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Volantino esposizione temporanea 2019 - 2020 Oriente MUDEC al Museo delle Culture di Milano

Oriente MUDEC: la mostra sul Giappone al Museo delle Culture di Milano

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Il progetto Oriente MUDEC è una coinvolgente mostra sul Giappone che occupa tutti gli spazi del Museo delle Culture per raccontarci come gli incontri/scontri con l’Europa hanno modificato il nostro punto di vista storico e la nostra sensibilità artistica. La potete vedere fino al 2 febbraio 2020 e vi consiglio di non perdervela perché scoprirete una Storia super interessante appena accennata sui libri scolastici e sulle guide di viaggio.

Quando il Giappone scoprì l’Italia

Le sale della collezione permanente del MUDEC ospitano la prima parte della mostra Quando il Giappone scoprì l’Italia. Storie d’incontri (1585 – 1890) che racconta come sono avvenuti i primi contatti tra i due Paesi, tra missionari religiosi e visite diplomatiche. Questa parte della mostra mi ha sorpreso molto perché sono esposti oggetti che raccontano la Storia poco conosciuta dell’invadenza del fervore dei missionari cristiani e della frenesia di collezionare oggetti esotici di un nobile milanese. Grazie a questi ‘scambi culturali’ gli italiani dell’epoca hanno potuto conoscere il Giappone, mentre noi possiamo apprezzare una mostra super interessante.

Ito Mancio e le ambascerie giapponesi 1585 – 1615

Non so voi, ma a me i missionari cristiani non stanno particolarmente simpatici. Più ne scopro la storia più me li immagino a scocciare gli autoctoni intenti a farsi gli affari loro, un po’ come quando i testimoni di Geova ci suonano il campanello alle 8:00 di domenica mattina. Proprio per questo devo ammettere che quando sono arrivata al punto della mostra con la cacciata degli europei ho solidarizzato con i giapponesi. Alcuni missionari sembravano infatti più invadenti dei venditori porta a porta.

I contatti diretti tra Europa e Giappone iniziarono nel 1543 con lo sbarco di tre mercanti portoghesi sull’isola di Tanegashima, e sei anni dopo arrivò non richiesto pure San Francesco Saverio, il fondatore dei gesuiti, con la missione di evangelizzare gli autoctoni. Grazie a questi primissimi contatti, gli scambi culturali e commerciali con il Giappone furono avviati da mercanti portoghesi e gesuiti di origine italiana. Francesco Saverio e i suoi missionari, oltre a infastidire i nativi, diedero però notizie certe sul Giappone, un luogo fino ad allora sconosciuto e inesplorato dagli europei.

San Francesco Saverio che predica in Oriente al MUDEC Museo delle Culture di Milano, olio su tela di autore ignoto
La raffigurazione degli ‘orientali’ super fantasiosa di San Francesco Saverio che predica in Oriente (olio su tela di autore ignoto) fa apparire progressiste persino le idee politiche di alcuni nostri contemporanei

Anche se le cronache del tempo non ne parlano molto, l’invio del primo giapponese in Europa avvenne grazie a San Francesco Saverio che inviò Bernardo di Kagoshima (non ridete, magari si pronuncia diversamente!) a Roma da San Ignazio di Loyola. La prima missione diplomatica ufficiale fu però quella organizzata da Alessandro Valignano, un altro gesuita italiano, generalmente ben accolto in Oriente perché aveva intuito l’importanza di rispettare e apprendere la cultura locale. Alessandro Valignano scelse quindi quattro ragazzi di famiglie nobili cristiane da inviare in Europa per rendere consapevoli i burocrati cattolici dell’importanza del Giappone e allo stesso tempo trasmettere ai giapponesi una maggiore considerazioni delle missioni e dei missionari.

L’Ambasciata Tenshō durò quattro anni e attraversò Portogallo, Spagna e Italia prima di terminare al cospetto dei papi Gregorio XIII e Sisto V, visto che nel frattempo papa Gregorio XIII aveva avuto il cattivo gusto di morire. Al loro rientro in Giappone i ragazzi che facevano parte della missione diplomatica vennero accolti con curiosità e interesse, anche se nello stesso periodo stava iniziando il periodo di chiusura verso l’Occidente.

