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Roulotte sulla spiaggia

Le migliori storie di viaggio degli anni ’90 dalla community delle Travel Blogger Italiane

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La prima iniziativa della mia community delle Travel Blogger Italiane è stato lanciare l’hashtag #viaggi90 per raccontarci le nostre vacanze vintage, tra risate e nostalgia. Come tutte le cose più belle anche #viaggi90 è nato per caso, dal post sui ricordi dei viaggi negli anni 90 di Daniela di The Daz Box e da un’idea di Alessia di Una valigia di emozioni. Da lì in poi ci sono stati tanti post e anche una serata di chiacchiere su Twitter.

Con chi si viaggiava negli anni ‘90

Dalle statistiche di Pasta Pizza Scones, ho scoperto che molte delle mie lettrici sono così giovani da non ricordarsi un tempo senza internet, lettori mp3 e fotocamere digitali, eppure gli anni ’90 sono stati un periodo di transizione tra un mondo in cui si viaggiava poco, solo le vacanze estive in famiglia, e i primi viaggi internazionali.

Alcune di noi hanno potuto sperimentare i viaggi da sole o con gli amici, mentre per chi era ancora una bambina o preadolescente andava al mare o in montagna con i genitori, oppure in vacanza estiva con la parrocchia o con gli scout.

I primi viaggi all’estero

La generazione dei nostri genitori non ha viaggiato molto all’estero, soprattutto con i figli piccoli, perché i costi erano molto più alti di adesso e le lingue erano spesso una barriera insormontabile. Proprio per questi motivi le esperienze di viaggi intercontinentali degli anni ’90 delle blogger del gruppo sono ancora più preziose.

Ilaria di Ricordi in valigia ci racconta così i suoi primi viaggi oltre confine:

Insieme ad alcune care amiche sono riuscita a provare l’entusiasmo dei primi voli intercontinentali. Sono stati gli anni di tre viaggi, che oggi sembrano tanto comuni e facili da realizzare, ma che allora erano ancora un bel sogno ad occhi aperti per tante persone. Nella nostra nuova esistenza di giovani donne al lavoro con tante aspirazioni e desideri da realizzare, si faceva strada l’idea che il viaggio non fosse solo quello dell’estate (che ancora per qualche anno ho trascorso insieme ai miei cugini in Puglia), ma anche di altri periodi dell’anno, come ormai siamo abituati a fare oggi, con diverse pause durante l’anno.

Anna di PanAnna blog di viaggi invece aveva una famiglia giramondo:

Il primo volo lo presi intorno ai cinque o sei anni, all’epoca avevo una sola sorella (poi sono diventate due più il fratello sopracitato) e passammo un mese in Ecuador, dove viveva nostro zio missionario. Mi ricordo una frase che devo aver ripetuto spesso: ‘No me gusta la sopa’, ovvero non mi piace la minestra. In compenso avevo scoperto il choclo, ovvero il mais cotto e mangiato ancora in pannocchia, lo adoravo!

Per la mia prima Comunione, vinsi un viaggio da sola con i genitori (Giulia e Mario rimasero a casa con i nonni… santi subito pure loro!). Andammo a Israele la settimana di Pasqua. stavolta con un viaggio organizzato. (…) Feci la mia prima Comunione al Cenacolo, un’emozione enorme per i miei genitori, mentre io ammetto che non ne comprendevo appieno il senso. Però sapevo che non dovevo dire al prete del paese che io l’avevo già fatta, prima di quella ufficiale con i miei compagni di classe.

Con quali mezzi si viaggiava negli anni ‘90

L’aereo era un mezzo per poche fortunate perché una tratta Milano-Londra negli anni ’90 costava quanto un volo intercontinentale oggi e per le famiglie poteva essere un costo proibitivo.

Laura di IngirovagandoMum ha passato questo periodo scorrazzando in autobus in giro per l’Italia:

Il fil rouge di tutti gli altri viaggi che ho fatto negli anni ’90 si chiama autobus. Che si trattasse di una gita scolastica, dell’escursione organizzata dal CAI rigorosamente in Liguria o delle vacanze con la parrocchia, sempre in autobus ci si muoveva. All’epoca i bus erano ben più spartani, ma tanto il divertimento lo creavamo noi, correndo per accaparrarci i posti in ultima fila, a cantare con la chitarra gli 883, Baglioni, Ligabue, Bennato leggendo il testo nei libretti dei campi estivi.

