in viaggio da vincere una medaglia honoris causa da mettere sul mio curriculum di travel blogger. Vi anticipo solo che parleremo di ostelli luridi, Couchsurfing e disfunzioni intestinali.

I miei viaggi da incubo in Europa

L’Europa è per noi italiane il primo continente su cui allarghiamo i nostri orizzonti di viaggio. Francia, Inghilterra, Spagna sono le nostre prime destinazioni. E fin qui va tutto abbastanza bene se escludiamo il bagno effetto palude dei tipici bed & breakfast inglesi e l’innata diffidenza dei francesi.

Alla scoperta del Belgio con Couchsurfing

Il Belgio è già una destinazione più difficile per noi avventurose viaggiatrici solitarie. Io visitai Bruxelles tempo fa dopo aver trovato un volo scontatissimo Ryanair che fece un ritardo maggiore di otto ore. Come mi era già accaduto con loro, con una scusa Ryanair evitò di rimborsarmi il ritardo e questo è uno dei motivi per cui ormai li escludo sempre nella ricerca dei voli.

Comunque, ai tempi in cui visitai Bruxelles per la prima volta, Couchsurfing era un modo splendido per viaggiare e conoscere nuovi amici in tutto il mondo. Il web era un luogo sicuro e per evitare inconvenienti bastava leggere le recensioni lasciate dagli altri viaggiatori.

Couchsurfing funzionava come una via di mezzo tra un forum e un sito di annunci in cui si potevano contattare direttamente le persone che offrivano un divano o un letto, oppure pubblicare i propri itinerari di viaggio e aspettare di venire contattate. Lo scambio di ospitalità era del tutto gratuito e negli anni in cui ho viaggiato in questo modo ho conosciuto delle persone stupende che sono poi diventati veri amici.

Il mio primo couchsurfer belga era un ragazzo simpaticissimo che lavorava all’Unione Europea. Durante il suo giorno libero mi aveva fatto scoprire il quartiere congolese e ci eravamo divertiti a visitare tutti i negozi di cioccolato nel centro. Purtroppo avevo potuto stare da lui solo due giorni perché poi partiva per una trasferta di lavoro.

Incontri con couchsurfer fuori di testa a Bruxelles

Il secondo couchsurfer invece era decisamente uno psicopatico, ma di quelli con seri problemi secondo me. Grazie al cielo sono scappata in tempo prima di finire tagliata a pezzi nel suo frigorifero. Ovviamente aveva solo recensioni ottime, probabilmente perché i couchsurfer più critici erano tutti ordinatamente stoccati a cubetti o se li era già mangiati.

Ci eravamo dati appuntamento alla stazione ferroviaria e io avevo una valigia arancione. ARANCIONE, non grigia o nera. Mi potevate vedere da un lato all’altro della stazione, considerato che quella di Bruxelles non è così grande. Il mio couchsurfer comunque non mi aveva vista. Quando riuscii a contattarlo,  dopo averlo aspettato tre gelide ore invernali, mi disse scocciatissimo di andare a casa sua, facendomi capire tra le righe di aver perso tempo cercandomi.

Quando arrivai dal mio couchsurfer ero mezza congelata e bisognosa di una doccia calda, ma lui aveva deciso che dovevamo andare prima in una lavanderia a lavare le lenzuola che avrei usato per dormire e poi a una festa. Entrambe le attività erano per me una novità assoluta, ma il momento emozionante arrivò quando gli chiesi se potevo fare la doccia, mangiare e andare a dormire subito perché ero stanca e infreddolita.

La sua reazione fu davvero assurda: non potevo stare da sola in casa sua perché non si fidava, avrei potuto essere una malintenzionata e rubargli la roba. E poi aveva organizzato tutta una serie di cose da fare insieme (non richieste).

A parte il fatto che la mancanza di fiducia verso gli ospiti non era minimamente nello spirito di Couchsurfing, la cosa ridicola era che casa sua era completamente vuota, salvo qualche isolato complemento d’arredo. La cucina aveva solo gas e lavandino. Il salotto solo il divano. Doveva esserci anche la sua camera, ma era chiusa a chiave.

Il roaming telefonico non esisteva ancora in quegli anni eroici per cui scroccai abbastanza Wi-Fi per capire dove si trovava la zona con più alberghi e scaricare una parte di Google Maps e scappai di corsa, inseguita dalle sue proteste.

