Home DestinazioniEuropaItaliaTorino Guida alle attrazioni scomparse di Torino

Guida alle attrazioni scomparse di Torino

di Paola

Torino ha sempre avuto moltissime attrazioni, ma alcune negli anni sono letteralmente scomparse, ricordate solo con una targa. Le parti di struttura lasciati a consumarsi dal tempo ci ricordano l’epoca di quando Torino era una città futuristica, votata all’innovazione e al turismo. Tra queste ci sono l’ovovia, il servizio di navigazione sul Po, l’idroscalo e la monorotaia. All’epoca erano imperdibili attrazioni per turisti, mentre oggi sono solo ricordi sbiaditi che puoi scoprire leggendo questo articolo.

L’ovovia di Torino

Fino agli anni ’80 a Torino esisteva un’ovovia che collegava la zona della Mostra delle Regioni dell’Expo Italia ’61, creata per il primo centenario dell’Unità d’Italia e l’Esposizione Internazionale del Lavoro, con il Parco Europa di Cavoretto, situato sulla collina della città. La funivia torinese era composta da 61 piccole cabine a due posti a forma di uovo che correvano lungo un percorso di 871 metri con 118 metri di dislivello. L’ovovia era completamente alimentata ad energia elettrica e poteva trasportare circa 700 passeggeri ogni ora a una velocità media di 3 m/s.

Ovovia di Torino Italia '61
Ovovia di Torino costruita per la manifestazione Italia ’61 e l’Esposizione Internazionale del Lavoro

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Il servizio di navigazione sul Po

Fino a qualche anno fa a Torino turisti e residenti potevano godere di una minicrociera lungo il fiume Po, con audioguida che dispensava informazioni storiche e culturali. I battelli Valentino o Valentina prendevano il nome dal parco circostante alla tratta, il parco del Valentino appunto. Potevi pure noleggiarli per eventi e matrimoni.

L’itinerario partiva dai Murazzi, faceva uno stop al Borgo Medioevale e proseguiva fino a Italia 61, area dove puoi trovare il Museo dell’Automobile e i resti dell’ex monorotaia. Era un’attrazione davvero carina, io stessa avevo festeggiato un compleanno partecipando a una mini crociera con i miei amici.

Purtroppo durante l’alluvione del 2016 i battelli non furono ormeggiati correttamente. Valentina finì quindi di traverso rispetto alla corrente, trascinando con sé anche Valentino, prima di affondare lentamente. Sotto puoi vedere uno dei video che raccontano il disastro, una scena che ha fatto piangere il cuore a tutti i torinesi.

Entrambi battelli rimasero alla deriva fino alla fine dell’alluvione e successivamente recuperati e messi in secca. Oggi i resti di Valentino e Valentina si trovano in due diverse rimesse degli autobus, impossibili da riparare.

Tra i progetti di ripristino del servizio di navigazione sul Po si parla da anni di acquistare un’imbarcazione turistica più piccola e leggera come un catamarano ibrido elettrico-diesel, tuttavia non si è ancora concretizzato nulla. Sui giornali locali avevano riportato anche la proposta di affittare una barca proveniente da Venezia e costruire un nuovo imbarco alla Gran Madre. Nel frattempo gli imbarchi ai Murazzi, Borgo Medievale e Italia 61 si stanno rovinando per la mancata manutenzione.

L’idroscalo di Torino

Avevo scoperto la storia dell’idroscalo di Torino per caso da una targa, durante una gita al parco Valentino. Pochissimi torinesi infatti ricordano questa infrastruttura attiva dal 1926 e demolita negli anni Cinquanta del secolo scorso. Tuttavia l’idroscalo di Torino meriterebbe molto più interesse perché con Pavia, Trieste, Venezia e Zara fece parte della prima rete di idroscali d’Italia per il trasporto passeggeri.