Raffaella di Raf around the world invece ha scoperto i viaggi in treno grazie all’Interrail:

Anche viaggiare in treno negli anni ’90 era molto diverso da oggi. Gli orari si potevano consultare solo sui tabelloni della stazione e i biglietti si acquistavano nella biglietteria. Una volta saliti sul treno poi scordatevi il posto prenotato, chi prima arrivava prendeva il posto. Nei vagoni si poteva fumare e il sistema di aria condizionata consisteva nel tenere il finestrino abbassato per l’intero viaggio.

I treni ce li ha ricordati anche Alessia di Una valigia di emozioni ed io sono tutt’ora dispiaciuta che non sia quasi più possibile viaggiare nelle cuccette:

Esistevano ancora numerosi treni notturni che attraversavano lo stivale da Nord a Sud e numerose erano le famiglie che raggiungevano la meta delle loro vacanze a bordo di un treno espresso o di un intercity notturno. Si viaggiava tutta la notte e forse anche qualche ora del giorno per arrivare a quelle che erano le mete più gettonate: Calabria e Sicilia.

e poi, orrore orrore, continua con qualcosa che oggi ci sembra terribile:

Sui treni si fumava, come ovunque d’altronde, aerei compresi. Immaginatevi la puzza. Eravamo completamente assuefatti alla nicotina, bambini inclusi, e non c’era la benché minima sensibilizzazione nei confronti di questo tema.

Alcune di noi invece avevano famiglie avventurose che avevano optato per viaggiare con un furgone adattato a camper oppure avevano acquistato direttamente un camper vero e proprio.

Rossella di Fantastic nonna all’epoca era già sposata con figli e ci racconta la sua esperienza:

Il furgone da viaggio degli anni '90 di Fantastic Nonna

Il furgone da viaggio degli anni ’90 di Fantastic Nonna

Negli anni Novanta la maggior parte dei viaggi che ho fatto con la mia famiglia (mio marito e i miei bambini) in giro per l’Europa è stata a bordo di un furgone Trafic che avevamo attrezzato a camper, molto artigianalmente. In realtà, il furgone era predisposto solo per viaggiare e dormire, non c’era toilette né cucina, ma eravamo comunque organizzati su tutto.

La struttura era in legno e alluminio, disegnata e costruita da noi, con la possibilità di inserire un’amaca tra le due portiere anteriori. Quando si viaggiava, i bambini stavano seduti sul lettino posto in fondo trasversalmente, oppure sdraiati sul materassone. Oggi tutto questo non sarebbe più possibile: le norme di sicurezza sono, come si sa, più rigide e probabilmente a un controllo il nostro bel furgone bianco, con una riga blu, ci verrebbe sequestrato.

Roberta di ItaliaTerapia invece ha vissuto la passione per il camper dei suoi genitori da bambina:

Nel 1991, i miei genitori comprarono un furgone tutto scassato che verniciarono di rosso e le cui ammaccature celarono con adesivi in stile ‘avventurieri del nord’. (…) In seguito, causa gravidanza materna, i miei decisero di comprare un camper più adatto, un Ford Safariways nuovo di zecca.

Non dimentichiamoci infine dei viaggi in traghetto che Federica di Io viaggio così racconta in questo modo:

Si partiva da casa in auto e si arrivava a Livorno dove prendevamo il traghetto (rigorosamente di notte, così io e mia sorella dormivamo durante il viaggio). Arrivavamo ad Olbia la mattina dopo e da lì si ripartiva in auto verso uno dei villaggi che mia mamma aveva prenotato mesi prima.

Negli anni ’90 l’auto era il mezzo di trasporto per eccellenza

Nel mio post sui viaggi del periodo vi avevo raccontato che in vacanza si andava soltanto in auto:

Partivamo da Torino all’alba e facevamo una tirata unica beccando traffico a Genova o coda allo svincolo di Piacenza, con un’unica sosta all’autogrill per rustichella e pipì per poi arrivare al mare nel pomeriggio.

