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Merce in vendita in un negozio di souvenir in Inghilterra

I migliori souvenir di viaggio delle Travel Blogger Italiane

19 commenti

Sono ormai passati i tempi in cui si acquistavano orrende bamboline di plastica o si raccoglieva sabbia come souvenir, ma il vizio di portare a casa oggetti inutili destinati a impolverarsi non è ancora scomparso del tutto. Se vi state chiedendo cosa comprare come souvenir per il prossimo viaggio, potete prendere spunto dagli acquisti compulsivi delle Travel Blogger Italiane o dai souvenir discutibili che hanno ricevuto in regalo.

Strani souvenir ricevuti in dono

I migliori souvenir di Silvia, The Food Traveler ⬇︎

Forse vi state chiedendo quale sia il legame tra un libro di ricette e un calzascarpe a forma di testa di cavallo. Vi assicuro che questi due oggetti hanno qualcosa in comune: sono entrambi souvenir di viaggio. O meglio, sono regali ricevuti in viaggio e che ho portato a casa con me.

Durante le trasferte di lavoro, mi capitava sovente di ricevere in regalo dalle persone che incontravo degli oggetti che sarebbero serviti a ricordarmi quel paese o quella città. Una volta, a casa di una produttrice di formaggio irlandese, feci un commento sul curioso calzascarpe a forma di testa di cavallo appeso nella sua mudroom. Il giorno della mia partenza, la donna lo incartò in un foglio di giornale e me lo regalò. Lo portai a casa con la testa che spuntava dallo zaino.

Il libro invece era un regalo per il mio burbero ex boss: glielo donò niente poco di meno che il nipote di Mick Jagger, che all’epoca aveva un ristorante a Londra. Come al solito, il capo pensò bene di dimenticarlo sul tavolo alla fine della cena. Cercando di non dare nell’occhio, presi il libro e lo infilai nella borsa. Per fortuna il celebrity chef non si accorse di nulla, e io non lo restituii al capo. Da allora vive nella mia libreria.

Ma i regali curiosi non finiscono qui. Uno lo ricevetti in Olanda, dopo aver intervistato degli allevatori di galline. Prima di lasciare la fattoria, mi regalarono un sacco di mangime per polli. Vuoto, per carità, ma occupava uno spazio non indifferente in valigia. Vi lascio immaginare il profumo…

Il posto in cima al podio dei souvenir curiosi però lo occupa il completo norvegese formato da maglione, guanti e calzettoni in lana con decorazioni di renne e fiocchi di neve. Un esempio di artigianato locale che sono stata costretta a indossare in un villaggio sperduto a cena con le persone che me lo avevano regalato. Una volta tornata a casa ho dato il pacchetto completo a una mia collega appassionata di costumi tipici: ne ha uno da squaw, uno da peruviana e altri che non ricordo. Lei ne fa buon uso, travestendosi ogni tanto da ragazza delle nevi per andare al lavoro.

Il calzascarpe e il libro di ricette ricevuti come souvenir da Silvia del blog The Food Traveler
Il calzascarpe e il libro di ricette ricevuti come souvenir da Silvia del blog The Food Traveler

La ricerca del souvenir perfetto

I migliori souvenir di Esther, LuogoLungo ⬇︎

Quando Paola mi ha detto che voleva scrivere un articolo a più mani per fare una mini statistica e vedere quali sono i souvenir che noi assidui viaggiatori acquistiamo in giro nel mondo, ho subito accettato. Non farò l’elenco di cosa acquisto in viaggio perché non c’è una lista. Ogni volta compro qualcosa di differente, qualcosa legato al luogo, qualcosa che deve essere necessariamente made in local nessuna cineseria.

Di solito il mio occhio cade su oggetti di artigianato o acquisto brand locali. Il mio modo di comprare souvenir è spesso legato al mio istinto e alle mie curiosità commerciali. In viaggio noto le strategie di vendita adottate, e questa è la mia è mania/deformazione professionale. Prima di partire segno quali sono i quartieri dello shopping, dove sono le piccole boutique, i mercati e le esposizioni temporanee fatte dai piccoli imprenditori del design.

