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Cosa vedere al Galata Museo del Mare a Genova

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Nelle città portuali è sempre presente almeno un museo marittimo, e Genova tiene alta la tradizione con l’imponente Galata Museo del Mare. Nei suoi quattro piani di esposizione il Galata Museo del Mare ci racconta la storia marittima della città partendo dalle galee a remi per arrivare ai transatlantici, passando per Cristoforo Colombo, i vascelli a vela e i mostri marittimi.

Perché il Museo del Mare di Genova si chiama Galata

Prima di visitare il Museo del Mare di Genova per me il nome Galata era solo quello della torre di Istanbul. Da amante delle correlazioni spurie e della filologia approssimativa ho aperto Google e ho scoperto che il nesso non è casuale.

Galata è uno storico quartiere di Istanbul nel quale, fino al Cinquecento, era presente un’importante comunità di genovesi. Quando il Comune di Genova decise di dare una svolta industriale alla città alla fine dell’Ottocento decise di dare il nome Galata al suo primo bacino portuale.

Prima di venire integrato nel porto commerciale, l’attracco del Galata era comunque già legato alla storia narrata nel museo marittimo. Proprio in quella sede venivano infatti costruite le galee della Repubblica di Genova, e la struttura faceva parte dell’Arsenale, un complesso militare e marittimo.

Le attrazioni da non perdere al Galata Museo del Mare

Il Galata Museo del Mare è enorme e super interessante, e per vederlo bene ci vorrebbero ben più delle due ore di visita consigliate. Vi riassumo quindi le parti che mi hanno colpita di più, tra salire sulle navi e restare incantata davanti ai video di esploratori antichi e moderni.

Galee e brigantini

Innanzitutto, la prima cosa che ci colpisce entrando al Galata Museo del Mare sono gli ampi spazi nei quali sono stati sistemati le riproduzioni di una galea genovese del Seicento e di un brigantino dell’Ottocento. Possiamo salire su entrambi e metterci al timone, oppure provare a remare da veri galeotti.

L’esplorazione della galea è particolarmente interessante perché accompagnata da video interattivi con forzati, schiavi o lavoratori dell’arsenale, realizzati così bene che a un certo punto ci viene persino un po’ di paura di essere davvero tornati indietro nel tempo. La vita a bordo infatti non era per nulla piacevole.

I vogatori dovevano remare tutto il giorno e in mare mangiavano quasi esclusivamente cibo essiccato conservato in botti di legno. Per i marinai delle galee era poi normale venire morsi dai topi nel sonno ed era facilissimo ammalarsi per la fatica e le condizioni climatiche in cui dovevano remare. Aggiungiamoci le bastonate che venivano date per ‘incentivare’ il lavoro e le scarse condizioni di igiene in cui venivano espletati i bisogni fisiologici e ne esce davvero un incubo. Le epidemie a bordo erano quindi un rischio reale, e fu proprio una galea a portare la peste a Genova nel Settecento!

Cristoforo Colombo

Dopo averlo studiato a scuola nel modo più noioso possibile devo ammettere che la figura di Cristoforo Colombo aveva perso abbastanza fascino. Avevo iniziato a rivalutare questo esploratore genovese solo dopo aver scoperto che era uno dei miti del capitano Enrico d’Albertis, però ancora non aveva toccato le mie corde. Poi al Galata Museo del Mare sono rimasta mezz’ora imbambolata a guardare i video che raccontavano la nascita dell’iconografia di Colombo e mi sono stupita nello scoprire come fosse un uomo del popolo animato dalla curiosità e non un nobile annoiato tutto imbardato con vestiti pomposi.

Tutti i ritratti di Cristoforo Colombo infatti sono stati realizzati dopo la sua morte prendendo ispirazione dai primi due, uno in versione marinaresca con un sobrio cappotto blu, mentre l’altro con vestiti nobiliari che nella realtà non ha mai indossato. Il Colombo originale comunque doveva essere molto poco mediterraneo e abbastanza diverso da come ce lo siamo sempre immaginato perché il figlio Ferdinando nella sua biografia lo descriveva così (con abbondanza di aggettivi qualificativi):

“uomo di complessione proporzionata e di statura più che normale, il volto lungo e le guance un po’ alte, senza essere né grasso, né macilento; il naso acquilino e gli occhi azzurri; il colore della pelle chiaro, acceso di rosso; in gioventù ebbe rossi i capelli, ma a trenta anni li aveva già bianchi.”

In pratica Cristoforo Colombo doveva sembrare più irlandese che italiano! Comunque nella sala del Galata Museo del Mare a lui dedicata possiamo vedere anche la riproduzione delle tre caravelle più famose della storia, la Nina, la Pinta (non la misura per la birra, eh) e la Santa Maria, oltre ad alcuni strumenti nautici molto avanzati per l’epoca, come il quadrante nautico, l’astrolabio e la balestrigia, una clessidra da mezz’ora.