Anche per Laura di IngirovagandoMum l’esperienza è simile:

Viaggi in macchina, con la Ritmo con il portapacchi perché le valigie non ci stavano tutte; con le soste all’autogrill solo per fare la pipì, perché il pranzo era rigorosamente al sacco nel frigo portatile rosso (e quindi i panini erano super farciti con almeno un cm di salume di spessore)

Idem per Daniela di Noi con le valigie:

Le code sulle autostrade erano una costante nei periodi di partenza. Ovviamente le auto erano senza aria condizionata! Il ricordo di quelle estati calde a macinare km sulle strade è ancora ben vivo nella mia mente.

Erica di Rivoglio la Barbie invece si è ricordata come le famiglie con bambini piccoli negli anni ’90 spesso trasformavano in letto il sedile posteriore:

Si partiva la mattina presto (prestissimo) per poter raggiungere l’hotel prima di pranzo. Mia madre preparava con grande cura i sedili posteriori con cuscini e coperta per permettere a me e a mia sorella di continuare a dormire (tradotto: per non rompere le scatole durante il viaggio). Lo spazio fra i sedili posteriori e quelli anteriori era occupato da borse e borsoni per non farci cadere durante il sonno (mia mamma ne sa una più del diavolo!).

Devo dire che dopo essermi tornato in mente questo ricordo mi dispiace davvero tanto per i bambini di oggi legati nei loro seggiolini per ore e ore. Simona di Oltre le parole invece ha un ricordo decisamente più mangereccio, con l’auto stracarica di delizie:

Partivamo noi nella nostra Triumph che all’epoca era il gioiellino di papà, e loro con la loro auto. Portavamo con noi pochi vestiti, d’estate si sa bastano quattro magliette e due pantaloncini per sistemare i bambini. Ma in compenso stipavamo la macchina di roba da mangiare. Non è che arrivati a destinazione negozi non ce ne fossero, ma vuoi mettere il salame fatto in casa dal nonno, e il vino buono del nonno, e i formaggi buoni del caseificio sotto casa, e dei taralli con le mandorle che solo quello di fiducia li fa così buoni?

Viaggio in auto

Pronte a partire per queste vacanze vintage?

Dove si dormiva durante le vacanze degli anni ‘90

Alcune tra noi ricordano vacanze a casa dei nonni, oppure appartamenti affittati grazie al passaparola per passare del tempo in famiglia, con zii e cugini. C’era anche chi, come la famiglia di Silvia di Dritte on the road, sceglieva di parcheggiare la roulotte in campeggio:

A quei tempi al camping non c’era la piscina, avevano pochissimi bungalow e le tettoie delle piazzole erano fatte di semplice stuoia. Non esisteva il ristorante ma solo un piccolo mini market per lo stretto necessario e un altrettanto minuscolo bar che oltre a gelati confezionati, bibite e caffè ti concedeva al massimo la scelta di un paio di amari. Il patio coperto che di giorno ospitava le partite di biliardino, la sera si trasformava in sala disco, con tanto di palla luminescente reduce dall’arredamento di anni addietro e uno stereo che suonava le hits del momento.

Chi preferiva soggiornare in hotel invece lo sceglieva di solito dai cataloghi di viaggio, come ci ricorda Federica di Io viaggio così:

Mia mamma andava in agenzia e si portava a casa i vari cataloghi, da dove, dopo aver spulciato un bel po’, sceglieva quello che più le piaceva.

Lo stesso ricordo accomuna anche Erica di Rivoglio la Barbie:

Grazie al passaparola e agli storici cataloghi delle strutture ricettive che venivano inviati su richiesta dalle (vecchie) aziende di soggiorno, si sceglieva l’hotel o la pensione che offrisse un buon rapporto qualità-prezzo. Non vi dico il numero di telefonate che mio padre faceva già a partire dal mese di aprile-maggio.