Adoro entrare nei negozi, sono affascinata dai luoghi, dai modi con cui vengo accolta, mi piace fare due chiacchiere con il commerciante, capire se il prodotto è autentico, di qualità se mi trasmette un senso di appartenenza e di autenticità locale. Studio quali sono i brand, la loro produzione e la loro comunicazione. Adoro portare a casa un oggetto che non solo mi faccia rivivere l’esperienza di viaggio ma che rimanga nel tempo un ricordo indelebile da avere in casa.

Molti comprano il cibo, a dire il vero, anch’io, e quello lo mangio in fretta. Non so perché, ma al ritorno non riesce più a trasmettermi quella sensazione di sapore provata al momento.

Due sono le cose che ultimamente porto sempre a casa: una mappa illustrata ed un sapone naturale prodotto artigianalmente. Ho scoperto che insieme mi risvegliano due sensi: la vista e gli odori dei luoghi visitati. L’unico problema dello shopping in viaggio è la grandezza della valigia!

Una curiosa invasione di lumache

I migliori souvenir di Maria, Around me, raccontati anche nel suo post Che fine fanno i souvenir di viaggio ⬇︎

Cos’è il souvenir se non il desiderio di portarsi a casa un oggetto che ci ricordi il nostro viaggio? Non sono una che acquista in modo compulsivo, piuttosto tra me e il souvenir deve esserci un colpo di fulmine, un amore a prima vista che racconta quel preciso luogo o che ricorda un’emozione, che sia visiva, gustativa, olfattiva o altro non importa.

Diametralmente opposto è il comportamento del mio compagno di viaggio che non riesce a contenersi dall’acquistare roba che poi non sappiamo cosa farne. Un mio sguardo con una smorfia eloquente di disapprovazione riesce a trattenerlo, ma quando si mette in testa che deve essere suo, non c’è verso di fermarlo.

D’altra parte, a volte, riesce ad intenerirmi quando, vedendo un particolare oggetto, mi guarda sorridendo. Capisco, senza che mi dica una parola, cosa ha puntato: una lumaca. “Questa non ce l’hai” mi dice. Per non deluderlo dico “no non ce l’ho” e dentro di me “ti prego, non comprarlo”.

Perché una lumaca? Da quando mi ha conosciuto dice che sono una persona lenta, in tutto. Per questo ha cominciato a chiamarmi Lumaca, confidenzialmente Lumy. Da qui è cominciata una escalation di oggetti che richiamano la lumaca e che arrivano da ogni dove. Una maglietta con il logo di una lumaca, un ciondolo d’oro a forma di lumaca, un peluche, un elfo, un paio calze e quant’altro, tutto che riporta a questo lento e bavoso animaletto.

Nel tempo, sono diventata inconsapevolmente una collezionista di lumache di ogni forma, colore e materiale. Sarà stato forse un modo per togliersi dal fastidioso impiccio del souvenir?

La collezione di lumache, souvenir di Maria del blog Around me
La collezione di lumache, souvenir di Maria del blog Around me

La passione per le calamite

I migliori souvenir di Selene, Viaggi che mangi ⬇︎

Il mio souvenir di viaggio preferito? Le calamite, non c’è dubbio! Ho il frigo pieno tanto che dovrei acquistarne un altro solo per ricavare altro spazio per i miei magnetini.

Ovunque vada ne compro uno e preferisco quelli delle singole città piuttosto che dell’intero Paese. Poi, più strane sono, meglio è. In mancanza di altro vanno bene anche le solite con il nome del posto visitato, ma se ne trovo di artigianali, le preferisco di gran lunga.

Ne ho davvero di tutte le forme: grette trasformate in piccoli capolavori, pietre dipinte, veri e propri quadretti, casette, legnetti intarsiati e vetri colorati. Cerco sempre calamite che abbiano raffigurato sopra qualcosa di caratteristico e unico della città: i gatti per Kotor, in Montenegro, le calzature tipiche per la Macedonia, un finto spinello di cannabis per Amsterdam, il furgoncino della birra Carlsberg per Copenaghen, un fuggitivo da Alcatraz per San Francisco, una piccola spada per Toledo, una botte in miniatura per Radda in Chianti… Mi piace ricordare quel luogo e sorridere riguardando il frigo pieno zeppo di magneti!

Poi, ovviamente, non posso dire di tornare a casa solamente con un magnetino… ovunque vada non riesco a non comprare qualcosa da mangiare che sia tipico del luogo! Come resistere ai formaggi, al vino, al miele e agli insaccati? La golosità è impossibile da frenare!

