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Valigia con seggiolino per trasporto bambino

Come cambia il modo di viaggiare e bloggare dopo la nascita di un bambino – Parte III

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Dalla scoperta di essere incinta ai viaggi in gravidanza ho iniziato a chiedermi come avrei potuto continuare a viaggiare con il Britalian baby, come sarebbe cambiato il mio blog Pasta Pizza Scones e come avrei potuto tutelare la sua privacy in un momento in cui ci sono più foto in rete che stampate nell’album di casa. Per me il modo migliore di capire come orientarmi in questa nuova avventura di mamma blogger è stato quello di chiedere aiuto a chi ci era già passata per capire quali scelte potevano funzionare per me e la mia famiglia sparsa in giro per l’Europa.

Nella prima e nella seconda parte dei post su come cambia il modo di viaggiare e bloggare dopo la nascita di un bambino, le travel blogger che mi hanno raccontato la loro esperienza hanno deciso di postare poche foto dei loro figli, spesso non riconoscibili, anche negli articoli più family, mentre in questo post vedrete e leggerete come Alessia di Una valigia di emozioni e Elisa di Piccoli grandi viaggiatori hanno deciso per un approccio diverso, abbracciando il fatto che i loro figli sono nati nell’era di internet e che la loro immagine necessariamente circolerà sui social network molto di più di quanto è stato per noi in passato. Per il momento, d’accordo con il British boyfriend, noi siamo più orientati a non pubblicare foto riconoscibili di nostro figlio, ma ora che sono mamma capisco quanto è difficile tenere a bada la voglia di mostrare a tutti la nostra creaturina!


Alessia di Una valigia di emozioni

Alessia di Una valigia di emozioni a Berlino con suo figlio William

Alessia di Una valigia di emozioni a Berlino con suo figlio William

Ho iniziato a bloggare quasi otto anni fa, quando decisi di trasferirmi all’estero con il mio ragazzo. Volevo che il blog diventasse il nostro diario personale per raccontare la nostra nuova vita al di fuori dei confini italici. Prima di trasferirmi lessi tanti blog sul mio futuro paese di residenza e volevo in qualche modo restituire a chi mi avrebbe letto, le stesse informazioni e la stessa speranza a chi avrebbe deciso di fare la nostra stessa scelta. Il blog si chiamava Netherlands chiama Italia (ora Una valigia di emozioni) e nei miei primi post da blogger raccontavo aneddoti e curiosità della mia nuova vita oltralpe, gli incontri e scontri con la cultura dutch e nel frattempo cercavo appunto di trasmettere informazioni e coraggio a chi voleva trasferirsi in Olanda.

Con il tempo ho iniziato a raccontare anche dei nostri viaggi e delle nostre corse in giro per il mondo. Diventando mamma è stato quindi inevitabile iniziare a scrivere dei nostri viaggi in tre. Se penso al nostro modo di viaggiare da soli o in famiglia credo che non sia cambiato più di tanto e che il nostro stile sia in fondo rimasto sempre lo stesso, ma con qualche accortezza in più. Una cosa sicuramente è cambiata: se prima cercavamo di viaggiare tanto, adesso cerchiamo di viaggiare ancora di più. William è nato in Olanda, a due anni ci siamo trasferiti in Spagna, è italiano, parla tre lingue e ha preso il suo primo aereo a quaranta giorni di vita.

In coppia abbiamo fatto campeggio al mare e visitato la maggior parte delle capitali europee. Sempre con voli low cost e scegliendo come sistemazioni per dormire hotel piuttosto che ostelli. Da quando viaggiamo in tre questo non è cambiato. Prenotiamo per la maggior parte hotel e preferiamo visitare città, anche se non ci siamo fatti mancare la vacanza al mare in casa a San Vito Lo Capo con William di dieci mesi, o il weekend lungo a Valencia in una casa affittata tramite in sito Airbnb. Tra qualche giorno partiremo per un viaggio in Portogallo e per la prima volta sperimenteremo le guest house.

Alessia, William e Stefano di Una valigia di emozioni a San Francisco

Alessia di Una valigia di emozioni con William e Stefano a San Francisco

Cerco di essere una mamma easy going, a casa come durante i nostri viaggi. Ho allattato al seno quindi non ho mai dovuto organizzarmi per portarmi biberon, ciucci, bollitori o latte in polvere e, allo stesso modo, durante lo svezzamento, mi sono affidata al baby led weaning, l’alimentazione complementare a richiesta, per cui il bambino mangiava quello che mangiavamo noi, a patto che fosse sano. In giro come a casa, cerchiamo di trovare posti dove mangiare cose tipiche e soprattutto salutari. Mi ricordo che durante il nostro primo viaggio on the road nelle Fiandre mangiammo in un localino bellissimo ad Anversa e William si mangiò quasi tutta la mia crema di carote, lenticchie e curry: aveva sette mesi! Quello ovviamente è stato un caso eccezionale, in generale una pasta al pomodoro o una crema di verdure si trova sempre, lo stesso per un petto di pollo ai ferri o un pesce al forno.