Francesca di Chicks and trip invece ci ha fatto tornare in mente l’epoca d’oro delle agenzie di viaggio:

I viaggi si prenotavano in agenzia, almeno quelli con l’aereo. Si andava fisicamente di persona, ci si sedeva, e con l’agente si prenotava il volo, l’hotel e gli spostamenti vari.

I nostri ricordi vintage

Per le lettrici più giovani, gli anni ’90 sono stati davvero un periodo senza internet e senza nulla di digitale. Non c’era Google Maps e non c’erano neanche i navigatori satellitari. In quel periodo il mondo di internet era un ambiente legato alla ricerca scientifica e solo nel 1995 abbiamo avuto la libertà di usare la rete da un punto di vista commerciale come lo usiamo adesso.

Per informarci in quel periodo quindi non c’erano travel blog, solo riviste o passaparola. Visto che è difficile immaginarci un mondo del genere, continuo a raccontarvi il mondo dei viaggi vintage attraverso le parole delle blogger che hanno partecipato all’iniziativa #viaggi90. Trattenete il respiro, vi sembrerà di fare un tuffo nel passato e trovarvi insieme a noi!

Come ci si vestiva negli anni ‘90

Non siamo ai livelli di inquietudine degli anni ’80 con mamme acconciate con terribili permanenti, ma degli outfit degli anni ’90 Laura di IngirovagandoMum ha dei ricordi molto vividi:

 

Tute da sci anni '90 da IngirovagandoMum

Tute da sci anni ’90 da una foto d’epoca di IngirovagandoMum

Riguardando le foto non ho potuto fare a meni di notare i look davvero improbabili e le pose da adolescente Giovane Werther: per la montagna in particolare non esisteva ancora l’abbigliamento tecnico a buon mercato di Decathlon, e si sfoggiavano tutone, giacche a vento e pile oversize. Per non parlare del costume intero, delle camicie a scacchi puro stile grunge, dei jeans con la vita ascellare.

Roberta di ItaliaTerapia invece ci racconta il lato più fashionista dell’adolescenza della generazione X:

I braccialetti dell’amicizia o come si chiamavano loro: rosso per l’amore, giallo per i soldi e via discorrendo. Più ne avevi e più eri cool. Altre mode dell’epoca: i ciucci di plastica, da inserire nei lacci delle scarpe; i body (che dopo un po’ facevano malissimo!) e gli occhiali da sole rotondi o a cuore.

I body me li ricordo anche io finire ripetutamente in mezzo al sedere, ma prima di diventare adolescenti siamo state bambine e il nostro abbigliamento non era migliore. Samanta di Hopeless Wanderer ci ha ricordato come ci si vestiva per andare al mare:

L’agghiacciante dress code prevedeva solamente il costume ed un vestito copricostume, oltre a quegli odiosi sandaletti in plastica che, ancora oggi, tormentano i miei incubi peggiori.

Simona di Oltre le parole invece con le scarpe è stata più fortunata:

Gli zoccoletti di legno sul pavimento in mattonelle. Il mio amore per quegli zoccoletti era incredibile. Devo ammettere che credo di aver avuto un paio di quelle rumorosissime calzature fino all’avanzata età dei 13 anni! Li adoravo, li mettevo ovunque, per la gioia delle povere orecchie di chi mi stava accanto!

I sistemi di pagamento prima delle carte di pagamento

Sono un’amante delle carte di pagamento, in viaggio come nella vita. Compro tutto il possibile attraverso di loro, comodamente seduta sul divano. Prima di un viaggio alzo il massimale per essere sicura di coprire eventuali imprevisti e cerco di avere sempre almeno una Visa e una Mastercard per coprire ogni possibile evenienza in tutto il mondo. Se invece preferiamo spendere denaro contante, in Europa non abbiamo neanche il problema di usare diversa moneta perché grazie all’euro possiamo spendere i nostri soldi e calcolare al volo la convenienza dei servizi.