La collezione di calamite, souvenir di Selene del blog Viaggi che mangi
La collezione di calamite, souvenir di Selene del blog Viaggi che mangi

Bottigliette, calamite, borse e cappelli

 I migliori souvenir di Sara, Viaggi da fotografare ⬇︎

Fin dal nostro primo viaggio con mio marito alle Seychelles ci è venuta l’idea di identificare il nostro viaggio con un souvenir un po’ particolare, una bottiglietta di vino data in volo dalla compagnia aerea!

Era qualcosa di sicuramente non convenzionale da collezionare, ma soprattutto occorreva impegno per prenderla e non berla. Tendevamo infatti a prenderla nell’ultimo volo di ritorno, in modo da lasciarla intatta così com’era.

Era un vero e proprio rito: si arrivava a casa, si prendeva un pennarellino e si scriveva il nome della destinazione sull’etichetta della bottiglia. La collezione si è poi ingrandita col tempo.

Purtroppo per la nostra collezione, meglio invece per l’ambiente, da un paio d’anni questo non è più possibile. Le compagnie aeree in classe economy, infatti, non offrono più la bottiglietta piccola in volo, ma bensì versano il vino direttamente nel bicchiere.

Se è per evitare lo spreco di plastica, siamo pienamente d’accordo, ma ovviamente abbiamo dovuto ripiegare su altri tipi di souvenir, il primo fra tutti è la classica calamita, che acquistavamo anche prima. Ora però è una ricerca infinita per trovare quella più originale e particolare.

All’inizio dei nostri viaggi, poi, il mio rito era quello di prendere una borsa e un cappellino del posto. Inutile dire che dopo i primi dieci posti visitati ho dovuto fermarmi altrimenti dove mettere tale collezione? Le borse le uso tuttora per andare in giro, i cappellini ormai posso abbinarli a tutti gli outfit!

Quello che però noi rifuggiamo assolutamente sono i souvenir che sono puramente soprammobili. A casa dei miei genitori, ogni scaffale aveva la sua bella decina di soprammobili: porcellana, legno, chi più ne ha più ne metta. Visto che l’addetta allo spolvero ero io, immaginate quanto ci mettevo a spolverare un solo ripiano del salotto!

Ho sviluppato un tale odio per i soprammobili che a casa nostra sui ripiani non c’è assolutamente nulla a parte i libri. Ho fatto uno strappo solo a Cuba per comprare una clave (lo strumento), e un modellino d’auto d’epoca in legno, ma sono le uniche due: tutto si pulisce in un attimo!

La collezione di bottigliette, souvenir di Sara del blog Viaggi da fotografare
La collezione di bottigliette, souvenir di Sara del blog Viaggi da fotografare

Le casette: souvenir o essenza del viaggio?

I migliori souvenir di Helene Barale, ViaggiamoHG ⬇︎

Il souvenir di viaggio può essere irrimediabilmente associato ad un oggetto  inutile e kitsch che viene regalato di ritorno da una vacanza oppure può essere un meraviglioso ricordo in grado di far rivivere le sensazioni provate durante quei giorni in giro per il mondo. Io voglio credere che il souvenir appartenga a questa seconda categoria e non torno mai a casa senza qualche acquisto da regalare ma soprattutto da conservare.

Al di là delle tipicità della zona visitata o delle ormai inflazionate calamite a cui, ahimè ho ceduto anche io, c’è un oggetto che cerco in ogni mio viaggio: la casetta o edificio tipico. Ebbene sì, ciò che amo particolarmente nei miei viaggi, non sono tanto i musei o altri siti turistici quanto l’ammirare le architetture tipiche del luogo come i fari bretoni, le casette à colombage alsaziane, le bianche abitazioni dei villaggi greci o i trulli di Alberobello.

Ogni edificio ha una sua storia strettamente collegata a quella del paese di cui è tipico, una tradizione che ha fatto sì che venisse costruito lì e non altrove e che, nel suo piccolo, racchiude le molteplici sfumature e sfaccettature che rende ogni luogo unico ed inimitabile.