Grazie al mio buon francese e alla Mastercard (davvero ci sono cose che non si possono comprare, per tutto il resto c’è Mastercard!) trovai una stanza in un hotel grazioso, seppur fuori dal mio budget, e continuai il mio viaggio. Appena riaccesi il computer mi trovai però l’e-mail intasata dai suoi messaggi furiosi in cui mi dava la colpa di tutti i problemi del mondo, compreso aver probabilmente lasciato un altro povero couchsurfer senza un posto in cui dormire perché lui aveva tenuto libero il suo frigo divano per me.

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I miei viaggi da incubo in Africa

Dell’Africa ho visitato solo la Tunisia e mi è bastata. Pur cercando di rispettare al meglio la cultura locale mi sono sentita sputare addosso tutto il disprezzo dei tunisini per le donne e gli occidentali in generale.

Probabilmente la maggior parte dei locali era così poco aperta e socievole perché era il periodo del Ramadan ed erano affamati, ma da turista non è stata una bella esperienza. E il Ramadan era sicuramente il motivo per cui in quel periodo il volo costava così poco. A parziale discolpa dei tunisini, ammetto che a digiunare tutto il giorno sarei stata anche io incavolata nera con chiunque.

Incontri locali poco piacevoli a Sousse, Sfax e Kairouan

Comunque tra i miei peggiori incontri con i locali posso annoverare un tizio sfaccendato davanti al mercato di Sfax che mi diede una spinta e mi tirò addosso un sacco di improperi in arabo probabilmente perché la mia gonna lasciava scoperte le caviglie, i venditori del mercato di Sousse che mi trattavano come se fossi un portafoglio ambulante e il truffatore di Kairouan che cercò di farmi perdere nella medina.

Quest’ultimo simpaticone dovette riportarmi fuori dai vicoli estorcendomi solo pochi centesimi conditi dai miei migliori insulti in francese. Potrei comunque continuare a scrivere degli autisti dei taxi collettivi e invece taglio corto passando ai borseggiatori di Sousse.

Come farsi borseggiare nel mercato di Sousse

Come tutte le guide turistiche avvertono, nei mercati tunisini bisogna fare attenzione al portafoglio e non tenerlo nella tasca posteriore dei pantaloni. Indovinate dove lo teneva il mio ex, con me in quel viaggio? Ovviamente nella tasca posteriore dei pantaloni e aveva con sé quasi tutti i contanti rimasti. Poi i conoscenti mi chiedono perché preferisco viaggiare da sola…

Comunque visto che gridare “arrêtez le voleur!” non aveva sortito alcun effetto andammo alla stazione di polizia a denunciare il borseggio subìto. In seguito alla mia brillante esposizione dei fatti fecero firmare al mio ex inutile un verbale in arabo che utilizzammo per farci rimborsare dall’assicurazione la stratosferica cifra di cinque euro, ovvero il valore del portafoglio senza i contanti, diminuito della franchigia.

Nel mio portafoglio avevo solo più contanti per una cena frugale e una carta Visa che apparentemente gli ATM tunisini rifiutavano così i poliziotti dovettero riaccompagnarci in hotel con una volante scassatissima, esperienza davvero epica.

Una volta in hotel restava il problema di come recuperare abbastanza soldi per pagare un taxi verso l’aeroporto e la colazione del giorno dopo. Alla fine, alla terza banca in cui provai a fare un prelievo con esito negativo, riuscii a impietosire un impiegato “collègue, moi assi je travaille dans une banque” che mi fece fare un prelievo manuale dalla carta (all’epoca si potevano fare con carta copiativa per prendere il numero di carta, altro che contatless!) e mi spiegò che effettivamente le linee non funzionavano benissimo.

I miei viaggi da incubo in Asia

L’Asia è la mia meta di viaggio preferita e proprio per questo l’ho visitata in maniera più estesa. Potrei raccontarvi per ore di incomprensioni culturali e assurdità locali, ma mi limiterò a poche disavventure di viaggio.

L’ospitalità thailandese come non l’avete mai vista

Durante un viaggio in Thailandia, destinazione in cui sono tornata più volte, avevo avventatamente prenotato una stanza in una guesthouse in Khao San Road, la via più frequentata dai turisti. Sinceramente non ricordo perché avevo scelto quella zona quando in realtà amo la pace e il silenzio, ma il peggio non è stato il turismo cafone, bensì la struttura da cui sono scappata dopo una notte di terrore.

