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Modellini e pubblicità di transatlantici nel padiglione MEM Memoria e Migrazioni al Galata Museo del Mare di Genova

Memoria e Migrazioni al Galata Museo del Mare di Genova

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Al terzo piano del Galata Museo del Mare di Genova possiamo visitare il MEM Memoria e Migrazioni, un museo dentro al museo, che racconta l’emigrazione italiana del secolo scorso creando un parallelo con l’immigrazione di oggi. Il MEM è un padiglione interattivo e coloratissimo che ricostruisce il transatlantico del viaggio, i controlli doganali e le destinazioni americane degli emigranti italiani.

Il viaggio verso la Merica al MEM Memoria e Migrazioni

Il 1861 non fu solo l’anno dell’Unità d’Italia, fu anche l’anno in cui iniziò l’emigrazione italiana dalle campagne e dalle montagne. All’inizio la maggior parte degli emigranti partiva dal nord e centro Italia e le regioni maggiormente coinvolte furono Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana e anche delle regioni che all’epoca non erano ancora italiane come il Trentino-Alto Adige e il Friuli-Venezia Giulia. Solo in seguito vennero coinvolte anche le regioni del sud Italia.

Alcuni emigranti, con o senza famiglia al seguito, si dirigevano in Europa, mentre altri si imbarcavano verso la Merica, ovvero Argentina, Brasile e Stati Uniti. Il MEM Memoria e Migrazioni ci ripropone proprio questo viaggio transatlantico in cerca di fortuna, e per entrare nel padiglione dobbiamo ritirare il nostro passaporto del Regno d’Italia e il biglietto di imbarco con cento chilogrammi di bagaglio, alla faccia delle compagnie low cost odierne.

La partenza degli emigranti italiani

L’allestimento del MEM Memoria e Migrazioni parte proprio dal mondo contadino dell’Ottocento per accompagnarci fra i caruggi di Genova in attesa della nostra nave. I vicoli della città infatti accolsero e sfruttarono il fenomeno dell’emigrazione, con tutti gli emigranti che frequentavano la zona prima di imbarcarsi.

Nella Stazione Marittima di Genova venivano controllati i passaporti e i documenti per l’imbarco, e i suoi uffici sono stati ricostruiti come postazione interattiva. Dobbiamo infatti consegnare il nostro passaporto all’impiegato addetto ai controlli per entrare nel ruolo di un vero emigrante in cerca di fortuna. Possiamo impersonare una persona da sola, una donna con bambini al seguito che si mette in viaggio per ricongiungersi alla famiglia, o ancora un reclutatore di forza lavoro per le fattorie e le fabbriche americane.

La vita dei viaggiatori di terza classe su un transatlantico

Il percorso di visita del MEM Memoria e Migrazioni ci fa davvero immedesimare negli emigranti italiani, facendoci viaggiare su un vero transatlantico. Dopo l’imbarco infatti entriamo negli ambienti ricostruiti del piroscafo Città di Torino, una nave destinata proprio al trasporto degli emigranti, chiamati dagli americani steerage passengers (passeggeri di stiva) per le spartane condizioni di viaggio.

Riproduzione di una camerata di terza classe nell'esposizione Memoria e Migrazioni al Galata Museo del Mare di Genova
Il nostro viaggio virtuale per emigrare negli Stati Uniti prevede un imbarco in spartane e affollate camerate di terza classe

I dormitori maschili e femminili erano infatti dei letti a castello vicinissimi tra loro, con servizi igienici inadeguati al numero di persone a bordo. I bambini fino a sette anni dormivano con le donne, mentre sopra quell’età dovevano occupare un posto letto nel dormitorio maschile. Da madre mi si è stretto il cuore a pensare a un bimbetto di otto anni a cavarsela da solo in mezzo ad adulti sconosciuti. Mentre attraversiamo le camerate possiamo sederci sui letti e ascoltare le storie degli emigranti italiani direttamente dalla loro voce.

La sala mensa invece non era abbastanza grande per tutti e i pasti venivano serviti a turno. In ogni caso anche le cabine di seconda classe non sarebbero state all’altezza di quello che ci aspettiamo oggi su una nave transatlantico, erano giusto una coppia di letti a castello vicinissimi tra loro e poco altro.

Riproduzione di una cabina di seconda classe nell'esposizione Memoria e Migrazioni al Galata Museo del Mare di Genova
Anche la seconda classe del piroscafo Città di Torino comunque non sembrava troppo confortevole

L’arrivo in America degli emigranti

Una volta scesi dal transatlantico Città di Torino, il percorso di visita del MEM Memoria e Migrazioni cambia completamente aspetto e ci immerge totalmente nelle nostre destinazioni, con colori, suoni e architetture molto diverse da quelle italiane. Gli ambienti ricostruiti ci portano a Buenos Aires in Argentina, nel quartiere la Boca pieno di vita e di colori, ma anche nelle fattorie isolate nelle foreste del Brasile, una vera sorpresa per gli italiani reclutati che finivano a vivere in ambienti malsani e lontani da tutto. La destinazione più popolare erano però gli Stati Uniti, anche se gli italiani non erano sempre ben accetti.