Mappe e cartine

Se avete qualche anno meno di me probabilmente per voi sarà difficile immaginare il mondo prima di Google Maps, eppure ci sono stati anni in cui si girava in auto con l’atlante dell’Italia pieno di post-it sperando di non sbagliare l’uscita dell’autostrada (e ovviamente prendendo l’uscita sbagliata a causa della nebbia). In antichità poi non esistevano neanche i GPS quindi non riesco proprio a immaginare come facessero i marinai a tornare a casa.

Le cartine e i mappamondi esposti al Galata Museo del Mare di Genova ci fanno scoprire mappe e mondi dalle proporzioni imperfette, riccamente decorate, ma assai poco precise. Il passaggio dalla pergamena alla carta stampata aveva però dato una grande spinta alla produzione di mappe, con la nascita di carte nautiche specifiche di un punto della costa e di atlanti che raccoglievano mappe tematiche. Tutto molto bello da vedere, ma soprattutto molto divertente scoprire la fantasia dei cartografi nel popolare i mari con mostri marini e brigantini.

Mappa dell’Italia molto approssimativa con il Mediterraneo popolato da navi a vela e da una coppia di zozzoni con la coda di pesce intenti a copulare

Mostri marini nel Mare Monstrum

L’esposizione Mare Monstrum al Galata Museo del Mare di Genova affronta il tema dell’immaginario del mare, tra curiosità e paura verso l’ignoto. I viaggi e le esplorazioni per mare ci mettono infatti in contatto proprio con le nostre più ataviche paure che fanno riemergere dagli abissi marini tutta una serie di mostri.

Se avete sempre e solo pensato al mare come destinazione vacanziera quest’area vi sorprenderà, ma se invece siete cresciuti tra i libri di Verne e l’Odissea troverete molti riferimenti letterari. Anche la religione, sempre fonte di incredibili storie splatter, offre ottimi spunti con le sue balene mangia umani e balene-isola.

Nella sala dei mostri marini del Galata Museo del Mare è pure finita la povera balena che San Brandano aveva scambiato per un’isola durante un giretto in mare. Ora non so voi, ma io questo Brandano anziché farlo santo l’avrei mandato da un oculista…

Nella sala del Mare Monstrum comunque non troveremo solo riferimenti alla paura del mare nell’antichità, vengono evidenziati anche i legami moderni ai mostri marini, agli zombi e alle navi fantasma che sono stati ripresi dal cinema.

Tempeste e naufragi

Dai mostri immaginari ai pericoli reali il passo è breve e al Galata Museo del Mare possiamo affrontare un vero naufragio su una scialuppa di salvataggio al largo di Capo Horn nella Sala della Tempesta, scoprire di più sull’affondamento del transatlantico Andrea Doria e vedere la zattera di Ambrogio Fogar.

La storia di Ambrogio Fogar a me era totalmente sconosciuta, ma ho scoperto proprio in questo museo la sua storia avventurosa di scrittore, esploratore, navigatore e conduttore televisivo. Tra le sue imprese ci sono state quelle di attraversare le Alpi con gli sci, dedicarsi al paracadutismo e al volo acrobatico, partecipare a regate nel mediterraneo e attraversare oceani in solitaria, raggiungere il Polo Nord solo con il suo cane e partecipare a qualche rally nel deserto, ecc. Tutte attività super easy insomma.

In mezzo a queste avventure Ambrogio Fogar riuscì pure a sopravvivere al naufragio del Surprise al largo delle isole Falkland nel 1978. Con il giornalista Mauro Mancini, amico e compagno di viaggio, riuscì a salire sulla zattera autogonfiabile di salvataggio con pochissime scorte di cibo, e vagarono alla deriva per settantaquattro giorni prima di venire recuperati da una nave mercantile. Sopravvissero entrambi fino al salvataggio, ma Mauro Mancini morì pochi giorni dopo.

Dopo un’esperienza del genere io probabilmente non sarei più uscita di casa neanche per buttare l’immondizia, ma Ambrogio Fogar appena si riprese ricominciò subito con le sue avventure estreme fino a quando non rimase paralizzato in un incidente durante una gara automobilistica.

Modellino del transatlantico Andrea Doria considerata la nave più bella del mondo prima di venire speronata

Il naufragio del transatlantico Andrea Doria è una storia completamente diversa, ma ugualmente toccante. Il transatlantico Andrea Doria negli anni cinquanta era considerato la migliore nave passeggeri della flotta italiana, per la sicurezza e la bellezza dei suoi interni di lusso. L’Andrea Doria ebbe però una vita molto breve perché 1956, durante un viaggio a New York, fu speronata ed affondata dal mercantile svedese Stockholm al largo della costa degli Stati Uniti.