L'ambasceria giapponese viene ricevuta da Papa Gregorio XIII, autore ignoto
Particolare del quadro L’ambasceria giapponese viene ricevuta da Papa Gregorio XIII di autore ignoto, un altro quadro imbarazzante che ritrae il papa come uomo saggio e i nobili giapponesi come pezzenti adoranti

I quadri esposti nella mostra Oriente MUDEC raccontano per immagini questi contatti dal punti di vista occidentale, con rappresentazioni approssimative dei giapponesi come era in uso all’epoca. Dobbiamo però contestualizzare il tutto, fino al Novecento i popoli non europei venivano considerati dei selvaggi da aiutare e civilizzare persino dagli esploratori di ampie vedute come Enrico d’Albertis. L’unica eccezione universalmente nota era appunto il gesuita Alessandro Valignano che però venne criticato proprio per questo motivo.

Un quadro da non perdere all’Oriente MUDEC – che non sono riuscita a fotografare decentemente perché non c’era abbastanza luce, ma lo vedete nell’immagine di copertina – è il ritratto di Itō Mancio, il gesuita giapponese a capo delegazione dell’Ambasciata Tenshō. Devo ammettere di non esserne rimasta troppo colpita, è un ritratto molto piccolo e scuro di un ragazzo orientale vestito da spagnolo del Cinquecento con gorgiera bianca, cappello e abito scuri. Questo quadro però è stato attribuito a Tintoretto, anche se pare sia stato dipinto dal figlio, ed è passato di mano in mano fino alla sua riscoperta nel 2008. Non dobbiamo perdercelo perché viene esposto per la prima volta in Europa proprio in occasione di questa mostra e non sappiamo se ci saranno altre opportunità di rivederlo a breve.

Itinerario Ambasciata Tensho del 1582 al MUDEC Museo delle Culture di Milano
L’itinerario del viaggio dell’Ambasciata Tenshō partita dal Giappone nel 1582 e durata quattro anni tra divertimenti e incontri con nobili, papi e re in Europa

Nella parte dell’Oriente MUDEC dedicata a Ito Mancio e le ambascerie giapponesi ho anche scoperto la storia assurda di Marcello Mastrilli, andato in Giappone giusto per farsi torturare e decapitare. Dopo essere stato colpito da una martellata alla tempia durante i preparativi per la festa dell’Immacolata Concenzione di Napoli, Marcello Mastrilli aveva avuto delle visioni di Francesco Saverio che gli avrebbe detto “E be’, che si fà? Volete morire, ò pure andare all’India?”.

Quello che oggi prenderemmo per un serio problema neurologico all’epoca era stato interpretato come vocazione così, una volta guarito miracolosamente, Marcello Mastrilli aveva deciso di andare in Giappone per riconvertire il povero Cristóvão Ferreira che dopo un paio di giorni di torture aveva abiurato la fede cattolica ed era diventato buddista per essere lasciato in pace. I giapponesi infatti erano molto civili per l’epoca perché, dopo aver appeso i cristiani per i piedi a testa in giù, se promettevano di cambiare religione li lasciavano tranquillamente andare e tornare in società.

Marcello Mastrilli invece doveva essere più ottuso di un venditore di Herbalife perché decise di sbarcare a Nagasaki proprio nel momento in cui stavano partendo le persecuzioni verso i cristiani. Il povero Marcello comunque resistette molto poco perché dopo due mesi venne catturato, torturato e decapitato malamente. Fine della storia.

Ritratto di Marcello Mastrilli al MUDEC Museo delle Culture di Milano, olio su tela di autore ignoto
Il Ritratto di Marcello Mastrilli (olio su tela di autore ignoto) rappresenta questo brillante -ehm – missionario con il santino di San Francesco Saverio in mano e la sua brutta fine tra torture e decapitazioni sullo sfondo

Comunque se vi siete stufati di leggere storie di missionari gesuiti in Giappone, l’esposizione su Ito Mancio e le ambascerie giapponesi propone anche una serie di oggetti occidentali prodotti secondo stili e tecniche giapponesi, la cosiddetta arte nanban che significa “dei barbari del sud”. Buona parte degli oggetti esposti sono crocifissi o altri manufatti liturgici cristiani, e si caratterizzano per l’assoluta refrattarietà degli artisti giapponesi all’uso della prospettiva.