Quando viaggiamo ci piace scoprire le città camminando il più possibile a piedi, perdendoci per i centri storici. Per farlo con un bambino, fino a quando è stato possibile, ci siamo aiutati con il nostro mitico Manduca, un marsupio ergonomico che fa stare comodo e in sicurezza il portato e non spezza la schiena al portatore. È stato fondamentale durante la nostra vacanza in Sicilia, perché nonostante il caldo William si addormentava appena caricato sulla schiena, e ancora di più a Bruxelles, Barcellona, Berlino o Napoli, anche se il passeggino comunque ce lo siamo sempre portato.

William, Alessia e Stefano di Una valigia di emozioni a Disneyland

William, Alessia e Stefano di Una valigia di emozioni a Disneyland

L’estate scorsa siamo stati in California per un on the road da San Francisco a San Diego, dedicando qualche giorno alle grosse città. Abbiamo fatto un massimo di 400 chilometri al giorno e William per fortuna in macchina ha quasi sempre dormito. L’idea iniziale era fare i grandi parchi ma poi abbiamo pensato che lui non avrebbe apprezzato e capito, avendo solo tre anni. In agosto avremmo trovato temperatura altissime e le distanze da percorrere sarebbero state eccessive, abbiamo quindi ripiegato sulle città, innamorandoci perdutamente di San Francisco e San Diego, con tappa a Disneyland. Un viaggio più a misura di bambino ma comunque molto interessante anche per noi.

Per me viaggiare con un bambino è trovare un accordo tra i nostri gusti e le sue esigenze, per non creare disagi rispettando i suoi tempi. Non porterei mai un bambino di tre anni al Louvre di Parigi, ma l’ho portato al museo di storia naturale di Ginevra, dove ci siamo divertiti a scoprire i vari animali e i loro habitat o all Museo Oceanografico di Valencia, giusto per nominarne un paio. Ovviamente durante i nostri viaggi non mancano le tappe ai vari playground cittadini, ne troviamo sempre di bellissimi, così lui gioca e noi ci rilassiamo.

Nel blog Una valigia di emozioni racconto la nostra esperienza, cercando sempre di essere obiettiva e dare consigli e informazioni utili. Non mi piace fare la maestrina quindi cerco di essere sincera, diretta e schietta, come lo sono nella vita reale e come potrei esserlo con una mia amica davanti a un caffè, al ritorno da un nostro viaggio.


Elisa di Piccoli Grandi Viaggiatori

Logo Piccoli grandi viaggiatoriPiccoli Grandi Viaggiatori nasce a fine 2016 quando, ormai mamma da tre anni, morivo dalla voglia di raccontare ad altri genitori che l’arrivo dei figli non vuol dire fine dei viaggi! Quell’anno ero da poco tornata da un fly and drive di oltre quindici giorni in Canada Occidentale con mia figlia di neanche tre anni. Prima della partenza molti intorno a me mi avevano dato per pazza, mio marito stesso aveva dubitato, ma io avevo letto il racconto di una mamma con un’esperienza di viaggio simile e tanto mi era bastato! A viaggio concluso la nostra bimba aveva superato ogni aspettativa: per il volo di nove + tre ore in aereo, nell’adattarsi a fuso orario e cibo diversi, nel divertirsi e raccontare quell’esperienza a tutti al suo rientro!

Il mio scrivere sul blog è quindi al 50% una missione e al 50% puro amore i viaggi. Il mio credo è che, se viaggiare è una nostra passione, questa non vada accantonata, ma trasmessa fin da subito ai nostri figli, come faremmo con ogni altro nostro talento o passione. Allora cosa cambia nel viaggiare con bambini? Sia ben chiaro, non sono qui a dirvi che non cambia niente. Molto dipende anche da che tipo di viaggiatori sono i genitori. Noi siamo dei viaggiatori rigorosamente fai da te, che amano molto gli on the road e la natura incontaminata. Inconciliabile direte? Assolutamente no, ma se prima facevamo 8.000 chilometri in due settimane, cambiando un hotel ogni notte, ora non più. Scelta di paesi civili, soste di due o tre notti e percorsi molto più diluiti nel tempo: spostarsi con un ritmo più slow per scoprire che viaggiare con bambini può insegnare qualcosa anche a noi grandi!