L’inaugurazione della nuovissima linea aerea della SISA, Società Italiana Servizi Aerei, avvenne a Pavia con una pomposa cerimonia. Presenziarono Benito Mussolini e le autorità locali, mentre due coppie di idrovolanti partirono in contemporanea da Torino e Trieste per incontrarsi dopo aver seguito il corso del fiume Po.

Il biglietto per un viaggio in idrovolante corrispondeva più o meno a uno stipendio medio dell’epoca, tra ₤300 e ₤375. La carlinga degli aerei non era pressurizzata per cui il volo non era neanche comodissimo a causa degli spifferi. Per rimediare a questo disagio, i passeggeri a bordo ricevevano una coperta e una borsa dell’acqua calda per difendersi dal freddo, oltre a dei batuffoli di ovatta per attutire il rumore del motore.

Nel 1942 la SAM, Società Aerea Mediterranea, assorbì la società SISA che gestiva l’idroscalo. Questo comportò lo spostamento dei voli presso l’aeroporto Gino Lisa (anch’esso scomparso, al suo posto c’è un parco) nel quartiere Mirafiori. La struttura dell’idroscalo fu poi smantellata nel 1954, dopo essere stata utilizzata per qualche tempo come ristorante.

L'idroscalo di Torino in una foto dei primi anni trenta del secolo scorso
L’idroscalo di Torino in una foto dei primi anni Trenta del secolo scorso

La monorotaia di Torino

La storia della costruzione della monorotaia di Torino è una perla di cattiva gestione del capoluogo piemontese. Fu costruita nel 1961 per l’Esposizione Internazionale del Lavoro e per la celebrazione del primo centenario dell’Unità d’Italia che cadeva lo stesso anno. La monorotaia torinese doveva diventare un’attrazione super turistica da cartolina: attraversava tutto il nuovissimo quartiere Italia ’61 da una piattaforma sopraelevata e permetteva di ammirare dall’alto l’architettura futuristica del PalaVela, il Palazzo a Vela.

Per l’epoca era decisamente visionaria: alimentata a corrente elettrica, era realizzata secondo il sistema della ferrovia monorotaia a sella. Anche il design era incredibilmente futuristico. La struttura fu soprannominata “Treno-Aereo” per la linea affusolata delle cabine e i suoi colori.

La monorotaia di Torino era composta da sole due cabine, entrambe panoramiche, e correva sopra un viadotto di cemento armato sopraelevato per circa 1800 metri. Il tracciato correva tutto in linea retta, ad eccezione di una curva panoramica sopra un laghetto, dove oggi si trova l’installazione Luce Fontana Ruota di Gilberto Zorio creata per le Luci d’Artista.

Le stazioni della monorotaia erano solo due, anch’esse sopraelevate come il tracciato, una all’inizio e l’altra alla fine della linea. Oggi la stazione nord è stata riconvertita per ospitare le famiglie e i bambini in cura presso il vicino Ospedale Infantile Regina Margherita. La stazione sud invece dovrebbe essere rimasta in piedi come terrazza panoramica. Il resto del viadotto è stato smantellato quasi integralmente perché diventato pericolante.

Nonostante le fantastiche premesse, la linea della monorotoia rimase in funzione solo pochi mesi dopo la fine dell’Esposizione Internazionale del Lavoro. Venne utilizzata solo più in primavera ed estate nei due anni successivi per le gite scolastiche, prima di venire posta definitivamente in disuso nel novembre 1963.

La monorotaia di Torino Italia '61
La monorotaia di Torino Italia ’61 costruita per l’Esposizione Internazionale del Lavoro

Immaginare la mia città a fine Novecento e negli anni Sessanta del secolo scorso con lo stesso sguardo al futuro che hanno oggi metropoli come Londra e Singapore mi fa venire nostalgia per delle epoche mai vissute. Al posto della grigia Torino post industriale che ho conosciuto io, esisteva una vibrante città proiettata all’innovazione.

Scrivimi nei commenti se conoscevi questa Torino e se anche la tua città ha un passato dimenticato così sorprendente.

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