Le mie prime casette acquistate arrivano dalla Provenza: una composizione di cinque tipiche abitazioni con annesse botteghe, i cui colori facevano irrimediabilmente pensare ad un assolato village perché. L’ultima in ordine temporale è la riproduzione di una casetta alsaziana, probabilmente la più famosa di Colmar, inconfondibile impronta di quei borghi e ispirazione per Walt Disney. I più amati? Probabilmente i fari: orgogliose sentinelle degli oceani e guide dei naviganti.

Così, quando sono a casa, mi soffermo anche solo un istante ad osservare la mensola del caminetto, stracolma di questi oggetti, e con la fantasia mi ritrovo a Malta, a Rodi, alle Canarie o in riva al Lago di Como. 

Confessioni di acquisti compulsivi e lieto fine

I migliori souvenir di Anna, Un viaggio per capello ⬇︎

Souvenirs, ricordini, acchiappa polvere… che si chiamino come si vuole, sono comunque sempre quegli oggetti che lì per lì pensi di non poterne fare a meno ed una volta tornati a casa a malapena ti ricordi di togliere dalla valigia.

Negli anni ci siamo portati dietro i peggio oggetti: discutibili elefanti intarsiati, scacchiere in vetro delle quali sono rimasti solo i cocci, coperte etniche che non filano con l’arredamento di casa, tonnellate di yerba mate argentina perché al ritorno sembrava che la vita non avesse più senso senza bere il mate almeno una volta al giorno ed è tutt’ora nell’armadio da anni, unguenti thailandesi che non sappiamo a cosa servano ma l’odore è buono ed è solo per un barlume di lucidità che non abbiamo acquistato un cappello Stetson da improbabili cow boy torinesi.

La verità è che sul luogo tutto ha un altro significato e tutto sembra servire per trattenere il momento, mantenendo il ricordo anche a casa. Nel buio di questi anni di acquisti penosi una luce improvvisa ci ha salvato: ci siamo appassionati delle birre artigianali. E fu così che dal lontano 2014 i nostri souvenir sono sempre e solo sotto forma di bottiglie di birre scovate in microbirrifici qua e là. È stata questa la vera svolta, per noi il gusto della birra locale è ciò che più trattiene il ricordo, quindi viva i souverbeers!

Le ultime birre acquistate come souvenir da Anna del blog Un viaggio per capello
Le ultime birre acquistate come souvenir da Anna del blog Un viaggio per capello

Tè, teiere e accessori per amanti del tè

I migliori souvenir di Marina, Maraina in viaggio, raccontati anche nel suo post Ricordi di viaggio ⬇︎

Qualche anno fa ho scritto proprio un post sui miei souvenir. Sì, perché mi sono accorta di essere un’accumulatrice seriale di souvenir! Ovunque vado lascio il segno. In particolare, quando viaggio, cerco sempre una particolare tipologia di souvenir: il tè e i suoi accessori privilegiati.

A me piace da morire il tè. Mi piace al punto che lo studio, che ho aperto da quasi dieci anni fa un blog al riguardo, che ne bevo a litri e litri. E naturalmente, quando vado all’estero ricerco – soprattutto nei luoghi in cui so che bere il tè è una tradizione – ciò che mi può testimoniare il rapporto di quella nazione con questa bevanda.

In UK è facile: ti vendono il tè addirittura come souvenir! Per non parlare di tazze, tazzine, tea-tins e quant’altro. Primo suggerimento: siete a Londra e volete portarvi a casa del tè come ricordo? Andate nel negozio storico di Twinings, sullo Strand, e il souvenir sarà un prodotto non solo tradizionale, ma di qualità. Il tè che vendono in quegli scatolini così belli a forma di Big Ben infatti è di infima qualità, nient’altro che polvere di tè che sporca la tazza e che trasmette ben poco della qualità dell’ambrata bevanda di tradizione British.

Se andate in Marocco, invece, il tè alla menta è la bevanda nazionale. Tuttavia non riuscirete a trovare in giro preparati di tè e menta da riportare con voi al vostro ritorno, perché la menta nel tè alla menta marocchino è fresca. Il tè è un tè verde cinese confezionato: quello sì, lo potete riportare, insieme ad un cammello di peluche per il vostro nipotino.

In Marocco, il vero souvenir è la teiera marocchina: in peltro, argentone, acciaio inox. In essa il tè verde è messo in infusione nell’acqua calda con la menta fresca e lo zucchero. Il tè viene poi versato e servito dall’alto nei bicchieri di vetro decorati – anch’essi ottimi souvenir – profumato e bollente.