Il naufragio dell’Andrea Doria fu uno dei più controversi disastri marittimi e ricevette una grande copertura mediatica. Le vittime furono quasi tutte passeggeri alloggiate nelle cabine investite dalla prua della Stockholm. Nonostante la difficoltà di gestire l’evacuazione con la nave coricata su un fianco, i passeggeri riuscirono a salvarsi grazie alle procedure di emergenza che erano notevolmente migliorate dal disastro del Titanic del 1912.

All’inizio dell’esposizione sul naufragio dell’Andrea Doria si trova un pezzo di nave inclinata ricostruita per far capire in che condizioni avevano dovuto muoversi i soccorritori e vi assicuro che era davvero impossibile stare in piedi. L’Andrea Doria comunque fu l’ultimo transatlantico di linea a naufragare perché poco dopo l’aereo si impose come mezzo di trasporto per le traversate atlantiche.

Memoria e migrazioni

Il terzo piano del Galata Museo del Mare di Genova è tutto dedicato all’emigrazione italiana via mare e all’immigrazione verso l’Italia. Il MEM Memoria e Migrazioni è un vero museo dentro al museo, interattivo e incredibilmente interessante.

All’ingresso ci viene consegnato un passaporto con l’identità di un cittadino italiano realmente emigrato, con il quale ci ritroveremo a passare tutti i controlli di imbarco e immigrazione a Ellis Island alla fine di un viaggio virtuale.

I caruggi di Genova nell’Ottocento accoglievano e sfruttavano gli emigranti in attesa di partire

Il percorso del MEM Memoria e Migrazioni infatti è strutturato proprio come un viaggio che parte dai caruggi di Genova che accoglievano i futuri migranti e prosegue con l’imbarco in terza classe sul piroscafo Giulio Cesare con destinazione New York. Nel mezzo una passeggiata all’interno delle stanze del transatlantico con le camerate maschili e femminili, la mensa, le cabine di seconda e prima classe, per poi arrivare alle diverse destinazioni degli italiani, dalla colorata Buenos Aires alle fattorie sperdute nella foresta in Brasile.

Il nostro viaggio virtuale per emigrare negli Stati Uniti prevede un imbarco in spartane e affollate camerate di terza classe

Nella simulazione dell’emigrazione negli Stati Uniti, passaporto del Regno d’Italia alla mano, viaggiavo con i miei figli e dovevo raggiungere mio marito che lavorava già in California, ma per qualche motivo non sono riuscita a superare i controlli dell’immigrazione. Mi sono davvero sentita sconfortata per come venivano trattati gli immigrati perché davvero non mi sembrava di aver dato risposte tali da venire rifiutata.

Il parallelo su come trattiamo oggi i migranti che arrivano in Italia viene davvero naturale, anche per chi non ha vissuto una positiva reale esperienza da expat come me. Alla fine chi si sposta vuole solo migliorare le sue condizioni di vita e avere opportunità che gli sono negate nel Paese d’origine per cui trovo davvero triste che ancora oggi ci siano persone così stupide e razziste da non capirlo.

Il Galata Museo del Mare a misura di bambino con Geronimo Stilton

Il Galata Museo del Mare è pensato anche per i piccoli visitatori che possono seguire un percorso per bambini guidato dal topo Geronimo Stilton. In biglietteria possiamo prendere la mappa con il poster di Geronimo-Colombo sul retro e il Diario del capitano in italiano e in inglese con i giochi legati ai temi del museo.

Nelle sale del Galata Museo del Mare sono poi presenti quindici pannelli con Geronimo Stilton corrispondenti ai punti sulla mappa, pensati per incuriosire i bambini e aiutarli a capire il rapporto tra l’uomo e il mare. Questo percorso per bambini è stato studiato davvero molto bene e piacerà tantissimo ai bambini dai quattro/cinque anni in su, specialmente ai piccoli lettori dei libri di Geronimo Stilton.

Info utili per visitare il Galata Museo del Mare di Genova

Il biglietto del Galata Museo del Mare permette anche di visitare il sottomarino Nazario Sauro ormeggiato nella darsena di fronte. Vi consiglio di dedicare a questo museo almeno mezza giornata perché secondo me le due ore consigliate non sono sufficienti.

Per me il Galata Museo del Mare è uno di quei musei che non si possono esaurire in una sola volta, ma vanno visti e rivisti per approfondire ogni volta un aspetto diverso. Della mia visita mi sono rimasti infatti tanti spunti da cui partire per approfondire temi interessanti.

Galata Museo del Mare
Calata Ansaldo De Mari, 1
16126 Genova

Siete già stati al Galata Museo del Mare di Genova? Per me è stata una visita decisamente al di sopra delle aspettative. Scrivetemi nei commenti ︎ le vostre impressioni e se c’è qualche aspetto della storia marittima di Genova che vi piacerebbe approfondire.

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2 commenti

salvina fiducia 14/02/2020 - 15:28

andrò a Genova il prossimo weekend e cercavo proprio notizie sui musei. Questo va subito nella lista dei “must visit”! 🙂

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Paola 14/02/2020 - 15:37

Fai benissimo, è davvero spettacolare!

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