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Paola Bertoni nella Galleria Umberto I di Napoli

Napoli da scoprire: l’eleganza della Galleria Umberto I

2 commenti

Il primo impatto con Napoli è confusione, pizza, mercati e vociare per le strade: una città rumorosa che non si ferma mai, con i suoi abitanti sempre intenti a mangiare, spostarsi, fare la spesa. Dietro al colore della Napoli popolare troviamo però gli antichi fasti regali di teatri, castelli, chiese barocche, palazzi nobiliari dalla bellezza mozzafiato, e molto altro ancora. In questo articolo vi porto alla scoperta della Galleria Umberto I, uno spazio pubblico riparato da un’elegante struttura in vetro e acciaio, per rivivere insieme i fasti della Belle Époque.

Perché visitare la Galleria Umberto I di Napoli

Dalla fine dell’Ottocento la Galleria Umberto I è il “salotto buono” di Napoli: nel secolo scorso i gentiluomini andavano a farsi lustrare le scarpe dagli sciuscià mentre le signore facevano shopping riparate dalle intemperie, e a parte la scomparsa dei lustrascarpe le abitudini borghesi partenopee non sono cambiate molto. Ancora oggi possiamo infatti passeggiare all’interno della Galleria Umberto I tra le vetrine dei negozi e gustare un buon espresso napoletano al bar.

Appena ho visto l’architettura della Galleria Umberto I mi sono venute subito in mente la Galleria Vittorio Emanuele II di Milano, edificata vent’anni prima, e la Galleria San Federico di Torino, successiva di una trentina d’anni. Lo stile è sempre lo stesso: vetro e acciaio per creare un zona luminosa e riparata dalle intemperie, con un’eleganza senza tempo. A proposito di acciaio e Belle Époque, la Galleria Umberto I di Napoli è stata realizzata negli stessi esatti anni in cui è stata costruita la Tour Eiffel a Parigi, dal 1887 al 1890, ma le similitudini non sono finite qui perché ho scoperto anche un altro aspetto molto parisienne di questa galleria commerciale.

Come è nata la Galleria Umberto I di Napoli

Anche se oggi il quartiere in cui si trova la Galleria Umberto I ci sembra elegantissimo, la sua costruzione è stava voluta per riqualificare un’area malsana e popolare nel centro città. Dopo l’epidemia di colera del 1884 i napoletani si erano infatti accorti della necessità di sistemare la zona e lo fecero decisamente in grande, sostituendo dei fatiscenti palazzoni sovraffollati con quattro palazzi legati tra loro da una galleria commerciale, secondo il progetto dell’ingegnere Emanuele Rocco.

Curiosità architettoniche della Galleria Umberto I

La Galleria Umberto I ha quattro ingressi – via San Carlo, via Santa Brigida, via Toledo e vico Rotto San Carlo – su diversi livelli del piano strada. Le scale per entrare nella galleria commerciale hanno infatti un numero di gradini diverso a seconda dell’accesso da cui passiamo. La città partenopea infatti non è pianeggiante, ma i suoi quartieri e le sue vie si arrampicano più livelli, richiedendo attenzione per orientarci.

Ogni ingresso della Galleria Umberto I è caratterizzato da degli archi, e quello principale su via San Carlo è decorato da quattro statue in marmo che rappresentano le parti del mondo in modo leggerissimamente stereotipato. Se oggi possiamo farci due risate pensando alla stuatua dell’Africa con il casco di banana e una sfinge, all’epoca erano decisamente il top dell’apertura mentale e del multiculturalismo!

L’interno della galleria commerciale è invece composto due strade coperte che si incrociano al di sotto della cupola in vetro e acciaio. Se avete tempo, vi consiglio di cercare i segni zodiacali sul pavimento in marmo: non sono originali di fine Ottocento, risalgono al rifacimento della pavimentazione del 1952 perché quella originale era stata danneggiata durante la seconda guerra mondiale. Infine vi stupirete a scoprire che la Galleria Umberto I comprende anche un teatro sotterraneo, il Salone Margherita.

Il teatro sotterraneo finto-francese Salone Margherita

Prima di visitare Napoli non immaginavo assolutamente che potessero esistere dei teatri sotterranei, eppure il Salone Margherita è stato per anni il più famoso cafè-chantant partenopeo. Il teatro, nato per ospitare concerti da camera, fa parte della Galleria Umberto I e il suo ingresso si trova a pochi passi da via Santa Brigida.

Per i napoletani, il nome del Salone Margherita rimanda subito al periodo della Belle époque partenopea, durante il quale nobili e letterati frequentavano abitualmente i salotti e i teatri cittadini in un clima di fermento intellettuale. Mi immagino la fatica dell’élite dell’epoca nel dover sfoggiare cultura a caso nel salotto di qualche nobile e poi prepararsi trucco e parrucco per assistere a uno spettacolo musicale dopo cena.

Il Salone Margherita si ispirava in tutto e per tutto ai cafè-chantant parigini come Mouline Rouge e Folies Bergere, ed era così pretenzioso che addirittura aveva il menu in francese, i camerieri in livrea parlavano francese e persino i cartelloni erano scritti in francese. Pure gli artisti si fingevano francesi scegliendo nomi d’arte presi a prestito dai divi e dalle vedettes parigine! Pas très chic, ma in ogni caso il Salone Margherita fu il primo teatro in Italia a proporre uno spettacolo di can can.

La cupola in ferro e vetro della Galleria Umberto I di Napoli
La cupola in ferro e vetro della Galleria Umberto I di Napoli

Grazie a tutte queste curiosità storiche, potete passeggiare anche voi sotto la cupola della Galleria Umberto I per gustare un pizzico della Napoli elegante e raffinata dei secoli scorsi. Ora lascio la parola a voi, per raccontarmi nei commenti ⬇︎ qualche altro aspetto di Napoli che non conosco ancora e se avevate dato la giusta importanza alla Galleria Umberto I in occasione delle vostre visite nella città partenopea.

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2 commenti

Jules 10/04/2020 - 09:56

Deve essere davvero bellissima dal vivo, spero di visitare Napoli presto! 🙂

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Paola 19/04/2020 - 15:19

Napoli è una città che davvero mi ha fatto innamorare e mi è rimasta nel ♥︎

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