Negli anni ’90 però c’erano ancora le frontiere e ogni Stato aveva la sua moneta. Lire, dracme, franchi e pesos erano problemi comuni e le monete avanzate dai viaggi facevano gola ai collezionisti perché non c’era neanche eBay per recuperare i pezzi mancanti. In viaggio si girava con un malloppo di soldi in valute differenti o con i travel cheque. Io non ho mai visto un travel cheque dal vivo, per cui lascio la parola a Rossella di Fantastic nonna:

Allora non disponevamo di carte di credito o di debito, e il rischio di perdere tutti i soldi era alto. Questi assegni erano pensati proprio per i viaggiatori: erano a importo fisso e si acquistavano in banca prima della partenza, per poi cambiarli via via nelle banche dei vari paesi toccati dall’itinerario. La comodità era data dal fatto che nel caso di furto o smarrimento potevano essere facilmente rimborsati senza ulteriori disagi.

Francesca di Chicks and trip invece preferiva portare con sé valuta pregiata, dollari prima dell’euro, da scambiare con la moneta locale:

Per gli spostamenti in Europa si scambiavano i soldi. Se la valuta del luogo non era disponibile (o non era conveniente) si compravano i dollari americani e si scambiavano sul posto.

Girare il mondo senza navigatore satellitare

Google non esisteva ancora e di conseguenza neanche Google Maps. Peggio ancora, non esistevano neanche i navigatori satellitari. I miei ricordi su come si viaggiava negli anni ’90 sono tutti legati alle cartine:

Usavamo i grandi atlanti stradali di quelli ancora in vendita all’Autogrill o le cartine ripiegate che una volta aperte occupavano metà cruscotto. Al passeggero del sedile davanti spettava il compito di controllare la cartina e segnalare per tempo gli svincoli stradali e non si aveva nessuna conferma di aver preso la strada giusta fino all’uscita successiva.

Anche Daniela di Noi con le valigie viaggiava con la mappa cartacea:

La scelta del percorso era affidata ad una cartina stradale e alla propria capacità di orientarsi su di essa. Nessuna indicazione del percorso più breve, nessuna deviazione segnalata per incidente, ci si affidava a buon senso ed esperienza, aprendo per bene la mappa sul cruscotto dell’auto e studiando il percorso. E chissà come mai, la cartina ovviamente non si riusciva più a piega come prima, diventando grossa il triplo di com’era all’inizio…

Le cartine degli anni ’90 erano un incubo soprattutto per la difficoltà a ripiegarle, Alessia di Una valigia di emozioni se le ricorda anche lei:

Ricordo mio padre sul divano nelle settimane precedenti la partenza con il Grande Atlante Stradale Italiano controllare la via giusta da percorrere almeno quelle 20 volte e poi lei, la mappa in macchina. Aperta diventava enorme ma per chiuderla erano dolori, nessuno riusciva mai a ripiegarla correttamente. La mappa aiutava a seguire il percorso per essere sicuri di non essersi persi e aver imboccato l’incrocio sbagliato. Alla peggio, quando il dubbio iniziava a far capolino ci si fermava e…si chiedeva!

L’intrattenimento nei viaggi degli anni ’90

Prima di un lungo viaggio in auto oggi salviamo la nostra musica preferita su una chiavetta USB che ci accompagnerà con almeno 500 canzoni diverse senza occupare spazio. Ora immaginatevi un lungo viaggio con venti canzoni a ripetizione e ingombrante attrezzatura per riprodurla. Bentornati al tempo delle cassette!

Nel mio post sui viaggi degli anni ’90 ricorda la musica in cuffia:

Noi adolescenti dovevamo assolutamente portare in viaggio con noi il walkman a cassette con le cuffie nello zaino di scuola dell’Invicta, per l’occasione riciclato come bagaglio. Le cassette degli adolescenti degli anni ’90 erano dei perfetti capolavori di pirateria, con copertine ridisegnate a mano nei minimi dettagli perché anche computer, scanner e stampanti non erano molto diffusi all’epoca.

Roberta di ItaliaTerapia ne aveva invece più cura e gusti musicali migliori:

Per ascoltare un po’ di musica, ci affidavamo alle cassette, da conservare all’ombra ché sennò si rovinavano. Cantanti pervenuti: Sting e i Queen.