Per quanto interessante l’arte nanban non ebbe molto seguito per via della successiva chiusura del Giappone alle influenze straniere. Dopo la guerra civile del XVI per la successione alla carica di shōgun, ovvero il capo del governo militare, la casata Tokugawa avviò infatti una politica di chiusura, conosciuta come sakoku, con una serie di editti emessi tra il 1633 e il 1639. In pratica il governo Tokugawa proibì ai giapponesi di recarsi all’estero o di rientrare, e chiuse i porti agli stranieri con l’unica eccezione dell’isola di Dejima vicino a Nagasaki, dove gli olandesi che non erano interessati a convertire nessuno gestirono il monopolio dei commerci fino alla fine del sakoku.

Un Museo giapponese in Lombardia

La seconda parte dell’esposizione Quando il Giappone scoprì l’Italia, quella che si trova nelle sale della collezione permanente, modificata in occasione dell’allestimento Oriente MUDEC, racconta invece la storia del conte Giovanni Battista Lucini Passalacqua dopo la riapertura del Giappone agli stranieri.

Per darvi un contesto storico, dopo gli anni di chiusura del sakoku nel 1720 fu allentata la censura e la cultura occidentale riprese lentamente a circolare in Giappone. L’apertura dei porti arrivò però solo nel 1853 quando le “navi nere” del commodoro statunitense Matthew Perry intimarono al Giappone di ristabilire relazioni commerciali. In seguito a questo evento i Tokugawa vennero quindi destituiti e il Giappone entrò nel periodo Meiji.

Esposizione Oriente MUDEC a Milano
Una delle sale del MUDEC di Milano dove sono esposti i bronzi raccolti nel viaggio in Giappone del conte Giovanni Battista Lucini Passalacqua

Parallelamente all’ingresso in Giappone di diversi americani e europei, tra cui Edoardo Chiossone, vennero esportati moltissimi oggetti d’arte che influenzarono il gusto degli artisti europei. Uno dei personaggi che fecero conoscere il Giappone in italia fu il conte Giovanni Battista Lucini Passalacqua, un ricco nobile lombardo, che nel 1871 partì per un giro del mondo soggiornando in Giappone per più di quattro mesi. Il conte Passalacqua viaggiò in compagnia dei semai, i professionisti che si dedicavano all’acquisto dei bachi da seta.

A questo punto per contestualizzare tutto dobbiamo tornare un attimo in Europa quando l’epidemia di pebrina distrusse tutti gli allevamenti dei bachi da seta. Per ripristinare l’industria serica era quindi necessario disporre di bachi non ammalati. Se vi ricordate il libro Seta di Alessandro Baricco, uno dei libri che mi ha fatto guardare per primo verso est, il protagonista parte alla ricerca di uova di bachi da seta non attaccate dalla malattia e va sempre più lontano, fino in Giappone. La storia del romanzo ricalca la storia vera e proprio grazie al problema della pebrina i semai avviarono nuove relazioni commerciali.

Il conte Passalacqua comunque non aveva nessun lavoro da svolgere per cui si era semplicemente dedicato agli acquisti, più di trecento lacche, dipinti, bronzi, tessuti, porcellane, case, libri, auto, viaggi, fogli di giornale… Tornato in Italia presentò la sua collezione all’Esposizione Storica d’Arte Industriale di Milano nel 1874 per poi aprire un museo privato all’interno della sua villa a Moltrasio, sul lago di Como.

Oriente MUDEC è la prima occasione in cui tutti gli oggetti raccolti dal conte Passalacqua vengono esposti in contemporanea e vi assicuro che si tratta di una collezione davvero notevole. Possiamo ammirare anche parecchi bronzi cinesi e giapponesi dalle forme più disparate: da classici vasi ai Buddha in ogni posa, passando per animali di tutti i tipi come serpenti, gatti e pure mucche.