Elisa di Piccoli grandi viaggiatori con la sua famiglia

Elisa di Piccoli grandi viaggiatori con la sua famiglia

Siamo quindi i soliti spiriti indipendenti, ma applichiamo il nostro buon senso alla scelta delle destinazioni, tappe e percorsi e tipo di alloggi. Ogni tanto un residence con cucina semplifica la vita, altrimenti un fornellino elettrico è più che sufficiente! Diciamo “no tutta la vita” ai soli villaggi turistici e parchi a tema, ma perché eravamo così anche prima! L’importante secondo me è che i genitori non snaturino il loro stile di viaggio, ma lo adattino alle diverse fasi di crescita dei loro figli. Ora i bimbi sono due ed il blog mantiene il suo core business nei viaggi family, con qualche parentesi in cui racconto i miei viaggi per lavoro o i nostri viaggi di coppia (anche per i genitori che desiderano una fuga romantica).

Quando parlo di viaggi con bambini, non sto parlando dei viaggi dei miei bambini, per cui pubblico soprattutto foto di paesaggi e dettagli dei nostri viaggi. D’altro canto non sono fanatica del fatto che i miei figli non debbano mai comparire in foto, può capitare, come potrà capitare in altre mille occasioni della loro vita di nativi digitali. L’importante è come sempre il buon senso e, quando sarà il momento, una buona educazione e consapevolezza all’uso della rete anche per loro. Se poi, a una certa età mi diranno che non vogliono mai comparire sul blog rispetterò tale decisione.


✒︎ Come abbiamo letto nei post precedenti nella prima e nella seconda parte su come cambia il modo di viaggiare e bloggare dopo la nascita di un bambino ogni famiglia ha (ri)trovato il suo personale stile di viaggio, che si tratti di famiglie expat o di tradizionali famiglie italiane. Ho amato leggere di viaggi da sole con i piccoli, viaggi per andare a trovare i nonni in Italia, lunghi viaggi on the road per esplorare nuovi continenti piuttosto che vacanze tranquille dove rilassarsi in famiglia. Ho anche scoperto che i temutissimi family hotel possono avere la loro utilità e probabilmente arriverà anche per me il momento in cui apprezzerò l’animazione per bambini pur restando lontana dai parchi a tema.

Anche riguardo ai travel blog non ho ricevuto risposte univoche, ogni storia è diversa tra chi ha iniziato a scrivere proprio per raccontare il piacere di viaggiare in famiglia e chi invece si è ritrovata, come me, ad affrontare il cambiamento partendo da un blog che non era affatto family.

Per concludere, non ci sono risposte giuste o sbagliate riguardo al viaggiare e bloggare quando arriva un bambino in famiglia, ognuno deve trovare la strada giusta per sé. Non c’è quindi ancora nessuna risposta per come cambierà Pasta Pizza Scones, probabilmente resterà molto simile per gli argomenti trattati, con solo una vivace aggiunta al mio modo di viaggiare!

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6 commenti

Noemi Ginosa - The Gin Travel 30/04/2019 - 21:35

Per chi è abituato a viaggiare tanto, sicuramente la nascita di un bambino ti porta a viaggiare un pò di meno e dare priorità ad altre cose.. ma penso che sia una questione di abitudine anche. Io amo vedere le famiglie viaggiare, e credo che non ci sia niente di più bello che scoprire il mondo con i propri genitori! Certo a volte non è facile, ma ci si adatta 🙂
PS: l’ultima foto con il bambino sulla valigia è fantastica 🙂

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Paola 30/04/2019 - 22:14

Ora che il piccolo è nato mi sto accorgendo che è più facile dire che fare, ma sto cercando di riorganizzarmi!
La valigia porta bambino è una foto da Google con licenza di riutilizzo e ovviamente è nella lista delle cose che voglio anche se credo che basti legare delle cinture da passeggino al manico del trolley per realizzarla!

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Elena del Becaro 19/10/2018 - 7:50

Hai ragione, non c’è risposta giusta o sbagliata! ognuno si adatta a seconda del proprio stile di vita e del proprio pensiero. Certo è che l’arrivo di un bambino è un terremoto! ma dopo qualche scossone, si riparte

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Paola 19/10/2018 - 14:31

Terremoto è esattamente la parola giusta per descrivere questo cambiamento! Queste prime settimane con il bimbo a casa hanno già spazzato via tutte le mie abitudini e orari!

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Francesca 19/10/2018 - 1:19

Mi rivedo molto nel post di Alessia una Valigia di emozioni praticamente abbiamo fatto lo stesso percorso e infatti ora mi viene il dubbio anche a me se cambiare o meno il nome o al blog.. un po’ meno mum e piu travel. Boh!

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Paola 19/10/2018 - 14:24

Nooo, poi non ti ritrovo più se cambi il nome, noi lettori siamo pigri 🙂

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