‘ET telefono casa’ prima dei cellulari

Negli anni ’90 i cellulari non erano ancora per nulla diffusi eppure le mamme e le nonne preoccupatissime di vederci sperdute in giro per il mondo c’erano già quindi si superava il problema affidandoci alle cabine telefoniche. Francesca di Chicks and trip ci spiega il loro funzionamento:

Si usavano le cabine telefoniche, con le schede telefoniche oppure gli spicci. Al mare mi ricordo che si faceva la fila davanti alla cabina. Perché tutti chiamavano dopo cena ma prima di uscire. Se si era in un paese straniero, spesso si parlava col centralino per chiamare in Italia. Ricordo ancora il panico di fronte alla centralinista danese che mi chiedeva “Vil du ringe til modtageren?” E io che ripetevo ansiosa: “Italy! Italy!”

Alessia di Una valigia di emozioni sceglieva il passaparola per avvisare nonne e zie:

Negli anni ’90 non si mandavano mille messaggi per informare tutta la famiglia, magari raccolta in un bel gruppo WhatsApp, dei più piccoli dettagli. Semplicemente si chiamava qualcuno della famiglia dalla cabina telefonica del paese quando si arrivava. Noi chiamavamo mia nonna Anna. Se qualche altra zia voleva avere notizie sapeva che doveva chiedere a lei. Durante la vacanza, che poteva durare una settimana come un mese, si chiamava a casa un paio di volte, giusto per dire come stavamo.

Cellulari vintage

Negli anni ’90 non si usavano i cellulari e a vederli è chiarissimo perché!

L’irresistibile fascino vintage delle cartoline

Negli anni ’90 non c’era neanche Facebook dove postare la nostra foto in costume davanti a un mare cristallino per farci invidiare dagli amici rimasti a casa. A dire il vero non c’era neanche il mare cristallino perché è stato il periodo delle alghe nell’Adriatico per cui rimediavamo con le cartoline.

Daniela di Noi con le valigie era un’esperta:

Anche se non si andava all’altro capo del mondo o se si tornava sempre nello stesso luogo di villeggiatura, era d’obbligo scrivere una cartolina alle persone care. La scelta delle immagini più belle, attaccare i francobolli e scegliere le parole più adatte. Dai classici “Tanti saluti da…” alle frasi più originali, era sempre un’emozione trovare nella cassetta delle lettere una nuova cartolina indirizzata a me. Il segno che qualcuno mi aveva pensata, anche in vacanza.

Le cartoline mancano anche a Stefania di Girovagando con Stefania:

Un’abitudine che si sta perdendo è quella d’inviare cartoline mentre era una cosa che mi piaceva fare quando andavo via di casa anche solo per un giorno. Quando le ricevevo ero felicissima perché sognavo tanti posti dove speravo poi di andare e questa emozione mi è rimasta ancora oggi.

Le cartoline negli anni '90 erano un vero e proprio obbligo sociale

“Me la mandi una cartolinaaaa?” Negli anni ’90 le cartoline erano un vero e proprio obbligo sociale!

Il mondo dei viaggi prima di Instagram

Per finire la nostra carrellata di ricordi degli anni ’90 non poteva mancare il modo di scattare fotografie, molto diverso dallo stile immediato di oggi. Il mio ricordo è infatti proprio sulla tecnologia utilizzata per i nostri scatti:

Le macchine fotografiche digitali non esistevano ancora per cui si fotografava tutto in analogico, con i rullini da 12, 24 o 36 pose. In pratica si scattava alla cieca perché non si poteva controllare fino alla settimana successiva dopo lo sviluppo del rullino.

Rossella di Fantastic nonna aveva già il fidanzato/marito fotografo, fedele compagno di tutte le blogger contemporanee, quindi riporta una visione più professionale delle foto di viaggio:

Tutti i viaggi erano ampiamente documentati, naturalmente in pellicola, negativi in bianco e nero o diapositive. Però, i rullini allora avevano un costo (circa ₤ 9.000 l’uno, sviluppo compreso) e questo aiutava a scattare in modo meno compulsivo e a scegliere più accuratamente le inquadrature, rispetto a quanto ci ha abituato il digitale.

