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Memoria e Migrazioni al Galata Museo del Mare di Genova

di Paola
8 commenti

Al terzo piano del Galata Museo del Mare di Genova si trova l’allestimento permanente MEM Memoria e Migrazioni che racconta in modo interattivo l’emigrazione italiana di fine Ottocento, creando un parallelo con l’immigrazione di oggi. Quasi un altro museo dentro al museo, per accedere ti serve solo il biglietto del Museo del Mare che verrà convertito in una carta d’imbarco del secolo scorso.

e accedi al MEM Memoria e Migrazioni

Cosa vedere al MEM Memoria e Migrazioni

L’area MEM Memoria e Migrazioni ricostruisce in modo interattivo il fenomeno dell’emigrazione degli italiani verso le Americhe, anzi “la Merica” come veniva chiamata all’epoca, ovvero Argentina, Brasile e Stati Uniti. Un viaggio difficile e avventuroso, in cerca di migliori condizioni di vita, che risulta incredibilmente attuale paragonato alle migrazioni di oggi.

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Questo movimento partì dal 1861, l’anno dell’Unità d’Italia, e coinvolse inizialmente gli italiani residenti nelle campagne e nelle montagne del centro e del nord. Le Regioni maggiormente coinvolte furono Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana, oltre a Regioni all’epoca non ancora italiane come il Trentino-Alto Adige e il Friuli-Venezia Giulia. Solo in seguito l’emigrazione verso l’America si allargò anche alle Regioni del sud Italia.

Il MEM Memoria e Migrazioni racconta questo viaggio partendo proprio da Genova, dove ha segue il Galata Museo del Mare che ospita la mostra. Con un passaporto del Regno d’Italia in mano potrai vivere l’avventura di un emigrante italiano in cerca di fortuna. Salpare su un transatlantico, superare i controlli doganali e scoprire le destinazioni americane, spesso molto diverse da come venivano immaginate.

La partenza degli emigranti italiani

Il funzionamento interattivo del MEM Memoria e Migrazioni inizia all’ingresso dell’area espositiva. Un addetto del Galata Museo del Mare di Genova ti consegna infatti un passaporto del Regno d’Italia e il biglietto di imbarco con cento chilogrammi di bagaglio, lo standard di terza classe delle compagnie transatlatiche di fine Ottocento e inizio Novecento.

Da questo momento dovrai impersonare un emigrante italiano realmente esistito, con le sue motivazioni per l’espatrio e la sua situazione famigliare. Può essere una donna con bambini che vuole raggiungere il marito già in America, un ragazzo in cerca di fortuna, ma anche un reclutatore di forza lavoro per le fattorie e le fabbriche americane.

Il viaggio verso le Americhe degli emigranti italiani parte dai caruggi di Genova in attesa della nave che attraverserà l’Oceano Atlantico con il suo carico di passeggeri pieni di speranza per il futuro. I vicoli della città accolsero e sfruttarono il fenomeno dell’emigrazione, diventando area frequentata dagli emigranti prima di imbarcarsi nello stesso porto che oggi accoglie le navi da crociera.

La Stazione Marittima di Genova è il luogo in cui venivano controllati i passaporti e i documenti prima dell’imbarco. I suoi uffici sono stati ricostruiti come postazione interattiva e tu stessa dovrai presentare i tuoi documenti all’impiegato allo sportello per confermare che sei in regola per partire. La parte più faticosa però arriva dopo ed è il viaggio vero e proprio.

Il viaggio transatlantico degli emigranti italiani

Il percorso di visita del MEM Memoria e Migrazioni è pensato per farti davvero immedesimare negli emigranti italiani, ripercorrendo le loro storie e persino il faticoso viaggio transatlantico. Dopo l’imbarco salperai anche tu verso l’America sul piroscafo Città di Torino, una nave dedicata proprio al trasporto degli emigranti in cerca di fortuna, chiamati con disprezzo steerage passengers dagli americani, ovvero passeggeri di stiva, per via delle spartane condizioni di viaggio.