Sculture in bronzo del conte Giovanni Battista Lucini Passalacqua al MUDEC Museo delle Culture di Milano
Alcuni delle sculture in bronzo raccolte dal conte Giovanni Battista Lucini Passalacqua

Impressioni d’Oriente

La seconda parte dell’esposizione Oriente MUDEC si chiama Impressioni d’Oriente. Arte e collezionismo tra Europa e Giappone e spiega il concetto di giapponismo, ovvero le suggestioni delle stampe e della pittura giapponesi, molto grafiche, bidimensionali e senza chiaroscuri, sull’arte europea.

Sono rimasta stupita dagli accostamenti proposti e mai avrei immaginato il peso dell’arte giapponese sulle locandine dei cabaret parigini. Toulouse-Lautrec, Monet, Rodin, Van Gogh e Gauguin sono solo alcuni tra gli artisti europei influenzati dal giapponismo.

Ho trovato questa parte dell’esposizione ricca di suggestioni visive e vi consiglio di andarci di persona. Non essendo possibile scattare fotografie con la macchina fotografica (era consentito solo con il cellulare) mi risulta difficile descrivervi a parole le emozioni che mi hanno trasmesso colori e linee, dovreste proprio mettervi di fronte ai quadri e alle stampe proposte.

Litografia per il programma  del Theatre Libre di George Auriol al MUDEC Museo delle Culture di Milano
La litografia di George Auriol, lo stesso artista della locandina del Théâtre Chat Noir, per un programma del Théâtre Libre è un perfetto esempio di giapponismo per la semplificazione del disegno, della scritta e del monogramma

Perché vedere la mostra Oriente MUDEC

Ho trovato davvero molto interessante le due esposizioni dell’Oriente MUDEC, anche se da appassionata di storia mi sono soffermata di più sulla parte Quando il Giappone scoprì l’Italia. In entrambe le mostre ho scoperto moltissimi fatti poco conosciuti, visto numerose opere d’arte dal vivo e approfondito aspetti storici e culturali del Giappone, appena accennati in altri musei. L’attività che più mi piace visitando musei e mostre è proprio trovare collegamenti tra le cose che vedo, approfondire aspetti curiosi e lasciarmi incantare dalla Storia.

Se la scelta degli oggetti esposti mi ha piacevolmente stupita, non ho invece apprezzato l’uso della luce nel percorso museale, con pareti scure e luci volutamente basse, perché secondo me non mettevano in risalto gli oggetti esposti. Alcune opere come i quadri sono sensibili alla luce e nell’esporle si pone il problema della loro conservazione, ma per altri manufatti non è necessario ridurre così tanto la luminosità dell’ambiente. Per farvi un paragone, la galleria cinese del British Museum espone una serie di bronzi simili in un ambiente molto più arioso e luminoso offrendo un’esperienza decisamente più piacevole e coinvolgente.

In ogni caso sia la mostra che il palazzo in cui si trova il MUDEC valgono il viaggio. La stessa sede del museo è un brillante esempio di recupero di un edificio industriale dismesso. L’area delle esposizioni al primo piano del MUDEC è tutta circondata da un’originale parete ondulata progettata dall’architetto inglese David Chipperfield e realizzata in un materiale semitrasparente in grado di far passare la luce. L’effetto è spettacolare, si intravede dal piano terra e salendo le scale sembra di entrare in una nuvola.

Parete curva semitrasparente progettata da David Chipperfield al primo piano del MUDEC di Milano
Particolare della parete curva semitrasparente progettata da David Chipperfield al primo piano del MUDEC

Come raggiungere il MUDEC Museo delle Culture di Milano

Il MUDEC Museo delle Culture si trova in zona Tortona, nell’ex area industriale Ansaldo ed è raggiungibile con la metropolitana. Con un biglietto supplementare oltre a Oriente MUDEC possiamo vedere le mostre temporanee che variano periodicamente.

📌 MUDEC Museo delle Culture
Via Tortona, 56
20144 Milano

Fatemi sapere nei commenti ⬇︎ se siete andate a vedere l’esposizione Oriente MUDEC e se avete avuto le mie stesse impressioni. Io sono rimasta incollata alle opere esposte e mi sono pure letta tutte le didascalie di Quando il Giappone scoprì l’Italia, nessuna esclusa!

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