Simona di Oltre le parole invece ricorda un formato diverso:

All’inizio le foto sviluppate non erano rettangolari. Eh già, il formato di una volta era quadrato infatti. Chi lo avrebbe mai detto che a distanza di così tanti anni poi, il famigerato Instagram ci avrebbe fatti tornare – involontariamente ed inconsciamente – a quello stesso formato!

Ritorno al futuro

Se ti sei divertita a leggere i nostri viaggi negli anni ’90 puoi ritrovarli tutti su Facebook e Twitter con l’hashtag #viaggi90. Se sei una travel blogger, ti aspettiamo nella nostra community per le prossime iniziative di gruppo. Nel frattempo fammi sapere nei commenti ⬇︎ cosa ti è piaciuto di più di questa carrellata di viaggi vintage!

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14 commenti

Alessia 23/03/2018 - 16:17

Bellissimo questo riassunto!!! Lo condivido subito perché merita di essere letto. Grazie per l’ottimo lavoro Paola.

Rispondi
Paola 24/03/2018 - 10:22

Grazie a voi!!! Io mi sono solo limitata a fare il collage e confesso che mi sono anche divertita parecchio a rileggere tutti i nostri post!

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robisceri 17/03/2018 - 10:43

Finalmente! Ma è bellissimo questo post cumulativo!! Dovremmo farne di più

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panannablogdiviaggi 14/03/2018 - 10:35

Grazie Paola!!! Hai fatto davvero un bel riepilogo!!! Quanti ricordi di quegli anni stupendi… è bello rivederli mescolati con quelli delle altre ragazze e vedere quante cose alla fine abbiamo in comune!

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Paola 13/03/2018 - 23:49

Vi mando un abbraccio grande a tutte, è stato un piacere organizzare questa iniziativa, leggere tutti i vostri post e le chiacchiere su Twitter e su Facebook, mi è sembrato di chiacchierare davanti a un aperitivo in spiaggia con tutte voi 🙂

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rossella kohler 13/03/2018 - 23:29

Beh, è venuta fuori una meraviglia di post! Direi di più, qualcosa da far studiare a scuola! Grazie davvero, per l’idea e per la realizzazione finale. E un applauso collettivo a tutte noi, ragazze!

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maria millarte 13/03/2018 - 17:15

E chi si scorda dei dollari acquistati per andare negli Stati Uniti !!!!! Nascosti in varie parti del corpo per paura di perderli o essere derubati a New York 😀

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Paola 13/03/2018 - 23:47

Mia mamma mi aveva cucito i reggiseni tattici con le taschine push-up per le banconote, a fine viaggio però perdevo una taglia ahahah

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Silvia - The Food Traveler 13/03/2018 - 14:40

La parte dell’abbigliamento era un aspetto a cui in effetti non avevo pensato: le prime cose che mi sono venute in mente riguardo agli anni novanta sono state la mancanza di internet, di navigatori e di siti di recensioni alberghiere… Eppure la parte dei vestiti era fondamentale: chi se le dimentica più le terribili ciabatte di gomma? O le borse di stoffa che erano una via di mezzo tra l’equo-solidale e il patchwork della nonna?
Il mio post a tema uscirà domani, spero non sia troppo tardi per partecipare 😉

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Paola 13/03/2018 - 23:46

Ricorda l’hashtag #viaggi90 e tagga i nostri blog su Facebook e Twitter così ti troviamo!

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Silvia - The Food Traveler 14/03/2018 - 8:59

Certo, questa sera appena arrivo a casa condivido!

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Silvia - The Food Traveler 16/03/2018 - 10:31

Fatto!

Rispondi
Marta 13/03/2018 - 11:43

Che ricordi, specie la sezione dell’abbigliamento! Anche io ero una fantatica di zoccoli di legno, braccialetti dell’amicizia e ciucci di plastica… rigorosamente accompagnati dal medaglione con le T rovesciate dei Take That 🙂

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dritteontheroad 13/03/2018 - 8:30

Meraviglioso tuffo nel passato!! Una carrellata di emozioni e ricordi! Grazie Paola!!

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