La collezione di lattine di tè, souvenir di Marina del blog Maraina in viaggio
La collezione di lattine di tè, souvenir di Marina del blog Maraina in viaggio

Cibo come souvenir e imbarazzanti conseguenze

I migliori souvenir di Agata, Cambia la tua vita con un trip ⬇︎

Premetto dicendo che quando viaggio, quando mi addentro in una nuova realtà, avrei voglia di avere la tasca infinita di Doraemon e portarmi ogni genere di oggetto a casa – cibo, vestiti, scarpe, candele, tappeti, piatti, tazzine – così che all’occorrenza possa estrarre un determinato oggetto e rivivere nuovamente un determinato luogo con colori, sapori e usanze diverse. Ovviamente nessuno ha ancora inventato qualcosa del genere e, a meno di non spendere fior di quattrini per imbarcare un nuovo bagaglio esclusivamente per i nostri souvenir, siamo purtroppo costretti a rinunciare a qualcosa.

Uno dei souvenir che non deve mai mancare nella mia valigia, che sia per me, per amici o parenti, è il cibo: pane, salse particolari, salame, tè e infusi con particolari benefici (e nel mio ultimo viaggio in Marocco ne ho approfittato parecchio) cosicché nel momento più bello della giornata, quando si è tutti a tavola, possiamo far rifiorire un determinato luogo e con esso momenti piacevoli.

Nel mio viaggio a Praga cinque anni fa decisi di portare a mio padre, che come me è un’ottima forchetta, una salsiccia speziata tipica della Repubblica Ceca. Ricordo anche il profondo imbarazzo che provai quando, al passaggio del mio bagaglio nello scanner sicurezza, l’addetto al controllo in aeroporto con un’aria stupita e divertita allo stesso tempo mi guardò e mi chiese “Do you have a sausage in your lugguage”? Diventai bordeaux dalla vergogna! Cosa non si fa per un souvenir!

Cibo marocchino, uno degli ultimi souvenir acquistati da Agata del blog Cambia la tua vita con un trip
Cibo marocchino, uno degli ultimi souvenir acquistati da Agata del blog Cambia la tua vita con un trip

Dai sacchetti del bagno al cibo il passo è breve

I migliori souvenir di Claudia, Domani andiamo a ⬇︎

La me adolescente – nell’epoca in cui Facebook era sostituito dalla Smemoranda cartacea iperfarcita giorno per giorno con biglietti dell’autobus, dei concerti e degli ingressi ai musei – nelle sue prime esperienze di viaggio ‘da grande’, collezionava sacchetti di carta per assorbenti. Sì, proprio i sacchetti di carta che si trovano nei bagni pubblici. Colpita dalla varietà di scritte differenti per font e colori, ho iniziato ad incollarli nel diario, ed è stato un amore intenso per un souvenir originale, insolito e anche gratuito.

Crescendo mi sono evoluta passando alle tazze, le classiche mug, prima che spopolassero come ora. Ne ho moltissime, con le più disparate provenienze e tutte assolvono la loro funzione di evocare dei ricordi. Sono nella libreria e non si possono assolutamente utilizzare per bere, un paio sono diventate portapenne da scrivania, ma non le più importanti.

“Nel mezzo del cammin di nostra vita” sono passata all’enogastronomia, ora ai gingilli preferisco specialità locali, e mio marito è un vero e proprio talent scout di prodotti tipici. Così durante le vacanze giriamo, assaggiamo, compriamo e poi rimaniamo fedeli e ordiniamo da casa le chicche scovate. Chi è nostro ospite avrà modo di tornare con noi a Gagliano del Capo dove ordiniamo l’olio pugliese, a Castiglione della Pescaia dove coltivano e preparano i nostri adorati carciofini sott’olio, a Palinuro dove compriamo un tonno sublime e via di questo pasto, ops passo.

L’incognita resta sull’avanzare dell’età, se ci sarà un’ evoluzione o un’ involuzione: mi orienterò verso i porta pillole oppure verso gli strofinacci da cucina con ricamato il nome del luogo di acquisto? Tocca continuare a viaggiare per scoprirlo.