Riproduzione di una camerata di terza classe nell'esposizione Memoria e Migrazioni al Galata Museo del Mare di Genova
La camerata di terza classe affollata di letti a castello di un transatlantico

I dormitori maschili e femminili erano composti da letti a castello vicinissimi tra loro, con servizi igienici inadeguati per il numero di persone a bordo. I bambini potevano stare con le madri solo fino a sette anni, quelli più grandi dovevano obbligatoriamente stare nel dormitorio maschile. Mi sono sentita male pensando a bambini di otto anni a cercare di cavarsela da soli in mezzo a adulti sconosciuti.

Mentre attraversi le camerate puoi sederti sui letti e ascoltare le storie degli emigranti italiani direttamente dalla loro voce. Ti sembrerà di essere a bordo e averli accanto a condividere con te sogni e speranze per una nuova vita al di là dell’Oceano.

Le condizioni del viaggio erano davvero terribili. Oltre all’affollamento delle camerate, la sala mensa non era abbastanza grande per tutti e i pasti venivano serviti a turno. Persino le cabine di seconda classe erano anguste e occupate da una coppia di letti a castello vicinissimi tra loro.

Riproduzione di una cabina di seconda classe nell'esposizione Memoria e Migrazioni al Galata Museo del Mare di Genova
Una cabina di seconda classe di un transatlantico

L’arrivo in America degli emigranti italiani

Una volta terminato il giro sul piroscafo Città di Torino e scesa dal transatlantico, puoi scoprire quali erano le destinazioni degli emigranti italiani del secolo scorso. Il percorso di visita del MEM Memoria e Migrazioni a questo punto cambia completamente aspetto per portarti nel coloratissimo quartiere La Boca di Buenos Aires in Argentina o nelle fattorie isolate nelle foreste del Brasile.

Le destinazioni brasiliane erano una vera sorpresa per gli emigranti italiani che partivano attraverso reclutatori senza nessuna conoscenza della destinazione e finivano a vivere in luoghi paludosi lontani da tutto. La destinazione più popolare era la Merica, ovvero gli Stati Uniti, anche se gli italiani non erano sempre ben accetti.

Una delle postazioni interattive più d’impatto è sicuramente il controllo immigrazione di Ellis Island. Qui puoi rivivere anche tu il trattamento poco cordiale riservato agli emigranti italiani. Con il tuo passaporto del Regno d’Italia in mano verrai sottoposta a ogni genere di domande prima di scoprire se potrai restare negli Stati Uniti o verrai rimandata indietro senza motivazione apparente.

Al MEM Memoria e Migrazioni puoi sentire davvero l’ansia e la difficoltà degli emigranti italiani. Persone che spesso conoscevano solo il proprio dialetto regionale dovevano scommettere il loro futuro nella capacità di rispondere giusto a domande a bruciapelo in inglese. Io stessa mi sono trovata spiazzata dal forte accento americano dell’addetto all’immigrazione dell’installazione interattiva e devo aver sbagliato qualche risposta perché la mia richiesta di entrare negli Stati Uniti è stata rigettata.

Come ricostruire le storie di famiglia al MEM Memoria e Migrazioni

Al MEM Memoria e Migrazioni c’è anche un’interessante installazione per scoprire nomi, date di imbarco e destinazioni degli emigranti italiani. Puoi fare la stessa ricerca anche da casa, dal sito web del CISEI Centro Internazionale Studi Emigrazione Italiana.

L’archivio del CISEI viene costantemente aggiornato e te lo posso confermare perché il numero di Bertoni emigrati sono quasi raddoppiati rispetto alla mia prima visita al MEM Memoria e migrazioni. In questo modo puoi scoprire le destinazioni dei tuoi lontani parenti emigrati o ripercorrere le storie dei tuoi omonimi del secolo scorso.

Ricerca emigranti alla postazione interattiva del CISEI Centro Internazionale Studi Emigrazione Italiana nel padiglione MEM Memoria e Migrazioni al Galata Museo del Mare di Genova
Il risultato della ricerca di emigranti con il mio stesso cognome alla postazione interattiva del CISEI Centro Internazionale Studi Emigrazione Italiana al Galata Museo del Mare di Genova

L’esposizione del MEM Memoria e Migrazioni si chiude affrontando l’immigrazione attuale in Italia, in un parallelo tra gli italiani in cerca di fortuna del secolo scorso e i migranti di oggi in cerca di fortuna. Le conclusioni sono aperte, ma dopo aver impersonato un emigrante credo che chiunque voglia eliminare i confini politici e ripensare al modo in cui vengono accolti i migranti!