Sul sito internet compariva una foto carina della stanza singola con un’offerta a prezzo stracciatissimo, motivo per cui avevo prenotato al volo. La stanza si era però rivelata uno sgabuzzino senza finestra largo quando il letto, senza aria condizionata e con un ventilatore rumorosissimo. Non c’era neanche lo spazio per aprire la valigia e si trovava di fianco ai dormitori dove per tutta la notte c’era un viavai di ubriachi.

Il bagno in comune era al piano terra, ma non era proprio un bagno perché si affacciava sulla cucina e il lavandino era in condivisione con il lavaggio degli ortaggi. Il bagno vero e proprio era invece un’unica stanza abbastanza sporca con gabinetto e doccia tutti insieme.

Inutile precisare che sono scappata la mattina dopo e che il proprietario, un francese ubriaco intravisto solo la sera prima, non ha mai risposto né ai miei reclami diretti né a quelli del sito di prenotazioni che però mi ha rimborsato lo stesso.

Sempre in Thailandia sono poi finita in un altro epicentro di turismo cafone sull’isola di Phuket, ma questo ve l’ho già raccontato nel post dedicato a Kata Beach.

Sandokan e le turiste improvvisate della Malesia

La Malesia è un luogo davvero incredibile da visitare perché alterna città modernissime come Kuala Lumpur alla natura più incontaminata delle sue isole. Ho viaggiato alla scoperta della Malesia in compagnia di un’amica e avevamo deciso di fare Couchsurfing per entrare in contatto con i nostri coetanei locali, senza però considerare i diversi standard di ospitalità.

A parte il primo couchsurfer, un ragazzo simpaticissimo con cui ancora ci sentiamo che ci ha fatto scoprire i dintorni di Kuala Lumpur, gli altri nostri ospiti sono stati parecchio particolari.

Nella capitale ci eravamo fatte abbagliare da un annuncio di un tizio veramente carino e da questa storia abbiamo capito l’inaffidabilità dei calciatori che vivono nei residence con piscina. Il tizio e il suo migliore amico infatti erano due ex calciatori africani che avevano giocato in una squadra giapponese ed erano davvero graziosi (gnocchi da paura si può dire su un blog?). Peccato che il loro concetto di divertimento era andare a ballare e giocare ai videogiochi. Il pregiudizio dei calciatori ignoranti si è rivelato realtà.

Comunque immaginatevi noi due giovani ragazze single in viaggio a casa di questo/questi due. L’amico da quanto abbiamo capito dopo andava a casa del couchsurfer solo quando c’erano ragazze. E lui ospitava solo gruppi di ragazze. OK.

Peccato che erano così divertenti e interessanti che alla seratona finale con champagne nel privé del loro locale ho preferito fingere un mal di testa improvviso e navigare in internet da sola nella mia stanza. E poi ci sarebbe anche il particolare delle lenzuola zozze, ma lo tengo per un prossimo post.

A Malacca invece avevamo soggiornato da una ragazza il cui concetto di ospitalità consisteva in un materasso per terra sotto un ventilatore rumoroso, mentre la doccia era un secchio di acqua fredda. Per non farci mancare nulla la mattina dopo ci aveva sbattuto fuori di casa all’alba con delle vaghe indicazioni per arrivare alla fermata del bus, lasciandoci in una periferia deserta dalla quale siamo scappate spaventando a morte un tizio in auto che non aveva nessuna intenzione di caricarci come autostoppiste. Infine la nostra ospite aveva pure provato a chiederci soldi per il soggiorno, attività vietatissima dal regolamento di Couchsurfing visto che il sito era nato per lo scambio gratuito di ospitalità.

Sempre nello stesso viaggio la mia amica aveva ricevuto una proposta di matrimonio e conversione all’Islam perché “it’s easy and lovely” mentre io mi ero presa un’ustione facendo snorkeling a Pulau Tioman. Infine ci siamo ritrovate a Kuching, la città dei gatti, che si è rivelata la città più kitsch di tutto il sud est asiatico e dalla quale siamo scappate rinunciando a visitare il Brunei.