Il controllo immigrazione di Ellis Island

Una delle postazioni più d’impatto di tutta l’esposizione è sicuramente il controllo immigrazione di Ellis Island dove riviviamo tutta l’angoscia degli emigranti italiani, sottoposti a ogni genere di domande e rimandati indietro o accettati negli Stati Uniti in modo abbastanza aleatorio. Immaginatevi l’ansia e la difficoltà di queste persone, che conoscevano spesso solo il dialetto, nel dover rispondere a domande a bruciapelo in inglese americano.

Quando ho provato l’installazione interattiva devo aver sbagliato qualche risposta e la mia richiesta di entrare negli Stati Uniti è stata rigettata nonostante tutta la fatica del viaggio e l’impegno a dare risposte coerenti. Vi assicuro che ora ho l’ansia anche per chiedere un visto da turista, e non c’era neanche ancora Trump al governo.

Come ricostruire le storie di famiglia

Se tra i nostri famigliari qualcuno è emigrato all’estero e conoscete i suoi dati anagrafici, oppure siamo semplicemente curiose di scoprire le storie di persone con il nostro stesso cognome, una postazione interattiva ci può restituire nomi e date di imbarco. Possiamo comunque fare la stessa ricerca anche da casa, dal sito del CISEI Centro Internazionale Studi Emigrazione Italiana. Io ho trovato un sacco di Bertoni, ma non sono in grado di riconoscerli come famigliari. Se siete più fortunate scrivetemelo nei commenti.

Ricerca emigranti alla postazione interattiva del CISEI Centro Internazionale Studi Emigrazione Italiana nel padiglione MEM Memoria e Migrazioni al Galata Museo del Mare di Genova
La ricerca di omonimi con il mio stesso cognome è stata molto fruttuosa anche se purtroppo non sono in grado di identificare nessuno “zio d’America”

L’esposizione del MEM Memoria e Migrazioni continua poi affrontando l’immigrazione attuale in Italia, in un parallelo tra gli italiani in cerca di fortuna del secolo scorso e i migranti di oggi in cerca di fortuna. Lascio però a voi la riflessione, io sono fin troppo radicale nel pensare che i confini andrebbero solo abbattuti.

📌 MEM Memoria e Migrazioni
Galata Museo del Mare
Calata Ansaldo De Mari, 1
16126 Genova

Spero che questo approfondimento sulla storia dell’emigrazione italiana del Galata Museo del Mare vi sia piaciuto. Sicuramente mi è rimasto impresso quanto fosse avventuroso, e non nell’accezione positiva del termine, ma soprattutto folle, emigrare nel secolo scorso, senza troppe informazioni e senza conoscere neanche le lingue straniere. Cosa ne pensate?

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8 commenti

Stefania 12/01/2020 - 10:32

Sono andata subito a curiosare sul sito che raccoglie i dati degli immigranti, penso di avere trovato il mio bisnonno che andò in Argentina a fin ‘800.

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Paola 12/01/2020 - 11:05

Che bello! Io non ho abbastanza dati per ricostruire le migrazioni della mia famiglia, ma pare abbia avuto parenti emigranti in sud America 🙂

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Rossella 12/01/2020 - 10:18

Grazie al tuo racconto mi è sembrato di imbarcarmi per l’America con te, ho avvertito i tuoi sentimenti e le tue emozioni e rivissuto quelle che potevano esser state le paure dei migranti. Un articolo che mi ha fatto riflettere.

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Paola 12/01/2020 - 11:04

La parte interattiva di quest’area del museo è davvero intensa, pensata per gli studenti, ma in grado di far riflettere profondamente tutti nella sua componente divertente del viaggio virtuale

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Irene 12/01/2020 - 08:47

Abbiamo visitato Ellis Island durante il viaggio di nozze. Sono passati otto anni, ma ricordo ancora la commozione dell’ascoltare la guida che spiegava il trattamento riservato agli emigranti (tantissimi italiani): un’esperienza unica e toccante!
Pur essendo stata moltissime volte a Genova, non ho mai visitato Galata: ora che la mia bambina è grandicella posso valutarlo. Bellissimo spunto!

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Paola 12/01/2020 - 11:00

Il percorso di Geronimo Stilton per bambini è davvero fantastico, sono sicura che tua figlia lo apprezzerà moltissimo 🙂

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Katja 10/01/2020 - 10:11

Sono sempre interessanti questi musei per due motivi: far conoscere la nostra storia e che anche noi siamo stati emigranti. Una bella lezione per capire i nostri immigranti anche se i tempi sono cambianti!

Io ho visitato un museo simile a Recanati dove c’è il Museo dell’Emigrazione Marchigiana: mi ha fatto davvero impressione vedere come e dove dormivano, il lungo viaggio in nave per raggiungere gli Stati Uniti. E una volta arrivati, non era detto che venivano accettati!

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Paola 10/01/2020 - 16:44

La possibile non accettazione mi ha sconvolta, sono rimasta senza parole quando sono stata rifiutata dall’immigrazione americana nella finzione del museo interattivo! Per noi è normale andare dove vogliamo con il nostro passaporto, non riesco neanche a immaginare un mondo in cui potrei essere un immigrante non gradito, eppure facciamo lo stesso verso i nuovi migranti. Dovrebbero portare gli adulti in politica nelle visite guidate più che i bambini delle scuole che davvero non fanno alcuna differenza tra italiani o stranieri 😉

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