Come visitare il MEM Memoria e Migrazioni

Il MEM Memoria e Migrazioni si trova all’ultimo piano del Galata Museo del Mare di Genova (leggi il mio articolo sul Galata Museo del Mare per tutte le info). Per entrare è quindi sufficiente lo stesso biglietto di ingresso del museo, che vale anche per il sottomarino Nazario Sauro ancorato di fronte.

e accedi al MEM Memoria e Migrazioni

Dove dormire a Genova

A Genova puoi trovare sistemazioni molto diverse fra loro, dagli hotel più belli e costosi situati negli incantevoli palazzi storici agli ostelli e appartamenti più economici nei caruggi del centro città. Il modo migliore per scegliere è verificare su Booking.com prezzi, disponibilità e offerte prima di partire.

Scrivimi nei commenti se hai già visitato il MEM Memoria e Migrazioni e cosa ti ha colpito di più della storia dell’emigrazione italiana. A me ha stupito soprattutto scoprire quanto fosse avventuroso e incerto emigrare in America nel secolo scorso, con poche informazioni e solo il contatto di qualche parente emigrato prima o di un reclutatore di forza lavoro.

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8 commenti

Stefania 12/01/2020 - 10:32

Sono andata subito a curiosare sul sito che raccoglie i dati degli immigranti, penso di avere trovato il mio bisnonno che andò in Argentina a fin ‘800.

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Paola 12/01/2020 - 11:05

Che bello! Io non ho abbastanza dati per ricostruire le migrazioni della mia famiglia, ma pare abbia avuto parenti emigranti in sud America 🙂

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Rossella 12/01/2020 - 10:18

Grazie al tuo racconto mi è sembrato di imbarcarmi per l’America con te, ho avvertito i tuoi sentimenti e le tue emozioni e rivissuto quelle che potevano esser state le paure dei migranti. Un articolo che mi ha fatto riflettere.

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Paola 12/01/2020 - 11:04

La parte interattiva di quest’area del museo è davvero intensa, pensata per gli studenti, ma in grado di far riflettere profondamente tutti nella sua componente divertente del viaggio virtuale

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Irene 12/01/2020 - 08:47

Abbiamo visitato Ellis Island durante il viaggio di nozze. Sono passati otto anni, ma ricordo ancora la commozione dell’ascoltare la guida che spiegava il trattamento riservato agli emigranti (tantissimi italiani): un’esperienza unica e toccante!
Pur essendo stata moltissime volte a Genova, non ho mai visitato Galata: ora che la mia bambina è grandicella posso valutarlo. Bellissimo spunto!

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Paola 12/01/2020 - 11:00

Il percorso di Geronimo Stilton per bambini è davvero fantastico, sono sicura che tua figlia lo apprezzerà moltissimo 🙂

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Katja 10/01/2020 - 10:11

Sono sempre interessanti questi musei per due motivi: far conoscere la nostra storia e che anche noi siamo stati emigranti. Una bella lezione per capire i nostri immigranti anche se i tempi sono cambianti!

Io ho visitato un museo simile a Recanati dove c’è il Museo dell’Emigrazione Marchigiana: mi ha fatto davvero impressione vedere come e dove dormivano, il lungo viaggio in nave per raggiungere gli Stati Uniti. E una volta arrivati, non era detto che venivano accettati!

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Paola 10/01/2020 - 16:44

La possibile non accettazione mi ha sconvolta, sono rimasta senza parole quando sono stata rifiutata dall’immigrazione americana nella finzione del museo interattivo! Per noi è normale andare dove vogliamo con il nostro passaporto, non riesco neanche a immaginare un mondo in cui potrei essere un immigrante non gradito, eppure facciamo lo stesso verso i nuovi migranti. Dovrebbero portare gli adulti in politica nelle visite guidate più che i bambini delle scuole che davvero non fanno alcuna differenza tra italiani o stranieri 😉

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