La collezione tazze, souvenir di Claudia del blog Domani andiamo a
La collezione tazze, souvenir di Claudia del blog Domani andiamo a

Magliette, cibo immangiabile, tazze kitsch e saponette fruttate

Dopo aver ospitato i divertenti contributi di altre blogger, concludo questa parata di souvenir con le mie esperienze. Sarà che da bambina ho ricevuto in regalo un numero spropositato di quelle orrende bamboline di plastica dallo sguardo fisso con il nome della città stampato sul grembiule, ma non mi sono mai appassionata ai souvenir, tanto meno alle calamite. Le poche che popolano il mio frigo sono regali di amici che non ho avuto il coraggio di buttare via.

In compenso ho sempre comprato magliette in quantità industriale da regalare ad amici e parenti. Mio papà d’estate sfoggia un guardaroba di t-shirt di destinazioni esotiche dalle Batu Caves in Malesia alla ferrovia sul fiume Kwai thailandese, o improbabili birre asiatiche. Ne sono molto fiera, almeno so che la mia scelta in fatto di magliette viene apprezzata da qualcuno.

Sempre a mio papà va il merito di essere riuscito a mangiare i lokum turchi, comprati come specialità locale a Istanbul e non particolarmente apprezzati da nessun altro, e la pasta di datteri tunisina. Quest’ultima era buona, ma ne avevo comprata decisamente troppa. Credo comunque che mio papà sia l’unica persona ad aver realmente assaggiato quasi tutto quello che ho portato dai miei giri per il mondo.

A proposito di cibi esotici, una delusione totale è stato il kopi luwak, il famoso e carissimo caffè cagato dagli zibetti (avete letto bene, i chicchi di caffè vengono mangiati e poi defecati). Io sognavo di provarlo da quando avevo visto la prima volta The Bucket List, in italiano Non è mai troppo tardi, e invece alla fine non era buono per niente per il nostro palato italiano.

A un certo punto però in Inghilterra i miei acquisti di souvenir hanno subito una svolta perché mi sono innamorata delle tazze con la famiglia reale prodotte in tutto il loro discutibile kitsch in occasione di matrimoni, giubilei o compleanni reali. Devo ammettere però che pochi amici hanno apprezzato il dubbio gusto di queste tazze.

Durante l’ultimo viaggio in Thailandia invece mi sono lasciata conquistare dalle saponette a forma di frutta esotica. Peccato che queste graziosissime saponette avessero impestato così tanto la mia valigia con il loro odore zuccheroso da doverla lasciare aperta per giorni. E poi basta, fino a quando dovrò viaggiare con passeggino e pannolini al seguito non avrò più spazio in valigia per i souvenir!

Quali sono i vostri souvenir preferiti da regalare o da acquistare per voi? Raccontatemelo nei commenti.

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19 commenti

unviaggiopercapello 31/01/2020 - 13:55

Comunque la si pensi i souvenirs sono fondamentali in ogni viaggio! Sfido qualcuno che ha fatto un viaggio e non si è portato dietro qualcosa! Bellissimo e divertentissimo articolo!

Rispondi
Paola 31/01/2020 - 18:16

Io ci sto provando!!! Alla fine però se rimane spazio in valigia qualcosa di mangereccio lo prendo lo stesso 😉

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Destinazione Irlanda & Uk - Ilaria Fenato 30/01/2020 - 00:34

Per i souvenir più strani però vince Silvia Con quel calzascarpe ed il sacco per il mangime ahahahah il libro lo avrei “rubato” anche io e che cavolo!!!

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Paola 31/01/2020 - 18:15

I libri non vanno mai abbandonati (tranne quando facciamo bookcrossing!!!) ahahah

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Silvia - The Food Traveler 29/01/2020 - 22:04

Da un po’ di anni non compro più souvenir: un po’ perché tanto me ne hanno regalati parecchi ben strani e per un po’ sono a posto, e poi perché da quando mi sono “convertita” al bagaglio a mano non c’è più spazio per niente! Però ammetto che ogni tanto mi lascio tentare: come Esther mi piace cercare negozi particolari in una città, così a New York lo scorso agosto ho comprato un paio di scarpe realizzate in un workshop nel Village.
I sacchetti di carta per assorbenti: questa è una cosa alla quale non avrei mai e poi mai pensato (ma nemmeno il caffè di zibetto)

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Paola 29/01/2020 - 23:42

Il caffè di zibetto purtroppo non valeva la pena, ma sempre dal Vietnam ho portato altre “prelibatezze” come la carne secca o del caffè/bevanda sconosciuta che nemmeno con Google Translate e una riunione di famiglia siamo riusciti a capire come preparare!