Scultura di gatto a Kuching in Malesia
Una delle imbarazzanti scultura a forma di gatto che popolano la città malese di Kuching nel Sarawak

I viaggi da incubo continuano…

Sfortunatamente i miei viaggi da incubo non sono finiti e avrei ancora tanto da raccontarvi su autisti di bus ubriachi sulla tratta Kuala Lumpur-Singapore, paesini del Vietnam così rurali e senza elettricità da essere il set perfetto per una storia dell’orrore, pessima cucina cambogiana, periferie parigine poco raccomandabili e compagni di viaggio da dimenticare.

Comunque se vi piace leggere delle altrui sfortune in viaggio vi suggerisco di farvi due risate anche con i viaggi con il capo di The Food Traveler, la classifica degli hotel da incubo de Il mondo secondo Gipsy e le avventure sugli sleeping bus di Passaporto e Colori.

Fatemi sapere nei commenti ⬇︎ se anche voi avete vissuto esperienze di viaggi all’altezza di questi disastri!

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9 commenti

beatrice 10/09/2019 - 9:56

Bisogna farlo anche con i peggiori compagni di viaggio 🙂 ne ho una bella lista!

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Paola 10/09/2019 - 17:41

Io non posso scriverli tutti, rischio che leggano il mio blog ahahahah

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Sara 06/09/2019 - 10:13

Ciao Paola, complimenti per il tuo blog. Questo articolo è davvero esilarante. Anche io ne avrei da raccontare di viaggi da incubo 🙂
Ad esempio in Perù quando un tizio si è appiccicato a mio marito da dietro per tentare di rubargli la videocamera, oppure quando a Lombok siamo finiti in un bungalow topaia che più sozzo non si poteva in mezzo al nulla a un’ora di distanza da qualunque hotel, alla fine di uno sterrato di 15 chilometri in cui non passano taxi e dove non c’è la connessione a internet…. Fuggiti a piedi con gli zaini in spalla!!
L’ultima chicca su un’isola delle Filippine con dei bungalow tremendi dove nonostante le prove di pagamento di paypal e compagnia bella che avevamo pagato in anticipo tutto il soggiorno l’hotel non voleva lasciarci andare perchè diceva che non aveva ricevuto i soldi e voleva che ripagassimo lì in contanti… Su un’isola di 400 metri per 600, dove l’unico trasporto era la loro barca che per riportarci sulla terraferma ci avrebbe messo un’ora e ci attendeva un pullman già prenotato e pagato per la tappa successiva: quasi gli mettevo le mani addosso che ridere!

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Paola 06/09/2019 - 12:14

Ahahahah la fuga a piedi zaino in spalla è esilarante da raccontare, ma immagino la vostra situazione al momento! Che ansia poi l’hotel delle Filippine… però se mi stai commentando immagino tu sia riuscita a scappare anche da lì 😉

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Silvia - The Food Traveler 17/05/2019 - 12:59

Oddio Paola, sono morta dal ridere! Lo so che come sempre non si dovrebbe ridere delle disgrazie altrui, però i due calciatori ignoranti devono essere stati qualcosa di indimenticabile!
Non ho mai usato Couchsurfing proprio per paura di finire a pezzetti in un congelatore o nel baule di una macchina, ma una mia ex collega fino a qualche anno fa ha girato mezzo mondo così, poi non è più tornata a casa. No, scherzo, ora ha una bambina e forse è più complicato viaggiare in questo modo.
Il tizio belga lo immagino proprio come il protagonista di Psycho, direi che hai fatto benissimo a scappare!

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Paola 20/05/2019 - 21:56

Non ho aperto il frigo del tizio belga, ma secondo me non aveva ancora finito il couchsurfer precedente ahahah

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Silvia - The Food Traveler 21/05/2019 - 8:26

Hai fatto bene a non aprire il frigo

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Elena 17/05/2019 - 11:23

Direi, Paola, che di esperienze negative da raccontare… ne hai collezionate un bel po’! Ma sai cosa ti dico? Che stanno ad indicare che fai, provi, ti butti, ti metti in gioco, che non resti chiusa tra quattro mura, siano esse fisiche o, peggio ancora, mentali!
La mia preferita è l’esperienza del couchsurfing in Belgio! Leggendo, mi sono immaginata le scene e le stanze della casa come in un film! 🙂

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Paola 20/05/2019 - 21:51

Infatti è una questione di statistica, più viaggi più pazzi incontri ahahah

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