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Anna 29/01/2020 - 18:27

Devo dire che Silvia vince il premio souvenir più strano, ma soprattutto complimenti per aver avuto il coraggio di infilare il profumatissimo sacco del mangime in valigia!! 😉

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Paola 29/01/2020 - 23:39

Io continuo a pensarci… povera Silvia!!!

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Eleonora 28/01/2020 - 23:55

È stato divertentissimo leggere tutti i souvenir preferiti di così tante blogger!
Le lumachine di Maria comunque mi hanno fatto pensare a un periodo in cui io mi ero fissata che mia sorella volesse collezionare carte da gioco. Per qualche anno, ad ogni viaggio che facevo, le compravo un mazzo di carte con il retro che rappresentava qualche simbolo o immagine del posto che stavo visitando. Mi impegnavo anche a cercarne di belle eh. Ed avevo convinto anche mia madre che quello fosse il souvenir perfetto per mia sorella. Peccato solo che quest’ultima non fosse d’accordo e non avesse nessuna intenzione di collezionare carte da gioco! 😛

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Paola 29/01/2020 - 17:06

Ahahahah povera sorella 😀 A me invece c’è stato un anno in cui per pura coincidenza TUTTI regalavano calamite quando io sono super minimalista e adoro lasciare il frigo senza nulla sopra ahahah

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maraina81 28/01/2020 - 22:49

Pensando alle calamite mi viene in mente il frigorifero di mia madre: zeppo di calamite di viaggi… fatti da altri! Io e mia sorella provvediamo costantemente a riempire la porta del freezer, ormai non c’è più posto e quindi le calamite si stanno espandendo su altre superfici esterne del frigo. A casa mia invece non ho il frigo a vista, per cui non ho una superficie utile sulla quale appiccicarle!
Invece, colleziono bottiglie di birra e in viaggio mi è capitato di procurarmi alcuni esemplari notevoli, come ad esempio la Arequipa in Perù. La prima bottiglia di birra della mia collezione la acquistai a Praga: la staropramen lezak, la birra tipica della città.

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Paola 28/01/2020 - 23:42

Ahahah immagino tua mamma a maledire le calamite ogni volta che decide di mettersi a pulire il frigo… o sono ormai così tante da essere diventate tutt’uno con lo sportello?! Le bottiglie di birra piacciono anche me, ma da bere subito in compagnia appena tornata dal viaggio 😉 Del Belgio ricordo ancora la birra alla frutta portata a genitori e fratello per la cena del rientro!

Rispondi
maraina81 29/01/2020 - 21:00

Le calamite ormai sono esse stesse la porta del frigo! E mia madre è felicissima quando ne arriva una nuova. Devo dire che negli ultimi anni l’ho abituata bene 😉

Rispondi
Salvina 28/01/2020 - 20:48

Questo articolo è troppo divertente, i souvenir sono davvero bizzarri a volte!! Io, come Claudia, colleziono tazze, ma da un po’ di anni a questa parte ho cambiato idea, buttandomi sulle calamite come Selene! Vedremo in futuro cos’altro acquisterò.. 😀

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Paola 28/01/2020 - 23:39

Le tazze sono ottimi souvenir… se poi li usiamo 😉 Io ormai compro solo cose che posso mangiare e usare, le calamite non mi hanno mai ispirato…

Rispondi
Jessica 28/01/2020 - 18:57

Le Travel Blogger Italiane sono ragazze parecchio fantasiose! Io non ho un souvenir fisso, dipende dal posto… Ma non amo le calamite, mi danno un senso di disordine tutte appiccicate al frigorifero.

Rispondi
Paola 28/01/2020 - 23:38

Ahahah anche a me! Personalmente i souvenir mangerecci sono quelli che apprezzo di più

Rispondi
Sara 28/01/2020 - 15:32

Stupenda questa carrellata di souvenir! Mi ha dato qualche spunto anche per i prossimi che non siano le solite calamite, anche se ultimamente sono in fase souvenir mangerecci.

Rispondi
Paola 28/01/2020 - 23:38

I souvenir mangerecci sono sempre i migliori 🙂

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